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Antonella Napoli
dr.ssa

Wild Oat: vocazione, scelta e il coraggio di dare una direzione alla propria vita (Antonella Napoli)

Articoli > 2019

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aggiornamento articolo 8/2026
Come nasce questo approfondimento
 
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare direttamente agli scritti di Edward Bach, a confrontare le diverse descrizioni che ne ha dato nel tempo e a interrogarmi su aspetti psicologici e simbolici che nelle presentazioni più sintetiche delle essenze tendono a rimanere sullo sfondo. Da questo confronto nasce l’approfondimento che segue, nel quale il pensiero di Bach, le interpretazioni di Grecco e la mia esperienza di psicologa e floriterapeuta dialogano mantenendo, per quanto possibile, ben riconoscibile la loro diversa provenienza.
  
WILD OAT chiude il percorso dei Sette Aiuti e, contemporaneamente, conclude la prima grande fase della ricerca di Bach. È il diciannovesimo rimedio, quello con cui nel 1934 ritiene per un certo periodo di avere raggiunto un sistema sufficientemente completo; soltanto l’anno successivo riprenderà la ricerca e individuerà gli altri diciannove. Anche questa posizione storica sembra accordarsi in modo particolare con il tema dell’essenza, perché WILD OAT compare proprio nel punto in cui una strada sembra essere arrivata alla propria meta e, poco dopo, deve essere nuovamente interrogata.
La descrizione che Bach ne darà nel 1936 è molto più ricca della semplice formula «non so che cosa fare nella vita». Parla di persone che possiedono ambizioni forti, desiderano fare qualcosa di importante, vogliono acquisire molte esperienze, godere di ciò che la vita può offrire e viverla pienamente. La difficoltà nasce dal fatto che nessuna vocazione riesce ad attrarle abbastanza da prevalere sulle altre. Il risultato può essere ritardo e insoddisfazione.

Questo particolare cambia profondamente il modo di comprendere WILD OAT . Non siamo necessariamente davanti a una persona priva di interessi, passiva o incapace di immaginare un futuro. Può verificarsi quasi il contrario: gli interessi sono molti, le capacità possono essere numerose, la curiosità è ampia e diverse possibilità sembrano sufficientemente interessanti da meritare di essere vissute. La difficoltà consiste nel costruire fra esse una gerarchia capace di trasformare il possibile in una direzione.

 
Per questo distinguerei WILD OAT da SCLERANTHUS. In SCLERANTHUS l’incertezza si manifesta generalmente fra alternative che appartengono a un campo già sufficientemente definito; in WILD OAT è il quadro più ampio a non essere ancora organizzato. Non devo semplicemente decidere quale delle due strade prendere per raggiungere una meta che conosco: sto ancora cercando di comprendere quale meta possa dare abbastanza senso al percorso da giustificare l’esclusione delle altre. La distinzione fra i due rimedi è coerente anche con la sistemazione del 1936, nella quale entrambi appartengono al gruppo dell’incertezza, pur descrivendone forme differenti.
 
Nella versione del 1934 compare però un altro elemento che diventerà fondamentale nella lettura di Grecco. Bach considera WILD OAT un rimedio che «potrebbe essere necessario a chiunque» e suggerisce di utilizzarlo anche quando il caso non risponde agli altri rimedi o quando risulta difficile stabilire quale essenza scegliere. Se compare un miglioramento, indica di continuare finché questo prosegue prima di cambiare rimedio.

Questa funzione quasi orientativa scomparirà dalla descrizione ultima. Vale la pena conservarla, proprio perché abbiamo scelto di leggere Bach attraverso l’intero percorso dei suoi scritti e non soltanto attraverso il punto finale. Nel 1934 WILD OAT sembra possedere contemporaneamente due significati: descrive una particolare difficoltà nel trovare direzione e, nello stesso tempo, viene utilizzato da Bach quasi come una bussola quando anche il terapeuta non riesce ancora a comprendere dove orientare il trattamento.
 
La metafora della bussola diventerà ancora più significativa osservando un mandala disegnato dallo stesso Bach nel 1934: WILD OAT occupa il centro e gli altri diciotto rimedi dei Dodici Guaritori e dei Sette Aiuti vengono distribuiti intorno alla circonferenza. Il diagramma è documentato e Julian Barnard lo interpreta proprio come una rappresentazione della funzione orientativa di WILD OAT: il rimedio che, dal centro, permette di chiedersi quale direzione prendere.
 
Grecco parte da qui e sviluppa una lettura molto più ampia. Il suo WILD OAT non riguarda soltanto la scelta professionale. È il fiore della vocazione, dell’orientamento esistenziale, della possibilità di raccogliere capacità e desideri dispersi attorno a un asse che dia loro una direzione. Introduce anche un’intuizione che considero particolarmente fertile: la difficoltà potrebbe non consistere semplicemente nel non sapere che cosa scegliere, quanto nel non voler rinunciare a tutto ciò che una scelta inevitabilmente lascia fuori. È su questo passaggio che l’incertezza di WILD OAT acquista una profondità molto diversa.

Riflessioni su Wild Oat




Wild Oat: Essere fedeli a se stessi. Il nostro scopo

Avere uno scopo nella vita, per Bach, consiste nell'essere fedele a se stessi. Forse, l'insegnamento di Soren Kierkegaard risuonava nella sua mente umanista: "la più profonda forma di disperazione è scegliere di essere altro che non Se Stessi." O forse Bach non aveva letto l'autore di "Timore e tremore " (anche se io non lo credo) ma sicuramente si era avvicinato al Bhagavad Gita e là viene espresso qualcosa di simile: "È meglio adempiere il proprio dharma anche in maniera imperfetta, che completare in modo perfetto il dovere di un altro." E se WILD OAT è una Essenza che dà uno scopo, si suppone che, per averne bisogno, l'abbiamo perso.
  
Grecco collega il tema dello scopo alla fedeltà verso se stessi e lo inserisce nella concezione spirituale che attraversa tutta l’opera di Bach: la personalità dovrebbe poter vivere in accordo con una direzione più profonda, evitando tanto di interferire nel cammino degli altri quanto di permettere che gli altri determinino il proprio.

Su questo punto è necessario distinguere ciò che appartiene a Bach dalle elaborazioni successive. Bach insiste realmente, soprattutto in Guarisci te stesso e negli altri scritti filosofici, sull’importanza di seguire la propria strada e di non lasciarsi deviare dall’interferenza esterna. Grecco mette questo principio in relazione con il concetto di vocazione e lo avvicina a Kierkegaard e alla Bhagavad Gita.

Il tema diventa particolarmente attuale quando pensiamo a quanto precocemente impariamo a immaginare che cosa significhi «riuscire» nella vita. Famiglia, scuola, ambiente sociale e cultura ci propongono modelli di realizzazione: quale lavoro abbia prestigio, quanto sia importante la sicurezza economica, quali tappe dovrebbero essere raggiunte a una certa età, quali talenti meritino di essere coltivati e quali possano invece essere considerati poco pratici.

Tutto questo è inevitabile e in parte necessario. Nessuno costruisce la propria identità nel vuoto; abbiamo bisogno di modelli, riferimenti e appartenenze. La difficoltà emerge quando il modello ricevuto diventa così dominante da rendere difficile distinguere ciò che desideriamo realmente da ciò che abbiamo imparato a desiderare.

Una persona può essere perfettamente competente nel percorso che ha scelto e accorgersi, dopo anni, che quella vita non le corrisponde. Può aver seguito una professione sensata, sicura e socialmente riconosciuta, scoprendo progressivamente una sensazione di insoddisfazione che non riesce a spiegare. Può anche trovarsi nella situazione opposta: sentire molte chiamate differenti, tutte autentiche, senza sapere quale meriti abbastanza investimento da diventare una direzione.
Grecco esprime questa condizione attraverso la differenza fra vivere «dall’esterno verso l’interno» e «dall’interno verso l’esterno». La formula proviene da una riflessione di Shelley Prevost che egli cita nell’articolo originario, e gli serve per descrivere il rischio di scegliere prima una carriera o una forma sociale di successo e soltanto dopo chiedersi se vi riconosciamo realmente qualcosa di nostro.

Tradotta psicologicamente, la questione riguarda la congruenza. Quali attività, valori, relazioni e progetti riescono a organizzare le nostre energie in modo sufficientemente coerente con ciò che riconosciamo come importante? Questa formulazione permette anche di evitare un rischio presente in alcune letture spirituali di WILD OAT: immaginare che esista necessariamente una sola «missione» prestabilita che ciascuno dovrebbe scoprire.

Grecco distingue infatti fra Missione dell’Anima e scopo, intendendo la prima come ragione profonda dell’incarnazione e il secondo come modalità attraverso cui essa viene realizzata. È il suo modello spirituale, che merita di essere conservato nella sua formulazione originaria. Dal punto di vista psicologico non abbiamo bisogno di postulare un destino già scritto per riconoscere il valore dello scopo. Una direzione può essere autentica anche se viene costruita nel corso della vita, modificata dall’esperienza e ridefinita quando cambiano noi e le circostanze.

Essere fedeli a se stessi, quindi, non significa scoprire una risposta nascosta una volta per tutte. Può significare sviluppare una capacità sempre più precisa di riconoscere ciò che ci appartiene, distinguendolo dalle aspettative che abbiamo semplicemente incorporato.

È anche qui che entra il tema dell’Ombra, molto importante per Grecco. Se costruiamo la nostra identità soltanto attorno alle caratteristiche che consideriamo accettabili, una parte delle aspirazioni può finire esclusa perché non coincide con l’immagine che abbiamo imparato a presentare a noi stessi e agli altri. Talento, desiderio, ambizione, sensualità, bisogno di visibilità o persino parti meno nobili possono essere respinti e continuare tuttavia a orientare indirettamente le scelte.

Nella lettura di Grecco, ritrovare lo scopo richiede perciò anche un processo inclusivo: riconoscere ciò che appartiene alla nostra esperienza, comprese le parti che non corrispondono immediatamente all’immagine ideale che abbiamo costruito.
Più che trovare «la risposta giusta», WILD OAT sembra allora chiedere di costruire un luogo interno dal quale scegliere.



Wild Oat: Non voler rinunciare a nulla

La descrizione ultima di Bach contiene un particolare che spesso rimane in secondo piano. La persona non possiede soltanto «molte opzioni»: desidera fare qualcosa di importante, vivere molte esperienze, godere di tutto ciò che le è possibile e prendere la vita nella sua pienezza. La sua ambizione è forte.

Grecco parte proprio dalle parole «molta esperienza» e «tutto ciò che è possibile» e formula una domanda diversa: se il problema non fosse semplicemente scegliere fra possibilità equivalenti, e riguardasse invece la difficoltà ad accettare che scegliere significa necessariamente rinunciare?

Ogni decisione significativa contiene infatti una perdita. Quando scegliamo una professione, investiamo tempo che non potrà essere contemporaneamente utilizzato per svilupparne altre con la stessa profondità. Una relazione importante modifica inevitabilmente alcune possibilità di vita. Vivere in una città significa non vivere, nello stesso tempo, in tutte le altre che ci affascinano. Persino dedicarsi seriamente a un progetto comporta lasciare temporaneamente in secondo piano interessi altrettanto reali.

Questa rinuncia non rende la scelta sbagliata, è ciò che le dà consistenza.
Una possibilità rimane potenzialmente infinita finché non viene scelta. Quando la scegliamo entra nella realtà, e la realtà richiede tempo, limiti, ripetizione, approfondimento e responsabilità. È in quel passaggio che qualcosa viene guadagnato e qualcosa viene inevitabilmente escluso.

Per una persona WILD OAT questo costo può essere particolarmente difficile da tollerare proprio perché le alternative non sono false. Non stiamo parlando necessariamente di capricci o distrazioni superficiali: si può avere talento per più attività, interessarsi sinceramente a discipline molto differenti e immaginare più vite tutte plausibili.
La domanda diventa allora: che cosa merita abbastanza valore da accettare ciò che perderò scegliendolo?
Qui la distinzione con l’indecisione ordinaria diventa più chiara. Alcune persone esitano perché temono di sbagliare, altre non dispongono di informazioni sufficienti, altre ancora sono bloccate dalle conseguenze pratiche della scelta. WILD OAT, nella lettura di Grecco, può trovarsi in una posizione ulteriore: ogni opzione scelta rende reali le esperienze che dovranno essere lasciate fuori e proprio questo produce la tentazione di mantenere tutto aperto. Mantenere aperte tutte le porte offre una sensazione di libertà.
Nel tempo può però trasformarsi nella condizione opposta, perché la persona rimane circondata dalle possibilità senza abitare pienamente nessuna di esse.

La libertà adulta comprende anche la capacità di impegnarsi. Non perché una scelta debba essere irrevocabile, ma perché senza una sufficiente continuità non possiamo scoprire che cosa quella strada avrebbe potuto realmente diventare.
Questo consente anche di leggere diversamente alcune persone che cambiano frequentemente lavoro, interessi o progetti. Il comportamento in sé non identifica WILD OAT. Cambiare può essere una scelta intelligente quando una situazione è diventata inadatta, così come sperimentare diversi percorsi può essere necessario per conoscere se stessi. La domanda riguarda ciò che accade nel momento in cui un’esperienza comincia a chiedere profondità e continuità: rimaniamo perché riconosciamo che vale la pena attraversarne anche le parti meno eccitanti, oppure il richiamo della possibilità successiva diventa immediatamente più forte?

Grecco sintetizza tutto questo attraverso la parola gerarchia. Scegliere significa attribuire, almeno per un certo tempo, più valore a qualcosa che ad altro. In questa prospettiva WILD OAT non riduce le possibilità, permette che una di esse diventi vita.



Wild Oat: La visione rinascimentale dell’uomo

Grecco utilizza il Rinascimento come grande immagine archetipica di WILD OAT. La sua attenzione non è rivolta tanto alla ricostruzione storica rigorosa del periodo quanto a una particolare idea dell’essere umano rinascimentale: curioso, multidimensionale, attratto dall’arte e dalla scienza, dalla materia e dallo spirito, desideroso di conoscere attraverso l’esperienza e poco disposto a essere confinato in una sola dimensione. Nel pensiero di Grecco il Rinascimento funziona soprattutto come simbolo della molteplicità delle possibilità umane.

Richiama Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, pensatori nei quali l’essere umano occupa una posizione intermedia e mediatrice fra livelli differenti della realtà. Grecco è particolarmente colpito dall’immagine ficiniana dell’anima come centro e legame, punto di connessione fra dimensioni che altrimenti rimarrebbero separate. Da qui costruisce una corrispondenza con WILD OAT: il rimedio che arriva al termine dei primi diciannove e sembra raccogliere dentro di sé molte delle direzioni precedenti.

È nel suo linguaggio simbolico che OLIVE e VINE, femminile e maschile, ricettività e azione vengono ricomposti in WILD OAT. Non si tratta di una classificazione formulata da Bach, bensì di una lettura di Grecco attraverso la quale l’ultimo Aiuto assume una funzione di sintesi.

Questa immagine è particolarmente interessante quando viene messa accanto al mandala realmente disegnato da Bach nel 1934, dove WILD OAT compare al centro degli altri diciotto rimedi. Il dato storico e l’interpretazione simbolica sono distinti, però dialogano sorprendentemente bene: Bach colloca effettivamente WILD OAT in una posizione centrale; Grecco legge quella centralità come convergenza e orientamento.

Il riferimento al Rinascimento permette inoltre di comprendere meglio la persona che possiede capacità trasversali. Alcuni talenti si sviluppano attraverso una specializzazione molto definita; altri funzionano collegando domini differenti, riconoscendo relazioni fra conoscenze lontane e muovendosi con naturalezza fra discipline che solitamente vengono separate. Questa ricchezza può diventare anche una difficoltà.

Una persona che riesce a immaginarsi soltanto in un ruolo può soffrire perché non trova opportunità per realizzarlo. Chi riesce invece a immaginarsi in dieci ruoli differenti può trovarsi davanti al problema opposto: nessuno appare sufficientemente esclusivo da meritare di diventare il centro.

Grecco collega questa condizione all’inquietudo animi di Ficino, a una sorta di inquietudine permanente che nasce dal desiderio umano di qualcosa di più vasto di ogni singola realizzazione. Nella sua lettura WILD OAT possiede una «fame d’infinito»: ogni esperienza raggiunta apre immediatamente la porta a ciò che rimane ancora da sperimentare.
Presa alla lettera, questa descrizione rischierebbe di trasformare WILD OAT in un archetipo universale dell’essere umano. Il suo valore emerge meglio se la consideriamo una particolare modalità di vivere la molteplicità: la capacità di vedere continuamente nuove possibilità può nutrire creatività e curiosità, mentre diventa dispersiva quando nessuna esperienza riesce a essere investita abbastanza da trasformarsi in un percorso.

L’«uomo rinascimentale» di Grecco non ha quindi bisogno di diventare uno specialista rinunciando alla propria natura trasversale. Ha bisogno di scoprire quale principio possa organizzare la molteplicità senza impoverirla.
Una vocazione, in questo senso, non deve necessariamente coincidere con un solo mestiere. Può essere il filo che rende coerenti attività diverse.



Wild Oat: Avere una gerarchia e uno scopo

Gerarchizzare significa attribuire un ordine alle possibilità, riconoscendo che alcune sono più importanti di altre rispetto al criterio che abbiamo scelto. È un processo che sembra ovvio finché riguarda elementi facilmente confrontabili; diventa molto più complesso quando dobbiamo mettere in relazione esperienze diverse della vita, ciascuna dotata di un valore reale.

Grecco vede qui uno dei punti vulnerabili di WILD OAT. La persona può possedere interessi, capacità, energia e aspirazioni, mentre fatica a stabilire quale di questi elementi debba diventare centrale e quali possano essere collocati in una posizione secondaria, rimandati o persino abbandonati.

Nell’articolo originario confronta questa dinamica con VINE e VERVAIN. VINE riesce più facilmente a costruire una gerarchia pratica sulla base del risultato: individua ciò che serve e ordina risorse e persone rispetto all’obiettivo. VERVAIN struttura maggiormente il mondo attraverso idee e principi, cercando coerenza fra gli elementi. WILD OAT può possedere entrambe le capacità e trovarsi comunque disorientato quando il criterio deve essere applicato alla propria vita.
È un’intuizione molto interessante: si può essere capaci di organizzare perfettamente il lavoro e incapaci di decidere quale lavoro vogliamo realmente fare. Si può aiutare gli altri a mettere ordine nei loro progetti e continuare a sentirsi dispersi rispetto ai propri.

La difficoltà non dipende necessariamente dalla mancanza di logica o di competenza. Riguarda il criterio con cui attribuiamo valore.

Grecco collega questo passaggio alla responsabilità della scelta. Finché tutte le possibilità rimangono equivalenti possiamo attribuire l’incertezza alle circostanze: non ho ancora trovato la strada, non è arrivata l’occasione giusta, devo fare un’altra esperienza prima di decidere. A un certo punto, però, diventa necessario riconoscere che nessuna realtà esterna potrà costruire integralmente quella gerarchia al nostro posto.

La responsabilità personale non significa immaginare che chiunque possa diventare qualunque cosa semplicemente scegliendolo. Esiste però, dentro i limiti reali, una quota di decisione che non può essere delegata indefinitamente.
Grecco usa a questo proposito una bella immagine: il tiro con l’arco. Per colpire un bersaglio occorre raccogliere l’energia, tendere la corda, scegliere una direzione, valutare la distanza e infine lasciare partire la freccia. Finché la freccia rimane sull’arco tutte le destinazioni sono ancora teoricamente possibili; il tiro comincia quando una viene scelta.

Tradotta psicologicamente, l’immagine descrive bene la trasformazione di WILD OAT: capacità, desideri e risorse devono convergere abbastanza da sostenere un investimento concreto. Questo non significa che lo scopo debba essere immutabile per tutta la vita. Una direzione può essere ridefinita quando cambia ciò che conosciamo di noi stessi o quando l’esperienza ci mostra che una strada non corrisponde più ai nostri valori. La differenza sta nel poterla abitare pienamente finché la riconosciamo come nostra, senza mantenerla costantemente sotto confronto con tutte le vite che avremmo potuto scegliere.

Avere uno scopo significa allora possedere un criterio sufficientemente forte da organizzare l’energia disponibile. E proprio grazie a quella gerarchia la molteplicità smette di essere dispersione.



Wilde Oat: Trasformarsi e aprirci all’amore

Grecco introduce in questo capitoletto una distinzione fra crescita e trasformazione. Possiamo aumentare conoscenze, esperienze, competenze, relazioni e risultati senza che questo produca necessariamente un cambiamento profondo nel modo in cui viviamo. L’accumulo amplia ciò che possediamo; la trasformazione modifica la relazione che abbiamo con noi stessi e con ciò che incontriamo.

È una distinzione particolarmente pertinente a WILD OAT, perché la ricerca continua di esperienze può facilmente essere scambiata per evoluzione. Cambiare lavoro, città, relazione, progetto o interesse produce novità e può realmente arricchirci; non garantisce però che il movimento abbia una direzione.
Talvolta si cambia proprio per evitare il momento nel quale un’esperienza smette di essere nuova e comincia a chiederci di approfondire.

La trasformazione richiede invece una certa continuità. Abbiamo bisogno di rimanere abbastanza a lungo in rapporto con qualcosa perché possa modificarci, permettendole di mettere in discussione ciò che pensavamo di sapere e di riorganizzare le nostre priorità.

Grecco collega questa possibilità all’amore, utilizzando la parola in un senso molto più vasto della relazione di coppia. L’amore rappresenta per lui una disposizione alla connessione, alla partecipazione e all’apertura verso la vita; la libertà diventa la condizione che permette a questo movimento di esprimersi senza coercizione.

Questa è una formulazione spirituale e filosofica di Grecco, non una legge psicologica secondo cui ogni trasformazione richieda necessariamente ciò che definiamo amore. Il suo nucleo, però, può essere tradotto in una considerazione interessante: un percorso acquista senso quando smette di essere soltanto qualcosa che facciamo e diventa qualcosa con cui entriamo realmente in relazione.

Si può svolgere un lavoro prestigioso senza sentirvi alcuna appartenenza e dedicarsi a un’attività apparentemente modesta sentendola profondamente collegata a ciò che siamo. Si possono accumulare esperienze straordinarie e rimanere sostanzialmente spettatori della propria vita, oppure attraversarne poche lasciandosi trasformare da esse.

Grecco parla anche della fede come possibilità di mantenere una relazione con il significato nei momenti di avversità.
In WILD OAT questo passaggio modifica anche l’idea di libertà. La libertà non coincide necessariamente con il maggior numero possibile di possibilità aperte. Esiste una libertà che nasce proprio dalla scelta: poter dire «questa è la direzione alla quale, in questo momento della mia vita, desidero dare tempo ed energia» e accettare che la decisione produca conseguenze.

È il momento nel quale l’esistenza smette di essere un catalogo di esperienze possibili e diventa una storia.





Wild Oat: Indecisione nella direzione intrapresa

Grecco torna qui all’immagine del viaggio e descrive WILD OAT come qualcuno che arriva a un crocevia senza riuscire a decidere quale sentiero imboccare oppure che, dopo essersi mosso in una direzione, continua a interrogarsi sulla possibilità che un’altra strada sarebbe stata migliore.

Julian Barnard utilizza proprio l’immagine del crocevia per descrivere il rimedio: tutti attraversiamo momenti nei quali dobbiamo decidere dove andare; WILD OAT rappresenta la condizione in cui l’incertezza sulla direzione tende a protrarsi e a produrre ritardo e insoddisfazione. La metafora della bussola è strettamente collegata a questa lettura.
La configurazione WILD OAT diventa più specifica quando alla pluralità delle possibilità si accompagna una persistente insoddisfazione per ciò che si sta vivendo, insieme alla sensazione che da qualche parte esista una direzione più aderente che continua però a sfuggire.

Anche il confronto con VINE e VERVAIN aiuta. VINE tende ad avere chiarezza operativa: individua un obiettivo e organizza immediatamente l’azione. VERVAIN possiede una grande certezza riguardo a ciò in cui crede e può investire molta energia nel sostenerlo. WILD OAT dispone spesso di energia e potenzialità senza un equivalente centro di gravità.
Con SCLERANTHUS la differenza è ancora più sottile. SCLERANTHUS può oscillare tra due possibilità ben percepite; WILD OAT può trovarsi davanti a una domanda precedente: «Quale tipo di vita voglio costruire?».

C’è inoltre un rischio che trovo importante distinguere dal rimedio: quello di considerare ogni scelta come se dovesse essere definitiva. Se decidere significa immaginare che ogni altra strada venga perduta per sempre, la pressione può diventare enorme e l’indecisione aumentare. Molte scelte, nella realtà, sono modificabili: Una direzione professionale può evolvere, un interesse può diventare secondario e tornare centrale anni dopo.
Competenze acquisite in un percorso possono essere utilizzate in un altro.

WILD OAT non ha bisogno di sapere con certezza come sarà l’intera vita prima di iniziare a viverla. Può essere sufficiente riconoscere quale direzione merita il prossimo tratto del cammino.
Questa formulazione rende lo scopo meno rigido e, paradossalmente, facilita l’impegno. Non devo scegliere per sempre, devo scegliere abbastanza da poter scoprire che cosa accade quando cammino realmente in quella direzione.




Wild Oat: Ambizione e godimento

Bach attribuisce esplicitamente a WILD OAT una forte ambizione. È un dato che merita di essere conservato perché distingue questo stato da molte forme di apatia o disorientamento. La persona vuole qualcosa dalla vita; il problema consiste proprio nel fatto che desidera molto, e spesso in più direzioni contemporaneamente.
Grecco insiste sul fatto che l’ambizione non sia di per sé negativa: può essere la forza che ci spinge oltre ciò che conosciamo, ci permette di sviluppare capacità e impedisce di accontentarci di una vita che percepiamo come estranea. Diventa problematica quando perde una direzione o quando il bisogno di vivere tutto impedisce di costruire qualcosa abbastanza a lungo da poterne conoscere la profondità.

Grecco utilizza anche le antiche categorie della gola e della lussuria per descrivere simbolicamente una «fame di vita», estendendo il discorso al buon cibo, al piacere estetico, alla sessualità e alla ricerca di sensazioni intense. Quello che interessa è l’appetito per l’esperienza.

Alcune persone desiderano conoscere profondamente pochi territori; altre sono attirate dalla varietà, dalle novità, dalla possibilità di assaggiare forme differenti di vita. Nessuna delle due modalità è in sé superiore. La difficoltà nasce quando l’intensità della prossima esperienza rende continuamente insoddisfacente quella presente.

Grecco descrive WILD OAT anche come sensibile all’estetica e alla qualità, collegandolo simbolicamente a WATER VIOLET, OLIVE, VINE e VERVAIN. Sono associazioni proprie della sua lettura sistemica: OLIVE porterebbe il criterio di ciò che nutre e appaga, VINE quello di ciò che è pertinente e necessario, VERVAIN l’intensità, WATER VIOLET una certa ricerca di raffinatezza. WILD OAT si troverebbe al punto di incontro fra queste tendenze, desideroso di sperimentarle senza riuscire sempre a stabilire quale meriti priorità.

Anche la sessualità è come uno dei territori nei quali Grecco osserva il rischio di accumulare sensazioni prive di scopo. Anche la sessualità può diventare un territorio nel quale la ricerca continua della novità prevale sulla possibilità di comprendere che cosa desideriamo realmente. Questo vale soltanto quando la persona stessa vive quella modalità come dispersiva o insoddisfacente; non deriva dal numero di partner, dalla forma della relazione o dalle preferenze sessuali.

La domanda rimane la stessa che attraversa tutto il rimedio: che cosa sto cercando attraverso questa esperienza? Quando l’ambizione trova uno scopo, non perde intensità, smette di disperderla.



Wild Oat, l’ultimo degli Aiuti, l’ultimo dei primi 19 rimedi.

WILD OAT fu individuato nel 1934 nei dintorni di Sotwell, poco dopo che Bach si era stabilito a Mount Vernon. Le ricostruzioni storiche più dettagliate collocano la preparazione nel mese di maggio; nel luglio dello stesso anno venne pubblicato The Twelve Healers and Seven Helpers. Con WILD OAT il primo gruppo di diciannove rimedi risultava completo.
Bach considerò per qualche tempo conclusa la propria ricerca, anche se nel 1935 avrebbe individuato rapidamente altri diciannove rimedi. Proprio per questo WILD OAT occupa un punto di passaggio particolarmente interessante: è insieme una conclusione e il centro dal quale la ricerca verrà successivamente riaperta.

Grecco attribuisce grande valore simbolico al fatto che WILD OAT sia il diciannovesimo rimedio e mette il numero 19 in relazione con l’Arcano XIX dei Tarocchi, il Sole. Da qui sviluppa un collegamento con Apollo come principio di chiarezza, luce e coscienza che dissipa la nebbia della confusione.

Il dato storico più significativo resta invece il mandala del 1934. Bach dispone WILD OAT al centro e gli altri diciotto rimedi intorno a esso. La centralità è reale; ciò che significa può essere interpretato in modi differenti. Barnard propone l’immagine della bussola: se gli altri rimedi aiutano a comprendere particolari lezioni o condizioni cronicizzate, WILD OAT aiuta a ritrovare il percorso.

Questa interpretazione trova un sostegno anche nell’indicazione pratica che Bach dà nello stesso periodo. Quando non emerge risposta agli altri rimedi, oppure quando non si riesce a comprendere quale scegliere, suggerisce di provare WILD OAT per almeno una settimana. Non lo presenterei tuttavia come un «rimedio universale» da utilizzare ogni volta che siamo incerti nella prescrizione. Bach stesso, nella descrizione ultima del 1936, elimina questa istruzione specifica e definisce WILD OAT attraverso il suo stato emozionale.

Questo cambiamento merita di essere rispettato in entrambe le direzioni. Non dobbiamo cancellare ciò che Bach aveva scritto nel 1934 soltanto perché non compare più nel 1936; allo stesso tempo, sarebbe improprio trasformare una precedente indicazione tecnica in una regola prescrittiva assoluta che Bach non mantenne nella forma ultima del sistema.
Grecco vede nel mandala qualcosa di ancora più ampio: WILD OAT conterrebbe simbolicamente una parte dei rimedi che lo precedono e sarebbe in relazione con ciascuno per somiglianza o polarità. È la sua lettura sistemica, molto coerente con il modo in cui interpreta le Due Liste.

Il valore più evidente della posizione centrale è forse ancora più semplice: per scegliere una direzione dobbiamo sapere da dove partiamo.

La bussola da sola non percorre il viaggio e non decide la destinazione; permette di orientarci rispetto a una posizione.
È un’immagine particolarmente efficace anche per concludere l’intero percorso dei Sette Aiuti. GORSE ci ha mostrato che possiamo smettere di credere nel futuro; OAK che possiamo continuare a combattere fino a trasformare la forza in obbligo; HEATHER ha interrogato il nostro rapporto con la presenza dell’altro; ROCK WATER quello con gli ideali e la rigidità; OLIVE ci ha portato nel territorio dell’esaurimento e della rigenerazione; VINE ha posto il problema dell’autorità e dell’uso del potere. WILD OAT arriva infine davanti alla domanda che può raccogliere tutte le altre: dove voglio portare ciò che sono?
La risposta non deve necessariamente assumere la forma di una professione, di una vocazione grandiosa o di una «missione» straordinaria. Per alcune persone lo scopo coincide con un lavoro, per altre attraversa più attività. Può modificarsi nel corso della vita, perdere una forma e trovarne un’altra, includere relazioni, creatività, conoscenza, cura, servizio o semplicemente un particolare modo di essere presenti a ciò che facciamo.

Ciò che cambia nella configurazione positiva di WILD OAT è la dispersione. Le possibilità non scompaiono, così come non viene meno la curiosità. La persona acquista però un criterio sufficiente per decidere a che cosa offrire tempo ed energia, sapendo che ogni scelta lascia qualcosa fuori e che proprio questa rinuncia permette a ciò che è stato scelto di svilupparsi.
In questo senso la virtù di WILD OAT non è semplicemente la «decisione», è l’orientamento. La capacità di raccogliere desiderio, talento, esperienza e ambizione intorno a una direzione che abbia abbastanza significato da poter essere realmente vissuta.
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La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 00135428886 Iscrizione OPL 16607
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