Wild Oat: vocazione, scelta e il coraggio di dare una direzione alla propria vita (Antonella Napoli)
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aggiornamento articolo 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare direttamente agli scritti di Edward Bach, a confrontare le diverse descrizioni che ne ha dato nel tempo e a interrogarmi su aspetti psicologici e simbolici che nelle presentazioni più sintetiche delle essenze tendono a rimanere sullo sfondo. Da questo confronto nasce l’approfondimento che segue, nel quale il pensiero di Bach, le interpretazioni di Grecco e la mia esperienza di psicologa e floriterapeuta dialogano mantenendo, per quanto possibile, ben riconoscibile la loro diversa provenienza.
WILD OAT chiude il percorso dei Sette Aiuti e, contemporaneamente, conclude la prima grande fase della ricerca di Bach. È il diciannovesimo rimedio, quello con cui nel 1934 ritiene per un certo periodo di avere raggiunto un sistema sufficientemente completo; soltanto l’anno successivo riprenderà la ricerca e individuerà gli altri diciannove. Anche questa posizione storica sembra accordarsi in modo particolare con il tema dell’essenza, perché WILD OAT compare proprio nel punto in cui una strada sembra essere arrivata alla propria meta e, poco dopo, deve essere nuovamente interrogata.
La descrizione che Bach ne darà nel 1936 è molto più ricca della semplice formula «non so che cosa fare nella vita». Parla di persone che possiedono ambizioni forti, desiderano fare qualcosa di importante, vogliono acquisire molte esperienze, godere di ciò che la vita può offrire e viverla pienamente. La difficoltà nasce dal fatto che nessuna vocazione riesce ad attrarle abbastanza da prevalere sulle altre. Il risultato può essere ritardo e insoddisfazione.Questo particolare cambia profondamente il modo di comprendere WILD OAT . Non siamo necessariamente davanti a una persona priva di interessi, passiva o incapace di immaginare un futuro. Può verificarsi quasi il contrario: gli interessi sono molti, le capacità possono essere numerose, la curiosità è ampia e diverse possibilità sembrano sufficientemente interessanti da meritare di essere vissute. La difficoltà consiste nel costruire fra esse una gerarchia capace di trasformare il possibile in una direzione.
Per questo distinguerei WILD OAT da SCLERANTHUS. In SCLERANTHUS l’incertezza si manifesta generalmente fra alternative che appartengono a un campo già sufficientemente definito; in WILD OAT è il quadro più ampio a non essere ancora organizzato. Non devo semplicemente decidere quale delle due strade prendere per raggiungere una meta che conosco: sto ancora cercando di comprendere quale meta possa dare abbastanza senso al percorso da giustificare l’esclusione delle altre. La distinzione fra i due rimedi è coerente anche con la sistemazione del 1936, nella quale entrambi appartengono al gruppo dell’incertezza, pur descrivendone forme differenti.
Nella versione del 1934 compare però un altro elemento che diventerà fondamentale nella lettura di Grecco. Bach considera WILD OAT un rimedio che «potrebbe essere necessario a chiunque» e suggerisce di utilizzarlo anche quando il caso non risponde agli altri rimedi o quando risulta difficile stabilire quale essenza scegliere. Se compare un miglioramento, indica di continuare finché questo prosegue prima di cambiare rimedio.
Questa funzione quasi orientativa scomparirà dalla descrizione ultima. Vale la pena conservarla, proprio perché abbiamo scelto di leggere Bach attraverso l’intero percorso dei suoi scritti e non soltanto attraverso il punto finale. Nel 1934 WILD OAT sembra possedere contemporaneamente due significati: descrive una particolare difficoltà nel trovare direzione e, nello stesso tempo, viene utilizzato da Bach quasi come una bussola quando anche il terapeuta non riesce ancora a comprendere dove orientare il trattamento.
La metafora della bussola diventerà ancora più significativa osservando un mandala disegnato dallo stesso Bach nel 1934: WILD OAT occupa il centro e gli altri diciotto rimedi dei Dodici Guaritori e dei Sette Aiuti vengono distribuiti intorno alla circonferenza. Il diagramma è documentato e Julian Barnard lo interpreta proprio come una rappresentazione della funzione orientativa di WILD OAT: il rimedio che, dal centro, permette di chiedersi quale direzione prendere.
Grecco parte da qui e sviluppa una lettura molto più ampia. Il suo WILD OAT non riguarda soltanto la scelta professionale. È il fiore della vocazione, dell’orientamento esistenziale, della possibilità di raccogliere capacità e desideri dispersi attorno a un asse che dia loro una direzione. Introduce anche un’intuizione che considero particolarmente fertile: la difficoltà potrebbe non consistere semplicemente nel non sapere che cosa scegliere, quanto nel non voler rinunciare a tutto ciò che una scelta inevitabilmente lascia fuori. È su questo passaggio che l’incertezza di WILD OAT acquista una profondità molto diversa.
Riflessioni su Wild Oat
- Essere fedeli a se stessi. Il nostro scopo
- Non voler rinunciare a nulla
- La visione rinascimentale dell’uomo
- Avere una gerarchia e uno scopo
- Trasformarsi e aprirci all’amore
- Indecisione nella direzione intrapresa
- Ambizione e godimento
- Wild Oat, l’ultimo degli Aiuti, l’ultimo dei primi 19 rimedi.
- Riassunto e schema
Wild Oat: Essere fedeli a se stessi. Il nostro scopo
Avere uno scopo nella vita, per Bach, consiste nell'essere fedele a se stessi. Forse, l'insegnamento di Soren Kierkegaard risuonava nella sua mente umanista: "la più profonda forma di disperazione è scegliere di essere altro che non Se Stessi." O forse Bach non aveva letto l'autore di "Timore e tremore " (anche se io non lo credo) ma sicuramente si era avvicinato al Bhagavad Gita e là viene espresso qualcosa di simile: "È meglio adempiere il proprio dharma anche in maniera imperfetta, che completare in modo perfetto il dovere di un altro." E se WILD OAT è una Essenza che dà uno scopo, si suppone che, per averne bisogno, l'abbiamo perso.
Grecco
collega il tema dello scopo alla fedeltà verso se stessi e lo inserisce nella
concezione spirituale che attraversa tutta l’opera di Bach: la personalità
dovrebbe poter vivere in accordo con una direzione più profonda, evitando tanto
di interferire nel cammino degli altri quanto di permettere che gli altri
determinino il proprio.
Su
questo punto è necessario distinguere ciò che appartiene a Bach dalle
elaborazioni successive. Bach insiste realmente, soprattutto in Guarisci te
stesso e negli altri scritti filosofici, sull’importanza di seguire la
propria strada e di non lasciarsi deviare dall’interferenza esterna. Grecco
mette questo principio in relazione con il concetto di vocazione e lo avvicina
a Kierkegaard e alla Bhagavad Gita.
Il
tema diventa particolarmente attuale quando pensiamo a quanto precocemente
impariamo a immaginare che cosa significhi «riuscire» nella vita. Famiglia,
scuola, ambiente sociale e cultura ci propongono modelli di realizzazione:
quale lavoro abbia prestigio, quanto sia importante la sicurezza economica,
quali tappe dovrebbero essere raggiunte a una certa età, quali talenti meritino
di essere coltivati e quali possano invece essere considerati poco pratici.
Tutto
questo è inevitabile e in parte necessario. Nessuno costruisce la propria
identità nel vuoto; abbiamo bisogno di modelli, riferimenti e appartenenze. La
difficoltà emerge quando il modello ricevuto diventa così dominante da rendere
difficile distinguere ciò che desideriamo realmente da ciò che abbiamo imparato
a desiderare.
Una
persona può essere perfettamente competente nel percorso che ha scelto e
accorgersi, dopo anni, che quella vita non le corrisponde. Può aver seguito una
professione sensata, sicura e socialmente riconosciuta, scoprendo
progressivamente una sensazione di insoddisfazione che non riesce a spiegare.
Può anche trovarsi nella situazione opposta: sentire molte chiamate differenti,
tutte autentiche, senza sapere quale meriti abbastanza investimento da
diventare una direzione.
Grecco
esprime questa condizione attraverso la differenza fra vivere «dall’esterno
verso l’interno» e «dall’interno verso l’esterno». La formula proviene da una
riflessione di Shelley Prevost che egli cita nell’articolo originario, e gli
serve per descrivere il rischio di scegliere prima una carriera o una forma
sociale di successo e soltanto dopo chiedersi se vi riconosciamo realmente
qualcosa di nostro.
Tradotta
psicologicamente, la questione riguarda la congruenza. Quali attività, valori,
relazioni e progetti riescono a organizzare le nostre energie in modo
sufficientemente coerente con ciò che riconosciamo come importante? Questa
formulazione permette anche di evitare un rischio presente in alcune letture
spirituali di WILD OAT: immaginare che esista necessariamente una sola
«missione» prestabilita che ciascuno dovrebbe scoprire.
Grecco
distingue infatti fra Missione dell’Anima e scopo, intendendo la prima come
ragione profonda dell’incarnazione e il secondo come modalità attraverso cui
essa viene realizzata. È il suo modello spirituale, che merita di essere
conservato nella sua formulazione originaria. Dal punto di vista psicologico
non abbiamo bisogno di postulare un destino già scritto per riconoscere il
valore dello scopo. Una direzione può essere autentica anche se viene costruita
nel corso della vita, modificata dall’esperienza e ridefinita quando cambiano
noi e le circostanze.
Essere
fedeli a se stessi, quindi, non significa scoprire una risposta nascosta una
volta per tutte. Può significare sviluppare una capacità sempre più precisa di
riconoscere ciò che ci appartiene, distinguendolo dalle aspettative che abbiamo
semplicemente incorporato.
È
anche qui che entra il tema dell’Ombra, molto importante per Grecco. Se
costruiamo la nostra identità soltanto attorno alle caratteristiche che
consideriamo accettabili, una parte delle aspirazioni può finire esclusa perché
non coincide con l’immagine che abbiamo imparato a presentare a noi stessi e
agli altri. Talento, desiderio, ambizione, sensualità, bisogno di visibilità o
persino parti meno nobili possono essere respinti e continuare tuttavia a
orientare indirettamente le scelte.
Nella
lettura di Grecco, ritrovare lo scopo richiede perciò anche un processo
inclusivo: riconoscere ciò che appartiene alla nostra esperienza, comprese le
parti che non corrispondono immediatamente all’immagine ideale che abbiamo
costruito.
Più
che trovare «la risposta giusta», WILD OAT sembra allora chiedere di costruire
un luogo interno dal quale scegliere.
Wild Oat: Non voler rinunciare a nulla
La
descrizione ultima di Bach contiene un particolare che spesso rimane in secondo
piano. La persona non possiede soltanto «molte opzioni»: desidera fare qualcosa
di importante, vivere molte esperienze, godere di tutto ciò che le è possibile
e prendere la vita nella sua pienezza. La sua ambizione è forte.
Grecco
parte proprio dalle parole «molta esperienza» e «tutto ciò che è possibile» e
formula una domanda diversa: se il problema non fosse semplicemente scegliere
fra possibilità equivalenti, e riguardasse invece la difficoltà ad accettare
che scegliere significa necessariamente rinunciare?
Ogni
decisione significativa contiene infatti una perdita. Quando scegliamo una
professione, investiamo tempo che non potrà essere contemporaneamente
utilizzato per svilupparne altre con la stessa profondità. Una relazione
importante modifica inevitabilmente alcune possibilità di vita. Vivere in una
città significa non vivere, nello stesso tempo, in tutte le altre che ci
affascinano. Persino dedicarsi seriamente a un progetto comporta lasciare
temporaneamente in secondo piano interessi altrettanto reali.
Questa
rinuncia non rende la scelta sbagliata, è ciò che le dà consistenza.
Una
possibilità rimane potenzialmente infinita finché non viene scelta. Quando la
scegliamo entra nella realtà, e la realtà richiede tempo, limiti, ripetizione,
approfondimento e responsabilità. È in quel passaggio che qualcosa viene
guadagnato e qualcosa viene inevitabilmente escluso.
Per
una persona WILD OAT questo costo può essere particolarmente difficile da
tollerare proprio perché le alternative non sono false. Non stiamo parlando
necessariamente di capricci o distrazioni superficiali: si può avere talento
per più attività, interessarsi sinceramente a discipline molto differenti e
immaginare più vite tutte plausibili.
La
domanda diventa allora: che cosa merita abbastanza valore da accettare ciò che
perderò scegliendolo?
Qui
la distinzione con l’indecisione ordinaria diventa più chiara. Alcune persone
esitano perché temono di sbagliare, altre non dispongono di informazioni
sufficienti, altre ancora sono bloccate dalle conseguenze pratiche della
scelta. WILD OAT, nella lettura di Grecco, può trovarsi in una posizione
ulteriore: ogni opzione scelta rende reali le esperienze che dovranno essere
lasciate fuori e proprio questo produce la tentazione di mantenere tutto
aperto. Mantenere aperte tutte le porte offre una sensazione di libertà.
Nel
tempo può però trasformarsi nella condizione opposta, perché la persona rimane
circondata dalle possibilità senza abitare pienamente nessuna di esse.
La
libertà adulta comprende anche la capacità di impegnarsi. Non perché una scelta
debba essere irrevocabile, ma perché senza una sufficiente continuità non
possiamo scoprire che cosa quella strada avrebbe potuto realmente diventare.
Questo
consente anche di leggere diversamente alcune persone che cambiano
frequentemente lavoro, interessi o progetti. Il comportamento in sé non
identifica WILD OAT. Cambiare può essere una scelta intelligente quando una
situazione è diventata inadatta, così come sperimentare diversi percorsi può
essere necessario per conoscere se stessi. La domanda riguarda ciò che accade
nel momento in cui un’esperienza comincia a chiedere profondità e continuità:
rimaniamo perché riconosciamo che vale la pena attraversarne anche le parti
meno eccitanti, oppure il richiamo della possibilità successiva diventa
immediatamente più forte?
Grecco
sintetizza tutto questo attraverso la parola gerarchia. Scegliere significa
attribuire, almeno per un certo tempo, più valore a qualcosa che ad altro. In questa prospettiva WILD
OAT non riduce le possibilità, permette che una di esse diventi vita.
Wild Oat: La visione rinascimentale dell’uomo
Grecco
utilizza il Rinascimento come grande immagine archetipica di WILD OAT. La sua
attenzione non è rivolta tanto alla ricostruzione storica rigorosa del periodo
quanto a una particolare idea dell’essere umano rinascimentale: curioso,
multidimensionale, attratto dall’arte e dalla scienza, dalla materia e dallo
spirito, desideroso di conoscere attraverso l’esperienza e poco disposto a
essere confinato in una sola dimensione. Nel pensiero di Grecco il Rinascimento
funziona soprattutto come simbolo della molteplicità delle possibilità umane.
Richiama
Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, pensatori nei quali l’essere umano
occupa una posizione intermedia e mediatrice fra livelli differenti della
realtà. Grecco è particolarmente colpito dall’immagine ficiniana dell’anima
come centro e legame, punto di connessione fra dimensioni che altrimenti
rimarrebbero separate. Da qui costruisce una corrispondenza con WILD OAT: il
rimedio che arriva al termine dei primi diciannove e sembra raccogliere dentro
di sé molte delle direzioni precedenti.
È
nel suo linguaggio simbolico che OLIVE e VINE, femminile e maschile,
ricettività e azione vengono ricomposti in WILD OAT. Non si tratta di una
classificazione formulata da Bach, bensì di una lettura di Grecco attraverso la
quale l’ultimo Aiuto assume una funzione di sintesi.
Questa
immagine è particolarmente interessante quando viene messa accanto al mandala
realmente disegnato da Bach nel 1934, dove WILD OAT compare al centro degli
altri diciotto rimedi. Il dato storico e l’interpretazione simbolica sono
distinti, però dialogano sorprendentemente bene: Bach colloca effettivamente WILD
OAT in una posizione centrale; Grecco legge quella centralità come convergenza
e orientamento.
Il
riferimento al Rinascimento permette inoltre di comprendere meglio la persona
che possiede capacità trasversali. Alcuni talenti si sviluppano attraverso una
specializzazione molto definita; altri funzionano collegando domini differenti,
riconoscendo relazioni fra conoscenze lontane e muovendosi con naturalezza fra
discipline che solitamente vengono separate. Questa
ricchezza può diventare anche una difficoltà.
Una
persona che riesce a immaginarsi soltanto in un ruolo può soffrire perché non
trova opportunità per realizzarlo. Chi riesce invece a immaginarsi in dieci
ruoli differenti può trovarsi davanti al problema opposto: nessuno appare
sufficientemente esclusivo da meritare di diventare il centro.
Grecco
collega questa condizione all’inquietudo animi di Ficino, a una sorta di
inquietudine permanente che nasce dal desiderio umano di qualcosa di più vasto
di ogni singola realizzazione. Nella sua lettura WILD OAT possiede una «fame
d’infinito»: ogni esperienza raggiunta apre immediatamente la porta a ciò che
rimane ancora da sperimentare.
Presa
alla lettera, questa descrizione rischierebbe di trasformare WILD OAT in un
archetipo universale dell’essere umano. Il suo valore emerge meglio se la
consideriamo una particolare modalità di vivere la molteplicità: la capacità di
vedere continuamente nuove possibilità può nutrire creatività e curiosità,
mentre diventa dispersiva quando nessuna esperienza riesce a essere investita
abbastanza da trasformarsi in un percorso.
L’«uomo
rinascimentale» di Grecco non ha quindi bisogno di diventare uno specialista
rinunciando alla propria natura trasversale. Ha bisogno di scoprire quale
principio possa organizzare la molteplicità senza impoverirla.
Una
vocazione, in questo senso, non deve necessariamente coincidere con un solo
mestiere. Può essere il filo che rende coerenti attività diverse.
Wild Oat: Avere una gerarchia e uno scopo
Gerarchizzare
significa attribuire un ordine alle possibilità, riconoscendo che alcune sono
più importanti di altre rispetto al criterio che abbiamo scelto. È un processo
che sembra ovvio finché riguarda elementi facilmente confrontabili; diventa
molto più complesso quando dobbiamo mettere in relazione esperienze diverse
della vita, ciascuna dotata di un valore reale.
Grecco
vede qui uno dei punti vulnerabili di WILD OAT. La persona può possedere
interessi, capacità, energia e aspirazioni, mentre fatica a stabilire quale di
questi elementi debba diventare centrale e quali possano essere collocati in
una posizione secondaria, rimandati o persino abbandonati.
Nell’articolo
originario confronta questa dinamica con VINE e VERVAIN. VINE riesce più
facilmente a costruire una gerarchia pratica sulla base del risultato:
individua ciò che serve e ordina risorse e persone rispetto all’obiettivo. VERVAIN
struttura maggiormente il mondo attraverso idee e principi, cercando coerenza
fra gli elementi. WILD OAT può possedere entrambe le capacità e trovarsi
comunque disorientato quando il criterio deve essere applicato alla propria
vita.
È
un’intuizione molto interessante: si può essere capaci di organizzare
perfettamente il lavoro e incapaci di decidere quale lavoro vogliamo realmente
fare. Si può aiutare gli altri a mettere ordine nei loro progetti e continuare
a sentirsi dispersi rispetto ai propri.
La
difficoltà non dipende necessariamente dalla mancanza di logica o di
competenza. Riguarda il criterio con cui attribuiamo valore.
Grecco
collega questo passaggio alla responsabilità della scelta. Finché tutte le
possibilità rimangono equivalenti possiamo attribuire l’incertezza alle
circostanze: non ho ancora trovato la strada, non è arrivata l’occasione
giusta, devo fare un’altra esperienza prima di decidere. A un certo punto,
però, diventa necessario riconoscere che nessuna realtà esterna potrà costruire
integralmente quella gerarchia al nostro posto.
La
responsabilità personale non significa immaginare che chiunque possa diventare
qualunque cosa semplicemente scegliendolo. Esiste però, dentro i limiti reali,
una quota di decisione che non può essere delegata indefinitamente.
Grecco
usa a questo proposito una bella immagine: il tiro con l’arco. Per colpire un
bersaglio occorre raccogliere l’energia, tendere la corda, scegliere una
direzione, valutare la distanza e infine lasciare partire la freccia. Finché la
freccia rimane sull’arco tutte le destinazioni sono ancora teoricamente
possibili; il tiro comincia quando una viene scelta.
Tradotta
psicologicamente, l’immagine descrive bene la trasformazione di WILD OAT:
capacità, desideri e risorse devono convergere abbastanza da sostenere un
investimento concreto. Questo non significa che lo scopo debba essere
immutabile per tutta la vita. Una direzione può essere ridefinita quando cambia
ciò che conosciamo di noi stessi o quando l’esperienza ci mostra che una strada
non corrisponde più ai nostri valori. La differenza sta nel poterla abitare
pienamente finché la riconosciamo come nostra, senza mantenerla costantemente
sotto confronto con tutte le vite che avremmo potuto scegliere.
Avere
uno scopo significa allora possedere un criterio sufficientemente forte da
organizzare l’energia disponibile. E proprio grazie a quella gerarchia la
molteplicità smette di essere dispersione.
Wilde Oat: Trasformarsi e aprirci all’amore
Grecco
introduce in questo capitoletto una distinzione fra crescita e trasformazione.
Possiamo aumentare conoscenze, esperienze, competenze, relazioni e risultati
senza che questo produca necessariamente un cambiamento profondo nel modo in
cui viviamo. L’accumulo amplia ciò che possediamo; la trasformazione modifica
la relazione che abbiamo con noi stessi e con ciò che incontriamo.
È
una distinzione particolarmente pertinente a WILD OAT, perché la ricerca
continua di esperienze può facilmente essere scambiata per evoluzione. Cambiare
lavoro, città, relazione, progetto o interesse produce novità e può realmente
arricchirci; non garantisce però che il movimento abbia una direzione.
Talvolta
si cambia proprio per evitare il momento nel quale un’esperienza smette di
essere nuova e comincia a chiederci di approfondire.
La
trasformazione richiede invece una certa continuità. Abbiamo bisogno di
rimanere abbastanza a lungo in rapporto con qualcosa perché possa modificarci,
permettendole di mettere in discussione ciò che pensavamo di sapere e di
riorganizzare le nostre priorità.
Grecco
collega questa possibilità all’amore, utilizzando la parola in un senso molto
più vasto della relazione di coppia. L’amore rappresenta per lui una
disposizione alla connessione, alla partecipazione e all’apertura verso la
vita; la libertà diventa la condizione che permette a questo movimento di
esprimersi senza coercizione.
Questa
è una formulazione spirituale e filosofica di Grecco, non una legge psicologica
secondo cui ogni trasformazione richieda necessariamente ciò che definiamo
amore. Il suo nucleo, però, può essere tradotto in una considerazione
interessante: un percorso acquista senso quando smette di essere soltanto
qualcosa che facciamo e diventa qualcosa con cui entriamo realmente in
relazione.
Si
può svolgere un lavoro prestigioso senza sentirvi alcuna appartenenza e
dedicarsi a un’attività apparentemente modesta sentendola profondamente
collegata a ciò che siamo. Si possono accumulare esperienze straordinarie e
rimanere sostanzialmente spettatori della propria vita, oppure attraversarne
poche lasciandosi trasformare da esse.
Grecco
parla anche della fede come possibilità di mantenere una relazione con il
significato nei momenti di avversità.
In
WILD OAT questo passaggio modifica anche l’idea di libertà. La libertà non
coincide necessariamente con il maggior numero possibile di possibilità aperte.
Esiste una libertà che nasce proprio dalla scelta: poter dire «questa è la
direzione alla quale, in questo momento della mia vita, desidero dare tempo ed
energia» e accettare che la decisione produca conseguenze.
È
il momento nel quale l’esistenza smette di essere un catalogo di esperienze
possibili e diventa una storia.
Wild Oat: Indecisione nella direzione intrapresa
Grecco
torna qui all’immagine del viaggio e descrive WILD OAT come qualcuno che arriva
a un crocevia senza riuscire a decidere quale sentiero imboccare oppure che,
dopo essersi mosso in una direzione, continua a interrogarsi sulla possibilità
che un’altra strada sarebbe stata migliore.
Julian
Barnard utilizza proprio l’immagine del crocevia per descrivere il rimedio:
tutti attraversiamo momenti nei quali dobbiamo decidere dove andare; WILD OAT rappresenta
la condizione in cui l’incertezza sulla direzione tende a protrarsi e a
produrre ritardo e insoddisfazione. La metafora della bussola è strettamente
collegata a questa lettura.
La
configurazione WILD OAT diventa più specifica quando alla pluralità delle
possibilità si accompagna una persistente insoddisfazione per ciò che si sta
vivendo, insieme alla sensazione che da qualche parte esista una direzione più
aderente che continua però a sfuggire.
Anche
il confronto con VINE e VERVAIN aiuta. VINE tende ad avere chiarezza operativa:
individua un obiettivo e organizza immediatamente l’azione. VERVAIN possiede
una grande certezza riguardo a ciò in cui crede e può investire molta energia
nel sostenerlo. WILD OAT dispone spesso di energia e potenzialità senza un
equivalente centro di gravità.
Con
SCLERANTHUS la differenza è ancora più sottile. SCLERANTHUS può oscillare tra
due possibilità ben percepite; WILD OAT può trovarsi davanti a una domanda
precedente: «Quale tipo di vita voglio costruire?».
C’è
inoltre un rischio che trovo importante distinguere dal rimedio: quello di
considerare ogni scelta come se dovesse essere definitiva. Se decidere
significa immaginare che ogni altra strada venga perduta per sempre, la
pressione può diventare enorme e l’indecisione aumentare. Molte scelte, nella
realtà, sono modificabili: Una direzione professionale può evolvere, un
interesse può diventare secondario e tornare centrale anni dopo.
Competenze
acquisite in un percorso possono essere utilizzate in un altro.
WILD
OAT non ha bisogno di sapere con certezza come sarà l’intera vita prima di
iniziare a viverla. Può essere sufficiente riconoscere quale direzione merita
il prossimo tratto del cammino.
Questa
formulazione rende lo scopo meno rigido e, paradossalmente, facilita l’impegno.
Non devo scegliere per sempre, devo scegliere abbastanza da poter scoprire che
cosa accade quando cammino realmente in quella direzione.
Wild Oat: Ambizione e godimento
Bach
attribuisce esplicitamente a WILD OAT una forte ambizione. È un dato che merita
di essere conservato perché distingue questo stato da molte forme di apatia o
disorientamento. La persona vuole qualcosa dalla vita; il problema consiste
proprio nel fatto che desidera molto, e spesso in più direzioni
contemporaneamente.
Grecco
insiste sul fatto che l’ambizione non sia di per sé negativa: può essere la
forza che ci spinge oltre ciò che conosciamo, ci permette di sviluppare
capacità e impedisce di accontentarci di una vita che percepiamo come estranea.
Diventa problematica quando perde una direzione o quando il bisogno di vivere
tutto impedisce di costruire qualcosa abbastanza a lungo da poterne conoscere
la profondità.
Grecco
utilizza anche le antiche categorie della gola e della lussuria per descrivere
simbolicamente una «fame di vita», estendendo il discorso al buon cibo, al
piacere estetico, alla sessualità e alla ricerca di sensazioni intense. Quello che
interessa è l’appetito per l’esperienza.
Alcune
persone desiderano conoscere profondamente pochi territori; altre sono attirate
dalla varietà, dalle novità, dalla possibilità di assaggiare forme differenti
di vita. Nessuna delle due modalità è in sé superiore. La difficoltà nasce
quando l’intensità della prossima esperienza rende continuamente
insoddisfacente quella presente.
Grecco
descrive WILD OAT anche come sensibile all’estetica e alla qualità,
collegandolo simbolicamente a WATER VIOLET, OLIVE, VINE e VERVAIN. Sono
associazioni proprie della sua lettura sistemica: OLIVE porterebbe il criterio
di ciò che nutre e appaga, VINE quello di ciò che è pertinente e necessario, VERVAIN
l’intensità, WATER VIOLET una certa ricerca di raffinatezza. WILD OAT si
troverebbe al punto di incontro fra queste tendenze, desideroso di
sperimentarle senza riuscire sempre a stabilire quale meriti priorità.
Anche
la sessualità è come uno dei territori nei quali Grecco osserva il rischio di
accumulare sensazioni prive di scopo. Anche la sessualità può diventare un
territorio nel quale la ricerca continua della novità prevale sulla possibilità
di comprendere che cosa desideriamo realmente. Questo vale soltanto quando la
persona stessa vive quella modalità come dispersiva o insoddisfacente; non
deriva dal numero di partner, dalla forma della relazione o dalle preferenze
sessuali.
La
domanda rimane la stessa che attraversa tutto il rimedio: che cosa sto cercando
attraverso questa esperienza? Quando l’ambizione trova uno scopo, non perde
intensità, smette di disperderla.
Wild Oat, l’ultimo degli Aiuti, l’ultimo dei primi 19 rimedi.
WILD OAT fu individuato nel 1934 nei dintorni di Sotwell, poco dopo che Bach si era
stabilito a Mount Vernon. Le ricostruzioni storiche più dettagliate collocano
la preparazione nel mese di maggio; nel luglio dello stesso anno venne
pubblicato The Twelve Healers and Seven Helpers. Con WILD OAT il primo
gruppo di diciannove rimedi risultava completo.
Bach
considerò per qualche tempo conclusa la propria ricerca, anche se nel 1935
avrebbe individuato rapidamente altri diciannove rimedi. Proprio per questo WILD
OAT occupa un punto di passaggio particolarmente interessante: è insieme una
conclusione e il centro dal quale la ricerca verrà successivamente riaperta.
Grecco
attribuisce grande valore simbolico al fatto che WILD OAT sia il diciannovesimo
rimedio e mette il numero 19 in relazione con l’Arcano XIX dei Tarocchi, il
Sole. Da qui sviluppa un collegamento con Apollo come principio di chiarezza,
luce e coscienza che dissipa la nebbia della confusione.
Il
dato storico più significativo resta invece il mandala del 1934. Bach dispone WILD
OAT al centro e gli altri diciotto rimedi intorno a esso. La centralità è
reale; ciò che significa può essere interpretato in modi differenti. Barnard
propone l’immagine della bussola: se gli altri rimedi aiutano a comprendere
particolari lezioni o condizioni cronicizzate, WILD OAT aiuta a ritrovare il
percorso.
Questa
interpretazione trova un sostegno anche nell’indicazione pratica che Bach dà
nello stesso periodo. Quando non emerge risposta agli altri rimedi, oppure
quando non si riesce a comprendere quale scegliere, suggerisce di provare WILD
OAT per almeno una settimana. Non lo presenterei tuttavia come un «rimedio
universale» da utilizzare ogni volta che siamo incerti nella prescrizione. Bach
stesso, nella descrizione ultima del 1936, elimina questa istruzione specifica
e definisce WILD OAT attraverso il suo stato emozionale.
Questo
cambiamento merita di essere rispettato in entrambe le direzioni. Non dobbiamo
cancellare ciò che Bach aveva scritto nel 1934 soltanto perché non compare più
nel 1936; allo stesso tempo, sarebbe improprio trasformare una precedente
indicazione tecnica in una regola prescrittiva assoluta che Bach non mantenne
nella forma ultima del sistema.
Grecco
vede nel mandala qualcosa di ancora più ampio: WILD OAT conterrebbe
simbolicamente una parte dei rimedi che lo precedono e sarebbe in relazione con
ciascuno per somiglianza o polarità. È la sua lettura sistemica, molto coerente
con il modo in cui interpreta le Due Liste.
Il
valore più evidente della posizione centrale è forse ancora più semplice: per
scegliere una direzione dobbiamo sapere da dove partiamo.
La
bussola da sola non percorre il viaggio e non decide la destinazione; permette
di orientarci rispetto a una posizione.
È
un’immagine particolarmente efficace anche per concludere l’intero percorso dei
Sette Aiuti. GORSE ci ha mostrato che possiamo smettere di credere nel futuro; OAK
che possiamo continuare a combattere fino a trasformare la forza in obbligo; HEATHER
ha interrogato il nostro rapporto con la presenza dell’altro; ROCK WATER quello
con gli ideali e la rigidità; OLIVE ci ha portato nel territorio
dell’esaurimento e della rigenerazione; VINE ha posto il problema dell’autorità
e dell’uso del potere. WILD OAT arriva infine davanti alla domanda che può
raccogliere tutte le altre: dove voglio portare ciò che sono?
La
risposta non deve necessariamente assumere la forma di una professione, di una
vocazione grandiosa o di una «missione» straordinaria. Per
alcune persone lo scopo coincide con un lavoro, per
altre attraversa più attività. Può
modificarsi nel corso della vita, perdere una forma e trovarne un’altra,
includere relazioni, creatività, conoscenza, cura, servizio o semplicemente un
particolare modo di essere presenti a ciò che facciamo.
Ciò
che cambia nella configurazione positiva di WILD OAT è la dispersione. Le
possibilità non scompaiono, così come non viene meno la curiosità. La persona
acquista però un criterio sufficiente per decidere a che cosa offrire tempo ed
energia, sapendo che ogni scelta lascia qualcosa fuori e che proprio questa
rinuncia permette a ciò che è stato scelto di svilupparsi.
In questo senso la virtù di
WILD OAT non è semplicemente la «decisione», è l’orientamento. La capacità di raccogliere
desiderio, talento, esperienza e ambizione intorno a una direzione che abbia
abbastanza significato da poter essere realmente vissuta.
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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
