Cerato alcune riflessioni (Eduardo H. Grecco) - Fiori per l'anima

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Cerato alcune riflessioni (Eduardo H. Grecco)

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Rimanendo nei 12 guaritori, eccoci a Cerato. Possiamo leggere le parole del dr. Grecco. Ho raccolto e tradotto i post sull'essenza floreale che lui ha pubblicato sul suo profilo Facebook e che sono molto interessanti per approfondire, riflettere e scoprire aspetti più nascosti di ogni essenza.

Ciò che è emerso da Cerato l'ho diviso in varie parti, cercando di darne un titolo che ne riassumesse il contenuto. Cliccando sul titolo potete andare a leggere direttamente la parte di vostro interesse, oppure leggere tutto l'articolo scorrendolo di seguito. Buona lettura! Antonella Napoli


Riflessioni su Cerato


Da Centaury a Cerato
Con CENTAURY abbiamo impariamo un insegnamento centrale: vivere invece di essere vissuti. Ci rendiamo conto che i limiti sono guaritori e che creano relazioni, che sono spazi sacri e che non dobbiamo permettere che nessuno azzeri i nostri limiti né permetterci di ferire gli altri. I limiti non solo proteggono, ma impediscono che tutto diventi eccessivo.

Così, l'entusiasmo smisurato di VERVAIN o la pressione invasiva di CHICORY, diventa un’ansia esagerata di servire in CENTAURY. Tuttavia, in ciascuno di loro, per attività o passività, i limiti propri o degli altri sono messi in discussione e l'ordine di assistenza rotto. Con CERATO  si osserva che qualcosa di questo tipo di riflessione continua: " Esagerano grandemente gli obblighi che devono verso un altro fratello mortale; si legano a qualche personalità dominante quando dovrebbero aiutare molti altri" (Bach). Ma l'accento è posto su un'altra corda della vita, la dipendenza è là, rannicchiata e spesso a fior di pelle.
 
Ma qual è questa sfumatura di CERATO  che lo differenzia, in questo punto, da CENTAURY ? Una risposta possibile è la mancanza di prudenza, la mancanza di saggezza per discernere la verità, la mancanza di comprensione per distinguere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è e la capacità di proseguire sulla strada giusta, quando si è reso conto di quale è che tocca a lui. Come vedremo, ci troviamo qui, di fronte ad un rimedio che, in generale, si associa al dubbio, il che è giusto, ma che ha un orizzonte di possibilità che va al di là di questa consueta applicazione.
 
In "Alcune considerazioni fondamentali sulla malattia e la guarigione", Bach si riferisce a CERATO  come lo Stolto o lo Sciocco, alludendo ad una persona che sembra ignorante o priva di conoscenza. Tutti commettiamo delle sciocchezze, ma CERATO ricade in queste. Albert Camus commenta che "la stupidità insiste sempre", e mi sembra che l'ironia dell'autore de "La peste " metta sul tavolo il fatto, che, così come CENTAURY può essere un buono senza illusioni, CERATO  è un audace sciocco, un cieco di fronte alla propria follia. Bach, nel testo citato, disegna un volto chiaro di questo tipo floreale.


La prudenza
Quali sono le linee di questa bozza iniziale di Bach? Sono persone che cercano di progredire, ma che lo fanno da una condizione di confusione, prigionieri di una certa incapacità e imperizia nel distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è. Questa mancanza di discernimento e di adeguata valutazione delle cose della vita li porta a non essere cauti e ragionevoli. Al contrario, l’imprudenza e la sconsideratezzanella scelta degli amici, nel lavoro, nel piacere e nelle influenze che lasciano entrare nella propria vita", è una costante nel loro comportamento. Li incoraggiano le buone intenzioni, ma questo non toglie che siano "... poco prudenti." Vale la pena fermarci un po' sulla prudenza prima di continuare con il ritratto di CERATO . Vediamo.

Per il cristianesimo, cultura in cui Bach è stato educato e dottrina alla quale era attaccato, la prudenza è una virtù che rende più facile realizzare del bene in un'azione che stiamo per intraprendere. In una certa misura, anche se non in modo esclusivo, questa è una virtù riflessiva circa il fare delle persone, ma non solo nel senso ridotto di agire bene, ma soprattutto attraverso lo stesso processo di realizzazione della bontà grazie alle azioni intraprese. E questo accade per il fatto che, la prudenza, aiuta a trovare il meglio degli esseri umani in relazione all'azione.
 
In questo modo, potremmo descrivere la prudenza come una saggezza pratica che implica vari componenti: visione chiara della situazione, memoria dell'esperienza già vissuta, comprensione delle peculiarità di ogni situazione, capacità di valutare i buoni consigli, prontezza per la realizzazione di ciò che è giusto, discernimento, capacità di deliberare e giudicare bene e, naturalmente, molto lungimiranza. Kant, sottolinea che la prudenza è l'abilità nella scelta dei mezzi per ottenere il maggiore benessere o la propria felicità. Tutto questo è nel midollo di CERATO . Così, come con CENTAURY abbiamo imparato la forza, con CERATO ci tocca sviluppare l'abitudine della prudenza.


Cerato, Vervain, Centaury
Continuiamo ora con la descrizione di CERATO. Appare immediatamente un altro particolare: "Si concentrano troppo sui dettagli della vita, mancando i principi fondamentali; convenzioni e faccende minute prevalgono sulle questioni più importanti." Confrontando questo comportamento con quello di VERVAIN vediamo che, in questo, ambedue funzionano in modo inverso.
 
VERVAIN trascura i dettagli preoccupato per i grandi tratti della vita, ma in entrambi i casi c'è una stessa questione: la mancanza di proporzione, di giudizio giusto sulla natura delle cose. In uno c'è un po' troppo poco criterio su ciò che è veramente importante e trascendente e, nell'altro, un po' troppo attaccamento a questo. Se ci colleghiamo, in questa direzione, qualcosa di più sulla prudenza, concepita come la virtù di comunicare con le altre persone in modo chiaro, fedele, cauto, proprio e corretto e come l'azione che rispetta i sentimenti, la vita, i limiti, la privacy e libertà delle altre persone, è possibile apprezzare che CERATO  possiede un'importante qualità equilibratrice nell’esprimere e ascoltare, specificare e sintetizzare e, di prendere, dare e ricevere nella dinamica delle relazioni. In questo contesto, l'assunzione di questo fiore ci permette di separarci, nella comunicazione, sia dal essere dettagliato CHICORY che dall’essere sommario VERVAIN.
 
In qualche modo la virtù della prudenza, che sviluppa CERATO , permette alle persone di applicare principi etici generali a circostanze particolari, senza deviare dalla strada giusta. Allo stesso tempo, dà loro la capacità di agire con cautela e attenzione per prevenire compromissioni, perdite e danni. In sintesi, offre una grande capacità di esercitare un'azione protettiva su sé stessi.
 
 
Lo stesso accade con CENTAURY ma, in questo fiore, la risorsa che permette tale realizzazione parte dalla parte emotiva, mentre, in CERATO , accade sul piano del pensiero. Nel primo, si tratta di imparare a mettere dei limiti, nel secondo ad ascoltare la propria voce interiore. Ma un punto di questa attenzione, più specificamente della sua mancanza, è il modo in cui le persone CERATO, perdono occasioni favorevoli e come, di fronte alle congiunture della vita, scelgono il percorso peggiore e tutto a causa delle influenze esterne o dal lasciarsi sedurre da elementi circostanziali che lo allontanano o lo deviano dal suo obiettivo centrale.
 
Allo stesso modo, e in opposizione a WATER VIOLET che non permette mai questo, "... il lavoro di una vita per il cattivo consiglio di un parente o un compagno." (Bach) come CENTAURY “Esagerano grandemente gli obblighi che devono verso un altro individuo" (Bach) e come lui "... si legano a qualche personalità dominante quando dovrebbero aiutare molto la maggioranza." tuttavia, l'ultimo tratto di questa frase di Bach (quando dovrebbero servire la maggioranza) permette una distinzione tra CERATO  e CENTAURY su questo argomento.
 
CENTAURY è rivolto alla "maggioranza", mentre, CERATO si dedica a qualcuno in particolare. In questo senso, a CENTAURY come a HEATHER, servono molti, mentre, a CHICORY e CERATO , pochi. Infine, e in relazione alla dipendenza, CERATO  aggiunge una caratteristica interessante: condivide con CENTAURY la debolezza ma giustifica e scusa il proprio “persecutore, come una donna che difenda il marito ubriaco che la maltratta." (Bach) sentendo che, "bisogna stare attenti a scegliere i nemici perché uno finisce per assomigliare a loro." (Jorge Luis Borges)
 


L’attenzione, la cura e la compassione: un’essenza per i terapeuti
Abbiamo menzionato la questione dell’attenzione. Questo è un termine su cui vale la pena di riflettere come concetto centrale nel lavoro terapeutico, dato che è associato, in modo molto intimo, con le idee di richiesta e cura. In tal senso, l’attenzione non consiste in un atteggiamento o nello sviluppo di un'abitudine, ma in una condizione che parte della stessa natura dell'Essere o dell'Anima. Quindi, l’attenzione come cura, è una dimensione spirituale che attraversa, dalle sue viscere, gli esseri umani e ci definisce come tali.
 
Seneca, sosteneva che il bene dell'uomo si realizza nella Cura, un'idea molto presente nei stoici greci e rintracciabile nel messaggio evangelico, tanto caro a Bach. Per gli stoici, il bene supremo nella vita è la felicità, intesa come la tranquillità dell'anima. Tranquillità che non risiede nell'esercizio di un atteggiamento passivo, arido, improduttivo e indifferente, ma, al contrario, come una disposizione in cui, la persona, oltrepassa le influenze esterne e governa quelle generate dai sensi nel loro rapporto con quel mondo in cui deve vivere.
 
Allora la persona, padrona di se stessa, inalterabile, non permette che nessuna circostanza casuale gli tolga la serenità interiore. E, per questo, ha bisogno di vivere secondo la natura e ascoltare la saggezza pratica che deriva da una riflessione prudente che, a sua volta, nasce dalla fiducia in sé e dall’essere in contatto con la direzione intuitiva della vita. Quindi, facilitare la guarigione di un paziente, aiutarlo ad imparare a prendersi cura di sé stesso, dovrebbe favorire  la sua felicità rimanendo fedele a sé stesso.
 
Forse, per questo, Bach in "Libera te stesso", si chiede: "Sei uno di coloro che si ritengono saggi; potresti essere un filosofo e una guida ai tuoi fratelli? Senti dentro di te la capacità di consigliarli nelle difficoltà, di lenirne le sofferenze, di aiutarli in tutti i problemi; ma, poiché non hai stima di te stesso, non riesci a farlo, forse perché stai ascoltando troppo la voce degli altri e fai troppa attenzione alle convenzioni del mondo? Comprendi che è solo questa mancanza di fiducia in te stesso, questa ignoranza della tua saggezza e della tua consapevolezza, che ti portano ad ascoltare troppo attentamente il consiglio degli altri? In tal caso CERATO ti aiuterà a ritrovare la tua individualità, la tua personalità e, libero dalle influenze esterne, ti renderà capace di usare il grande dono della saggezza che possiedi per il bene dell’umanità."
La qualità CERATO, allora, è al centro della capacità di essere un terapeuta, quindi, invece di essere così in sospeso, riflettendo su questo fiore, sulla sua condotta dubitativa, forse, è bene prendere in considerazione, invece, i suoi talenti di curatore e guida.
 
La relazione terapeutica è un legame diverso dall'insieme delle interazioni della vita interpersonale quotidiana e, anche se ogni relazione può avere effetti terapeutici, qui ci troviamo con una figura e funzione singolare. Dall'inizio alla fine il rapporto terapeutico floreale è destinato a fornire al paziente la scoperta della propria responsabilità, che è un essere libero in grado di raggiungere tale obiettivo. Per Bach il ripristino della "salute", nel senso medico e psicologico, è una conseguenza dell'eliminazione dell'ignoranza della nostra natura e missione spirituale.
 
E, affinché ciò accada, è necessario stabilire una relazione autentica che non si riduce all'atto di prescrivere. La condizione indispensabile per una prescrizione adeguata è l'esistenza di una relazione consolidata. Il paziente si trova di fronte al fatto di prepararsi ad affrontare una nuova visione di sé e il terapeuta deve avere la certezza che stia prescrivendo nella prospettiva di aiutare il paziente e non di volerlo cambiare, salvarlo o per dimostrare le proprie abilità e conoscenze nelle essenze floreali.
 
Quindi, in tale contesto, l'elemento decisivo della prescrizione non è la sua esattezza, ma il suo grado di adeguatezza nel contesto della relazione terapeutica, vale a dire se corrisponde o meno alla capacità di comprensione del paziente in quel momento, se dalla sua attuale situazione è la giusta espressione e se, per questa via, sarà utile per il paziente. Questa capacità del terapeuta potremmo chiamarla "vicinanza comprensiva" che presuppone che esso abbia sicurezza, fiducia, accettazione dell'altro come qualcuno diverso e prezioso ma che abbia, in particolare, saggezza pratica. Se esaminiamo i benefici che trasmette CERATO, vedremo come tutto questo è tra i suoi doni. Pertanto, onorevoli colleghi, non dimentichiamoci di CERATO .
 
Stiamo esplorando aspetti che CERATO apporta al buon rendimento di un terapeuta e maestro. Una virtù terapeutica è la compassione che non risiede propriamente nelle caratteristiche di questa tipologia floreale, ma che è bene tornare su di essa per collegare alcuni dei suoi aspetti con CERATO . Un lato della compassione implica la capacità di percepire il dolore altrui come proprio e, in un certo senso, la disposizione e la capacità di appropriarsi della sofferenza di un altro essere e di sperimentarlo come qualcosa di proprio.
 
Alcuni autori sostengono che, commiserare, è un atteggiamento che diventa abitudine e che comporta un "rapimento estatico", una sorte di stato alterato o di uscita da sé, stessi per comprendere l'altro nella situazione concreta in cui si trova e, per quel sentiero, assumere come proprie le sue sofferenze. Mentre scrivo queste righe non riesco a smettere di notare che questa considerazione ci permette di capire più profondamente CLEMATIS, che Bach ha chiamato l'Estatico, essenza a cui ha attribuito la caratteristica di sviluppare la bontà e che ci allontana dall'indifferenza, uno dei poli antagonistici della compassione.
 
Da un punto di vista interno avvertiamo che nella compassione ci sono molte diverse dimensioni affettive, ma è la saggezza pratica il centro nella capacità di distinguere, con chiarezza, le giuste ragioni che incoraggia tale comportamento e  aiuta a stabilire le precedenze, a valutare le disgrazie, le disavventure e i bisogni altrui. Per questo motivo, la condizione primaria, per lo schieramento della virtù della compassione, è rendersi conto della reale vulnerabilità e necessità di aiuto di un'altra persona e non lasciarsi ingannare o influenzare da maschere o manipolazioni.
 
E, CERATO  in questo aspetto, ben posizionato, diventa un chiaro riferimento per agire in modo adeguato ed efficace, dove il suo aiuto non parte della debolezza o della imprudenza, ma dell'essere competente. Caso contrario, la mancanza di tale saggezza pratica lo porta a diventare un terapeuta che è inghiottito dall' "amore terapeutico cieco ". E quando questo accade succede quello che dice Groucho Marx " La cosa brutta dell’amore è che molti lo confondono con la gastrite e, una volta guariti dalla malattia, si ritrovano che sono sposati."
 
Ho menzionato la parola competenza, nel senso di idoneità e capacità. E l' ho introdotta nel contesto per segnalare che CERATO  sviluppa questo talento che serve nella vita in generale e in particolare nel lavoro terapeutico. Essere un terapeuta competente significa non solo essere in grado di svolgere un'attività specifica in modo eccellente, ma anche avere fiducia nell'esercizio di tali abilità. È che il lavoro guaritore non richiede solo compassione, ma anche saggezza nell'arte di occuparsi di "soffre ed è tormentato" (Bach) con efficienza e praticità.
Questa saggezza deriva dall'esperienza, dalla formazione e dalle conoscenze ed è quella che allontana dal terapeuta i dubbi che ha sul bene che può fare o il male che deve evitare. Gli insegna che di fronte al dubbio deve fidarsi dell'azione dell'universo.
 
VERVAIN è una persona competente nel campo d'informazione, concetti e conoscenze; CENTAURY e AGRIMONY lo sono nel sapere essere, vale a dire in tutto ciò che riguarda gli atteggiamenti e i valori che guidano il comportamento; CHICORY e WATER VIOLET nel sapere stare, la comunicazione interpersonale e il lavoro di squadra ma, CERATO, è capace nel saper fare, vale a dire opera nel territorio delle abilità, destrezza e senso pratico della vita. Questi appunti differenziali li possiamo estendere a ciascuno dei Dodici Guaritori. Ognuno di loro è "competente" in un’area  specifica della vita, ma anche quando è in squilibrio, " incompetente" nella stessa zona. E questo ci può servire da guida per una buona diagnosi di personalità.


Influenzabilità e infelicità
Quando Bach inizia la sua analisi di CERATO  identifica questo tipo floreale come lo Sciocco e lo inquadra nella polarità della saggezza-ignoranza. La stoltezza è considerata come il prodotto dell’ascoltare gli altri invece di se stesso. In due testi di quel periodo, "I Dodici Guaritori", pubblicato a Epsom e nei " Dodici grandi rimedi" rimarca quella condizione. "CERATO sono gli sciocchi. Sarebbero saggi insegnanti e istruttori se non ascoltassero troppo le opinioni altrui e non si facessero influenzare troppo facilmente dalle circostanze esteriori."
 
“Il paziente che vuole fare cose stupide, che ascolta il consiglio di chiunque, che sperimenta ogni tipo di cura suggerita ha bisogno di CERATO." Tuttavia, non tutto parte da questa questione, ma questo atteggiamento significa essere portati verso il malcontento: "Interiormente sono infelici perché comprendono, nell'inconscio, che stanno sprecando il proprio tempo; sono segretamente insoddisfatti dei propri sforzi. Se solo si riuscisse a fargli comprendere la propria stupidità, migliorerebbero." (Bach) come AGRIMONY o MIMULUS, non condivide il proprio disagio con gli altri e porta in silenzio la sua avversione per il modo in cui agisce e, oserei dire, con la propria vita.
 
Mentre l’influenzabilità del suo carattere lo fa "... vittima dell'Egoista..." (Bach si riferisce a CHICORY) e gli impedisce di seguire il proprio lavoro, forse, non è troppo eterodosso insistere sull'assenza di felicità che abita l’interno di CERATO  come una caratteristica essenziale della sua tipologia, un aspetto con il quale mantiene una contraddittoria e curiosa relazione, come se essere infelice fosse qualcosa di naturale che opera in lui come qualcosa di estraneo alla sua coscienza, che non può lasciare indietro, in parte, perché è qualcosa che non vede mentre spreca la vita, perché non la vive pienamente, e questo lo fa con un atteggiamento naturale come se non ci fosse nulla di strano.
 
Fernando Pessoa descrive, in una poesia, questa esperienza:
“Se potessi mordere la terra intera
e sentirne il sapore,
sarei per un momento più felice...
Ma io non sempre voglio essere felice.
Ogni tanto è necessario essere infelici
per poter essere naturali...
Non tutti sono giorni di sole,
e la pioggia, quando manca, la si invoca.
Perciò prendo l'infelicità e la felicità
naturalmente, come chi non si sorprende”
 
Nora Weeks ha scritto un articolo, molto apprezzato da Bach ne, "I dodici rimedi del dott. Bach dal punto di vista di un profano" e voglio condividere oggi quello che dice su CERATO. Il motivo è che mi sembra di dare uno sguardo nuovo su un tema che vale la pena di tenere presente. "CERATO. La mancanza di sicurezza ha come risultato molte azioni insensate, perché, contro il loro buon giudizio, i pazienti sono indotti a provare e fare molte cose che sono dannose per loro stessi mediante il consiglio di altre persone.
Sono irritanti, perché citano molto spesso altre persone, invece di dire quello che pensano o vogliono loro stessi. Sono molto propensi a seguire le abitudini e le mode, e per loro l'opinione pubblica è molto importante. Cercano pretesti sciocchi per le loro azioni, quando dovrebbero avere un criterio migliore. Quando sono malati, accettano il consiglio di tutto il mondo e lo provano seriamente, non come le persone SCLERANTHUS, che sono troppo indecise per agire seguendo qualche consiglio. Le persone della classe CERATO possono arrivare a sentirsi molto infelici e scomode portando la cintura o la calza elastica che ha brevettato qualcun’altro, provando qualche dieta rigida o qualche cibo speciale che un amico gli ha consigliato di provare, quando sanno perfettamente con che tipo di cibo, vestiti o esercizi si sentono peggio e starebbe molto meglio se si fidassero del proprio istinto. Sono degli imitatori, perfino è probabile che contraggano una malattia se è di moda in quel momento. Sono troppo convenzionali per essere sè stessi."
Ci sono molte cose in questo testo di Nora, ma l'ultima riga evoca una differenza importante tra l’inautenticità CERATO  e AGRIMONY. Un argomento clinico per riflettere.


Commettere sciocchezze. Saper comunicare e stare zitto
Tutti commettiamo delle sciocchezze e finché gli effetti di queste sciocchezze non fanno ritorno, non misuriamo il dolore che generiamo con loro. Non basta dire: "Mi dispiace per CERATO". Niente affatto. Le spiegazioni, anche quelle più adeguate, sono solo questo, parole che non fanno altro che sottolineare la mancanza di solidità. Tutti commettiamo delle sciocchezze. E non c'è niente di più stupido di non cercare di correggerle.
 
Non importa il risultato, è necessario provare. Imparare dalle nostre colpe ci innalza, le giustificazioni impoveriscono. CERATO  vive giustificando, con gli altri, i propri errori e quindi persiste in loro. VERVAIN, invece, si giustifica con se stesso e come CERATO  ristagna nell'errore. Eppure uno è consumato dalla passione per la vita e l'altro nel conoscerla. Come diceva Buddha la passione è il seme della compassione, e dove c'è compassione c'è speranza.
 
"Sono aria vera", "Devo dire quello che penso", "Le cose devono essere chiare" CERATO  è preoccupato per queste cose senza chiedersi se il suo dire è opportuno, compassionevole e rispettoso. A volte cerca solo, senza saperlo di soddisfare il suo narcisismo. Questo è un posto in cui Bach segna il comportamento sconsiderato di questo tipo floreale. Nei suoi testi si distilla l'idea: CERATO, per favore, chiudi la bocca!!!.
 
Essere saggio non significa avere risposte, ma imparare a tacere. Di più se si tratta di parlare di altri. Qui l’imprudenza di CERATO  è leggendaria. Questo colloca questo fiore al polo opposto di WATER VIOLET e molto vicino a CHICORY. Anche se la natura delle intenzioni dell’uno e dell’altro sia diversa, la realtà delle sue azioni li accomuna. CHICORY non tace per dimostrare potere, CERATO perché sciocco.
 
Non è semplice saper tacere. La cosa migliore che ho letto sul silenzio proviene dalla penna del maestro, filosofo e poeta, Mario Satz. Il silenzio è una forza creatrice e che riempie di domande i nostri dubbi, come fa CERATO , non allontana l'incertezza, ma al contrario l’accresce. In questo senso CERATO  e HEATHER si abbracciano cercando di nascondere l'angoscia e la solitudine con, rispettivamente, il "rumore” mentale e verbale. CLEMATIS di solito nasconde il dolore della propria perdita dietro al sogno, alla fantasia e all'angoscia che gli risveglia l'intimità con il proprio essere, e normalmente lo conduce al misticismo.
  
CERATO, di fronte alla sfida di essere lo stesso e smettere di imitare opinioni altrui, sceglie di schierare un "pensiero positivo idiota" a cui si aggrappa dandogli valore reale. Ma, anche se il suo dire sembra brillante, non smette di essere meno sciocco. Al riguardo Goethe afferma, " Non è che cantando nel buio puoi vedere più chiaro" L’esposizione VERVAIN è clamorosa e seducente, quella WATER VIOLET elegante e misteriosa, e quella CERATO , interrogativa e narrativa, ma privo di assertività.
  
Abbiamo visto gli stili con cui, i tipi floreali comunicano e parlano. È interessante scoprire come la signatura del linguaggio di ogni persona ci fa scoprire il suo mondo interiore. Così, per esempio, la pressione di uno stile narrativo, meticoloso e dettagliato, configurato in questo modo dalla necessità di esorcizzare i dubbi piuttosto che sperare nel dialogo, racchiude, tra le sue pieghe, una difficoltà nell'abbracciare i sentimenti e fidarsi della propria voce interiore . Ma soprattutto il bisogno di liberarsi da ogni ansia.
  
L' ansia porta CERATO a chiedere il superfluo ma anche a rifugiarsi nella falsa certezza delle forme giuste. Come ROCK WATER, immagina che la formalità contenga l'essenziale, che la certezza porti alla pace, che la perfezione sia reale e che sbagliare sia un peccato. Deve imparare che essere saggio è sapere peccare fino all’eccesso e fare fiorire la virtù di quella dismisura. Lasciare da parte la passione per la ragione, non porta all'equilibrio, ma al dispiegamento di un'esistenza piatta. Questo fa parte dell'ignoranza CERATO  ma, la sua saggezza consiste, quando la raggiunge, nel dominare l'arte di seguire i segni della conoscenza pacata che proviene dall'anima. Sospiro per questo.


Mancanza di autostima
Bach ne "I Dodici Guaritori e i Quattro Assistenti" esprime, come caratteristica essenziale di CERATO, la sua mancanza di sicurezza. La sicurezza è una sensazione opposta alla paura e al sentirsi sicuro; si riferisce non solo al sentire, alla protezione e accettazione, ma soprattutto alla certezza di sapere dove si sta andando. E per questo bisogna imparare a non lasciarsi influenzare, ad avere fiducia in se stesso, a non essere in attesa dei consigli degli altri. Tutto questo lo abbiamo già detto, ma è bene ricordarlo quando si aggiunge un elemento, a volte dimenticato, nella considerazione di CERATO: la mancanza di autostima.
  
In CENTAURY , questa mancanza porta alla sottomissione, in AGRIMONY a mettersi una maschera per ottenere l'accettazione ma, in CERATO  la conseguenza è che “ammira e si fida troppo di coloro che hanno opinioni decise; a causa di questo può finire facilmente nei guai." (Bach) Forse, a piè di pagina, si dovrebbe aggiungere: ad ammirare chiunque sia VERVAIN, CHICORY e WATER VIOLET. È anche interessante notare che, in LARCH, l'assenza di una forte valutazione personale lo porta a non farlo, mentre CERATO fà ciò che gli dice di fare colui che lo abbaglia.
  
A un altro livello la disistima diventa mancanza di convinzione e perseveranza in ciò in cui crede. Così, per esempio, "durante la malattia sono sicurissimi che una certa cosa li curerà fino a quando non ne sentono un’altra; passano da un esperimento all’altro secondo l’ultimo consiglio. Faranno praticamente qualsiasi cosa, giusta o sbagliata che sia, se l’argomento è abbastanza convincente. Non hanno fiducia nel proprio buon senso. Anziché avere propri desideri e aspirazioni, citano spesso ciò che gli altri hanno pensato o consigliato. Le idee e le opinioni degli altri sono troppo importanti, e ciò li deruba della loro personalità. Avranno sempre qualche scusa per tutto ciò che fanno." (Bach) Vorrei evidenziare due fatti di questa descrizione di Bach: CERATO  si lascia rubare la sua personalità (e questo è molto forte) e vive dando giustificazioni e quindi non accettando i suoi errori e, non facendolo, cade nella ripetizione.


I segreti, le eredità nelle storie familiari
Voglio fermarmi. Smettere per oggi di parlare di CERATO , fino a un certo punto, e guardare un aspetto della clinica: i segreti. Il silenzio sulle situazioni familiari che mettono in imbarazzo, generano sensi di colpa o dolore. Seppellire nel silenzio il loro ricordo, non fa altro che cristallizzare uno schema che si eredita, in modo che qualcuno, in futuro, debba pagare per quello che oggi non abbiamo voluto o non siamo stati in grado di affrontare. Ma lo stesso accade quando tacciamo storie che non condividiamo. L' escluso ritorna sempre. E se non lo fa come una parola, lo farà come sintomo.
  
Ritorna anche come legame, in modo che, a volte, quello che abbiamo lasciato fuori in una relazione, ritorna incarnato nel seguito. La sincerità nei legami non è semplice, parlare dei nostri mali non è facile, mostrare le miserie ammutolisce. E, a volte, quel mutismo è un' eredità che portiamo da altri che ce la trasmettono. Per questo, in clinica, è bene guardare ciò che il paziente ricorda di storie di famiglia o di legami. Guardando in quella direzione la prescrizione si illumina con una diversa inclinazione che aiuta il paziente a lasciarsi alle spalle la sua sofferenza in modo più efficace.
  
E, parlando di eredità, bisogna considerare CHICORY, AGRIMONY e VERVAIN e tenere presente che le dimenticanze sono popolate di memorie. È per questo motivo che CERATO  domanda tante e tante sciocchezze: in modo inconscio, non osa chiedere "segreti" che non conosce ma percepisce che esistono. La sua volontà di sapere non si riferisce a ciò che interroga consapevolmente, ma a ciò che è nascosto dal ricordo della sua storia e della storia familiare.
  
La clinica è una buona maestra della natura umana. Se siamo abbastanza pazienti la verità nascosta dietro i sintomi si rivela e noi terapeuti possiamo mettere parole (essenze floreali) per farla emergere alla luce della coscienza. Allora, gli enigmi del passato si decifrano e le sofferenze hanno la possibilità di guarire. E anche se i traumi che hanno dato origine all'esclusione degli affetti, che sono stati l’origine della causa del sintomo, rimangono nell’oblio, i loro effetti si dissolvono. Ieri è passato.
  
In questa direzione si capisce che il sintomo che incarna una persona è quello emergente della malattia familiare e che il sintomo che si mette in atto nella vita di una persona è il frutto di una storia familiare. Allo stesso modo, si fa chiara l'azione dei fiori: mi rende solo responsabile dei miei mali e della mia storia e ognuno si prenda cura di ciò che è suo. CERATO  esita, VERVAIN afferma, IMPATIENS spinge, WATER VIOLET osserva, CHICORY corregge... ogni Guaritore agisce a suo modo ma il fiore ci porta a lasciare i modi e a fare fiorire la profonda decisione di essere fedeli a noi stessi, non ad un sistema o ad una storia, ma alla nostra anima.


Cerato, Vervain e Water Violet
Non c'è più molto da aggiungere su CERATO . Mi rendo conto che voglio andare al fiore che segue, perchè questo fiore mi risulta arido e mi infastidisce. So che non è né inconsistente né privo di sapori, solo che preferisco non vedere lo specchio che mi mostra, in cui ci sono tanti miei riflessi. O forse il dogmatismo inalterabile di VERVAIN non è un modo per nascondere i dubbi e le ansie che desta la naturale incertezza della vita? D'altro canto, non c'è bisogno di molte argomentazioni per dimostrare che la goffaggine affettiva di VERVAIN non è molto distante dalla follia cognitiva di CERATO, né l'entusiasmo esagerato distante dalla veemenza dall’essere in dubbio.
  
Quindi, CERATO  e VERVAIN sono fratelli nella sciocchezza, in piani diversi ma equivalenti. Allora, è bello vedere che l'uno vuole trovare la sicurezza guardando dietro tutte le porte, mentre l'altro ne apre solo una e si chiude a tutte le altre. Forse i due devono imparare da WATER VIOLET che si avvicina solo a quella porta che gli spetta oltrepassare, solo a quella, ma con un totale impegno. Tuttavia, questi tre fiori così disparati, si uniscono intorno alla saggezza.
  
L’aristocratico, mistico e vertebrale sapere WATER VIOLET, e il rinascimentale, ribelle e profetico VERVAIN richiedono, in ultima analisi, la prudente, intuitiva e pratica lucidità CERATO, quella naturale saggezza che si nutre dell’errore. Perché, a che serve la bellezza levigata di una statua o la sproporzionata misura di un grattacielo, senza le semplici imperfezioni dell'umano che contempla entrambe le creazioni? Tra il Canto dei Cantici, che coniuga WATER VIOLET, e l'eroico Esodo a cui VERVAIN è così affezionato, CERATO  ci mostra la calda e calma saggezza dell'Ecclesiaste, che insegna che tutto ha il suo tempo, che ogni cosa ha la sua ora.
Il deserto e la forza della conoscenza interiore
Negli ultimi giorni sono stato assillato da un grande caldo, sull'orlo di una geografia bruciante. Amo il deserto, quella topografia estrema, che mi fa andare e venire dalla sterile malinconia alla esacerbata gioia, dal secco al prosperoso, dal raccoglimento alle lusinghe. Finché non la vedi, non puoi immaginare, la potente vita che abita nel deserto. Lì, tutto è progettato per concentrare l'esistenza in un istante e nascondere la vitalità dietro un'apparente e fuorviante desolazione. Non si può perdere tempo, nè essere distratto da attrazioni secondarie. Quando il tempo è propizio, tutto accade ad un ritmo veloce.
  
Tuttavia, la produzione desertica non è affrettata, solo prudente, non perde le opportunità, non ferma il suo cammino. Nonostante il suo inospitale paesaggio, non ho mai visto un cielo notturno più bello di quello che si vede nel deserto. Le stelle sembrano essere a portata di mano, il silenzio è sinfonia che sembra un canto gregoriano e, in quel mondo, la coscienza, di fronte a tale immensità, si sente molto piccola, come un grano di terra che il passante calpesta attraverso i suoi sconnessi sentieri e le sue onde di sabbia.
  
In questo opaco spazio che tocca con forza l'anima, il monaco WATER VIOLET desidera ardentemente il deserto per vocazione, anela alla silenziosa riserva che scivola via dai suoi secchi pori, mentre, il lussurioso VERVAIN, accarezza, invece, l'idea di riposare il suo corpo stanco in una voluttuosa e umida oasi, luogo di tregua e respiro per le sue instancabili fatiche. Nel frattempo CERATO guarda le stelle sperando di trovare, tra i suoi bagliori, risposta alle sue domande. Il cielo, per lui, è un libro pieno di messaggi chiari che spera di capire. Lì, con ciò che CLEMATIS sogna, CERATO lo interroga come se il cielo notturno fosse un prezioso oracolo.
  
Credo che come in nessun altro testo Bach disegna il dramma esistenziale di CERATO  come fa ne "La storia dei Viaggiatori". Cosa dice? Primo Movimento: "... CERATO  non aveva molta fiducia nelle sue capacità di giudizio e voleva cercare ogni sentiero per essere sicuro di non sbagliarsi..." secondo movimento: "... CERATO  adesso conosce bene tutti i piccoli sentieri che non portano in nessun posto..."
 
La vita è un percorso di evoluzione, guarigione e comunione. È lo spazio in cui stiamo progettando l'apprendimento che l'anima deve realizzare. Per farlo, dobbiamo allontanarci dall'illusione e vivere la realtà, lasciarsi alle spalle la sicurezza che offre l'altro per fidarsi di quella che nasce dal nostro centro. Imparare a fidarsi del sapere che sorge come sorgente dal nostro centro e non permettere di lasciarci sedurre dalle cose secondarie della vita o da percorsi suggestivi ma falliti. Abbiamo bisogno di non aver paura di sbagliare, ma non dobbiamo commettere la stoltezza di non imparare dagli errori.
  
Ora, in generale, non prestiamo attenzione al fatto che gli eventi vitali che abbiamo nel nostro cuore, molte volte, sono legati a piccoli eventi trascendenti, dettagli minimi, scintille che, tuttavia, riempiono di luce e colore la nostra memoria e il nostro cammino per la vita. Non vediamo che di solito ci perdiamo e ci troviamo per "... piccoli sentieri..." (Bach) e che, questi sentieri, non sono altro che sentimenti e relazioni che ci costruiscono giorno per giorno. È come se Bach avesse indicato che CERATO  deve riuscire a non farsi coinvolgere dall'attrazione di emozioni e legami che non "... portano da nessuna parte." Non si tratta di non viverle, ma di non cadere imprigionato nelle loro reti. Quando CERATO riesce a essere al punto di aver imparato, prende le sue decisioni dalle tracce dell'esperienza della propria vita. Impronte piene di saggezza che diventano, per altri, uno specchio e una mappa.
  
24 settembre 1936: Bach compie 50 anni. Sarà il suo ultimo compleanno e come un regalo pieno di significato, quel giorno uscirà il suo libro postumo: "I Dodici Guaritori e altri rimedi ". Lì commenta di CERATO , “Per coloro che non hanno abbastanza fiducia in se stessi per poter prendere da soli delle decisioni. Chiedono sempre consigli agli altri, ma ne sono spesso fuorviati." Qualcosa di simile a quello che due anni prima aveva scritto in "I dodici Guaritori e i Sette aiuti", con qualche sfumatura significativa differente: “Per coloro che non sembrano avere alcun interesse nella vita; che non hanno molta fiducia né confidenza in se stessi. Chiedono sempre consiglio a diverse persone ma non lo seguono, non provano mai la soddisfazione di avere la risposta che cercavano. Spesso desiderano fare cose apparentemente prive di senso." e forse questo tono diverso è la mancanza di un interesse che gli riempie di vita. In questo, credo che per questo fiore sia così notevole la ritrosia la svogliatezza, come l'incertezza. In CENTAURY , questa irresolutezza è un'esitazione della volontà, ma in CERATO  tocca l'identità: ascoltandolo si ha la sensazione che non sanno chi sono e, forse, la mancanza di motivazione che sorge nel loro atteggiamento è una conseguenza di questa assenza di una certezza di chi si è o della mancanza di impulso "... per mantenere l'identità di sé stessi nella vita." (Julian Barnard)
  
Questo, forse, è parte della ragione per cui sono persone sensibili all'ambiente che li circonda ma, come VERVAIN, mancano di molta capacità di empatia, calore e tenerezza. A differenza di AGRIMONY che in modo naturale è una persona amichevole e partecipe, con cui tutti vogliono stare, CERATO non è un tipo floreale che si adatta con abilità all’ambiente sociale in cui si trova. Ma, d'altra parte, come VERVAIN e CHICORY, e fino a un certo punto AGRIMONY, CERATO  desidera lasciare un'eredità, un'impronta o un messaggio per l'umanità ("devono essere maestri e istruttori saggi..." Bach).
  
A differenza di VERVAIN che in territorio straniero in modo semplice si integra rapidamente, CERATO  si sente perso e invece di cercare di imparare e capire da sé, esige che altri gli dicano cosa fare e in questo modo dà loro il controllo della sua vita. Per questo, il compito di CERATO  consiste nel rafforzare la connessione della persona con la forza interiore che la guida. Tale disposizione porta a lasciarsi alle spalle la necessità di cercare il consenso e l'approvazione degli altri e ascoltare la voce dei propri desideri e certezze, in breve: la forza della conoscenza interiore.
  
Bach era un uomo conoscitore delle Sacre Scritture. Non solo la Bibbia, anche se i suoi testi sono pieni di riferimenti al vecchio e nuovo testamento. C' è un pezzo evangelico in cui si narra che Gesù manda i suoi apostoli a predicare e raccomanda loro di essere prudenti come i serpenti e semplici come i colombe. In precedenza, parlando di CENTAURY , abbiamo intrecciato una relazione tra forza, libertà e semplicità mentre, CERATO , seguendo Bach, lo colleghiamo con la virtù della prudenza e a con la giustizia VERVAIN.
  
È sempre bello vedere come, in Bach, tutto si leghi in un tessuto di reciproche interazioni dove nessuna virtù o difetto è isolato. Allo stesso modo, non si comprende pianamente un fiore, ma è il relazione al resto. Così, l'entusiasmo VERVAIN, deve imparare ad essere semplice (come CENTAURY ) e prudente (come CERATO ). La prudenza CERATO , non deve mancare di entusiasmo (VERVAIN) e semplicità (CENTAURY ). E la semplicità CENTAURY , come la prudenza (CERATO) deve essere focosa (VERVAIN). Allora, è chiaro come, questi fiori, si aiutano, a vicenda, per sviluppare ciò che ciascuno richiede per crescere.
  
Ora, già ci tocca entrare nel mondo SCLERANTHUS, è bene iniziare con l'idea che se VERVAIN è portato per mano dalla giustizia, CENTAURY dalla fortezza e CERATO  dalla prudenza, SCLERANTHUS  porta la buona notizia della Temperanza, è come dire, il contatto profondo con un'ambivalenza armoniosa e proporzionata, come quella che la dea Iris trasmetteva, come insegnamento, nel contesto immaginario della mitologia greca.
Diciamo, per un po', addio a CERATO.
Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco   2/6/2017
Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura



Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886
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