Oak alcune riflessioni (Eduardo H. Grecco) - Fiori per l'anima

Vai ai contenuti

Oak alcune riflessioni (Eduardo H. Grecco)

macrolibrarsi un circuito per lettori senza limiti

Ecco il secondo dei Sette Aiuti: Oak.  Come sempre raccolgo le riflessioni che il dr. Grecco ha pubblicato sul suo profilo Facebook ed io ho raccolto e tradotto. Stimoli e spunti per approfondire, riflettere e scoprire aspetti di questa essenza.

Quello che è emerso l'ho diviso in varie parti, cercando di darne un titolo che ne riassumesse il contenuto. Cliccando sul titolo potete andare a leggere direttamente la parte di vostro interesse, oppure leggere tutto l'articolo scorrendolo di seguito. Buona lettura! Antonella Napoli

Riflessioni su Oak


La vita di Bach nel periodo della scoperta di Oak

Era il momento dell’inizio della preparazione dei quattro Aiuti. In alcuni testi, che ci parlano di questo periodo della vita di Bach, si dà l'immagine di un Bach  perseguitato dall'istituzione medica. Anche in un articolo si dice che "è stato un martire dell'intolleranza dell'ordine medico". Nella corrispondenza del Consiglio medico generale a Bach, che abbiamo citato parlando di GORSE, si osserva, tuttavia, un trattamento burocratico ma cortese , che risponde, nei suoi contenuti e forme, al rispetto di un Regolamento della Pratica medica di quel periodo in Inghilterra, ma non denota un fastidio speciale verso Bach.
  
Da parte sua, Bach fonda il suo atteggiamento nell'impegno primario del medico, che è dalla parte dei pazienti e con nient’altro. A volte accade che, la lettura del tempio di un campo terapeutico porti alla necessità di creare martiri. Bach è stato Bach e non "Santo Bach", e la sua eredità non è una verità di fede, né la sua opera richiede la repressione di un'inquisizione medica.
 
Bach - come Paracelso, Freud, Jung e tanti altri creatori - ha messo in discussione, con la sua opera e la sua pratica, un ordine che reagiva in modo naturale, difendendo i suoi paradigmi, ma in modo molto lontano da un tribunale sbagliato. Forse chiuso o dogmatico, ma non è necessario assegnargli intenzioni non giustificate da nulla.
  
Fatta questa precisazione, il dialogo di lettere tra la commissione medica e Bach può essere riassunto come segue: il Consiglio chiede a Bach di adeguare la sua condotta professionale alle norme in vigore e Bach risponde che nessuno gli può dire ciò che in coscienza deve fare per il bene dei pazienti. Che le istituzioni vadano al diavolo.
  
La critica consistente arriva da altri luoghi più dolorosi per Bach. Nel 1933 è designato membro onorario della Loggia Norbury. Nel maggio dello stesso anno è escluso per tre anni dalla Loggia di Warwickshire, per non aver pagato le proprie quote. Ciò significa che era ancora membro attivo di questa loggia, anche se non frequentava le sue riunioni e che, forse, in questa loggia, in cui molti dei suoi partecipanti erano medici, avevano influenzato le lettere e le opinioni contrarie rispetto al suo lavoro alla Commissione Medica Generale.
  
Notiamo che, anche se non è esclusa tra le possibilità la sospensione di un ex Venerabile Maestro di una loggia per cause economiche, non era né è, una pratica abituale della massoneria; soprattutto, se lo mettiamo in opposizione con l'atteggiamento della Loggia Norbury che non solo lo designa Membro Onorario, ma che il 5 febbraio 1936 gli concede 10 ghinee in beneficenza.
  
Quindi, come in ogni istituzione, anche nella Loggia Warwickshire si cuocevano i fagioli, e accanto alle grandezza erano presenti le miserie. In che modo questo ha influenzato Bach? Non abbiamo alcun riferimento, ma è possibile dedurre che abbia potuto subire una forte delusione. E non è casuale che il rimedio che prepara dopo questo evento di esclusione sia l'OAK, essenza che ci dice che nonostante non abbia speranza la persona continua a lottare, resistendo a tutto ciò che la vita lo porta senza lamentarsi.
  
Se ci chiediamo, come stiamo facendo per ogni rimedio, quale risposta cercava di trovare Bach, preparando OAK, e confrontiamo l'indagine con il primo commento che fa su questo rimedio, la risposta che emerge è eloquente. "OAK è per quel tipo di persone che, sebbene disperino di guarire, continuano a lottare e sono irritate dal fatto di essere ammalate. Queste persone hanno malattie fisiche tendenti a durare anni e, sebbene disperino di se stesse, continuano a sforzarsi e a lottare. Si irritano perché non riescono a migliorare, le disturba il fatto di essere ammalate perché sono un problema per gli altri e non riescono a fare la propria parte di dovere negli obblighi quotidiani. Odiano il non riuscire a svolgere il proprio ruolo nella recita della vita, e si vedono come dei fallimenti. Questi pazienti non incolpano mai gli altri, ma attribuiscono a se stessi tutta la responsabilità.
Le malattie di questo tipo sono quelle in cui l’equilibrio fisico o mentale è molto compromesso. Mentale, come gravi crisi nervose, o tipi di follia che possono essere descritti come perdita totale dell’equilibrio (dove c’è una completa mancanza di controllo); lo stesso dal punto di vista fisico, quando il paziente perde il controllo su parti del corpo o sulle sue funzioni."
 
Questa narrazione descrive lo stato emotivo di Bach in quel periodo?



Marlow è un piccolo, tranquillo, tradizionale, pittoresco e romantico villaggio, situato sulle rive del Tamigi. Si trova a circa 50 km a sud-Est di Londra, nella contea del Buckinghamshire. È forse uno dei posti più belli del sud dell'Inghilterra, con strade piccole, piene di angoli storici e case tipiche, e una certa magia che avvolge il luogo, così come la nebbia al mattino. Il fiume Tamigi divide il villaggio in due e questo lo rende ancora più attraente, aumentato dal vecchio e bellissimo ponte sospeso che unisce entrambe le sponde. La città risale al XI secolo ed è possibile apprezzare ancora alcune tracce di architettura medievale. Esempio di questo sono i resti della Chiesa parrocchiale di Marlow, con alcune tombe a vista, come si faceva in passato. La Chiesa è stata ricostruita nel 1835, dopo che l'originale del XII secolo è stato demolito nel 1802. Sono stato molto felice i giorni che ho trascorso lì alcuni anni fa.
  
Nel 1933, Marlow, era una cittadina ancora più affascinante e ridotta, un luogo propizio per riposare e pensare, immaginare progetti e chiudere le ferite. In quegli anni, non superò i 2000 abitanti e, tuttavia, la natura del luogo rendeva difficile che un estraneo potesse passare inosservato. Così, forse, Bach, andando lì, cercava di essere in un luogo dove, pur essendo uno sconosciuto, potesse godere di un clima quotidiano cordiale e pacato, che gli permettesse di riposare, meditare e continuare a sviluppare il suo lavoro in una calda atmosfera di pace.
  
Certo, la curiosità ci porta a chiederci perché scegliere Marlow? Se immaginiamo che Bach  cercasse un rifugio in cui riparsi per un po', è lecito supporre che cercasse un luogo già conosciuto che gli potesse dare ciò di cui aveva bisogno in quella fase della sua vita.
 
Marlow si trova sull’orlo di un elemento che attirava Bach molto: l'acqua. Non è un posto soleggiato come Eastbourne - città sulla costa meridionale dell'Inghilterra, con una bellissima spiaggia, da dove veniva Bach  dopo aver lasciato Cromer e passando per Londra a vedere sua figlia - anche se più verde, più spopolata e più vicino a Wallingford.
  
Ma la cosa più interessante è che questa cittadina, Marlow, era famoso per le regate, sport che aveva appassionato di Bach nella sua gioventù. Gli studenti universitari, in particolare quelli di Londra, la frequentavano spesso i fine settimana o nei festivi lunghi, per pratica. Forse, nel suo periodo universitario, o dopo, Bach la visitò per allenarsi.
  
Lì Bach ha scritto il testo centrale “Guarisci te stesso”, pieno di senso, sapienza, con alcune frasi che suonano come enigmi e altre come proverbi, a volte controverso, popolato di allusioni evangeliche (con una speciale alla lettera di San Paolo ai romani, 8, Vivere nello spirito), non esente da un tono malinconico e evocativo, ma intriso di un messaggio di speranza. Un testo insostituibile per comprendere il messaggio spirituale e terapeutico di Edward Bach.



Oak: La resistenza ed il sacrificio

Bach incorpora al suo sistema OAK, dopo aver preparato GORSE. Tra un fiore e l'altro, scrive il testo di Marlow Bucks, a cui abbiamo accennato, al quale Bach considera un racconto ispirato, una rivelazione ("... ero vicino al sentiero di Marlow-on-Thames, quando ho ricevuto questo messaggio. Un messaggio che non è solo per me, ma per tutti coloro che si sforzano di aiutare.") e, questo tratto del racconto è così impregnato di OAK, che Bach  non dice "per tutti coloro che vogliono aiutare" ma che "si sforzano di aiutare". Lo sforzo, la forza che si rivolge contro ad una resistenza per contrastarla, invertirla o sconfiggerla; il vigore che viene utilizzato nella realizzazione di qualcosa che superando gli ostacoli che si trovano sulla strada; una virtù di temperamento psicologico e volontà, legata alla tenacia con cui resistiamo alle insidie che impediscono di avanzare liberamente o di raggiungere un obiettivo.
  
Pertanto, è possibile visualizzare una caratteristica proprio dello sforzo: implica la presenza di determinati valori, nella persona, come costanza, sicurezza, fermezza, perseveranza, speranza, responsabilità... valori con cui quella persona conduce l’impresa che si propone di aiutare nel caso del testo di Bach. Lo sforzo, quindi, sembra essere essenziale per raggiungere obiettivi che richiedono pazienza, coraggio, zelo e impegno e per superare le prove. La domanda che si potrebbe porre è perché l'aiuto richiede sforzo?
  
Tra i primi 19 c'è una lista significativa di rimedi per l’assistenza ed il servizio: AGRIMONY, CHICORY, VERVAIN, CENTAURY, CERATO, WATER VIOLET, ROCK ROSE , OAK e HEATHER. Vorrei solo menzionare, in alcuni casi, alcune caratteristiche differenziali nei comportamenti non molto virtuosi. CHICORY impone il suo aiuto senza che venga richiesto; VERVAIN vuole dare ciò che non ha disponibile e si mette nel posto del Salvatore; CENTAURY non prende in considerazione i limiti e il dover aiutare lo vive come un obbligo; AGRIMONY Non considera o nega la realtà dei fatti e delle circostanze; WATER VIOLET aiuta da una posizione arrogante. Invece, per OAK, aiutare è una responsabilità eroica, una combinazione di dovere e sacrificio.
  
In quel lasso di tempo in cui Bach prepara OAK, parla di HEATHER, anche se lo elabora più tardi. Questo, per molti versi, non è un dato secondario.
Sia OAK che GORSE sono rimedi che parlano di persone che hanno perso la speranza di riacquistare la loro salute ma, mentre GORSE smette di provare l'OAK persiste nonostante la difficoltà che può esistere. OAK è il rimedio ".... sebbene disperino di guarire, continuano a lottare e sono irritate dal fatto di essere ammalate." (Edward Bach)
 
Forse bisognerebbe accentuare il fatto che mentre GORSE consegna il suo potere al destino, una destino immutabile che non ha senso combattere, OAK lo attribuisce al fervore per lo sforzo e il sacrificio. A proposito di questo rimedio, che Bach  prepara vicino a Cromer, a Felbrigg, (dove c'era una vecchia loggia massonica) il creatore della Terapia Floreale dice alcune cose strane, come il fatto che “Odiano il non riuscire a svolgere il proprio ruolo nella recita della vita...". Come risultato di questa condizione, le persone intrappolate in questa corazza, esercitano una lotta per non desistere davanti alle sfide che la vita gli pone, che è un modo malsana di vivere per il fatto che li porta a ignorare ogni avvertimento di fermarsi, di ridurre i lavori che portano avanti, di non esigere oltre le loro possibilità. Questa mancanza di riconoscimento della non necessità di combattere provoca con una certa frequenza un crollo fisico e/o emotivo.
 
D' altro canto, questo atteggiamento di resistere a qualsiasi cosa, nasconde un'incapacità di accettare la realtà, una negazione ad ammettere di combattere contro i mulini a vento. Resistono, soffrono, combattono e lo fanno senza lamenti o reclami; si sottopongono al dolore, alla difficoltà e alle avversità; schierano una grande pazienza davanti ai disturbi che si sviluppano nel tempo e sviluppano ed esercitano una tremenda volontà di andare avanti sempre al limite delle loro capacità, con assoluta fermezza.
 
Tutto questo sembra essere virtù e motivo di elogio. Tuttavia, anche includendo la sua disposizione attenta per soddisfare le esigenze degli altri, è tutta una maschera. Ciò che è in gioco è la necessità di nascondere la vera natura del compito che spetta loro intraprendere. Riparano, con la loro austera e affannosa condotta, il lavoro dell’anima che lasciano in sospeso.



Oak: cosa ci insegna

La continua ricerca di oneri, per dimostrare le proprie capacità di audacia e di vigore, non impedisce di vedere che l'aiuto che le persone OAK offrono agli altri, facendosi carico di ciò che gli altri dovrebbero sostenere, non è bontà, ma corazza difensiva e dipendenza. In un certo senso, è come se stessero espiando un debito, che non è nemmeno il loro. Bach commenta: "Sono scontenti di sé quando una malattia interferisce con i loro doveri e con l’aiuto che vogliono arrecare agli altri."
 
Julian Barnard osserva che "un altro aspetto di OAK è la sua facilità di adattamento. Considerata innanzitutto in termini di descrizione di un rimedio. Bach ha detto che queste sono persone che si sono adattate alla loro malattia e continuano nonostante le difficoltà: hanno malattie fisiche che tendono a durare per anni e anche se si sentono senza speranza per loro stessi, continuano a cercare di andare avanti e lottare. Ciò significa che sono diventati soggetti a una forza invasiva che causa problemi fisici, ma che la persona non ammetterà la difficoltà. Tuttavia, le persone OAK si adattano alla vita accompagnati dal problema, lavorano duramente, come se il problema non fosse lì.
 
Un'altra questione molto dimenticata è che Bach sottolinea che "... le sofferenze... sono dove si è perso molto equilibrio, mentale e fisico " e i pazienti " stanno provando una cosa dopo l'altra..." sono persone, " che stanno lottando e combattendo per guarire... continueranno a combattere... sono persone coraggiose, lottano contro grandi difficoltà."
 
Ma, contrariamente a quanto si supporrebbe, l'assunzione di OAK non genera, nella persona, qualità di forza, determinazione, costanza o volontà. Ciò che produce è qualcosa di ben diverso: una grande comprensione di un modo diverso di evolversi, un modo di transitare per la vita diversa dall'abitudine di soffrire e resistere; una simile atteggiamento, consistente nell’adorare la vita, arrendersi ed abbandonarsi al fluire dell’esistenza; la consapevolezza che non si cresce attraverso lo sforzo ma permettendo di aprire le porte della personalità alla grazia dell'anima; che non si avanza attraverso il dolore bensì attraverso l’amore.
 
In breve, che l'amore richiede libertà e non dipendenza; che il dare del servizio non richiede il posticipare se stesso, né escludere il piacere nella vita. Per coincidenza, questa è l'essenza del messaggio di Marlow Bucks e naturalmente, l'amore nella libertà, un insegnamento venusiano.
 
Quando si presenta da me una persona avvolta in una corazza OAK, non riesco a fare a meno di osservare la rinuncia e l'abbandono che risiedono nella loro vita, anche se la loro condotta, in superficie, sembra indicare qualcos'altro. È chiaro che combattono per la loro vita, per i processi e le circostanze che vivono, che credono di dover combattere per crescere, evolvere, essere felici. OAK insegna loro a capire che combattere rende più difficile, invece di facilitare lo sviluppo personale. Quello che è necessario, per essere felici, è abbandonarsi ed accettare il flusso dell’esistenza così come si presenta. Inoltre, permette di prendere coscienza che tutto ciò che appare sul percorso della vita, e a ciò a cui siamo esposti, è quello che si deve affrontare per decidere i futuri movimenti del nostro viaggio. E questo significa aprirsi all'avventura e al rischio.
 
OAK, inoltre, aiuta a rinunciare alla convinzione che la lotta è un requisito per crescere e, d'altra parte, facilita il non chiudersi alla negoziazione, che la vita non è uno scontro, ma un accordo. Questa percezione induce la persona a disertare dalla condanna del guerriero, a rendersi conto che la posizione di contendente e di lottatore impedisce di progredire. Che è una strategia inadeguata per imparare, prosperare e progredire.
 
OAK consente di scorgere una realtà: che resistiamo alla vita nella misura in cui la combattiamo. Che non c'è bisogno di incitare la vita, perché fluisce senza bisogno del nostro impulso. Quando combattiamo e spingiamo la vita è perché ci sono, dentro di noi, aspetti che vogliamo accettare. Combattiamo all’esterno, quello che, in verità è una guerra interiore. In questo senso OAK deve imparare ad avere fiducia nella vita, nei suoi cicli e cambiamenti.



Oak: debito emotivo inconscio da pagare
 
Forse l'idea clinica che sto per sollevare oggi non è condivisa da molti di voi. Si tratta di capire il comportamento OAK alla luce dell’idea che è stato spinto da un debito emotivo inconscio che deve essere pagato. Questi debiti affettivi sono contratti nell'infanzia o come prodotto di memorie familiari. Debiti non cancellati da cui la persona sente che deve redimere con il suo sforzo e sacrificio.
 
Questo gli toglie spazio e piacere per vivere e lascia, piuttosto, un luogo per l'abnegazione. Molte circostanze della clinica avallano l'idea di considerare OAK come un rimedio che può operare sanando un certo tipo di colpe che si sentono come un carico pesante da portare ma alle quali non si può rinunciare. In particolare colpe e responsabilità che sono eredità di generazioni precedenti. A volte queste colpe appaiono come sintomi di cronicizzazione, contratture in collo, spalle e mani, responsabilità eccessiva ed esagerata, esaurimento, incapacità di godere di esperienze piacevoli...
 
Aquila e Leone occupano un posto di privilegio nel mondo animale come simboli di potere spirituale e della regalità. Lo stesso posto è abitato dalla quercia (OAK) nel vegetale. Così, nella tradizione europea, gnostica e alchemica, OAK era considerato un albero cosmogonico e antropogenico. Socrate, d’altra parte, lo concepiva come l’albero della saggezza ed è interessante notare che, nello stesso tempo in cui riceveva l'omaggio di queste note così singolari, la quercia era qualificata come "androgino", cioè un emblema dell'unità delle polarità antagonistiche femminili-maschili che, in Bach, è rappresentato, in sostanza, da WILD OAT.



Oak: l’archetipo della quercia

Un'immagine di questo archetipo è il "crepuscolo". Crepuscolo e aurora, momento in cui non è giorno né notte, uno stato naturale con una vita arricchita dall'esperienza del viaggio permanente, uno spazio che tiene nel suo seno, sia la luce che l’ombra. Jorge Luis Borges ha scritto una bella poesia:
Il secondo crepuscolo.
La notte che penetra nel sonno.
La purificazione e l’oblio.
Il primo crepuscolo.
La mattina ch’è stata l’alba.
Il giorno che fu il mattino.
Il folto giorno che sarà la sera consunta.
Il secondo crepuscolo.
Quest’altra usanza del tempo, la notte.
La purificazione e l’oblio.
Il primo crepuscolo…
L’alba segreta e nell’alba
lo sgomento del greco.
 
Per greco, Borges, allude a Eraclito. È suggestivo contrastare questa immagine del divenire dell'acqua, che il filosofo greco usava come metafora la sua visione dell’impermanenza di ogni cosa, di fronte all'eternità che sembra riflettere la quercia.
 
Nell'alchimia la quercia ha un valore speciale. Dalle ceneri del legno della quercia viene estratto un componente del "Fuoco Sacro" e l'immagine di una vecchia quercia o di una quercia scavata, rappresentava l’Athanor o il forno Alchemico, "questo albero cavo in cui si forgia la materia verginale dei filosofi", che è anche una rappresentazione del grembo materno. Forse, per questo motivo, i greci chiamavano la quercia "prima madre".
 
La quercia attira particolarmente i fulmini e questa circostanza ha portato nell'antica Grecia, a considerarla l'albero di Zeus, in possesso di un carattere divino, legato alla "Lutz" della Cabala. Lutz, nucleo indistruttibile, situato alla base della colonna vertebrale, da dove deve nascere la nuova vita. Ma un’altra unicità della quercia è il fatto che era legata alla parola.
 
Per esempio, Apollodoro, racconta che la Dea Atena, la saggia figlia di Zeus, collocò sulla prua della nave degli Argonauti "un legno dotato di voce", che lei stessa aveva inciso e che proveniva dalla quercia oracolare di Dodona e che serviva da guida, a Giasone, durante il suo viaggio. Per questa ragione, sia nei testi alchemici che nello sguardo di Jung, l'esistenza della quercia parlante collocata sulla nave Argo, rende il viaggio argonáutico come una metafora della ricerca della pietra filosofale (Vello d'Oro), tanto quanto ci ricorda il maestro Yabir, o del processo di guarigione. Nella stessa direzione, Esculapio (Dio della Medicina), è portatore di un bastone fatto con un ramo di quercia.
 
Di tanto in tanto, lascio che la mia passione per la mitologia si impadronisca dei miei scritti perché sono convinto che, i suoi racconti, cercano di esprimere il linguaggio della conoscenza dell'ombra. In questo caso, mi sembra che valga la pena di salvare l'idea che il processo terapeutico sia un processo alchemico che richiede l'azione combinata di "grazia e sforzo", elementi essenziali della fede. GORSE rappresenta la grazia, OAK fa onore allo sforzo, le due ali del volo dell'anima verso la sua individuazione.



Oak e Vervain

Anche se Bach  si è occupato di mettere una distanza tra VERVAIN e OAK, la verità è che esiste, tra loro, una vicinanza accattivante. Entrambi sono, tra le altre cose, personaggi che difendono con forza le loro cause, guerrieri instancabili nella difesa dei loro ideali, della sincera lealtà fraterna e degli efficienti coltivatori di legami, anche se, su quest'ultimo punto, funzionano in modo inverso. OAK si fa carico ed è responsabile dell'eredità del passato, alla maniera di un "guardiano" che custodisce la tradizione, mentre a VERVAIN, lo muove il desiderio di trasportare al domani la sua opera di oggi, la sua sfida è quella di essere accettato nel suo tempo e diventare un insegnamento per le generazioni future.
 
Entrambi condividono le qualità di coraggio e di sacrificio, ma possono distrarli dalla realtà e farli poco pratici per affrontare eventi della vita quotidiana. Tutti e due hanno la tendenza a dare importanza alla morale e all’etica, ma mentre in OAK, questo diventa fervore, in VERVAIN si fa dogma. Devoti, ciascuno al suo stile, in quello in cui credono e lo esprimono al mondo esterno con una certa asprezza e rigidità puritana, a differenza di OLIVE il cui carattere devozionale è rivolto verso l'interno e con un tocco di morbida energia femminile. Questo atteggiamento porta sia OAK che VERVAIN, a diventare predicatori, consiglieri, terapisti, leader sociali e guide spirituali.
 
Una questione particolare riguarda l'amore.
OAK di solito ha un legame stabile e solido, ma la sua natura, che lo porta a fidarsi troppo degli altri, lo porta spesso a essere vittima del cuore spezzato e dell’inganno. VERVAIN, invece, viaggia tra le pieghe delle relazioni e, in ciascuna di esse vive, con intensità totale, il momento. È che mentre OAK fa un culto alla fedeltà verso l'altro con cui si è legato, VERVAIN vive innamorato della propria sorgente.
 
OAK ha alti standard di comportamento nella coppia e questo spesso porta loro frustrazioni e difficoltà su questo piano, in parte per la poca flessibilità che si manifesta nei "grigi" morali e, inoltre, per la sua grande vulnerabilità nelle questioni di cuore. Tuttavia, la sua ferrea volontà li aiuta a superare le avversità e rimanere, mentre VERVAIN preferisce andare avanti verso la prossima stazione che la vita gli offre. Nonostante ciò, sono due facce della stessa medaglia. OAK rappresenta Ade, VERVAIN Dionisio, uno stesso Dio con diversi nomi. Inverno e estate, Saturno e Giove.

Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco   22/11/2017
Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura


Se questo argomento è stato di tuo interesse e vuoi approfondirlo o trovare una soluzione personalizzata per te: Contattami
Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886
Torna ai contenuti