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Antonella Napoli
dr.ssa

Gentian: lo scoraggiamento, il dubbio e il coraggio di continuare (Antonella Napoli)

Articoli > 2018

macrolibrarsi un circuito per lettori senza limiti

Articolo aggiornato 8/2026

Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.
Quando si parla di GENTIAN, il rimedio viene spesso associato allo scoraggiamento che compare davanti a un ostacolo conosciuto: qualcosa non procede come speravamo, un progetto incontra una difficoltà, una convalescenza sembra fermarsi, un risultato tarda ad arrivare e la fiducia comincia rapidamente a diminuire. È un’immagine corretta e molto vicina alla descrizione ultima di Bach del 1936, nella quale il minimo ritardo o impedimento può far dubitare dei progressi e far perdere coraggio. Seguendo però gli scritti degli anni precedenti, emerge un territorio molto più ricco, nel quale entrano gli ideali, le aspettative, il modo di interpretare il fallimento, la capacità di comprendere il significato dell’esperienza e soprattutto il rapporto tra ciò che la persona immaginava dovesse accadere e ciò che la vita concretamente le restituisce.

GENTIAN viene riconosciuto da Bach nel 1931 e già nel 1932, in Libera te stesso, la polarità attraverso cui viene presentato è particolarmente significativa: dubbio e comprensione. Bach parla di persone con ideali elevati e desiderio di fare del bene, capaci di entusiasmarsi davanti al successo e di deprimersi con facilità quando incontrano difficoltà o quando le proprie ambizioni non si realizzano abbastanza rapidamente. La virtù verso cui il fiore dovrebbe accompagnare non consiste semplicemente nel diventare ottimisti: riguarda la possibilità di comprendere che aver fatto tutto ciò che era possibile fare conserva valore anche quando il risultato non coincide con quello sperato.
  
Nel 1933 il linguaggio si sposta maggiormente verso lo scoraggiamento, il pessimismo, la difficoltà a mantenere una visione ampia e la tendenza a volere che le cose procedano secondo le proprie aspettative; nel 1934 compare più direttamente la parola depressione; nella descrizione ultima del 1936 rimangono il ritardo, l’ostacolo e quella particolare esitazione che compare proprio quando qualcosa interrompe un processo che sembrava procedere nella direzione giusta.
  
Letti insieme, questi passaggi mostrano che GENTIAN non riguarda soltanto una persona triste. Il suo nucleo sembra trovarsi nel punto in cui una difficoltà concreta modifica rapidamente il significato attribuito all’intero percorso. Un progetto procedeva bene, arriva un contrattempo e improvvisamente sembra destinato a fallire; una terapia stava producendo miglioramenti, compare una giornata peggiore e nasce il dubbio che nulla stia realmente cambiando; una relazione attraversa una fase difficile e il momento presente viene letto come prova che tutto ciò che è stato costruito non abbia più valore.
L’ostacolo diventa allora più grande dell’ostacolo stesso, perché modifica lo sguardo.
  
È qui che GENTIAN si distingue da altre essenze legate al dubbio. CERATO fatica soprattutto a riconoscere l’autorevolezza del proprio giudizio e può cercare negli altri la risposta che sente di non possedere; SCLERANTHUS oscilla interiormente tra alternative differenti e non riesce a stabilizzare la scelta. In GENTIAN, invece, il dubbio nasce con particolare facilità dopo l’incontro con una difficoltà: la persona aveva una direzione, aveva investito energie, spesso possedeva anche entusiasmo e ideali, poi qualcosa non funziona come previsto e proprio quel contrattempo mette in discussione la possibilità di continuare. Grecco insiste su questa differenza e collega il dubbio GENTIAN alla scarsa tolleranza della frustrazione e alla difficoltà di mantenere una visione abbastanza ampia quando il risultato immediato delude le aspettative.

Da un punto di vista psicologico, è un movimento molto comprensibile. Tutti utilizziamo ciò che accade per formulare previsioni sul futuro. Se un tentativo fallisce, la mente aggiorna la propria valutazione e può diventare più prudente. GENTIAN diventa interessante quando questa funzione protettiva si irrigidisce e un singolo evento negativo viene utilizzato per costruire una conclusione molto più ampia: «Se è successo questo, significa che non funzionerà», «Se oggi sto peggio, vuol dire che non sto migliorando», «Se ho incontrato questa difficoltà, probabilmente non sono capace». È un modo di proteggersi da una nuova delusione che finisce però per ridurre le possibilità di esperienza.

La domanda che attraversa GENTIAN potrebbe allora essere formulata così: riesco a incontrare una difficoltà senza permetterle di diventare immediatamente una sentenza sul futuro?
La fiducia di GENTIAN nasce proprio in questo spazio. Non richiede di pensare che tutto andrà bene, perché nessuno può saperlo. Significa riuscire a continuare quando il risultato non è ancora garantito, utilizzando l’ostacolo come informazione invece di trasformarlo automaticamente in una prova del fallimento.

 
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Eduardo H. Grecco dedica a GENTIAN una riflessione molto più ampia di quella che potremmo aspettarci partendo soltanto dall’associazione prescrittiva con dubbio e scoraggiamento. Recupera attentamente i diversi testi di Bach, seguendo il passaggio dal dubbio e dalla comprensione del 1932 allo scoraggiamento, al pessimismo, alla perdita temporanea di coraggio e alla difficoltà di vedere i progressi quando compare un ostacolo. Da questa base costruisce una lettura nella quale assumono un ruolo centrale l’accettazione della vita, il valore dell’esperienza, la frustrazione, il discernimento, la delusione, il cuore infranto e soprattutto la capacità di continuare a vivere senza misurare ogni percorso esclusivamente attraverso il successo o il fallimento.
Nel pensiero di Grecco compare inoltre una dimensione fortemente simbolica. Il «nemico interiore» rappresenta quella parte capace di sabotare un progetto anticipandone il fallimento; la storia di Giobbe diventa metafora dell’incontro con l’avversità; la luce e l’ombra vengono utilizzate per rappresentare due modi di orientare lo sguardo verso l’esperienza; lo scoraggiamento viene avvicinato etimologicamente alla perdita del contatto con l’«anima».
In questo articolo riprendo questi nuclei distinguendo ciò che Bach afferma nei diversi momenti della costruzione del rimedio, ciò che Grecco sviluppa attraverso la propria lettura clinica e simbolica e ciò che possiamo ulteriormente comprendere attraverso uno sguardo psicologico e floriterapico.
Per chi desidera conoscere direttamente e in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.


Riflessioni su Gentian





1. Gentian: Accettare la vita così come è

Grecco apre il proprio percorso su GENTIAN attraverso un tema molto ampio: accettare la vita per come si presenta, imparando a non valutare ogni esperienza esclusivamente sulla base del risultato immediato. Nella sua lettura, una parte importante della sofferenza GENTIAN nasce dalla tendenza a organizzare gli eventi in categorie troppo nette (successo o fallimento, favorevole o sfavorevole, buona sorte o cattiva sorte) e a lasciare che il giudizio sul risultato determini rapidamente lo stato emotivo della persona.

È un tema che possiede già una base forte negli scritti di Bach. In Libera te stesso troviamo una persona animata da ideali elevati e desiderosa di realizzare qualcosa di buono, che si entusiasma quando vede arrivare il successo e perde facilmente coraggio davanti agli impedimenti. Nel 1933 Bach aggiunge una sfumatura particolarmente interessante: GENTIAN può desiderare che le cose vadano secondo il proprio modo di vedere, invece di ricercare una prospettiva più ampia.
Il punto non consiste quindi soltanto nell’essere pessimisti. Esiste anche un rapporto molto preciso con l’aspettativa.
Abbiamo immaginato un percorso, investito energie, calcolato tempi, costruito un’idea di come dovrebbero procedere gli eventi. Finché la realtà conferma questa previsione, ci sentiamo competenti e motivati; quando introduce qualcosa che non avevamo previsto, possiamo vivere la deviazione come prova che il progetto sia sbagliato.
Pensiamo a un cambiamento professionale. Una persona ha preparato con cura il passaggio, ha studiato, si è formata, ha investito tempo e denaro e si aspetta ragionevolmente di vedere alcuni risultati. Se questi arrivano più lentamente, può cominciare a modificare completamente il proprio racconto: «Ho sbagliato tutto», «Non funzionerà», «Gli altri riescono e io no».

Eppure il dato osservabile potrebbe essere molto più semplice: i risultati stanno arrivando più lentamente del previsto. Tra le due formulazioni esiste una differenza enorme. La prima descrive una realtà; la seconda costruisce un significato intorno a quella realtà e lo proietta sul futuro.

Accettare ciò che accade significa allora riuscire a separare, almeno per un momento, l’evento dal giudizio che gli attribuiamo. Possiamo essere delusi perché qualcosa non è andato come desideravamo, riconoscere una perdita reale, modificare un progetto quando non funziona e contemporaneamente evitare di trasformare automaticamente quell’esperienza nell’idea che nulla abbia più senso.

L’accettazione non richiede di considerare positiva qualsiasi cosa succeda. Alcuni eventi sono dolorosi, ingiusti, traumatici o semplicemente indesiderati, e sarebbe poco rispettoso chiedere a chi li attraversa di considerarli immediatamente «occasioni di crescita». Il nucleo che trovo utile nella lettura di Grecco riguarda piuttosto il secondo tempo dell’esperienza: dopo aver riconosciuto ciò che è accaduto e ciò che ha prodotto, possiamo chiederci che cosa ne faremo.
GENTIAN incontra proprio questa possibilità. La vita non sempre conferma il progetto che avevamo costruito; la capacità di continuare dipende anche dal riuscire a rivedere il progetto senza vivere ogni modifica come una sconfitta.



 

2.    Gentian: E’ solo esperienza

Grecco vuole sottrarre GENTIAN alla necessità di classificare continuamente ciò che accade secondo il risultato e riportare l’attenzione sul processo, su ciò che l’esperienza permette di conoscere e sulla trasformazione che può produrre.
Questa idea risuona direttamente con Bach, che nel 1932 collega GENTIAN alla comprensione che non esiste fallimento quando una persona sta facendo tutto ciò che realmente può, qualunque sia l’esito apparente.
È una formulazione molto diversa dall’idea che «andrà tutto bene». Possiamo impegnarci profondamente e non ottenere ciò che desideravamo. Possiamo prendere una decisione ragionevole e scoprire in seguito che non era adatta. Possiamo amare qualcuno e vedere finire una relazione. Possiamo mettere tutto ciò che possediamo dentro un progetto che, per ragioni indipendenti dalla nostra volontà, non raggiunge il risultato previsto.
 
Se il valore di quell’esperienza dipende interamente dall’esito, tutto ciò che non produce il risultato atteso diventa tempo perduto. Se invece includiamo nel bilancio ciò che abbiamo imparato, le capacità sviluppate, le informazioni che prima non possedevamo e persino la maggiore conoscenza dei nostri limiti, il significato cambia. Questo non elimina la delusione. Permette però di evitare che la delusione cancelli retroattivamente tutto il percorso.
 
Grecco introduce anche il tema delle proiezioni, sostenendo che una parte della realtà che percepiamo viene costruita attraverso le nostre convinzioni. Qui mi sembra importante distinguere. Non costruiamo arbitrariamente tutto ciò che ci accade e sarebbe scorretto attribuire alla persona la responsabilità di eventi esterni, violenze, malattie, perdite o condizioni sociali sulle quali non possiede controllo. Costruiamo però continuamente interpretazioni, aspettative e previsioni, e queste influenzano fortemente il modo in cui viviamo ciò che accade e le possibilità che riusciamo ancora a vedere.
 
Due persone possono incontrare lo stesso ostacolo e attribuirgli significati differenti. Una lo considera un dato da comprendere e modifica la strategia; l’altra lo vive come conferma di una convinzione già presente: «Sapevo che sarebbe andata male». Il fatto esterno è lo stesso. La storia che viene costruita intorno può cambiare completamente il passo successivo.
 
È in questo senso che GENTIAN restituisce creatività. Non perché permetta magicamente di trasformare qualunque realtà, quanto perché interrompe la sensazione che l’unico futuro possibile sia già contenuto nel fallimento appena vissuto. Finché possiamo imparare, esiste ancora movimento.


 

3.   Gentian: Dubbio, depressione

Il collegamento tra dubbio e depressione attraversa gli scritti di Bach su GENTIAN e Grecco lo ricostruisce con grande attenzione. Nel 1932 la polarità è dubbio-comprensione; nel 1933 il dubbio si intreccia allo scoraggiamento, al pessimismo e alla difficoltà di vedere una prospettiva più ampia; nel 1934 Bach parla esplicitamente di depressione quando sembra che le cose non stiano andando bene; nel 1936 il minimo ostacolo può far dubitare del proprio progresso e generare confusione e scoraggiamento.

Grecco sottolinea giustamente che non ogni dubbio è GENTIAN. CERATO dubita soprattutto del proprio giudizio e cerca conferme; SCLERANTHUS rimane sospeso fra alternative; GENTIAN possiede già una strada e comincia a dubitare quando qualcosa lungo quella strada non corrisponde alle attese. È una differenza molto importante: la persona può essere partita con convinzione, ha un progetto, sa ciò che desidera, poi incontra resistenza. Il dubbio nasce retrospettivamente: «Se fosse stata davvero la strada giusta, avrei incontrato tutte queste difficoltà?».
È qui che Grecco lega GENTIAN alla frustrazione e alla capacità di resistere. L’ostacolo viene interpretato come informazione sulla possibilità di riuscire e può far crollare rapidamente l’energia investita.

Il termine «depressione» richiede invece una particolare attenzione contemporanea. Negli scritti storici di Bach e nella letteratura floriterapica viene usato spesso in senso ampio per indicare abbattimento, malinconia, perdita di fiducia e demoralizzazione. Queste esperienze possono comparire anche in persone che non presentano un disturbo depressivo. Una depressione clinica, soprattutto quando comprende perdita persistente di interesse, compromissione significativa del funzionamento, disperazione intensa o pensieri di morte, richiede una valutazione professionale specifica e non può essere interpretata semplicemente come «stato GENTIAN».
 
Questo è particolarmente importante perché la pagina originaria riporta, attraverso Nora Weeks e le elaborazioni successive di Grecco, numerosi sintomi fisici e psicologici collegati allo scoraggiamento.
Ciò che possiamo conservare con grande utilità è la dinamica psicologica: una persona che incontra un ostacolo può attraversare un abbassamento dell’umore, perdere motivazione, vedere soprattutto gli elementi negativi e iniziare a dubitare di ciò che fino a poco prima considerava possibile.
 
GENTIAN diventa interessante proprio quando il vissuto mantiene una relazione riconoscibile con ciò che è accaduto. L’evento ha prodotto uno scoraggiamento. Il lavoro consiste nel comprendere come quell’evento sia diventato, nella mente della persona, una previsione sul futuro.


 

4.   Gentian: Il nemico interiore

Con il «nemico interiore» entriamo in uno dei territori più simbolici della lettura di Grecco. Egli parte dalla tendenza di GENTIAN a formulare pensieri che anticipano il fallimento: «non funzionerà», «non ce la farò», «tanto andrà male» e li rappresenta attraverso la figura di un avversario interno capace di ostacolare progetti, relazioni e possibilità di crescita. Richiama inoltre la storia biblica di Giobbe come metafora dell’incontro con una forza che mette alla prova la capacità di continuare.

Il «nemico» non va letto come una parte maligna della persona. Può essere più utile immaginarlo come una funzione psichica che, nel tentativo di proteggerci dalla delusione, ci porta a rinunciare prima che la realtà possa decidere. Se mi convinco in anticipo che fallirò, posso non espormi. Se non mi espongo, evito almeno temporaneamente la vergogna, la frustrazione o il dolore di scoprire che qualcosa non funziona. Il prezzo è rinunciare anche alla possibilità che funzioni.

Grecco arriva a formulare un’ipotesi ancora più provocatoria: dietro alcuni pensieri di fallimento potrebbe esserci perfino una paura del successo, perchè implicherebbe conseguenze difficili da sostenere: maggiore responsabilità, visibilità, aspettative, cambiamenti nelle relazioni, necessità di abbandonare un’identità costruita intorno al sentirsi sfortunati o incapaci.

A volte ciò che desideriamo cambierebbe più cose di quanto immaginiamo. Il sabotaggio può allora manifestarsi proprio nel momento nel quale il risultato comincia ad avvicinarsi.
Il «nemico interiore» di Grecco può essere visto anche come la voce delle convinzioni accumulate attraverso la storia: «Ogni volta che provo qualcosa va male», «Non sono una persona fortunata», «Non bisogna aspettarsi troppo», «Meglio non illudersi».

Sono frasi che sembrano descrivere la realtà e possono essere diventate, nel tempo, strategie per contenere l’impatto della delusione.
Il lavoro psicologico consiste nel riconoscere che una previsione non è ancora un fatto. GENTIAN introduce uno spazio tra le due cose. Il cielo può essere scuro, per riprendere l’immagine utilizzata da Bach e da Grecco, senza che questo permetta di conoscere già il tempo di domani.

 

5.   Gentian: Lo scoraggiamento

Lo scoraggiamento è probabilmente il nucleo più stabile di GENTIAN a partire dal 1933. Grecco lo esplora interrogandosi su ciò che può provocarlo e distingue diversi fattori: stanchezza, frustrazione, esperienza di fallimento e paura. La sua analisi mette in relazione GENTIAN con altri rimedi (OLIVE, OAK, VERVAIN, MIMULUS, CENTAURY) proprio per mostrare che lo stesso comportamento esterno, come fermarsi o perdere energia, può nascere da dinamiche molto differenti. Questa distinzione è essenziale.

Una persona esausta può aver bisogno soprattutto di riposo. Se le energie sono realmente terminate, parlare di scoraggiamento rischia di trasformare un limite fisiologico in un problema motivazionale.
OLIVE appartiene maggiormente a quel territorio di esaurimento profondo nel quale non c’è energia disponibile da mobilitare.
OAK può continuare invece oltre il limite e fare molta fatica ad arrendersi persino quando avrebbe bisogno di fermarsi.
VERVAIN consuma energia attraverso l’intensità, l’ideale e la volontà.
GENTIAN possiede una difficoltà diversa: vede la strada che resta da percorrere e perde fiducia nella possibilità di farcela. È un’esperienza frequente a metà di un processo. All’inizio l’entusiasmo sostiene. Il progetto è nuovo, l’immaginazione vede il risultato, ogni passo sembra avvicinare alla meta. A metà strada la novità è diminuita, il risultato finale è ancora lontano e la quantità di lavoro già compiuta non permette più di tornare indietro con leggerezza.
 
È proprio lì che molti progetti diventano psicologicamente più difficili.
Grecco utilizza l’immagine delle macerie: prima di costruire qualcosa di nuovo può essere necessario rimuovere ciò che occupa ancora il terreno, e questa fase può apparire frustrante perché non produce immediatamente la nuova costruzione che avevamo immaginato.
 
È una metafora molto efficace. Ci sono periodi nei quali lavoriamo e il risultato sembra invisibile. Stiamo eliminando abitudini, correggendo errori, imparando ciò che manca, affrontando questioni lasciate indietro. Se misuriamo il processo soltanto attraverso ciò che è già comparso, tutto questo può sembrare tempo perso. La prospettiva GENTIAN invita a riconoscere anche il lavoro preparatorio.
 
Un altro fattore è la paura. Alcune persone si scoraggiano proprio davanti a ciò che desiderano perché anticipano la tensione, il giudizio, il rischio di essere ridicolizzate oppure la possibilità di non reggere ciò che la nuova situazione richiederebbe. Grecco collega qui GENTIAN a MIMULUS, pur distinguendo i due movimenti: MIMULUS evita maggiormente ciò che teme; GENTIAN può iniziare e perdere coraggio quando la difficoltà conferma le proprie paure.
 
Il punto non è convincersi che sarà facile. GENTIAN ha bisogno di comprendere qualcosa di diverso: la presenza di resistenza non dimostra che la direzione sia sbagliata, alcune cose costano proprio perché richiedono apprendimento.


 

6.   Gentian: Discernimento e comprensione

Bach collega GENTIAN alla comprensione già nel 1932 e Grecco considera questa virtù molto più importante di un generico ottimismo. Riprende anche La storia dei Viaggiatori, nella quale GENTIAN passa dall’alternanza fra incoraggiamento e depressione alla capacità di non lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà. Per Grecco il movimento può essere sintetizzato come passaggio dalla scarsa resistenza alle avversità alla capacità di sostenerle senza perdere la direzione.
La comprensione permette di modificare il significato dell’ostacolo.

Finché ogni problema è interpretato come prova di fallimento, la risposta più logica diventa fermarsi. Se invece la difficoltà viene considerata parte possibile di un processo, può essere osservata con maggiore precisione: che cosa sta dicendo? Serve più tempo? Mancano competenze? È necessario cambiare strategia? Il progetto è realmente inadatto oppure semplicemente più complesso del previsto? Discernere significa fare queste differenze.
 
GENTIAN rischia di perdere proprio questa capacità nel momento dello scoraggiamento, perché l’emozione colora rapidamente l’insieme. Un singolo risultato negativo diventa la lente attraverso cui viene visto tutto ciò che resta.
È qualcosa che accade facilmente anche nei percorsi di cambiamento personale.

Una persona ha lavorato a lungo su una modalità relazionale, riesce per mesi a comportarsi diversamente e poi, in un momento di particolare attivazione, ricade nella vecchia risposta. Può interpretare quell’episodio come dimostrazione che «non è cambiato niente». Il discernimento restituisce proporzione.

Una ricaduta racconta qualcosa che ha bisogno ancora di attenzione; non cancella automaticamente tutto ciò che è stato acquisito. Lo stesso vale per una convalescenza, uno studio, una riabilitazione, un percorso professionale. Bach insiste proprio sull’incapacità di riconoscere i progressi quando compare un ritardo.

La comprensione di GENTIAN consiste anche nel riuscire a vedere contemporaneamente il problema e il percorso già compiuto. È una forma di intelligenza della continuità.



7.   Gentian: L’amara delusione

Grecco considera l’amara delusione una delle ferite profonde di GENTIAN e la descrive in termini molto ampi: più che sentirsi tradita soltanto da una persona, la configurazione GENTIAN può arrivare a sentire che sia stata la vita stessa a non mantenere ciò che prometteva. Il futuro, che prima rappresentava possibilità, comincia allora ad assumere un colore diverso e ogni nuova esperienza viene osservata attraverso la memoria della delusione precedente.
È una lettura particolarmente interessante perché permette di capire come lo scoraggiamento possa diventare una forma di sfiducia esistenziale.

«Ci avevo creduto.» È spesso questa la frase che si trova sotto una grande delusione.
Avevo creduto in quella relazione, in quel progetto, in quella persona, in una certa idea del futuro. Ciò che fa male non è soltanto la perdita concreta, ma il crollo della rappresentazione che avevamo costruito. Dopo un’esperienza simile, aspettarsi poco può diventare una protezione. Se non mi entusiasmo, non sarò deluso. Se non progetto, non vedrò fallire il progetto. Se non credo troppo in qualcuno, soffrirò meno se se ne andrà.

Il pessimismo può quindi contenere una logica molto precisa: diminuire anticipatamente l’investimento emotivo per contenere una possibile perdita futura.
Questo aiuta anche a comprendere perché GENTIAN e WATER VIOLET, pur molto diversi, possano incontrarsi sul terreno della sofferenza. Grecco osserva che Water Violet attraversa la perdita nel silenzio e continua a procedere, mentre GENTIAN può lasciarsi colpire più profondamente nel rapporto con la vita e rinunciare a una parte di essa.

Il nucleo rimane il rapporto con la speranza. GENTIAN può aver bisogno di recuperarla senza pretendere che la vita gli garantisca di non deluderlo ancora. La fiducia matura non nasce dalla promessa che non soffriremo, nasce dal sapere che, anche se qualcosa finirà diversamente da come desideriamo, potremo continuare ad avere una vita.



8.   Gentian: La frustrazione

La frustrazione nasce quando qualcosa si interpone tra noi e un obiettivo desiderato, ma Grecco mostra bene quanto possano essere diverse le modalità con cui ogni configurazione floreale la vive. VERVAIN può reagire all’ostacolo intensificando lo sforzo; SCLERANTHUS può trovarsi diviso fra obiettivi incompatibili; MIMULUS può evitare ciò che teme; AGRIMONY può coprire il tormento; CHICORY può attribuire maggiormente agli altri la responsabilità di ciò che non ha funzionato. In GENTIAN la frustrazione tende invece ad attivare il dubbio sulla propria possibilità di arrivare fino in fondo e può condurre all’abbandono.

La tolleranza della frustrazione non consiste nel sopportare passivamente qualsiasi ostacolo. Una difficoltà può dirci realmente che la strategia deve cambiare, che un obiettivo non è raggiungibile nelle condizioni attuali oppure che il costo richiesto non è più proporzionato al valore che attribuiamo al risultato. La questione GENTIAN riguarda la velocità della rinuncia.

Quanto è sufficiente un contrattempo per modificare radicalmente il giudizio? Un rifiuto significa che dobbiamo smettere di provare o che abbiamo ricevuto un’informazione da utilizzare? Un errore dimostra incapacità o indica una competenza ancora da costruire? Una persona che non ci sceglie significa che nessuno ci sceglierà? È proprio in questi passaggi che la frustrazione può trasformarsi in una conclusione globale.

Grecco collega inoltre la frustrazione alla cultura del successo e al confronto sociale, osservando quanto facilmente il valore personale possa essere misurato attraverso ciò che si raggiunge rispetto agli altri. Questa prospettiva è particolarmente attuale. Viviamo continuamente esposti a risultati, traguardi e rappresentazioni delle vite altrui, spesso senza vedere la quantità di tentativi, fallimenti, privilegi, tempi e condizioni che hanno preceduto ciò che osserviamo.
Confrontare il proprio processo con il risultato visibile di qualcun altro può alimentare facilmente una sensazione GENTIAN: «Se per me è così difficile, significa che non sono adatto».

La frustrazione diventa più tollerabile quando possiamo riconoscere il desiderio che conteneva: se sono frustrato, qualcosa mi importava. Invece di considerare quell’emozione una prova che devo smettere, posso usarla per capire che cosa desideravo realmente, quanto quella meta continui ad avere valore e quale parte del percorso possa essere modificata.
Perseverare non significa ripetere indefinitamente la stessa strategia.
Qualche volta il coraggio consiste proprio nel provare ancora in un modo diverso.



9.   Gentian: Il cuore infranto

Grecco dedica una parte importante della propria riflessione alla delusione amorosa e la collega a GENTIAN perché il cuore infranto può diventare una delle esperienze nelle quali un evento concreto viene trasformato in una previsione sul futuro: una relazione finisce e la persona comincia a credere che l’amore non sarà più possibile, che sia «condannata» alla solitudine oppure che ciò che è accaduto dimostri qualcosa di definitivo sul proprio valore.

Il dolore affettivo nasce dentro una relazione. Ciò su cui possiamo progressivamente recuperare libertà è il significato che quell’esperienza continuerà ad avere nella nostra vita. Se qualcuno non ci ama più, questo fatto riguarda la relazione con quella persona e non costituisce automaticamente un giudizio sul nostro valore complessivo.
Eppure può essere vissuto esattamente così. «Non mi ha scelto, quindi non sono abbastanza.» «Questa relazione è finita, quindi sbaglio sempre tutto.» «Ho perso anni.» «Non troverò più nessuno.» La ferita presente diventa una narrazione sul futuro. È qui che GENTIAN diventa particolarmente significativo.

Il fiore non serve a negare il dolore né a trasformare una separazione in qualcosa di positivo prima che sia stata elaborata. Può accompagnare, nella prospettiva floriterapica, proprio quella fase nella quale il dolore comincia a convincerci che non esistano più possibilità.

Grecco insiste sul fatto che l’amore non dovrebbe diventare una meta attraverso cui misurare vittoria e sconfitta: una relazione può finire senza che l’intera esperienza sia fallita. Può aver contenuto amore, errori, crescita, ferite, possibilità mancate e parti importanti della nostra storia. Anche qui ritorna il tema dell’esperienza.

Ciò che è finito non deve essere dichiarato inutile per poter continuare. GENTIAN aiuta simbolicamente a recuperare fiducia proprio quando il futuro è stato colorato interamente da ciò che è appena accaduto.







10.   Riassumendo Gentian

Guardando GENTIAN attraverso l’intero percorso degli scritti di Bach, emerge un’immagine molto più articolata della semplice persona pessimista. Nel 1932 troviamo ideali elevati, entusiasmo davanti al successo, scoraggiamento di fronte alle difficoltà e la polarità fra dubbio e comprensione; nel 1933 compaiono la visione negativa, il desiderio che le cose procedano secondo le aspettative, lo sconforto e la perdita temporanea di coraggio; nel 1934 la formulazione si concentra maggiormente sul sentirsi depressi quando sembra che il processo non proceda; nella descrizione ultima del 1936 il minimo ritardo o ostacolo può far dubitare dei progressi e far perdere fiducia.
Il filo che attraversa queste formulazioni riguarda il rapporto con l’avversità.

GENTIAN possiede desideri, ideali e capacità di investire energia. La difficoltà emerge quando la realtà introduce resistenza e quella resistenza viene interpretata come prova che il risultato non arriverà.
Grecco amplia questo territorio attraverso l’accettazione, l’esperienza, il sabotatore interiore, la frustrazione, la delusione, il cuore infranto e soprattutto il tema della fede. Nella sua lettura spirituale, la fede non coincide soltanto con la fiducia nelle proprie capacità: è anche la possibilità di sentire che l’esistenza conserva un senso più ampio rispetto al risultato immediatamente visibile e che il percorso individuale può continuare a produrre apprendimento persino nei momenti in cui ciò che accade appare contrario ai nostri desideri.

Sul piano psicologico preferisco tradurre questa qualità attraverso la parola fiducia. Fiducia nella possibilità di continuare senza conoscere già il risultato, nel fatto che una difficoltà offre informazioni e non soltanto una sentenza, nella capacità di modificare la strategia. Fiducia nel fatto che aver incontrato una delusione non significa essere destinati a ripeterla.
Questo non richiede ottimismo costante. Esistono momenti nei quali è naturale essere scoraggiati e il tentativo di obbligarsi a pensare positivamente può diventare un altro modo per non ascoltare ciò che sta accadendo. GENTIAN diventa interessante quando lo scoraggiamento, da risposta comprensibile a un ostacolo, comincia a ridurre sistematicamente lo spazio del futuro.

È importante anche distinguere uno stato GENTIAN dalla semplice tristezza e, soprattutto, da una depressione clinica. Nel colloquio floriterapico trovo allora più utile chiedermi che cosa sia accaduto prima dello scoraggiamento. Quale ostacolo è comparso? Che cosa quella persona si aspettava? Quale significato ha attribuito alla difficoltà? Quanto rapidamente l’episodio concreto è diventato una previsione sul futuro? Che rapporto possiede con il successo, con l’errore e con il tempo necessario perché qualcosa maturi?

Sono domande che permettono di distinguere un momento di comprensibile delusione da una configurazione nella quale la persona tende ripetutamente a perdere fiducia appena la realtà non conferma il percorso immaginato. GENTIAN racconta proprio questo passaggio.

La persona parte, desidera, investe, qualche volta si entusiasma moltissimo. Quando incontra resistenza può vedere soltanto la distanza che ancora la separa dalla meta e dimenticare la strada già percorsa. La trasformazione consiste nel recuperare una visione più ampia, un ostacolo può chiedere di fermarsi e riflettere, può richiedere una strada differente, può indicare che l’obiettivo deve essere ridimensionato. O persino mostrarci che è arrivato il momento di lasciare andare qualcosa.

La capacità di perseverare non coincide quindi con l’ostinazione, significa riuscire a non abbandonare se stessi nel momento in cui un progetto deve essere rivisto. È questo il coraggio di GENTIAN, non la certezza che riusciremo, la possibilità di continuare a vivere, scegliere e creare anche quando la certezza non c’è.
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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 00135428886 Iscrizione OPL 16607
d.ssa Antonella Napoli
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