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Antonella Napoli
dr.ssa

Chicory: l'amore, il bisogno e la libertà di lasciare andare (Antonella Napoli)

Articoli > 2017

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Articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.

Chicory è uno di quei Fiori di Bach che cambiano profondamente aspetto a seconda del momento dell’opera di Bach che scegliamo di osservare. Se prendiamo soltanto la descrizione del 1936 incontriamo la persona molto attenta ai bisogni di figli, parenti e amici, incline a correggere ciò che ritiene sbagliato e desiderosa di avere vicino coloro che ama. Tornando indietro negli anni, però, il quadro diventa molto più ampio: nel 1934 compaiono il bisogno di attenzioni e di coccole, nel 1933 l’autocommiserazione, l’irritabilità e l’immagine dell’amore che, pur essendo sviluppato, non riesce a fluire liberamente; nel 1932 Bach parla della necessità di liberarsi da pochi legami troppo vincolanti per poter estendere il proprio amore al mondo, mentre nel 1930 utilizza addirittura la figura dell’«egoista», descrivendo possessività, bisogno di compagnia, autocommiserazione, invadenza e una forte dipendenza dalla risposta degli altri.

È proprio questa evoluzione a rendere Chicory molto più interessante della caricatura nella quale qualche volta viene confinato, quella della madre possessiva che soffoca i figli di attenzioni. Nei diversi scritti di Bach emerge piuttosto un problema che riguarda il modo in cui l’amore circola tra sé e l’altro: quanto riesco a dare senza trasformare ciò che offro in un credito, quanto posso desiderare la vicinanza senza vivere la distanza come una sottrazione, quanto riesco a prendermi cura senza sostituirmi alla libertà di chi amo e, soprattutto, quanto il mio senso di valore dipende dal posto che occupo nella vita delle persone alle quali sono legata.

La persona Chicory può infatti possedere una notevole capacità di cura. Ricorda, organizza, tiene insieme, si accorge di ciò che manca, anticipa bisogni, si interessa sinceramente a ciò che accade alle persone vicine e spesso investe moltissimo nelle relazioni. Proprio questa ricchezza affettiva può diventare però il luogo nel quale emerge la vulnerabilità: se essere utile, necessaria, cercata e riconosciuta diventa il modo principale attraverso il quale sente di avere un posto sicuro nella relazione, ogni movimento autonomo dell’altro può essere vissuto con un’intensità che va ben oltre l’episodio concreto.

Un figlio non chiede più consiglio, un partner prende una decisione senza coinvolgerci, un amico telefona meno, qualcuno rifiuta un aiuto che avevamo preparato con attenzione. In situazioni come queste può essere toccato un punto molto profondo: «Se non hai più bisogno di me, che posto ho nella tua vita?».

Eduardo H. Grecco segue proprio queste trasformazioni del pensiero di Bach e costruisce intorno a Chicory una riflessione molto ampia, nella quale entrano l’invidia, l’egoismo, la congestione affettiva, la compassione, il bisogno di attenzione, la meticolosità, il lamento, l’amore e la libertà. La sua lettura non parte quindi esclusivamente dalla descrizione finale del rimedio, perché considera significativi anche i passaggi che Bach ha successivamente modificato o lasciato cadere e prova a comprenderli come momenti di un processo attraverso il quale il significato di Chicory si è progressivamente precisato.

È questa prospettiva che vorrei seguire: osservare le diverse immagini di Chicory come strati che possono illuminarsi reciprocamente, evitando di trasformarle in un elenco di caratteristiche da ritrovare necessariamente nella stessa persona. Il filo conduttore rimane l’amore, soprattutto là dove il desiderio di amare incontra il bisogno di essere amati e dove la cura dell’altro comincia a confondersi con la necessità di sentirsi indispensabili.
  
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Eduardo H. Grecco ha dedicato a Chicory una riflessione particolarmente articolata, ricostruendo il rimedio attraverso testi di Bach appartenenti a periodi differenti e soffermandosi proprio sulle caratteristiche che scompaiono, cambiano significato o vengono riformulate nel corso degli anni. È una modalità di studio che considero importante perché permette di seguire il pensiero di Bach nel suo sviluppo, invece di considerare soltanto il punto al quale arriva alla fine del percorso.
In questo articolo riprendo alcuni nuclei della lettura di Grecco e li utilizzo come punto di partenza per una riflessione più ampia, nella quale la prospettiva floriterapica incontra quella psicologica e l’esperienza maturata nel lavoro con le persone.
Per chi desidera conoscere in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo definitivo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.


Riflessioni su Chicory




Chicory: Invidia

L’invidia non appartiene alle caratteristiche più note di CHICORY e proprio per questo il collegamento proposto da Grecco è interessante. La inserisce all’interno del bisogno di riconoscimento e del confronto con l’altro, osservando come ciò che una persona possiede, realizza o rappresenta possa diventare uno specchio doloroso quando rende evidente qualcosa che sentiamo mancare nella nostra vita. Nella sua riflessione l’invidia viene messa in relazione con l’ammirazione: entrambe nascono dall’aver riconosciuto un valore, mentre cambia profondamente il modo in cui riusciamo a stare davanti a ciò che l’altro possiede.

L’invidia appartiene all’esperienza umana e può emergere ogni volta che qualcuno ci mette davanti a una possibilità che desideriamo: un successo, una qualità personale, un amore, un riconoscimento, una libertà, una posizione che avremmo voluto raggiungere. La presenza dell’altro rende improvvisamente visibile una distanza tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo di avere.

Quando l’autostima è sufficientemente stabile, questa distanza può diventare ammirazione e persino orientamento: riconosco qualcosa che apprezzo e posso chiedermi che cosa quella persona mi stia mostrando di importante per me. Se invece il confronto, tocca un punto molto fragile, può diventare più difficile tollerare che l’altro possieda qualcosa che desideriamo e può comparire il bisogno di ridimensionarlo, svalutarlo o spiegare a noi stessi perché ciò che ha ottenuto non abbia poi tanto valore.

Nell’area CHICORY questo movimento diventa particolarmente interessante quando riguarda le persone alle quali siamo affettivamente legati. Possiamo amare qualcuno e provare contemporaneamente una fitta di invidia; essere sinceramente orgogliosi di un figlio e accorgerci che la sua crescente autonomia rende meno centrale il nostro ruolo; gioire per il successo di una persona cara e sentire nello stesso momento che quel successo ci mette davanti a qualcosa che avremmo voluto realizzare noi.

Sono emozioni che possono convivere, e riconoscerle permette di evitare che debbano necessariamente trasformarsi in critica o risentimento. Dire interiormente «questa cosa mi fa invidia» può essere molto più fecondo che costruire lunghe spiegazioni sul perché l’altro non meriti davvero ciò che ha.

In questo senso il passaggio dall’invidia all’ammirazione di cui parla Grecco riguarda anche la possibilità di lasciare che il valore dell’altro esista senza viverlo come una diminuzione del nostro. Quello che vediamo può diventare informazione su di noi: mi mostra qualcosa che desidero, una parte che non ho ancora sviluppato, un bisogno che avevo lasciato sullo sfondo.

Quando questo accade, l’altro smette di essere il possessore di qualcosa che ci è stato sottratto e può diventare qualcuno attraverso il quale riconosciamo più chiaramente una possibilità della nostra vita.








Chicory: L’egoista

«L’egoista» è una delle prime e più dure immagini utilizzate da Bach per CHICORY. Nel 1930 la descrizione comprende possessività, bisogno di compagnia, difficoltà ad ascoltare, tendenza a riportare la conversazione verso di sé, autocommiserazione, invadenza e reazioni anche molto ostili quando la persona non riesce a ottenere ciò che desidera.

È importante partire proprio da questa storia, perché altrimenti la parola «egoista» rischia di diventare un giudizio morale e ci impedisce di vedere il processo attraverso il quale Bach sembra aver cercato di comprendere il rimedio. In quella prima descrizione c’è già qualcosa che rimarrà anche dopo: il bisogno dell’altro, la difficoltà a tollerare la solitudine, il desiderio di attenzione e soprattutto una modalità nella quale la relazione viene utilizzata per sostenere una parte importante del proprio equilibrio.

L’egoismo di CHICORY possiede allora una forma particolare, perché può convivere con una quantità enorme di azioni rivolte agli altri. La persona si occupa, interviene, dona tempo, energia, consigli e presenza, e attraverso tutto questo costruisce anche il proprio posto nella relazione. Sentirsi necessaria può diventare uno dei modi attraverso i quali sente di essere amata.

È proprio quando l’altro comincia a non avere più bisogno di quella cura nella stessa misura che il meccanismo diventa più visibile. Il figlio cresce, il partner decide autonomamente, l’amico trova altri punti di riferimento, qualcuno non segue un consiglio che sembrava evidentemente giusto. Ciò che fa male può essere molto più del mancato ascolto: viene messa in discussione la posizione dalla quale la persona si sentiva importante.
La frase «dopo tutto quello che ho fatto per te» esprime bene questo passaggio, perché ciò che era stato dato come espressione d’amore ricompare sotto forma di credito. Il gesto passato viene richiamato per sostenere un’aspettativa presente e la gratitudine dell’altro assume quasi la forma di un debito.

Desiderare reciprocità è perfettamente umano. Le relazioni nelle quali una persona offre continuamente e l’altra riceve senza alcuna forma di ritorno possono diventare profondamente squilibrate. Nel territorio CHICORY diventa utile osservare invece quanto il ritorno debba assumere una forma precisa e quanto la libertà dell’altro riesca a essere tollerata quando non corrisponde a ciò che avevamo immaginato.

Da questa prospettiva l’egoismo delle prime formulazioni di Bach può essere letto come un amore ancora fortemente centrato sul bisogno personale, che deve progressivamente imparare a riconoscere l’altro come soggetto separato. Posso desiderare la tua vicinanza e sapere che hai diritto ad allontanarti, offrirti qualcosa e accettare che tu possa non volerlo, amarti senza trasformare ciò che faccio per te nello strumento attraverso il quale dirigo la tua vita.



L’utilità di Chicory

Grecco affronta questo tema in maniera molto personale, interrogandosi su che cosa una modalità CHICORY possa insegnare anche a chi la vive dall’altra parte e ne sente soprattutto il carattere invasivo. Da questa domanda sviluppa una riflessione spirituale nella quale CHICORY diventa il fiore dell’attaccamento alla vita, dell’intimità, del legame e dell’incarnazione, quasi un contrappeso a quelle configurazioni nelle quali l’autonomia e il distacco diventano così forti da rendere difficile lasciarsi realmente coinvolgere.
Il concetto mi sembra interessante proprio perché impedisce di ridurre CHICORY ai suoi eccessi. Dietro il controllo può esserci una qualità che, quando trova una misura diversa, è profondamente vitale: la capacità di legarsi.

Ci affezioniamo a persone, luoghi, oggetti, abitudini, case, animali, progetti; attraverso questi legami la vita acquista consistenza e significato. Il distacco assoluto potrebbe proteggerci dalla perdita soltanto a condizione di non lasciare mai che qualcosa diventi abbastanza importante da poterci mancare.

CHICORY ci porta invece molto vicino alla vulnerabilità dell’attaccamento. Quando amiamo qualcuno, la sua presenza comincia a contare. Costruiamo una quotidianità, sviluppiamo aspettative, immaginiamo un futuro, sentiamo la mancanza e diventiamo sensibili ai movimenti dell’altro. Tutto questo appartiene profondamente alla relazione.

La difficoltà nasce quando il legame deve essere continuamente assicurato attraverso il controllo, perché la libertà dell’altro viene percepita come una minaccia alla continuità affettiva. Si cerca allora di tenere vicino ciò che si teme di perdere, e proprio il tentativo di trattenerlo può rendere il rapporto più faticoso.

L’utilità di CHICORY può essere cercata in questa tensione: imparare a legarsi senza trasformare l’attaccamento in una presa. Una relazione intima richiede radici, e richiede anche uno spazio nel quale entrambe le persone possano continuare a muoversi.
Il passaggio evolutivo riguarda allora una forma di fiducia: posso essere legata a te senza possederti, posso sentire la tua mancanza senza interpretare la distanza come abbandono, posso desiderare che tu rimanga e riconoscere contemporaneamente che la tua presenza acquista davvero valore proprio perché è libera.






I tanti aspetti di Chicory

Quando Grecco definisce CHICORY un «fiore spettro» intende sottolineare una caratteristica particolare del rimedio: al suo interno possiamo riconoscere aspetti che appartengono anche ad altri Fiori di Bach, quasi che CHICORY raccolga in sé una gamma molto ampia di modalità emotive e relazionali che, osservate separatamente, potrebbero rimandare ad altre essenze.

Seguire l’evoluzione delle descrizioni di Bach aiuta a comprendere questa ricchezza. Nel CHICORY «egoista» del 1930 troviamo possessività, bisogno di compagnia, autocommiserazione, invadenza e difficoltà a tollerare che gli altri si sottraggano alla propria influenza; negli anni successivi compaiono il tema della libertà affettiva, la congestione dell’amore, l’irritabilità, il bisogno di attenzione e, infine, la cura eccessiva verso le persone amate. È proprio dentro questa molteplicità che Grecco individua risonanze con altri rimedi.

Alcuni aspetti possono ricordare HEATHER, soprattutto quando il bisogno di attenzione e di presenza dell’altro diventa molto forte; altri possono avvicinarsi a WILLOW nella tendenza al lamento, all’autocommiserazione e alla percezione di ricevere meno di quanto si è dato. La componente direttiva e il desiderio di orientare la vita altrui possono richiamare VINE, mentre certe forme di gelosia, sospettosità o risentimento possono entrare in territori che ricordano HOLLY. In altri momenti ancora può comparire qualcosa della dipendenza relazionale di CENTAURY, sebbene con una dinamica differente, perché CHICORY tende più facilmente a trattenere e a dirigere che a sottomettersi.

Il concetto di «fiore spettro» diventa allora particolarmente utile proprio perché ci impedisce di ridurre CHICORY a un’unica immagine. Una persona può presentare soprattutto il bisogno di sentirsi necessaria, un’altra il timore della separazione, un’altra ancora il controllo esercitato attraverso la cura; qualcuno può esprimere maggiormente il lamento e il bisogno di riconoscimento, mentre in un’altra persona prevalgono possessività, gelosia o difficoltà a lasciare libertà a chi ama.

Questo non significa che CHICORY sia semplicemente la somma di molti altri fiori. Il suo nucleo rimane riconoscibile e riguarda il rapporto tra amore, bisogno, attaccamento e libertà. Le caratteristiche che ricordano altre essenze acquistano significato proprio perché si organizzano intorno a questo centro: il desiderio di amare e di essere amati, il bisogno di sentirsi importanti nella vita dell’altro e la difficoltà che può emergere quando l’affetto ricevuto non assume la forma attesa.

Anche dal punto di vista floriterapico questa distinzione è importante. Se una persona manifesta lamento, bisogno di attenzione, gelosia o controllo, il comportamento isolato non basta a indicarci CHICORY. Occorre comprendere quale dinamica tiene insieme quei diversi aspetti. Nel fiore spettro, secondo la lettura di Grecco, ritroviamo caratteristiche che possono ricordare altre essenze, ma è il modo in cui vengono organizzate dentro il vissuto affettivo di CHICORY a dare loro un significato specifico.

In questo senso l’immagine dello spettro rende bene la complessità del rimedio: molte tonalità possono essere presenti, ma appartengono tutte alla stessa luce.







Chicory – Vervain – Centaury - Agrimony

Grecco mette in relazione questi quattro rimedi osservando il modo in cui ciascuno organizza il rapporto con gli altri. È una costruzione teorica che utilizza polarità e direzioni diverse dell’energia relazionale: CHICORY e VERVAIN tendono maggiormente a intervenire sul mondo,  mentre CENTAURY e AGRIMONY possono adattarsi più facilmente alle richieste dell’ambiente; allo stesso tempo CHICORY e AGRIMONY condividono un terreno fortemente affettivo, mentre in VERVAIN e CENTAURY diventano più evidenti altri aspetti legati all’azione, al servizio e alla volontà.

Queste distinzioni diventano molto più comprensibili se partiamo da una situazione concreta.
CHICORY e VERVAIN possono entrambi cercare di modificare il comportamento dell’altro, però la motivazione e il linguaggio con cui lo fanno sono differenti. VERVAIN tende a partire da un’idea: ha compreso ciò che considera giusto, utile o necessario e cerca di convincere anche gli altri. CHICORY entra più facilmente attraverso il legame: «Te lo dico perché tengo a te», «Lo faccio per il tuo bene», «Mi preoccupo perché ti voglio bene».

L’intenzione può essere sincera in entrambi. La difficoltà compare quando essere convinti di sapere ciò che sarebbe meglio per l’altro riduce lo spazio nel quale quella persona può avere una visione differente.
CENTAURY e AGRIMONY ci mostrano invece due modi diversi di adattarsi. CENTAURY può cedere perché fatica a sostenere la propria volontà davanti a quella altrui; AGRIMONY può rinunciare a qualcosa per evitare un conflitto, mantenere un clima piacevole o proteggere l’accettazione. CHICORY può a sua volta dare molto, con una differenza importante: ciò che offre può contenere un’aspettativa di ritorno affettivo.

Quattro persone possono quindi fare esattamente la stessa cosa e vivere esperienze interne profondamente diverse.
È questo uno degli aspetti che considero più utili del confronto tra essenze: ci costringe a non fermarci alla forma del comportamento. Aiutare, dire sì, dare un consiglio, occuparsi di qualcuno non definiscono da soli il fiore; serve comprendere ciò che quella persona sta cercando attraverso quel gesto e che cosa accade quando la risposta dell’altro non è quella desiderata.






Chicory: Congestione, blocchi e repressione

La parola «congestione» compare in una fase importante degli scritti di Bach. Nel 1933 CHICORY viene descritto come il rimedio per persone nelle quali l’amore è già ben sviluppato, ma il suo flusso viene arrestato da influenze esterne, producendo una condizione che Bach definisce mentalmente e forse anche fisicamente congestionata.
Grecco riprende questa immagine e la collega a un blocco affettivo, a una ferita d’amore che modifica il modo in cui l’energia relazionale riesce a circolare.

La metafora della congestione è particolarmente efficace se rimane nel territorio simbolico ed emozionale. Possiamo immaginare una persona con una grande capacità di cura e di coinvolgimento che, proprio perché teme la perdita, concentra sempre più energia intorno a poche persone. Pensa continuamente a ciò che fanno, cerca di prevenire ogni difficoltà, si preoccupa, consiglia, controlla, interpreta piccoli segnali.

Il problema non è la quantità di amore, quanto la libertà con cui riesce a muoversi.
Se il legame diventa indispensabile per sentirsi sicuri, ogni movimento dell’altro può essere vissuto come una possibile minaccia. Una telefonata in meno, una scelta autonoma, un nuovo interesse, un’amicizia che acquista importanza diventano facilmente segnali sui quali si concentra molta attenzione.
L’amore che avrebbe bisogno di circolare comincia allora a ruotare intorno alla paura.

Questo aiuta anche a comprendere la repressione di cui Grecco parla. Una persona può non esprimere direttamente il proprio bisogno di essere rassicurata, perché preferisce presentarlo sotto forma di preoccupazione per l’altro: invece di dire «Ho paura che tu ti allontani», può dire «Non capisco perché devi sempre uscire»; invece di «Ho bisogno di sentirmi importante per te», può apparire il rimprovero «Non ti ricordi mai di chiamarmi».
Il bisogno rimane presente, ma viene tradotto in un linguaggio nel quale è più facile chiedere all’altro di cambiare che mostrare apertamente la propria vulnerabilità.

Quando la persona riesce a riconoscere ciò che sta sotto il controllo, la relazione può cambiare qualità. Una richiesta come «Mi manca passare del tempo con te» lascia all’altro uno spazio molto diverso da «Non hai mai tempo per me».
Il movimento dell’affetto ricomincia quando il bisogno può diventare parola, invece di dover essere continuamente agito attraverso controllo, lamento o correzione.






Chicory: La tribolazione

Grecco attribuisce particolare importanza alla parola «tribolazione», recuperandone il significato spirituale e religioso. La tribolazione non indica semplicemente un momento difficile: nella tradizione alla quale Grecco fa riferimento è una prova attraverso la quale la persona viene confrontata con qualcosa di essenziale nel proprio percorso. Applicata a CHICORY, diventa una prova dell’amore e del modo in cui la personalità vive il rapporto con ciò che dà e ciò che riceve.

Per CHICORY la tribolazione arriva spesso attraverso le relazioni, proprio perché è lì che vengono investite molte energie e aspettative. La persona può sentirsi trascurata, poco riconosciuta, data per scontata, e la sofferenza aumenta quando pensa a tutto ciò che ha fatto e sente che nulla di equivalente le viene restituito. «Dopo tutto quello che ho fatto.» «Nessuno pensa mai a me.» «Quando hanno bisogno ci sono sempre, poi spariscono.»
Sono frasi che possono descrivere anche situazioni realmente squilibrate e non dovrebbero essere interpretate automaticamente come autocommiserazione. Può esistere davvero una relazione nella quale una persona dà molto più di quanto riceve.

La questione diventa diversa quando il racconto della propria sofferenza occupa progressivamente tutto il campo e rende difficile vedere ciò che accade dall’altra parte. Il comportamento dell’altro viene letto quasi esclusivamente attraverso la ferita: non ha telefonato perché non gli importa, non ha seguito il consiglio perché non mi rispetta, ha scelto qualcosa di diverso perché non riconosce tutto ciò che faccio.

Grecco mette in relazione questo movimento con l’egocentrismo, intendendo il momento nel quale la propria esperienza diventa il centro da cui viene interpretato anche l’altro.

La tribolazione può allora assumere davvero il valore di una prova dell’amore, perché chiede di riconoscere pienamente il dolore e, quando quel dolore ha trovato sufficiente spazio, recuperare la capacità di vedere la persona amata come qualcuno che possiede una prospettiva propria. L’altro può volerci bene e non avere bisogno della stessa quantità di contatto. essere grato e scegliere diversamente. Può amarci e avere confini, allontanarsi senza cancellare la relazione.

Il passaggio è difficile proprio perché costringe CHICORY a tollerare che l’amore dell’altro non sia sempre la conferma esatta di ciò che desideriamo ricevere.




Chicory: Compassione

La compassione occupa un posto centrale nella lettura di Grecco e si collega anche all’evoluzione degli scritti di Bach, nei quali CHICORY passa progressivamente dall’egoismo alla capacità di aiutare, dalla possessività alla libertà e da un amore concentrato su pochi legami a una forma più ampia di partecipazione. Nel testo del 1932 Bach parla esplicitamente del desiderio di aiutare il mondo e della necessità di raggiungere una libertà che permetta di non rimanere prigionieri di poche persone.

Grecco porta questo movimento sul terreno spirituale, mettendo in dialogo il pensiero di Bach con tradizioni nelle quali la compassione rappresenta una qualità più ampia dell’amore personale. Sul piano psicologico possiamo riconoscere qui una differenza molto importante tra prendersi cura e appropriarsi della cura.
Posso accorgermi che una persona soffre, offrirle presenza, consigli, tempo e sostegno; posso anche essere convinta di sapere ciò che potrebbe aiutarla. La compassione introduce però un passaggio ulteriore: riesco a lasciare che sia l’altro a dirmi di che cosa ha bisogno?

Per chi ha una grande capacità di cura può essere difficile aspettare. Vede immediatamente ciò che secondo lui andrebbe fatto e intervenire appare quasi un dovere. In molte situazioni questo è prezioso: esistono momenti nei quali una persona in difficoltà ha davvero bisogno che qualcuno si muova, organizzi, prenda iniziative.
In altri momenti l’aiuto migliore consiste nel restare abbastanza vicini senza occupare tutto lo spazio. Una persona può aver bisogno di sbagliare, può voler prendere una decisione che noi non condividiamo, chiedere ascolto invece di soluzioni, rifiutare qualcosa che avremmo fatto volentieri per lei.
La compassione di CHICORY cresce proprio nella capacità di sostenere questa differenza: «Io vedo ciò che farei e riconosco che tu puoi scegliere altro».

Esiste poi una dimensione della compassione verso se stessi che considero altrettanto importante. Chi si occupa molto degli altri può dimenticare i propri limiti fino a quando la stanchezza diventa risentimento. Continua a dare, non chiede in maniera esplicita, aspetta che gli altri comprendano spontaneamente quanto avrebbe bisogno di ricevere qualcosa e si sente profondamente ferito quando questo non accade.
Prendersi cura di sé prima di arrivare a quel punto cambia anche la qualità di ciò che possiamo offrire. Il gesto diventa più libero perché non deve contenere, insieme all’aiuto, la speranza inespressa che l’altro finalmente si occupi di noi.

La compassione può quindi essere pensata come un amore capace di vedere due persone: chi offre e chi riceve, entrambe degne di attenzione, entrambe libere e entrambe responsabili della propria parte nella relazione.



Chicory: Inneschi e reazioni

Grecco dedica attenzione anche al modo in cui determinati eventi possono attivare rapidamente la dinamica CHICORY. Un comportamento dell’altro, una distanza, una mancata telefonata, una risposta inattesa possono funzionare come inneschi e produrre reazioni molto più intense di quanto l’episodio, osservato isolatamente, sembrerebbe giustificare.

Questo è un punto particolarmente utile perché ci permette di distinguere ciò che accade nel presente da ciò che il presente può riattivare.
Un figlio adulto decide di passare una festività altrove. Il fatto concreto è semplice; il significato emotivo può diventare invece: «Non gli importa più della famiglia», «Ora che ha la sua vita io non servo più», «Dopo tutto ciò che ho fatto sceglie altri».

Una persona cara tarda a rispondere a un messaggio e l’attesa può rapidamente riempirsi di interpretazioni.
Quando il sistema affettivo è particolarmente sensibile alla perdita o alla distanza, questi piccoli eventi possono funzionare come segnali di allarme. La reazione cerca di ristabilire la sicurezza: telefonare di nuovo, chiedere spiegazioni, ricordare all’altro ciò che dovrebbe fare, lamentarsi, mostrarsi feriti.
Il comportamento esterno rischia così di essere letto soltanto come controllo, mentre dietro può esserci una paura molto più vulnerabile.

Questo non rende automaticamente innocuo ciò che viene fatto. Un controllo invasivo rimane faticoso per chi lo riceve, un ricatto affettivo può ferire, la pressione continua può restringere molto lo spazio dell’altro. Comprendere la funzione ci aiuta però a lavorare sul punto da cui nasce, invece di limitarsi a correggere la forma.
Diventa allora utile domandarsi che cosa si sia attivato. Sto reagendo a ciò che è realmente accaduto oppure anche a ciò che temo significhi? Che cosa mi racconta la distanza dell’altro? Che cosa penso perderò se quella persona diventa più autonoma?

La possibilità di inserire un piccolo intervallo tra innesco e reazione permette di distinguere meglio il bisogno dalla strategia che abbiamo imparato a utilizzare per ottenerne soddisfazione. Posso avere bisogno di rassicurazione senza dover controllare, essere ferita e dirlo, desiderare vicinanza e chiederla.
Il bisogno rimane legittimo; cambia la forma attraverso la quale entra nella relazione.





Chicory: Meticoloso, lamentoso, richiedente di attenzione, bisognoso d'affetto

Questo titolo deriva direttamente dal lavoro che Grecco compie sui testi di Bach del 1933 e del 1934, nei quali la figura di CHICORY assume caratteristiche che nella descrizione ultima diventeranno molto meno visibili. Bach parla della preoccupazione per i dettagli, dell’ansia per piccole cose, del bisogno di attenzioni e coccole, dell’autocommiserazione e della sensazione di essere trascurati o trattati ingiustamente.
Seguire questi passaggi permette di vedere come la cura eccessiva del CHICORY successivo abbia anche un versante rivolto verso di sé: la persona si occupa degli altri e, nello stesso tempo, desidera essere accudita, riconosciuta e rassicurata.

La meticolosità può entrare proprio qui. Quando qualcosa o qualcuno è molto importante, la persona presta attenzione ai dettagli: come stai, hai mangiato, ti sei coperto, perché non hai chiamato, che cosa hai deciso, quando torni. Sono domande che possono nascere da autentico interesse e diventare però molto numerose quando il dettaglio serve anche a mantenere una sensazione di controllo sulla relazione. La cura diventa così un modo per rimanere costantemente collegati.

Il lamento occupa un altro punto della stessa dinamica. Può emergere quando la persona sente che ciò che offre non viene riconosciuto nella misura desiderata e fatica a formulare direttamente il bisogno. «Nessuno pensa mai a me» può contenere una richiesta molto semplice: «Vorrei che qualcuno si occupasse un po’ anche di me».
Quando il bisogno di affetto viene vissuto come qualcosa che dovrebbe essere compreso spontaneamente, però, diventa difficile chiederlo in modo esplicito. Se devo chiedere una telefonata, una carezza o un gesto di attenzione, posso sentire che perde parte del suo valore: «Se mi volesse davvero bene, dovrebbe saperlo». È una convinzione molto diffusa nelle relazioni e produce spesso una grande quantità di malintesi. L’altro non legge il bisogno, la persona si sente trascurata, il risentimento cresce e la richiesta compare sotto forma di rimprovero.

La possibilità di dire «ho bisogno di te», «mi farebbe piacere che mi chiamassi», «in questo momento avrei bisogno di essere rassicurata» richiede una vulnerabilità maggiore rispetto al lamento, perché espone direttamente al rischio che l’altro possa non rispondere. Eppure è proprio questa esposizione che rende la relazione più chiara.

Il bisogno affettivo smette di dover essere nascosto dentro la cura dell’altro e può diventare una parte riconosciuta della propria esperienza. CHICORY non ha bisogno di diventare una persona che non desidera attenzioni; ha bisogno di poter desiderarle senza trasformarle in un diritto implicito che l’altro deve intuire.






Chicory: L’amore

Se c’è un tema che attraversa tutte le descrizioni di CHICORY, anche quelle più dure e apparentemente contraddittorie, è l’amore. Già nel 1932 Bach parla di una persona che desidera aiutare il mondo e che deve liberarsi da legami troppo esclusivi; nel 1933 afferma che l’amore è ben sviluppato ma il suo flusso viene ostacolato; negli anni successivi la stessa energia prende la forma della cura intensa per figli, parenti e amici.

Questo mi sembra un punto fondamentale, perché cambia completamente il modo di leggere il rimedio. CHICORY non racconta semplicemente una carenza d’amore. Racconta piuttosto ciò che può accadere quando l’amore viene caricato di bisogni, paure, aspettative e richieste di sicurezza. La persona ama e proprio perché ama teme di perdere. Si prende cura e, proprio perché investe moltissimo, desidera essere riconosciuta. Vuole il bene dell’altro e può arrivare a confondere ciò che considera buono con ciò che l’altro dovrebbe desiderare. Sono passaggi estremamente umani.

L’amore reale contiene inevitabilmente bisogno. Dipendiamo in qualche misura dalle persone che amiamo, soffriamo quando si allontanano, desideriamo essere ricambiati e abbiamo aspettative. Pensare che l’amore maturo debba essere completamente privo di bisogno rischia di creare un ideale altrettanto irrealistico del possesso.

Il tema di CHICORY riguarda piuttosto quanto spazio riusciamo a lasciare tra il bisogno e la libertà dell’altro. Posso dirti che mi manchi senza obbligarti a esserci. Posso desiderare che tu scelga qualcosa e riconoscere che la scelta rimane tua, essere delusa e continuare a vedere che hai diritto a essere diverso da me. È qui che l’amore smette progressivamente di essere una prova continua del nostro valore e diventa incontro con una persona che rimane irriducibilmente altra.

La libertà di cui Bach parla nel 1932 acquista allora un significato molto profondo. Liberarsi non significa smettere di amare o diventare distaccati; significa poter amare senza concentrare tutta la propria identità su pochi legami, permettendo all’affetto di espandersi e alla persona amata di respirare dentro la relazione.



Chicory: L’altra faccia della medaglia

Dopo aver parlato a lungo di controllo, possessività, lamento e bisogno di attenzione, è facile costruire un’immagine di CHICORY quasi esclusivamente negativa. Grecco qui mostra l’altra faccia del rimedio e recupera le qualità che possono essere nascoste dietro i suoi eccessi.

La stessa sensibilità che porta a preoccuparsi troppo degli altri permette anche di accorgersi rapidamente di un bisogno. La persona che diventa invadente può essere quella che, in una situazione difficile, si ricorda di telefonare, arriva con qualcosa da mangiare, accompagna a una visita, organizza ciò che nessuno aveva pensato di organizzare. Chi soffre molto per la distanza può possedere anche una straordinaria capacità di costruire continuità nei legami.

Le qualità e le difficoltà crescono spesso dallo stesso terreno. Una grande capacità di cura può diventare controllo quando la paura aumenta; la tenacia nel mantenere le relazioni può trasformarsi in difficoltà a lasciare andare; la sensibilità ai bisogni altrui può diventare ipervigilanza; il desiderio di essere presenti può restringere lo spazio dell’altro.

È proprio per questo che lavorare con un’essenza non significa eliminare la caratteristica. CHICORY non deve imparare a essere meno affettuoso, meno presente o meno capace di prendersi cura. Il movimento riguarda piuttosto la possibilità di utilizzare queste qualità senza aver bisogno che l’altro le confermi continuamente.
La cura può diventare più rispettosa dei confini, la presenza meno invasiva, l’attenzione meno ansiosa. E soprattutto la persona può cominciare a percepire che il proprio valore esiste anche quando nessuno ha bisogno di lei in quel momento.

È una trasformazione profonda, perché permette di conservare proprio il meglio di CHICORY senza dover pagare il prezzo della dipendenza dal riconoscimento.



Chicory, Vervain e Water Violet

Il confronto tra CHICORY, VERVAIN e WATER VIOLET permette a Grecco di esplorare tre modi molto differenti di vivere la relazione, il potere e la distanza. Nel suo pensiero VERVAIN e CHICORY possono entrambi cercare di influenzare l’altro, mentre WATER VIOLET tende maggiormente a preservare il proprio spazio e la propria autonomia. Anche la reazione alla contestazione assume forme diverse: CHICORY può viverla sul terreno dell’affetto, VERVAIN su quello della convinzione, WATER VIOLET su quello dell’orgoglio e del distacco.

Sono differenze che acquistano senso soprattutto quando osserviamo una scena concreta. Se qualcuno dice a CHICORY «non sono d’accordo con te», la questione può essere vissuta come molto più di una divergenza di opinioni, soprattutto se proviene da una persona amata. Il disaccordo può toccare il legame: «Dopo tutto quello che faccio per te, come puoi non capire?».

VERVAIN tende più facilmente a rimanere sul contenuto: se è convinto di avere ragione, può continuare a spiegare, argomentare, cercare di persuadere.

WATER VIOLET può invece ritirarsi, soprattutto quando percepisce la discussione come inutile o sente che la propria posizione non viene adeguatamente compresa.

Questi movimenti mostrano anche tre rapporti differenti con la vicinanza: CHICORY rischia la fusione e l’eccesso di presenza; WATER VIOLET può proteggersi attraverso una distanza troppo grande; VERVAIN entra nella relazione attraverso l’intensità delle proprie idee e del proprio coinvolgimento. Nessuna di queste modalità è in sé migliore dell’altra. Ognuna contiene una risorsa e un possibile eccesso.

CHICORY ricorda a WATER VIOLET che l’autonomia senza legame può diventare isolamento; WATER VIOLET mostra a CHICORY il valore di uno spazio personale che non deve essere continuamente condiviso; VERVAIN porta l’energia dell’impegno e incontra la necessità di lasciare che gli altri abbiano tempi e convinzioni diverse.
Il confronto tra i fiori diventa così uno strumento per comprendere meglio la funzione del comportamento e, soprattutto, ciò che ciascuna modalità deve integrare per diventare più libera.






Chicory: Conclusioni e applicazioni

Guardando CHICORY attraverso l’intero percorso degli scritti di Bach emerge un’immagine molto più complessa di quella che potremmo ricavare da una singola descrizione. L’egoismo, la possessività e il bisogno di compagnia del 1930; la libertà affettiva del 1932; la congestione, l’autocommiserazione e l’irritabilità del 1933; il bisogno di attenzioni del 1934; la cura eccessiva e il desiderio di tenere vicine le persone amate del 1936 possono essere letti come diversi punti dai quali Bach ha osservato un unico grande territorio: il rapporto tra amore, bisogno, attaccamento e libertà.

Grecco conserva questa stratificazione e la amplia attraverso la propria esperienza e il proprio modello teorico, introducendo invidia, compassione, tribolazione, congestione affettiva e il confronto con altre essenze.
Nel colloquio floriterapico, più che cercare la «persona CHICORY» come un tipo rigido, trovo utile osservare alcune configurazioni. Una riguarda il bisogno di sentirsi indispensabili: ci sono persone che sanno occuparsi degli altri con grande competenza e generosità, ma avvertono un vuoto particolare quando nessuno ha bisogno di loro. Il ruolo di chi cura è diventato così importante da rendere difficile immaginare chi siano al di fuori di quella funzione.
Un secondo territorio riguarda la paura della separazione. L’autonomia dell’altro può essere vissuta come una perdita personale, e ciò che per lui rappresenta crescita, esplorazione o semplicemente bisogno di spazio viene interpretato da chi resta come diminuzione dell’amore.

Esiste poi il tema delle aspettative implicite. La persona offre molto e attende una restituzione che raramente viene formulata chiaramente. Quando l’altro non la comprende, compare il risentimento e il gesto originariamente generoso viene riletto attraverso tutto ciò che non è tornato indietro.

Anche la correzione continua merita attenzione. Voler aiutare qualcuno a fare meglio può essere una qualità preziosa; diventa più faticoso quando la persona amata non riesce più a sperimentare, sbagliare, scegliere o semplicemente avere gusti differenti senza sentire continuamente che qualcosa deve essere «rimesso a posto».
Un’altra area riguarda il bisogno di attenzione e di affetto, presente in modo molto esplicito negli scritti intermedi di Bach. Invece di considerarlo una debolezza, possiamo chiederci quanto la persona riesca a riconoscerlo e a esprimerlo direttamente. Molti comportamenti che appaiono manipolativi acquistano una forma diversa quando il bisogno sottostante diventa dicibile. «Ho bisogno che tu mi rassicuri.» «Mi sento poco importante per te.» «Mi dispiace che ci vediamo meno.»

Sono frasi vulnerabili e proprio per questo possono essere difficili. Il controllo offre spesso una sensazione di maggiore potere; mostrare il bisogno espone alla libertà della risposta dell’altro.
La floriterapia accompagna il lavoro sul vissuto emotivo e aiutare a mettere a fuoco la domanda che attraversa CHICORY: riesco ad amare l’altro lasciandogli abbastanza libertà da essere davvero altro da me?
Dentro questa domanda ce n’è anche un’altra, forse ancora più delicata: chi sono quando la persona che amo non ha bisogno di me?

È lì che la trasformazione di CHICORY acquista un significato particolarmente profondo. La persona può continuare a prendersi cura, essere presente, ricordare, organizzare, dare affetto e costruire legami intensi, mentre il proprio valore smette progressivamente di dipendere dalla necessità di essere indispensabile. L’altro può andare e tornare, scegliere, sbagliare. Può amarci in un modo diverso da quello che avevamo immaginato e noi possiamo continuare a sentire la relazione senza doverla stringere continuamente per essere certi che esista.
La libertà di cui Bach parla già nel 1932 non porta CHICORY fuori dall’amore: gli permette di starci dentro in una forma più ampia, nella quale il legame conserva il calore dell’appartenenza e perde progressivamente la necessità del possesso.
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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 00135428886 Iscrizione OPL 16607
d.ssa Antonella Napoli
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