Cerato: il dubbio, la prudenza e la fiducia nella propria saggezza (Antonella Napoli)
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articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.
CERATO viene spesso associato al dubbio e alla persona che chiede continuamente consiglio agli altri perché non riesce a fidarsi delle proprie decisioni. È certamente uno degli aspetti più riconoscibili del rimedio e compare con grande chiarezza nella descrizione ultima del 1936, quando Bach parla di coloro che non possiedono sufficiente fiducia in se stessi per decidere autonomamente e finiscono per essere fuorviati dai consigli ricevuti. Se però torniamo agli scritti precedenti, l’immagine diventa molto più complessa e ci porta ben oltre la semplice indecisione.
Nel 1930 Bach chiama CERATO «lo Sciocco» e lo colloca nella polarità tra ignoranza e saggezza. Descrive una persona che desidera andare avanti, eppure possiede una capacità di discernimento ancora insufficiente: può scegliere male le persone di cui fidarsi, lasciarsi distrarre da questioni secondarie, perdere opportunità importanti, consegnare la propria direzione a personalità dominanti e persino perseverare in situazioni che interiormente sente insoddisfacenti. La qualità positiva indicata da Bach è già allora molto significativa: saggezza per riconoscere la verità, capacità di giudizio per distinguere ciò che è opportuno da ciò che non lo è e forza sufficiente per rimanere sulla strada individuata.
Due anni dopo, in Libera te stesso, il quadro si arricchisce ancora. Bach vede nella persona CERATO la possibilità di diventare un filosofo, un maestro, qualcuno capace di orientare e alleviare la sofferenza degli altri; ciò che ostacola questa qualità è la scarsa stima della propria saggezza, insieme all’abitudine di ascoltare troppo le opinioni altrui e le convenzioni del mondo. Nel 1933 ritorna la mancanza di fiducia nel proprio buon senso: si passa da un consiglio all’altro, si sperimentano strade differenti, si attribuisce alle opinioni esterne un peso tale da impoverire progressivamente la propria individualità. Nel 1934 Bach aggiunge una sfumatura ancora diversa, parlando anche di scarso interesse per la vita, di una ricerca che non trova soddisfazione e di decisioni apparentemente prive di senso.
Letti insieme, questi passaggi mostrano un CERATO molto più interessante della persona che semplicemente «non sa decidere». Il nucleo riguarda il rapporto con la propria capacità di conoscere. A volte la persona possiede già una percezione abbastanza chiara di ciò che sente e la mette in dubbio appena incontra un’opinione più sicura; altre volte il discernimento è realmente confuso, perché troppe informazioni, troppi dettagli e troppe influenze rendono difficile individuare ciò che conta. In entrambi i casi l’autorità che dovrebbe progressivamente formarsi dentro di sé viene continuamente cercata all’esterno.
Chiedere consiglio, naturalmente, appartiene a una buona capacità di vivere. Ci sono situazioni nelle quali abbiamo bisogno dell’esperienza e della competenza di qualcuno, soprattutto quando affrontiamo questioni che non conosciamo. Il tema CERATO emerge quando la consultazione smette di arricchire il proprio giudizio e comincia a sostituirlo: una persona ascolta un parere, poi un altro, poi un altro ancora, e ogni nuova voce modifica la direzione prima che abbia avuto il tempo di capire che cosa pensa realmente.
Eduardo H. Grecco segue proprio queste diverse formulazioni di Bach e mette al centro una virtù che oggi viene ricordata molto meno quando si parla di CERATO: la prudenza. La intende nel senso antico di saggezza pratica, capacità di osservare una situazione, utilizzare ciò che l’esperienza ha insegnato, distinguere l’essenziale dal secondario e trovare una direzione adeguata senza consegnare ad altri la responsabilità della propria vita. Da questo nucleo sviluppa poi temi più ampi: l’attenzione e la cura, la competenza terapeutica, l’influenzabilità, l’autostima, il modo di comunicare, la funzione del silenzio, la conoscenza interiore e, attraverso immagini profondamente simboliche, i sentieri, le porte, il deserto e le stelle interrogate come un oracolo.
La domanda che attraversa CERATO potrebbe allora essere formulata così: quando ascolto gli altri, sto ampliando la mia comprensione oppure sto chiedendo a qualcuno di sapere al posto mio?
È una differenza sottile, perché la saggezza di CERATO non consiste nell’isolarsi dalle opinioni esterne. Cresce piuttosto nella capacità di ascoltare, confrontare, imparare e poi tornare a un centro personale dal quale assumersi la responsabilità della scelta.Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Eduardo H. Grecco dedica a CERATO riflessioni particolarmente interessanti perché recupera aspetti degli scritti di Bach che la descrizione ultima lascia inevitabilmente sullo sfondo. Lo «Sciocco», la polarità ignoranza-saggezza, la prudenza, la capacità di diventare maestro e guida, l’infelicità prodotta dal vivere secondo direzioni che non appartengono realmente alla persona e il rischio di consegnare la propria individualità alle opinioni altrui sono già presenti, con accenti diversi, nel percorso di Bach. Grecco li mette in relazione tra loro e costruisce da questa base una lettura molto più ampia della conoscenza, del discernimento e della capacità di assumersi la responsabilità di ciò che si sa.
A questi nuclei aggiunge una propria elaborazione psicologica, clinica, spirituale e simbolica. Particolarmente importante è la prudenza, che Grecco interpreta come saggezza pratica e mette in relazione con la cura e con il lavoro del terapeuta; altrettanto significative sono le immagini del deserto, delle stelle e dei sentieri, attraverso le quali rappresenta il passaggio dalla ricerca compulsiva di risposte esterne a una conoscenza che può finalmente essere riconosciuta dentro di sé.
In questo articolo riprendo questi nuclei conservandone il registro simbolico e distinguendo, quando necessario, ciò che Bach afferma nei suoi diversi scritti, ciò che Grecco interpreta e sviluppa e ciò che possiamo ulteriormente comprendere attraverso uno sguardo psicologico e floriterapico.
Per chi desidera conoscere direttamente e in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.
Riflessioni su Cerato
2. La prudenza
Da Centaury a Cerato
Grecco colloca il passaggio da CENTAURY a CERATO dentro il percorso dei Dodici Guaritori e individua tra i due rimedi una
continuità importante: entrambi possono consegnare una parte della propria
libertà a un’altra persona. Cambia però il luogo nel quale questa dipendenza si
organizza. In CENTAURY è soprattutto la volontà a diventare fragile nella
relazione; la persona può sapere che cosa desidera e cedere ugualmente, perché
opporsi, deludere o creare conflitto le risulta difficile. In CERATO viene
toccato un livello differente: è il proprio giudizio a perdere autorevolezza.
L’altro non decide soltanto perché è più forte; viene ascoltato perché sembra
sapere meglio.
È una distinzione molto utile anche nella vita
quotidiana. Una persona CENTAURY può dire: «So che non vorrei farlo, però non
riesco a dirgli di no». Una persona CERATO può trovarsi invece a pensare: «Io
farei così, però lui è molto più sicuro di me; probabilmente ha ragione». Il
risultato può assomigliarsi, perché in entrambi i casi la direzione personale
viene abbandonata, mentre il processo interno è profondamente diverso.
Grecco collega questo passaggio anche al tema dei
limiti che abbiamo incontrato in CENTAURY. Un confine non protegge soltanto il
tempo, il corpo e lo spazio relazionale; esiste anche un confine epistemico,
potremmo dire, che riguarda il diritto di riconoscere come propria una
percezione, un’esperienza e un pensiero. Possiamo ascoltare ciò che gli altri
ci dicono senza lasciare che la loro convinzione cancelli automaticamente ciò
che abbiamo imparato attraverso la nostra storia.
Proprio qui diventa importante ricordare la prima
immagine utilizzata da Bach, quella dello «Sciocco». Il termine può risultare
sgradevole se lo leggiamo come giudizio sull’intelligenza della persona; nel
contesto degli scritti iniziali rimanda invece a una forma di imprudenza e di
insufficiente discernimento. CERATO può essere intelligente, colto e capace di
dare ottimi consigli agli altri, e contemporaneamente mostrarsi
sorprendentemente poco affidabile quando deve riconoscere la validità della
propria conoscenza. Bach stesso intravede in lui il possibile maestro e
filosofo che ancora ignora il valore della propria saggezza.
Questo rende il rimedio particolarmente
interessante. Il problema non è necessariamente la mancanza di una risposta;
può riguardare l’incapacità di attribuire abbastanza valore alla risposta che è
già emersa, oppure di utilizzare l’esperienza per distinguere una voce
competente da una semplicemente molto sicura di sé.
Una personalità dominante diventa allora
particolarmente seducente. La sicurezza dell’altro offre temporaneamente ciò
che CERATO sente di non possedere: una direzione chiara, una riduzione
dell’incertezza, la sensazione che qualcuno sappia dove andare. Il prezzo può
essere una progressiva perdita di autonomia, soprattutto quando la persona
comincia a considerare la certezza dell’altro una prova della sua maggiore
competenza.
Il passaggio da CENTAURY a CERATO può quindi essere
letto come un nuovo gradino del problema della libertà. Dopo aver imparato che
la propria volontà ha diritto di esistere, occorre anche imparare che la
propria esperienza può produrre conoscenza.
Cerato: La prudenza
La prudenza è probabilmente uno dei temi più
preziosi recuperati da Grecco, perché permette di comprendere CERATO senza
ridurlo alla semplice fiducia in se stessi. Nella tradizione filosofica e
spirituale alla quale egli fa riferimento, la prudenza appartiene alle grandi
virtù dell’agire e indica una forma di saggezza pratica: vedere la situazione
per ciò che è, ricordare ciò che l’esperienza ha insegnato, valutare le
circostanze, ascoltare un buon consiglio quando serve e scegliere una direzione
adeguata al momento concreto. Grecco richiama sia la tradizione cristiana sia quella
stoica e filosofica per restituire al termine questa profondità.
È importante perché la prudenza viene facilmente
confusa con la cautela o con una personalità che evita i rischi. In CERATO
significa qualcosa di più articolato: riuscire a discernere.
La persona imprudente descritta dal primo Bach può
attribuire molto peso a elementi secondari e perderne di vista altri decisivi.
Si lascia attrarre dal dettaglio, dal consiglio ricevuto nell’ultimo momento,
dall’opinione di qualcuno che appare convincente, dalla convenzione che dice
come «si dovrebbe» fare. Proprio mentre cerca di evitare l’errore può diventare
più vulnerabile a commetterlo, perché la quantità di riferimenti esterni rende
sempre meno leggibile ciò che l’esperienza personale aveva già mostrato.
Pensiamo a una decisione importante. CERATO
raccoglie informazioni, chiede a una persona, poi a un’altra; una risposta apre
una possibilità e quella successiva la mette nuovamente in discussione. La
ricerca, che inizialmente doveva aiutare a scegliere, finisce per produrre una
quantità crescente di alternative. Ogni consiglio rende necessario un nuovo
controllo e il momento della decisione si allontana.
La prudenza permette invece di fermare la ricerca
quando le informazioni sono sufficienti. Richiede di accettare che nessuna
scelta significativa viene compiuta con una garanzia assoluta e che anche una
decisione ben ponderata può avere conseguenze inattese. Una parte della
saggezza nasce proprio da ciò che abbiamo imparato sbagliando, correggendo e
vedendo che cosa accade quando seguiamo una strada piuttosto che un’altra.
In questa prospettiva, fidarsi di sé non significa
considerare automaticamente vera ogni intuizione personale. La maturità di CERATO
comprende anche la capacità di verificare, ascoltare persone competenti,
modificare un’opinione quando emergono dati nuovi e riconoscere i limiti delle
proprie conoscenze. La differenza risiede nel fatto che tutte queste
informazioni vengono integrate dentro un criterio personale, invece di
diventare ogni volta il nuovo centro dal quale dipendere.
La prudenza è quindi molto lontana dalla certezza
assoluta. Ha più a che fare con una conoscenza sufficientemente solida da
permettere di agire anche mentre una parte dell’incertezza rimane.
Cerato, Vervain, Centaury
Il confronto tra CERATO, VERVAIN e CENTAURY
permette a Grecco di mostrare tre modi profondamente differenti di rapportarsi
alla propria direzione. In CERATO il problema riguarda soprattutto il giudizio,
in CENTAURY la volontà, mentre VERVAIN presenta quasi la polarità opposta: la
convinzione è talmente forte che diventa difficile lasciare spazio a ciò che
potrebbe modificarla.
CERATO può aprire troppe porte perché teme di
lasciarsi sfuggire quella giusta. VERVAIN ne apre una e può procedere con una
tale certezza da non vedere più le alternative. CENTAURY può sapere quale porta
desidererebbe attraversare e rinunciare perché qualcuno gli chiede di prenderne
un’altra. Sono immagini semplici che aiutano a capire la
differenza tra i tre fiori.
Grecco osserva inoltre che CERATO tende a
concentrarsi sui dettagli rischiando di perdere i principi fondamentali, mentre
VERVAIN può fare il movimento opposto: il principio è così importante da
rendere secondarie le sfumature concrete. Questa differenza offre una chiave
interessante anche dal punto di vista psicologico. L’eccesso di dettaglio può
infatti funzionare come tentativo di ridurre l’incertezza: se raccolgo ancora
un’informazione, se capisco anche quest’ultimo particolare, se ascolto un altro
parere, probabilmente riuscirò finalmente a essere sicuro. VERVAIN cerca
sicurezza attraverso la convinzione; CERATO attraverso l’accumulo di elementi
da valutare.
CENTAURY porta ancora un’altra domanda: quanto pesa
l’altro nella mia scelta? Una persona può essere perfettamente capace di
ragionare e, nel momento in cui entra in gioco una relazione significativa o
un’autorità percepita come forte, perdere la capacità di sostenere ciò che
aveva pensato.
Grecco sottolinea anche la tendenza di CERATO a
legarsi a una personalità dominante, un aspetto che compare già nei primi
scritti di Bach. Qui la somiglianza con CENTAURY è evidente, mentre la dinamica
rimane diversa: CENTAURY può sottomettersi per difficoltà ad affermare la
propria volontà; CERATO può affidarsi perché attribuisce all’altro una capacità
di giudizio superiore alla propria.
Questo confronto diventa particolarmente utile
quando qualcuno dice: «Faccio sempre quello che mi dicono gli altri». La frase
descrive il comportamento, mentre non ci dice ancora perché accada. Può esserci
paura del conflitto, bisogno di approvazione, sfiducia nel proprio criterio o
persino una reale convinzione che la persona alla quale ci affidiamo sia più
competente.
Cerato: L’attenzione, la cura e la compassione: un’essenza per i terapeuti
Grecco parte dalla prudenza e dalla capacità di
discernimento di CERATO e le collega al lavoro terapeutico, recuperando
soprattutto il Bach di Libera te stesso, dove la persona CERATO viene
immaginata come un possibile filosofo, maestro e guida capace di aiutare gli
altri, ostacolato soprattutto dalla scarsa fiducia nella propria saggezza.
Grecco introduce qui il tema dell’attenzione e lo
collega alla cura. Nel suo linguaggio l’attenzione possiede anche una
dimensione spirituale: prendersi cura significa essere realmente presenti alla
persona che abbiamo davanti, riconoscerne la singolarità e accompagnarla senza
sostituirci al suo percorso. Da questa prospettiva CERATO acquista un
significato molto diverso da quello abitualmente ricordato, perché il suo polo
positivo contiene proprio quella saggezza pratica che consente di ascoltare,
comprendere e intervenire con misura.
È un tema che trovo particolarmente importante
nella relazione terapeutica. Il terapeuta possiede conoscenze, esperienza e
strumenti, mentre la persona che incontra possiede una conoscenza
insostituibile della propria esperienza. Quando la competenza professionale
diventa il tentativo di sapere al posto dell’altro che cosa debba sentire,
desiderare o scegliere, la relazione rischia di perdere una parte essenziale
della propria funzione.
Grecco parla di una «vicinanza comprensiva»,
espressione molto efficace per indicare una presenza che combina sicurezza,
accettazione della differenza e saggezza pratica. In questa prospettiva
l’accuratezza della scelta floreale rimane importante, ma acquista significato
dentro la relazione e dentro il momento che la persona è realmente in grado di
attraversare. Una prescrizione tecnicamente raffinata può essere poco utile se
nasce dal bisogno del terapeuta di dimostrare la propria competenza o se
introduce significati che il paziente non riconosce ancora come propri.
La prudenza diventa quindi anche una qualità
clinica: sapere quanto intervenire, quando aspettare, quale domanda aprire e
quale lasciare maturare.
Il tema della compassione completa questo quadro.
Grecco la collega alla capacità di percepire realmente la vulnerabilità
dell’altro e, nello stesso tempo, di discernere quando e come sia utile
intervenire. La compassione priva di discernimento può facilmente diventare
salvataggio, invasione o assunzione di responsabilità che appartengono alla
persona aiutata; la prudenza permette invece alla cura di rispettare
l’autonomia.
CERATO può essere interessante anche per il
terapeuta che dubita continuamente della propria capacità, cerca conferme in
ogni teoria o collega, cambia frequentemente metodo perché quello appena
incontrato sembra migliore e fatica a riconoscere ciò che l’esperienza gli ha
già insegnato. Continuare a formarsi è parte della responsabilità
professionale; il problema emerge quando nessuna formazione riesce mai a
trasformarsi in un sapere sufficientemente interiorizzato da poter essere
utilizzato con fiducia.
La competenza, in fondo, cresce quando conoscenza
ed esperienza smettono di essere soltanto qualcosa che abbiamo appreso da altri
e diventano una capacità personale di stare davanti a quella specifica persona,
in quel preciso momento.
Cerato: Influenzabilità e infelicità
Nei primi scritti di Bach l’influenzabilità di CERATO
possiede conseguenze molto più profonde della semplice indecisione. Le opinioni
degli altri possono diventare così importanti da sottrarre alla persona una
parte della propria individualità; Bach descrive inoltre una forma di
insoddisfazione interna, quasi la percezione silenziosa di stare utilizzando
male il proprio tempo e le proprie possibilità. Grecco raccoglie questi
passaggi e considera l’infelicità uno degli aspetti meno evidenti e più
interessanti del rimedio.
Il collegamento è comprensibile se pensiamo a ciò
che accade quando molte decisioni vengono prese sulla base di un criterio
prevalentemente esterno.
Si può costruire una vita perfettamente sensata
agli occhi degli altri e sentire che qualcosa continua a non corrispondere: il
percorso di studi era quello più consigliato, il lavoro sembrava sicuro, la
relazione era approvata dalla famiglia.
Una determinata scelta era quella che tutti
consideravano ragionevole. Ogni decisione possiede una spiegazione e tuttavia,
guardando l’insieme, la persona può avere la sensazione di abitare una storia
che le appartiene soltanto in parte.
Questa esperienza non equivale necessariamente a
una depressione e non va trasformata in una caratteristica inevitabile di CERATO.
Grecco sta indicando una possibile conseguenza della continua rinuncia al
proprio criterio: quando ascoltiamo sistematicamente gli altri prima di noi
stessi, possiamo perdere progressivamente il contatto con ciò che ci dà
interesse, motivazione e senso.
Anche Nora Weeks, nelle osservazioni riprese da
Grecco, descrive una persona molto sensibile alle mode, alle consuetudini e
alle opinioni pubbliche, capace persino di seguire suggerimenti che contrastano
con ciò che sa per esperienza essere più adatto a sé. È un’immagine
sorprendentemente attuale, perché l’ambiente nel quale viviamo offre una
quantità enorme di persone pronte a dirci che cosa mangiare, come lavorare,
come crescere un figlio, quale relazione scegliere e quale versione di noi
stessi sarebbe migliore.
La quantità di informazioni può diventare una
risorsa straordinaria, purché non sostituisca il processo attraverso il quale
impariamo a valutare.
L’influenzabilità di CERATO non si misura quindi
dal numero di persone che ascolta. Una persona può consultare molti esperti ed
essere estremamente autonoma, perché utilizza ciò che riceve per costruire una
decisione propria. Il tema diventa significativo quando ogni nuova opinione
possiede abbastanza forza da azzerare quella precedente e la persona ricomincia
continuamente da capo.
La soddisfazione ritorna progressivamente quando
una scelta può finalmente essere sentita come propria, anche se in seguito si
rivelerà imperfetta. Aver sbagliato seguendo un proprio ragionamento offre
comunque un’esperienza dalla quale imparare; essere continuamente portati da
una voce all’altra rende molto più difficile costruire quella memoria personale
che alimenta il discernimento.
Cerato: Commettere sciocchezze. Saper comunicare e stare zitto
Ancora una volta che stiamo parlando di stoltezza
come mancanza di discernimento, non di scarsa intelligenza. Anzi, il paradosso
di CERATO consiste proprio nel poter essere una persona intelligente, preparata
e persino capace di orientare bene gli altri, mentre fatica molto di più quando
deve riconoscere la validità del proprio giudizio.
Grecco insiste soprattutto sulla ripetizione
dell’errore. Tutti facciamo scelte sbagliate; diventano più difficili da
integrare quando la responsabilità viene continuamente spostata verso chi ci
aveva consigliato, verso le circostanze o verso una nuova spiegazione che
permette di evitare il confronto con ciò che l’esperienza avrebbe potuto
insegnarci.
Una persona può dire: «Ho fatto così perché me
l’avevano detto», e la frase può essere perfettamente vera. Rimane però una
domanda importante: che cosa mi ha portato ad affidare proprio a quella persona
la mia scelta? Quali segnali avevo percepito e non ho ascoltato? Che cosa posso
imparare perché la prossima decisione contenga anche la mia esperienza?
Accettare la propria parte nell’errore permette di
trasformarlo in conoscenza.
Grecco collega questo tema anche al modo di
comunicare di CERATO, che descrive come interrogativo, narrativo, ricco di
dettagli e incline a citare continuamente ciò che altri hanno detto. La domanda
può diventare uno strumento attraverso il quale cercare conferma e ridurre
temporaneamente l’ansia del dubbio; il problema è che ogni risposta apre
facilmente nuove domande.
Si crea così un movimento nel quale parlare e
chiedere sostituiscono progressivamente il momento della scelta. «Tu cosa
faresti?» «Secondo te è giusto?» «Ho letto che…» «Un’altra persona però mi ha
detto…»
Il punto non consiste nel vietarsi di fare domande.
CERATO ha bisogno di imparare anche a riconoscere il momento in cui le
informazioni disponibili sono sufficienti e continuare a cercarne altre produce
soprattutto rumore.
È qui che il silenzio acquista il significato
profondo che Grecco gli attribuisce. Tacere non significa chiudersi o smettere
di comunicare; può diventare lo spazio nel quale le diverse opinioni ricevute
smettono per un momento di parlare contemporaneamente e diventa possibile
sentire quale risonanza hanno dentro di noi.
Anche il confronto con HEATHER e WATER VIOLET permette
di comprendere meglio che cosa Grecco intenda quando parla del silenzio. Per HEATHER
il silenzio può diventare uno spazio difficile da abitare, perché quando
vengono meno la presenza e la voce dell’altro emerge con maggiore evidenza la
sensazione di solitudine. La parola acquista allora una funzione relazionale e,
nei momenti più critici, anche difensiva: parlare, raccontare, cercare
continuamente qualcuno con cui condividere ciò che accade permette di mantenere
il contatto e di non rimanere soli davanti a quel vuoto. Grecco avvicina in
questo senso HEATHER e CERATO, distinguendo però la qualità del rumore con cui
cercano di allontanare l’angoscia: in HEATHER prevale il rumore verbale, la
necessità di parlare e di avere un interlocutore; CERATO produce più facilmente
un rumore mentale fatto di domande, ipotesi, consigli richiesti, risposte
confrontate e nuovi dubbi che nascono proprio nel tentativo di trovare
finalmente una certezza.
WATER VIOLET vive invece il silenzio in una maniera
profondamente diversa. Lo cerca, lo abita e può riconoscerlo come uno spazio di
raccoglimento, introspezione e contatto con la propria vita interiore. Nella
lettura simbolica di Grecco, il suo silenzio possiede persino qualcosa di
difficile da tradurre in parole: la persona può sentire che ciò che vive
interiormente è troppo sottile, intimo o complesso per essere facilmente
comunicato, e preferisce custodirlo. È per questo che Grecco collega Water
Violet all’«amore silenzioso» e all’idea di un’intimità quasi sacra. La stessa
qualità può però irrigidirsi: il silenzio che protegge la profondità interiore
può diventare impenetrabilità, distanza e un muro attraverso il quale gli altri
non riescono più a raggiungere la persona.
Abbiamo quindi tre movimenti differenti. HEATHER tende
a riempire il silenzio perché nel vuoto rischia di sentire più intensamente la
propria solitudine; WATER VIOLET può desiderarlo perché proprio nel silenzio
ritrova se stesso, anche se deve imparare a non trasformarlo in isolamento; CERATO,
infine, avrebbe bisogno di quel silenzio per ascoltare la propria conoscenza
interiore, ma può renderlo impraticabile riempiendolo di domande e di voci
esterne. Il suo apprendimento consiste anche nel tollerare quel momento nel
quale nessuno gli offre una risposta e l’incertezza rimane abbastanza a lungo
da permettere che emerga un criterio personale.
Cerato: Mancanza di autostima
La mancanza di autostima appartiene esplicitamente
agli scritti di Bach su CERATO e merita di essere distinta da una generica
insicurezza. In Libera te stesso Bach parla della scarsa stima della
propria saggezza; nel 1933 insiste sulla mancanza di fiducia nel buon senso
personale e sulla tendenza ad ammirare eccessivamente chi possiede opinioni
decise. Le idee degli altri possono acquistare un peso tale da indebolire progressivamente
l’individualità.
L’autostima di CERATO riguarda quindi soprattutto
il diritto di considerare affidabile la propria mente.
Una persona può sentirsi competente nel lavoro, piacersi
fisicamente, avere relazioni soddisfacenti e tuttavia dubitare continuamente
delle proprie decisioni. Ogni volta che qualcuno parla con maggiore sicurezza,
il suo punto di vista sembra improvvisamente più autorevole.
Il confronto con altri fiori aiuta molto.
In LARCH, la bassa valutazione di sé può portare a
non tentare perché si anticipa il fallimento. CERATO può invece agire
moltissimo, a volte persino troppo, purché qualcuno abbia indicato la
direzione.
CENTAURY può sapere che cosa desidera e cedere alla
volontà altrui.
AGRIMONY può adattare ciò che mostra per proteggere
l’accettazione e l’armonia.
CERATO consegna più facilmente all’altro la
definizione di ciò che sia vero, opportuno o giusto per sé.
Questa differenza è sottile e clinicamente
importante.
La fiducia nel proprio giudizio cresce attraverso
l’esperienza, e proprio per questo proteggere continuamente una persona da ogni
possibile errore può mantenere la dipendenza. Se qualcuno decide sempre per
noi, difficilmente potremo costruire quella memoria personale che permette un
giorno di pensare: «Questa situazione la conosco; l’ho già attraversata; so
qualcosa su come funziono».
Lo stesso vale nella relazione terapeutica. Un
paziente può chiedere: «Lei che cosa farebbe al mio posto?». In alcuni momenti
può essere utile offrire informazioni o aiutare a valutare le alternative,
mentre una risposta prescrittiva rischia di confermare proprio l’idea che la
persona abbia bisogno di qualcuno più competente che scelga al suo posto.
La saggezza di CERATO non consiste nell’essere
sempre nel giusto. Consiste nell’acquisire abbastanza fiducia da poter dire:
«Ho ascoltato, ho valutato, questa è la scelta che in questo momento sento più
coerente con me».
Anche quando dovrà essere corretta, sarà finalmente
materiale della propria storia.
Cerato: I segreti, le eredità nelle storie familiari
Nel territorio clinico e simbolico che riguarda i
segreti familiari, Grecco racconta quello che viene escluso dal racconto e le
modalità attraverso le quali una storia può continuare a esercitare
un’influenza anche quando non viene nominata. Nella sua lettura, il bisogno di CERATO di fare continuamente domande può essere collegato anche alla sensazione che
esista qualcosa da conoscere, una parte della storia che rimane fuori dal campo
cosciente e che la persona cerca indirettamente di raggiungere.
Le famiglie costruiscono inevitabilmente
narrazioni. Alcuni eventi vengono raccontati spesso, altri poco; ci sono temi
dolorosi, vergognosi o conflittuali intorno ai quali può formarsi un silenzio.
Anche quando una persona non conosce i fatti, può vivere dentro un clima
relazionale nel quale percepisce omissioni, contraddizioni, argomenti che
improvvisamente chiudono la conversazione o emozioni la cui intensità sembra
difficile da comprendere.
Questo non ci autorizza a immaginare che esista un
trauma nascosto da scoprire, ma ci invita piuttosto a prestare attenzione al
modo in cui il non detto partecipa alla relazione.
Una persona può sentire che alcune domande non si
possono fare, può sapere che un determinato argomento provoca disagio senza
comprenderne il motivo. Può aver ricevuto versioni differenti dello stesso
evento e continuare a cercare qualcuno che finalmente le dica quale sia quella
«vera».
È facile vedere come un simile terreno possa
risuonare con CERATO: l’autorità sulla propria storia sembra trovarsi sempre
nelle mani di qualcun altro.
Dal punto di vista psicologico, possiamo osservare
i racconti ricevuti, le omissioni conosciute, i ruoli familiari, il significato
attribuito agli eventi, ciò che una persona sente di poter chiedere e la
libertà che possiede oggi di costruire una propria posizione rispetto alla
storia dalla quale proviene.
Anche qui CERATO torna al tema fondamentale
dell’autorità interiore. Possiamo conoscere il racconto della famiglia,
ascoltare le versioni degli altri, riconoscere ciò che è rimasto irrisolto e,
gradualmente, smettere di chiedere a quella storia di dirci interamente chi dobbiamo
essere.
Cerato, Vervain e Water Violet
Grecco riunisce CERATO, VERVAIN e WATER VIOLET intorno
al tema della saggezza, utilizzando un linguaggio che è apertamente simbolico.
Le tre essenze rappresentano modi molto diversi di rapportarsi alla conoscenza:
WATER VIOLET porta una qualità contemplativa, raccolta, quasi mistica; VERVAIN una
conoscenza animata dall’ideale, dalla visione e dalla volontà di trasformare; CERATO
una saggezza più pratica, intuitiva e prudente, capace di utilizzare ciò che
l’esperienza insegna.
Grecco utilizza una bellissima immagine per
distinguerli: CERATO cerca sicurezza guardando dietro troppe porte; VERVAIN tende
a sceglierne una e a chiudere rapidamente tutte le altre. WATER VIOLET rappresenta
una terza modalità, quella di chi si avvicina con maggiore selettività alla
porta che sente realmente propria.
È un’immagine che restituisce molto bene tre
diversi rapporti con l’incertezza.
CERATO teme di scegliere troppo presto e moltiplica
le possibilità.
VERVAIN teme maggiormente la dispersione e
restringe il campo intorno a una convinzione.
WATER VIOLET può ritirarsi dall’eccesso di stimoli
e affidarsi a un sapere più interno e selettivo.
Nessuno di questi movimenti contiene tutta la
saggezza. CERATO ha bisogno della capacità di impegnarsi in una direzione; VERVAIN
della prudenza che lascia entrare ciò che potrebbe modificare l’idea iniziale; WATER
VIOLET può incontrare la necessità di riportare il proprio sapere dentro lo
scambio con gli altri.
Grecco approfondisce ulteriormente il simbolo
attraverso riferimenti biblici: associa WATER VIOLET alla qualità contemplativa
e mistica del Cantico dei Cantici, VERVAIN all’energia eroica e
profetica dell’Esodo e CERATO alla saggezza più calma dell’Ecclesiaste,
dove ogni cosa possiede il proprio tempo.
Questi riferimenti non sono semplici decorazioni
letterarie. Nel pensiero di Grecco servono a rappresentare qualità psichiche
differenti. La saggezza CERATO non cerca una verità assoluta da difendere e
neppure un sapere distante dal mondo; impara a leggere il momento, riconoscere
ciò che l’esperienza ha insegnato e decidere quale passo abbia senso compiere
ora.
È una conoscenza molto umana, perché accetta di
crescere attraverso l’errore.
Cerato: Il deserto e la forza della conoscenza interiore
Il deserto è una delle immagini simboliche più belle utilizzate da Grecco per CERATO. Lo descrive come un luogo estremo nel quale tutto ciò che è secondario perde importanza: la vita deve concentrare le proprie risorse, attendere il momento opportuno e utilizzarlo senza dispersione. Sotto un’apparenza povera e arida esiste una vitalità capace di emergere con straordinaria precisione quando le condizioni lo permettono.
Grecco colloca simbolicamente nel deserto tre dei fiori appena confrontati. WATER VIOLET vi cerca il silenzio e il raccoglimento; VERVAIN immagina l’oasi nella quale riposare dalla propria incessante attività; CERATO alza gli occhi verso le stelle e spera che il cielo gli consegni una risposta. Lo interroga quasi fosse un oracolo. L’immagine racconta perfettamente il suo problema.
CERATO cerca fuori ciò che dovrebbe imparare a riconoscere dentro. Le stelle, il maestro, l’amico sicuro di sé, il libro, l’ultima teoria incontrata possono assumere la funzione dell’oracolo: «Dimmi quale strada devo prendere e liberami dal rischio di sbagliare».
Il deserto, però, offre poche distrazioni. Proprio perché costringe a eliminare il superfluo, diventa anche il luogo nel quale la persona può cominciare a riconoscere ciò che rimane quando tutte le voci esterne tacciono.
Grecco collega questa immagine a La storia dei Viaggiatori di Bach, dove CERATO vuole esplorare ogni sentiero per essere certo di non sbagliare e finisce per conoscere soprattutto una grande quantità di strade che non conducono da nessuna parte. È un’immagine apparentemente ironica e, insieme, profondamente compassionevole: la ricerca non è inutile, perché anche i sentieri sbagliati diventano esperienza. Il problema nasce quando continuiamo a percorrerli senza utilizzare ciò che abbiamo già imparato.
La paura dell’errore può infatti produrre una vita trascorsa a cercare conferme. Se ogni scelta deve essere garantita prima di essere vissuta, difficilmente costruiremo quel tipo di conoscenza che nasce soltanto dopo aver provato.
CERATO deve quindi sviluppare una relazione diversa con l’errore. Può sbagliare una strada, accorgersene, tornare indietro e conservare ciò che quella deviazione gli ha insegnato. La prudenza cresce proprio così: non attraverso l’eliminazione dell’errore, quanto attraverso la capacità di ricordarlo e utilizzarlo.
Questo movimento permette anche di comprendere meglio la trasformazione delle descrizioni di Bach negli anni. Nel 1934 compare una persona che chiede molti consigli senza riuscire a trovare soddisfazione e può mostrare scarso interesse verso la vita; nella descrizione ultima del 1936 rimane soprattutto la mancanza di fiducia nelle proprie decisioni e il rischio di essere fuorviata. Grecco legge dietro queste diverse formulazioni anche un problema di identità: quando la direzione viene continuamente cercata negli altri, può diventare difficile sentire con chiarezza chi si è e che cosa dà veramente impulso alla propria vita.
Nel polo armonico la stessa persona che un tempo chiedeva continuamente indicazioni può diventare, riprendendo Bach, un maestro o una guida. È una trasformazione molto significativa: la conoscenza che prima veniva cercata fuori viene assimilata attraverso l’esperienza e può finalmente essere condivisa con gli altri senza il bisogno di imporla.
Grecco conclude il percorso inserendo CERATO in una trama simbolica più ampia delle virtù. VERVAIN viene collegato alla giustizia, CENTAURY alla fortezza, CERATO alla prudenza e SCLERANTHUS, il fiore che segue tra le scoperte, alla temperanza. È il suo modo di mostrare che i Dodici Guaritori formano un sistema nel quale nessuna qualità esiste isolatamente: la prudenza ha bisogno di forza per tradursi in una scelta, di entusiasmo per diventare azione e di temperanza per mantenere misura.
La conoscenza interiore di CERATO non assomiglia quindi a una voce infallibile che possiede sempre la risposta. È una capacità molto più concreta: ascoltare ciò che accade fuori, riconoscere ciò che l’esperienza ha depositato dentro, distinguere l’essenziale dal secondario e assumersi infine la responsabilità di una direzione.
A quel punto il consiglio degli altri continua ad avere valore, semplicemente smette di essere un oracolo. La persona può ascoltare molto senza perdersi nelle voci che ascolta, cambiare idea senza sentirsi priva di identità e chiedere aiuto senza consegnare a qualcuno la propria vita.
È probabilmente questa la saggezza più profonda di CERATO: riuscire a imparare dagli altri senza dimenticare che anche la propria esperienza ha qualcosa da insegnare.
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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
