Vai ai contenuti
Salta menù
Logo Fiori per l'Anima
Salta menù
Antonella Napoli
dr.ssa

Scleranthus: l’oscillazione, il bivio e la saggezza dell’integrazione (Antonella Napoli)

Articoli > 2018

macrolibrarsi un circuito per lettori senza limiti

Articolo aggiornato 8/2026

Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.

Quando pensiamo a SCLERANTHUS, l’immagine più immediata è quella della persona indecisa tra due possibilità, che considera giusta ora l’una ora l’altra e continua a oscillare senza riuscire a trovare una posizione sufficientemente stabile. È il nucleo che rimane nella descrizione ultima di Bach del 1936, insieme a un’altra caratteristica importante: queste persone tendono a vivere le proprie difficoltà in silenzio e generalmente non cercano di discuterle con gli altri. Se però torniamo agli scritti precedenti, il quadro acquista una profondità molto maggiore e l’indecisione appare come uno degli effetti visibili di un rapporto più complesso con la stabilità, l’intuizione, la dualità e la possibilità di assumere una direzione.
 
Nel 1930 Bach utilizza l’immagine della «Banderuola al vento» e descrive una persona priva di stabilità e fiducia, mentalmente tormentata, nervosa, facilmente spostata da un’opinione all’altra e incline ad affidarsi all’intelletto più che all’intuizione. Nello stesso testo compaiono oscillazioni molto ampie, dall’ottimismo al pessimismo, dalla gioia alla tristezza, insieme alla difficoltà a concentrarsi e alla tendenza a passare rapidamente da un argomento all’altro. Eppure Bach associa già al polo trasformato qualità sorprendentemente forti: chiarezza mentale, rapidità decisionale, determinazione, calma davanti alle difficoltà e persino le caratteristiche di un leader efficace. Nel 1932, in Libera te stesso, la polarità diventa più essenziale: indecisione e fermezza. Negli anni successivi Bach continua a descrivere l’oscillazione tra desideri, opinioni e stati d’animo, fino ad arrivare nel 1936 all’incapacità di decidere tra due alternative e alla tendenza a sopportare interiormente il proprio conflitto senza condividerlo.

Letti insieme, questi testi ci portano molto oltre la semplice difficoltà a scegliere. Esistono persone che riflettono a lungo e arrivano comunque a una decisione coerente, così come esistono decisioni importanti che meritano esitazione. In SCLERANTHUS diventa centrale la qualità dell’oscillazione: una parte della persona riconosce qualcosa come giusto e quasi contemporaneamente un’altra parte produce un’argomentazione altrettanto convincente nella direzione opposta. Il pensiero continua a lavorare, accumula ragioni, confronta scenari, ritorna sui passaggi già valutati e tenta di eliminare l’incertezza, mentre la possibilità di scegliere sembra allontanarsi proprio perché ogni alternativa riesce a riaprire quella precedente.
 
Grecco prende molto sul serio un passaggio dei primi scritti di Bach: SCLERANTHUS si affida eccessivamente all’intelletto e perde il rapporto con l’intuizione. Da qui costruisce una lettura che va molto oltre l’indecisione quotidiana. Il problema diventa la difficoltà a vivere la dualità senza trasformarla in una lacerazione, a riconoscere che due aspetti apparentemente contrari possono appartenere contemporaneamente alla stessa realtà e che scegliere non sempre significa stabilire quale parte sia vera e quale falsa. Nella sua prospettiva, la maturazione di SCLERANTHUS passa attraverso una forma di completezza capace di comprendere gli opposti senza esserne continuamente trascinata.

È proprio qui che l’immagine del bivio acquista tanta importanza. Ogni scelta significativa introduce una direzione e contemporaneamente lascia qualcosa fuori. Finché entrambe le strade rimangono aperte, tutte le possibilità continuano a esistere; appena ne percorriamo una, l’altra diventa ciò che avremmo potuto vivere. Una parte dell’indecisione può allora proteggere dal dolore della rinuncia e dalla consapevolezza che alcune decisioni modificano realmente la nostra storia.

La domanda di SCLERANTHUS non riguarda quindi soltanto quale sia la scelta giusta. Può diventare qualcosa di più profondo: riesco a scegliere senza avere la garanzia di non perdere nulla e senza sentire che il valore della possibilità lasciata rende sbagliata quella che ho scelto?
 
È dentro questo territorio che Grecco introduce i crocevia, Ecate, l’Ombra, la chiave, la caverna, la frusta, il pugnale, il labirinto e il fuoco. Sono immagini simboliche che raccontano diversi momenti dello stesso processo: trovarsi davanti a una soglia, scendere verso parti di sé ancora poco conosciute, riconoscere ciò che ci divide, integrare e, infine, riuscire a prendere una direzione.

 
 
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Eduardo H. Grecco dedica a SCLERANTHUS una delle sue riflessioni più simboliche e archetipiche. Parte dalle diverse descrizioni di Bach — dalla Banderuola del 1930 alla fermezza di Libera te stesso, dalle oscillazioni degli scritti intermedi alla descrizione ultima del 1936, e le mette in relazione con un tema che considera centrale: la completezza nasce dalla possibilità di integrare le polarità, mentre la sofferenza aumenta quando la persona rimane lacerata tra opposti che sente di dover necessariamente separare.
Da questa base Grecco sviluppa un percorso attraverso immagini molto precise. Il bivio e il crocevia diventano luoghi di trasformazione; Ecate custodisce le soglie e possiede la chiave che apre verso l’Ombra; lo specchio permette di incontrare aspetti di noi che emergono attraverso la relazione con gli altri; la caverna rappresenta la discesa nell’interiorità; la frusta richiama l’autopunizione e i modi attraverso i quali possiamo ostacolare il nostro percorso; il pugnale rimanda alle risorse necessarie per affrontare le avversità; il labirinto contiene insieme il perdersi e il ritrovare un centro; il fuoco conclude il viaggio come immagine di una luce che nasce dall’interno.
Queste immagini appartengono al registro simbolico di Grecco e acquistano senso proprio quando vengono lasciate vivere prima di tradurle sul piano psicologico. Possiamo però conservare pienamente il valore del simbolo come forma attraverso la quale un’esperienza interiore diventa rappresentabile e può essere avvicinata da prospettive nuove.
Per chi desidera conoscere direttamente e in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.

Riflessioni su Scleranthus






Scleranthus: Modi di amare

Grecco apre la riflessione su SCLERANTHUS collocandolo all’interno di un percorso più ampio attraverso i Dodici Guaritori e immaginando ciascun fiore come una particolare modalità di entrare nell’esperienza amorosa. È una costruzione simbolica propria del suo pensiero: IMPATIENS porta la fretta, CLEMATIS il romanticismo e il sogno, MIMULUS la paura e l’evitamento, AGRIMONY il tormento nascosto, CHICORY il bisogno e il possesso, VERVAIN l’esaltazione, CENTAURY la dipendenza o il dominio, CERATO l’idealizzazione; arrivando a SCLERANTHUS, Grecco incontra invece il problema di tenere insieme.

È un passaggio particolarmente interessante perché l’amore mette quasi inevitabilmente la persona davanti a esperienze contraddittorie. Possiamo desiderare vicinanza e avere contemporaneamente bisogno di uno spazio personale, amare qualcuno e provare rabbia verso di lui, sentirci profondamente legati e attraversare momenti nei quali vorremmo allontanarci. Una relazione importante contiene stati differenti che si alternano, si sovrappongono e qualche volta sembrano perfino contraddirsi, senza che questo significhi necessariamente che uno di essi sia falso.

Per alcune persone questa complessità è relativamente tollerabile: riconoscono che l’affetto può cambiare intensità, che un conflitto non cancella il legame e che amare qualcuno non significa vivere continuamente lo stesso stato emotivo. In altre la presenza simultanea di sentimenti opposti produce una forte inquietudine. Se sono arrabbiata, significa che non amo più? Se desidero stare sola, vuol dire che la relazione è sbagliata? Se una parte di me vuole restare e un’altra desidera andare, quale delle due sta dicendo la verità?

La mente può cominciare allora a cercare una risposta capace di eliminare definitivamente l’ambivalenza. Si ripercorrono episodi, si confrontano momenti diversi, si osservano le proprie reazioni quasi alla ricerca di una prova che permetta finalmente di stabilire da quale parte stare. L’esperienza affettiva continua però a restituire entrambi i poli e proprio questo alimenta il tormento.

La lettura di Grecco diventa particolarmente feconda quando sposta il problema dalla presenza della contraddizione alla capacità di contenerla. La vita affettiva non è lineare e la sofferenza può aumentare quando pensiamo che soltanto uno dei due sentimenti sia legittimo e che l’altro debba essere eliminato per poterci sentire coerenti.
La stessa dinamica compare anche fuori dalla coppia. Possiamo amare il nostro lavoro e desiderare di lasciarlo, sentirci legati alla famiglia e avere bisogno di prendere distanza, essere felici per un cambiamento e contemporaneamente provare nostalgia per ciò che stiamo perdendo. Queste esperienze possono coesistere e raccontare aspetti differenti della stessa situazione.

Grecco avvicina SCLERANTHUS anche a un’immagine buddhista dell’equilibrio e della via mediana. La sua idea non coincide con una neutralità priva di desiderio; riguarda piuttosto la possibilità di non rimanere prigionieri delle polarità e di cercare una forma di completezza nella quale gli opposti possano essere riconosciuti senza trasformarsi continuamente in una guerra interiore.

Da un punto di vista psicologico, integrare significa poter sostenere abbastanza a lungo la presenza di aspetti differenti da comprenderne la funzione e, quando una scelta diventa necessaria, decidere senza dover svalutare tutto ciò che viene lasciato fuori.
L’amore saggio di cui parla Grecco può essere pensato proprio in questa direzione: una relazione nella quale non abbiamo bisogno di semplificare l’altro, e nemmeno noi stessi, per riuscire a rimanere presenti.



Scleranthus: Completezza ed oscillazione, il bivio

Grecco distingue con molta precisione la completezza dalla semplice stabilità. È una distinzione essenziale per comprendere SCLERANTHUS, perché sarebbe facile immaginare che il polo armonico del rimedio consista nel cessare di oscillare, diventare lineari e mantenere sempre la stessa posizione. La sua lettura segue una direzione diversa: l’oscillazione appartiene alla vita, così come appartengono alla vita le polarità, le alternanze e la necessità di modificare continuamente il nostro equilibrio. Ciò che cambia è il modo in cui la persona attraversa questo movimento.

Un equilibrio vivo non assomiglia all’immobilità. Pensiamo al corpo mentre camminiamo: rimane in equilibrio proprio grazie a una sequenza continua di piccoli spostamenti e compensazioni. Qualcosa di simile accade nella vita psicologica. Possiamo avvicinarci e allontanarci, cambiare opinione quando incontriamo elementi nuovi, sentirci forti in un momento e più vulnerabili in un altro, senza perdere necessariamente il senso di chi siamo.

SCLERANTHUS diventa doloroso quando l’oscillazione non trova un centro dal quale essere vissuta. Ogni movimento sembra allora cancellare quello precedente. Se oggi desidero una cosa, la scelta di ieri appare sbagliata; quando domani ritorna il desiderio precedente, anche la decisione di oggi perde valore. La persona non sente di muoversi all’interno di una continuità, viene trascinata alternativamente da parti che sembrano incompatibili.

Grecco collega questa condizione all’eccessivo affidamento all’intelletto e recupera direttamente il Bach del 1930, secondo il quale il difetto di SCLERANTHUS consiste nell’affidarsi unicamente alla ragione trascurando l’intuizione. Il problema, naturalmente, non è la ragione, che rimane uno strumento fondamentale; diventa piuttosto il tentativo di chiederle una certezza che alcune decisioni esistenziali non possono offrire.

Possiamo valutare vantaggi e svantaggi di due strade, raccogliere dati, immaginare conseguenze e confrontare scenari. Arriva però un momento nel quale le informazioni disponibili non eliminano la necessità di scegliere. Entrano allora l’esperienza, il desiderio, la percezione di sé e quella forma di conoscenza meno facilmente dimostrabile che Grecco, seguendo Bach, chiama intuizione.

La completezza nasce dalla possibilità di mettere in comunicazione questi livelli. Il pensiero continua a valutare e l’intuizione viene ascoltata senza trasformarsi in una voce infallibile; l’esperienza personale introduce ciò che abbiamo già imparato attraversando situazioni precedenti. La decisione può emergere dal dialogo fra ciò che sappiamo, ciò che sentiamo e ciò che la vita ci ha insegnato.

Il bivio assume allora un significato molto più profondo di quello di un semplice problema decisionale. Diventa il luogo nel quale una certa organizzazione della vita non è più sufficiente e la persona deve trovare una forma nuova capace di contenere ciò che ha scoperto.




Scleranthus: Non esiste una scelta migliore

Nella vita esistono evidentemente decisioni più prudenti di altre, scelte che tengono maggiormente conto della realtà e situazioni nelle quali informazioni corrette ci permettono di evitare conseguenze prevedibilmente dannose. Ciò che interessa a Grecco è un altro livello: la ricerca della scelta perfetta, quella che dovrebbe eliminare ogni rischio, ogni perdita e ogni possibilità di rimpianto. È proprio questa ricerca a poter immobilizzare SCLERANTHUS.

Quando una persona è convinta che da qualche parte esista una soluzione inequivocabilmente giusta, ogni dubbio diventa la prova che non ha ancora pensato abbastanza. Rivede le alternative, aggiunge criteri, immagina il futuro, torna al punto di partenza. Appena una possibilità sembra prevalere, la mente produce l’argomento che restituisce forza all’altra.
 
La «Banderuola» descritta da Bach nel 1930 possiede già questo tormento mentale e, significativamente, viene presentata come una persona che si affida soprattutto all’intelletto. Grecco collega questa caratteristica a VERVAIN: entrambi possono essere molto legati al mentale, anche se VERVAIN tende a ridurre l’incertezza attraverso la forza della convinzione mentre SCLERANTHUS prolunga il dubbio nel tentativo di trovare una certezza inattaccabile. Sono due modi diversi di cercare sicurezza nello stesso territorio.

La decisione diventa più possibile quando accettiamo che scegliere produce inevitabilmente una storia diversa da quella che avremmo vissuto percorrendo l’altra strada. Non potremo mai verificare contemporaneamente entrambe le vite. Possiamo soltanto scegliere in base a ciò che sappiamo e sentiamo oggi, entrare nell’esperienza e lasciare che ciò che accade diventi nuova conoscenza.

Questo cambia anche il rapporto con l’errore. Una decisione che in seguito si rivela poco adatta non dimostra necessariamente che avremmo dovuto sapere tutto in anticipo. Può mostrarci qualcosa che potevamo comprendere soltanto vivendo quella strada.
Per SCLERANTHUS è un passaggio importante, perché rinunciare all’idea della scelta perfetta permette finalmente di entrare nella scelta reale.






Scleranthus: Il paladino, lo stratega

Tra gli aspetti meno conosciuti dei primi scritti di Bach c’è il polo sorprendentemente forte associato a SCLERANTHUS. Nel 1930, accanto alla Banderuola incerta e tormentata, Bach indica nel rimedio la capacità di sviluppare chiarezza mentale, rapidità decisionale, determinazione, calma davanti alle difficoltà e qualità da leader. Grecco parte proprio da questi elementi e propone due immagini simboliche: il paladino e, soprattutto, lo stratega.

Lo stratega è interessante perché rappresenta quasi il rovescio dell’oscillazione sterile. Deve osservare una realtà complessa, considerare possibilità differenti, valutare rischi e risorse e poi assumere una direzione. La capacità di immaginare più scenari, che nello stato disarmonico alimenta l’indecisione, diventa una risorsa quando esiste un centro sufficientemente stabile da trasformare la complessità in scelta.

È un passaggio che vediamo spesso anche nella vita quotidiana. Chi conosce bene le sfumature di un problema può essere più lento nel decidere di chi ne vede soltanto una parte; quella stessa sensibilità diventa però preziosa quando permette di prendere una decisione avendo considerato elementi che altri avrebbero ignorato.
SCLERANTHUS possiede quindi, nel suo polo armonico, qualcosa di più interessante della semplice sicurezza. Può utilizzare il dubbio come informazione e lasciarlo andare quando ha svolto la propria funzione.

Grecco mette in relazione questo tema anche con Cotyledon, uno dei rimedi sperimentati da Bach nei primi anni e successivamente esclusi dal sistema. Il confronto gli serve per distinguere simbolicamente la fedeltà quasi cieca del soldato dalla prudenza dello stratega, che mantiene gli occhi aperti, osserva il terreno e si assume la responsabilità della direzione.
La fermezza di SCLERANTHUS nasce proprio da qui: aver visto abbastanza le alternative da poter procedere senza riaprire la decisione a ogni passo.




Scleranthus: Che strada devo prendere?

Nei primi anni della costruzione del sistema Bach sperimentò diversi rimedi e successivamente ne escluse alcuni, mentre modificava profondamente il proprio modo di comprendere la relazione fra personalità, sofferenza e percorso dell’Anima. Grecco immagina che proprio in quella fase Bach possa aver vissuto qualcosa di analogo a una condizione SCLERANTHUS: un ricercatore davanti a un bivio, chiamato a decidere quale forma dare al proprio lavoro.

Il valore di questa immagine sta nella domanda che contiene: che cosa succede quando una decisione riguarda anche la persona che diventeremo prendendola? Alcuni bivi hanno proprio questa qualità. Scegliere un lavoro, lasciare una relazione, trasferirsi, diventare genitori, rinunciare a un progetto o assumere un impegno importante modifica il paesaggio nel quale ci riconosciamo. L’indecisione aumenta perché non stiamo confrontando semplicemente due alternative esterne; stiamo immaginando due possibili versioni di noi stessi.

Grecco porta SCLERANTHUS verso domande molto ampie: quale sia il proprio scopo, quale strada seguire, come esprimere ciò che si sente. Dal punto di vista psicologico, queste domande diventano particolarmente difficili quando ci aspettiamo che la risposta arrivi già completa prima di aver cominciato a vivere.

Molte direzioni diventano chiare mentre vengono percorse. Una scelta apre esperienze, relazioni e informazioni che prima non potevano essere disponibili; qualche volta conferma la direzione, altre volte la modifica. La fermezza non consiste nel sapere oggi tutto ciò che penseremo domani. Significa riuscire a entrare in una strada con sufficiente coerenza da permetterle di mostrarci che cosa contiene.

SCLERANTHUS soffre quando pretende di vedere l’intero percorso restando fermo al crocevia. La vita rende visibile una parte della strada soltanto mentre ci muoviamo.



Scleranthus: Indecisione, instabilità e rinuncia

Seguendo Bach dal 1932 al 1936, l’indecisione rimane il tema più costante di SCLERANTHUS, ma cambia progressivamente forma. In Libera te stesso viene contrapposta alla fermezza; nel 1933 Bach descrive desideri e stati d’animo che oscillano rapidamente e una mente che fatica a trovare ordine; nel 1934 compare la sensazione di volere due o tre cose contemporaneamente; nella descrizione ultima del 1936 il conflitto si concentra soprattutto sull’incapacità di decidere tra due possibilità.

Grecco legge questa evoluzione introducendo un tema molto interessante: la difficoltà a rinunciare. Se due possibilità hanno entrambe valore, scegliere significa inevitabilmente lasciare qualcosa fuori. L’indecisione può diventare allora un tentativo di mantenere aperto tutto, di non perdere nessuna esperienza, di non chiudere nessuna porta.
Questo permette anche di distinguere SCLERANTHUS da WILD OAT. Entrambi possono attraversare una difficoltà nella direzione, ma WILD OAT cerca soprattutto un orientamento generale, qualcosa che dia senso e scopo alla propria vita; SCLERANTHUS può conoscere molto bene le alternative e rimanere lacerato proprio perché entrambe esercitano una forza simile.

Grecco introduce a questo punto un’altra immagine archetipica, quella del Tessitore. Accanto al Pioniere, al Guerriero e allo Stratega compare colui che unisce, annoda, costruisce ponti e collega ciò che era separato. È un’immagine particolarmente adatta al nucleo del fiore, perché sposta la prospettiva: SCLERANTHUS non deve risolvere ogni dualità eliminando uno dei poli; ha bisogno di comprendere in quale modo parti apparentemente incompatibili possano appartenere a una realtà più ampia.

Questo vale soprattutto per le polarità interiori. Essere autonomi e avere bisogno degli altri, desiderare sicurezza e provare curiosità per il cambiamento, volere stabilità e sentire una parte di sé attratta dal nuovo sono esperienze che possono convivere. Quando vengono vissute come incompatibili, la persona oscilla; quando diventano parti riconoscibili della stessa storia, può cominciare a decidere quale debba avere maggiore spazio in quel momento senza negare l’esistenza dell’altra.
La rinuncia smette così di essere una mutilazione e diventa una caratteristica inevitabile della scelta. Possiamo lasciare una strada senza dover dichiarare che non aveva alcun valore.



Scleranthus: I crocevia

Con il crocevia entriamo pienamente nel linguaggio simbolico di Grecco. Il crocevia è un luogo nel quale la continuità della strada si interrompe, compaiono direzioni differenti e la persona è costretta a fermarsi. Nei miti richiamati da Grecco, come quello di Edipo, gli incroci sono spesso luoghi nei quali avvengono eventi decisivi e il destino cambia direzione; nella vita quotidiana continuiamo a utilizzare la stessa immagine quando diciamo di «trovarci a un bivio».

Il simbolo contiene almeno due esperienze. La prima è la libertà: esistono più strade e dobbiamo scegliere. La seconda è la trasformazione, perché appena imbocchiamo un percorso una parte della condizione precedente viene lasciata alle spalle. È questa seconda dimensione a rendere alcuni crocevia tanto inquietanti.

La persona può percepire che, dopo quella decisione, non tornerà semplicemente allo stesso punto qualora cambiasse idea. Alcuni passaggi modificano il modo in cui vediamo noi stessi, gli altri e ciò che desideriamo. Anche quando materialmente possiamo tornare indietro, l’esperienza fatta nel frattempo ci avrà già trasformati.

Grecco legge il crocevia come soglia e iniziazione: il vecchio assetto è diventato insufficiente e qualcosa di nuovo deve ancora prendere forma. In questa prospettiva l’indecisione può assumere anche la funzione di resistere al cambiamento, perché continuare a oscillare permette di ritardare il momento nel quale la trasformazione diventa reale.

Naturalmente, non ogni indecisione racconta questo processo. Esistono dubbi che derivano semplicemente da informazioni insufficienti, situazioni realmente ambigue e persone che hanno bisogno di più tempo per valutare. L’ipotesi di Grecco acquista interesse quando la decisione rimane bloccata anche dopo che gli elementi necessari sono disponibili e ciò che sembra più angosciante riguarda soprattutto il passaggio irreversibile da una condizione a un’altra.

Il crocevia può allora essere ascoltato come una domanda: che cosa della mia organizzazione precedente non riesce più a continuare nello stesso modo?







Scleranthus: La dea Ecate. Ombra, chiave, specchio

Ecate non è una figura mitologica aggiunta da Grecco per rendere più suggestiva l’indecisione, ma è la divinità attraverso la quale egli rappresenta simbolicamente il crocevia, la soglia e la possibilità di transitare tra territori differenti della psiche.
Nella sua ricostruzione, Ecate è legata ai luoghi di passaggio, alle porte, alla notte, alle torce, alle chiavi e al mondo sotterraneo; la sua triplicità permette di immaginarla mentre guarda contemporaneamente in più direzioni. Grecco la presenta come custode dei crocevia e dei passaggi, capace di muoversi tra diversi regni e proprio per questo adatta a rappresentare il momento nel quale SCLERANTHUS si trova davanti a una soglia.

È facile comprendere perché questa immagine venga avvicinata al fiore. La persona si trova nel punto nel quale la strada si divide e vorrebbe poter vedere contemporaneamente tutte le direzioni. Ecate, però, nella lettura di Grecco non serve semplicemente a indicare quale sentiero prendere; accompagna il passaggio verso ciò che ancora non conosciamo di noi.
Qui entra il tema dell’Ombra. Grecco mette in dialogo la floriterapia con la psicologia junghiana e utilizza l’Ombra per indicare quelle parti dell’esperienza che l’Io fatica a riconoscere come proprie: emozioni, desideri, caratteristiche o possibilità che contrastano con l’immagine attraverso la quale ci definiamo. Nella sua lettura la completezza richiede anche l’incontro con ciò che abbiamo escluso.

Il bivio può diventare doloroso proprio perché le due strade mettono in scena parti differenti di noi. Una persona che si è sempre considerata affidabile può sentire improvvisamente un desiderio di libertà; chi ha costruito la propria identità sull’autonomia può scoprire di avere bisogno di dipendenza e cura; una persona pacifica può incontrare una rabbia che non riconosce come compatibile con sé. Il problema cresce quando una delle due parti deve essere immediatamente dichiarata estranea.

Ecate possiede simbolicamente la chiave perché può aprire la porta verso ciò che è rimasto nell’oscurità. La chiave rappresenta la possibilità di accedere a una conoscenza che non era disponibile finché quella porta restava chiusa.
Lo specchio aggiunge un altro livello. Grecco, seguendo una prospettiva junghiana, sottolinea quanto spesso riconosciamo negli altri ciò che facciamo fatica a vedere in noi stessi e attribuisce alle relazioni una funzione speculare rispetto all’Ombra. Lo specchio diventa psicologicamente interessante quando una reazione particolarmente intensa ci invita a domandarci anche che cosa quella situazione tocchi nella nostra storia e nella rappresentazione che abbiamo di noi. In questo senso l’altro può diventare una superficie nella quale compare qualcosa che non avremmo saputo vedere da soli.

Ecate, chiave e specchio raccontano quindi tre momenti dello stesso processo: arrivare alla soglia, decidere di aprirla e riconoscere, nel territorio che appare oltre la porta, qualcosa che appartiene anche a noi.



Scleranthus: La caverna, il contatto con l’Ombra

La caverna prosegue il percorso iniziato con Ecate e la chiave. Grecco la utilizza come archetipo della profondità, dell’interiorità, del mistero e del viaggio verso ciò che rimane meno illuminato dalla coscienza. Nel suo linguaggio la caverna possiede anche una connotazione simbolicamente femminile, collegata alla concavità, alla terra, alla ricettività, all’interiorità e alla possibilità di accogliere ciò che emerge, in contrasto con una modalità maggiormente affidata al controllo, alla volontà e alla razionalità.

Per SCLERANTHUS questa immagine è particolarmente significativa perché il rimedio viene descritto da Bach, fin dai primi scritti, come eccessivamente affidato all’intelletto. La discesa nella caverna rappresenta allora un movimento verso un tipo di conoscenza differente, nel quale la persona non dispone immediatamente di tutta la luce necessaria per vedere e deve procedere lasciando che gli occhi si abituino gradualmente all’oscurità. Psicologicamente è un’immagine molto precisa del lavoro con ciò che ancora non conosciamo di noi.

Quando emerge un’emozione inattesa, una contraddizione o un desiderio che non sappiamo spiegare, il primo impulso può essere quello di comprenderlo immediatamente. Cerchiamo la causa, costruiamo un ragionamento, decidiamo che cosa significhi. In alcune situazioni questa capacità è preziosa; in altre produce una spiegazione troppo rapida che chiude l’esperienza prima che abbia avuto il tempo di mostrarsi. Entrare nella caverna significa accettare temporaneamente di vedere meno.

Attraverso l’immaginazione, il sogno, il disegno o il lavoro psicologico possiamo creare uno spazio nel quale immagini, affetti e ricordi emergano senza essere immediatamente organizzati dal pensiero.
SCLERANTHUS, che davanti all’incertezza tende a produrre alternative, viene invitato qui a un gesto molto diverso: rimanere abbastanza a lungo nell’ambiguità da permettere a qualcosa di prendere forma.
È una fiducia nell’intuizione che non elimina la ragione; le restituisce un interlocutore.



Scleranthus: La chiave e la frusta, un viaggio verso l'Ombra

Ritorniamo alla chiave insieme a un simbolo molto diverso: la frusta. Grecco li utilizza per rappresentare due movimenti interiori. La chiave apre e permette di entrare in ciò che era rimasto chiuso; la frusta richiama invece il modo in cui una persona può punirsi, complicare il proprio percorso e mantenere attivi schemi che producono sofferenza. La frusta diventa così, nella sua lettura, un’immagine dell’autopunizione e del sabotatore interno.
Il simbolo diventa utile quando rappresenta quei comportamenti attraverso i quali, pur desiderando qualcosa, finiamo ripetutamente per ostacolare il movimento verso di essa.

Per SCLERANTHUS una forma di frusta può essere proprio il processo decisionale. Una scelta potrebbe essere sufficientemente chiara e tuttavia la persona continua a riaprirla, immagina nuovi scenari, torna sui passaggi già valutati e arriva a consumare così tanta energia nel decidere da averne poca quando sarebbe il momento di agire. Si crea allora un circuito nel quale il dubbio alimenta altro dubbio.

La domanda può cambiare proprio grazie alla «chiave»: invece di cercare ancora l’argomento che permetterà di raggiungere finalmente la certezza assoluta, possiamo domandarci quale esperienza venga tenuta a distanza continuando a non scegliere. La paura di sbagliare? La perdita di una possibilità? La responsabilità della decisione? Il timore di scoprire, una volta entrati nella scelta, qualcosa di noi che avremmo preferito non incontrare?

Il viaggio nell’Ombra comincia quando questa domanda può essere posta senza trasformare immediatamente la risposta in una nuova ragione per rimandare.



Scleranthus: Il pugnale, il labirinto e fuoco. Luce, rituali e simboli

Grecco raccoglie diversi simboli e attribuisce loro una funzione all’interno del viaggio di SCLERANTHUS. Il pugnale rappresenta le risorse con cui affrontare ciò che interiormente ostacola il percorso; il labirinto mette in scena il rischio di perdersi nei propri percorsi e, nello stesso tempo, la possibilità di raggiungere un centro; il fuoco diventa immagine della luce interiore, della capacità di illuminare ciò che era rimasto nell’Ombra.

Il pugnale è forse il simbolo più netto: taglia, separa, permette di incidere una materia che altrimenti rimarrebbe compatta. In SCLERANTHUS può rappresentare quella funzione della decisione che, a un certo punto, diventa necessaria: dopo aver ascoltato e integrato la complessità, arriva comunque il momento nel quale occorre tracciare una linea e procedere.
È interessante che la stessa essenza che insegna a non trasformare ogni polarità in un’esclusione debba sviluppare anche la capacità di tagliare. Integrare non significa mantenere indefinitamente ogni possibilità aperta.
Possiamo riconoscere il valore di entrambe le strade e scegliere una di esse.

Il labirinto introduce una forma diversa dello smarrimento. Nel bivio le alternative sono visibili; il labirinto moltiplica svolte, passaggi e ritorni, facendo perdere progressivamente la percezione della direzione. È un’immagine molto vicina al pensiero di SCLERANTHUS quando ogni risposta genera una nuova domanda e la persona si ritrova a percorrere mentalmente gli stessi passaggi senza accorgersi di essere tornata al punto di partenza.

Grecco attribuisce ai labirinti, ai rituali e agli oggetti simbolici un’efficacia che collega anche alla teoria dei campi morfici di Rupert Sheldrake, arrivando a parlare del simbolico come di una forza reale. I simboli condensano significati culturali e personali e possono diventare strumenti attraverso i quali un’esperienza interna assume una forma riconoscibile.
Il fuoco completa il percorso. Grecco lo utilizza come immagine della luce che nasce dall’interno e associa questa luce a serenità, equilibrio, moderazione emotiva, compassione, solidarietà e amore. Dopo il crocevia, la discesa nella caverna, l’incontro con l’Ombra e il labirinto, la luce non arriva da qualcuno che offre finalmente la risposta corretta; emerge da una maggiore connessione con se stessi.

È probabilmente questo il punto nel quale il simbolismo di Grecco torna con maggiore chiarezza al SCLERANTHUS di Bach. La persona che all’inizio oscilla perché l’intelletto non riesce a produrre una certezza assoluta scopre progressivamente un’altra possibilità: ragione, intuizione ed esperienza possono diventare parti di uno stesso processo. Il labirinto allora non scompare; cambia la capacità di attraversarlo.



Riassumendo Scleranthus

Alla fine di questo percorso, SCLERANTHUS appare molto più ampio del rimedio per chi «non sa scegliere tra due cose». Già negli scritti di Bach troviamo instabilità, tormento mentale, oscillazione dell’umore, difficoltà a concentrarsi, eccessiva fiducia nell’intelletto, scarso ascolto dell’intuizione e, sul versante trasformato, chiarezza, fermezza, capacità decisionale e calma davanti alle difficoltà.

Grecco raccoglie questi elementi e li porta dentro una visione nella quale la questione centrale diventa l’integrazione. SCLERANTHUS soffre quando la dualità viene vissuta come una frattura: o questo o quello, o resto o vado, o amo o non amo, o sono forte o sono fragile. Ogni polo sembra poter esistere soltanto cancellando l’altro.

La completezza introduce un’esperienza diversa. Possiamo riconoscere che una parte di noi desidera restare e un’altra partire, comprendere ciò che entrambe stanno cercando di proteggere e poi assumere una decisione che appartenga all’insieme della persona. La scelta non elimina la complessità dalla quale è nata; le offre una direzione.

È importante anche distinguere SCLERANTHUS da Cerato. Cerato tende a non fidarsi del proprio giudizio e può cercare negli altri l’autorità che sente di non possedere; SCLERANTHUS vive soprattutto il conflitto interno tra alternative e, nella descrizione ultima, Bach sottolinea proprio la tendenza a sopportare la difficoltà in silenzio. Nei primi scritti il confine è meno netto, perché anche la Banderuola del 1930 cerca consigli; seguire l’intero percorso di Bach permette di vedere come le due configurazioni si differenzino progressivamente.

Anche l’instabilità va letta con cautela. Cambiare idea, attraversare oscillazioni emotive o avere bisogno di tempo per decidere non definisce da solo uno stato SCLERANTHUS. Il tema diventa significativo quando la persona sente di essere continuamente trascinata tra poli opposti, perde energia nel passaggio dall’uno all’altro e rimane bloccata proprio perché ogni movimento riattiva il suo contrario.

Sul piano relazionale può emergere una dinamica simile. Si desidera vicinanza e, quando la si ottiene, aumenta il bisogno di distanza; quando l’altro si allontana ritorna il desiderio di vicinanza. Anche in questo caso sarebbe scorretto concludere automaticamente che ogni oscillazione affettiva appartenga a SCLERANTHUS: bisogna comprenderne la funzione, la storia e il contesto. Il fiore diventa interessante quando il movimento assume la forma di una lacerazione che impedisce alla persona di riconoscere e abitare entrambe le proprie esigenze.

Il polo positivo del rimedio non corrisponde quindi a una rigidità che sostituisce l’instabilità. La fermezza indicata da Bach possiede una qualità diversa: permette alla persona di formarsi un orientamento e seguirlo senza aver bisogno di cancellare ogni possibile dubbio. L’equilibrio diventa proporzione, capacità di modificarsi senza disperdersi e di attraversare un’incertezza senza lasciarle decidere tutta la vita.

Il simbolo del Tessitore, introdotto da Grecco nel corso delle sue riflessioni, mi sembra particolarmente adatto a raccogliere tutto questo. SCLERANTHUS prende fili diversi, anche apparentemente incompatibili, e prova a costruire una trama. Alcuni rimarranno più visibili, altri passeranno sul retro, qualcuno verrà interrotto; la completezza nasce dal fatto che appartengono comunque allo stesso tessuto.

Il bivio smette allora di essere soltanto il luogo nel quale dobbiamo indovinare la strada giusta e diventa il punto nel quale siamo costretti a sapere qualcosa in più di noi.

Ecate custodisce la soglia, la chiave permette di aprirla, la caverna porta verso ciò che non conosciamo ancora, la frusta mostra il modo in cui possiamo ostacolarci, il pugnale ricorda che a un certo punto occorre decidere, il labirinto insegna che perdersi può far parte della ricerca di un centro e il fuoco restituisce l’immagine di una luce che nasce dall’interno.
Sono simboli differenti dello stesso processo: passare dalla divisione alla possibilità di essere interi.

In questa prospettiva SCLERANTHUS non insegna a vivere senza contraddizioni. Ci accompagna verso qualcosa di più realistico e più complesso: permettere alle contraddizioni di esistere abbastanza a lungo da comprenderle, integrare ciò che possono insegnare e poi scegliere con fermezza la direzione che, in quel momento della vita, sentiamo più nostra.
La saggezza di SCLERANTHUS nasce proprio qui, nel punto in cui l’oscillazione smette di lacerare e diventa capacità di muoversi tra gli opposti senza perdere il proprio centro.
Se questo argomento è stato di tuo interesse e vuoi approfondirlo o trovare una soluzione personalizzata per te: Contattami
Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 00135428886 Iscrizione OPL 16607
d.ssa Antonella Napoli
00:00
Buongiorno! come posso esserti di aiuto?
Torna ai contenuti
Icona dell'applicazione
"Fiori per l'anima" di Antonella Napoli Installa questa applicazione sulla tua schermata principale per un'esperienza migliore
Tocca Pulsante di installazione su iOS poi "Aggiungi alla tua schermata"