Chicory: l'amore, il bisogno e la libertà di lasciare andare (Antonella Napoli)
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Articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.
Chicory è uno di quei Fiori di Bach che cambiano profondamente aspetto a seconda del momento dell’opera di Bach che scegliamo di osservare. Se prendiamo soltanto la descrizione del 1936 incontriamo la persona molto attenta ai bisogni di figli, parenti e amici, incline a correggere ciò che ritiene sbagliato e desiderosa di avere vicino coloro che ama. Tornando indietro negli anni, però, il quadro diventa molto più ampio: nel 1934 compaiono il bisogno di attenzioni e di coccole, nel 1933 l’autocommiserazione, l’irritabilità e l’immagine dell’amore che, pur essendo sviluppato, non riesce a fluire liberamente; nel 1932 Bach parla della necessità di liberarsi da pochi legami troppo vincolanti per poter estendere il proprio amore al mondo, mentre nel 1930 utilizza addirittura la figura dell’«egoista», descrivendo possessività, bisogno di compagnia, autocommiserazione, invadenza e una forte dipendenza dalla risposta degli altri.
È proprio questa evoluzione a rendere Chicory molto più interessante della caricatura nella quale qualche volta viene confinato, quella della madre possessiva che soffoca i figli di attenzioni. Nei diversi scritti di Bach emerge piuttosto un problema che riguarda il modo in cui l’amore circola tra sé e l’altro: quanto riesco a dare senza trasformare ciò che offro in un credito, quanto posso desiderare la vicinanza senza vivere la distanza come una sottrazione, quanto riesco a prendermi cura senza sostituirmi alla libertà di chi amo e, soprattutto, quanto il mio senso di valore dipende dal posto che occupo nella vita delle persone alle quali sono legata.
La persona Chicory può infatti possedere una notevole capacità di cura. Ricorda, organizza, tiene insieme, si accorge di ciò che manca, anticipa bisogni, si interessa sinceramente a ciò che accade alle persone vicine e spesso investe moltissimo nelle relazioni. Proprio questa ricchezza affettiva può diventare però il luogo nel quale emerge la vulnerabilità: se essere utile, necessaria, cercata e riconosciuta diventa il modo principale attraverso il quale sente di avere un posto sicuro nella relazione, ogni movimento autonomo dell’altro può essere vissuto con un’intensità che va ben oltre l’episodio concreto.
Un figlio non chiede più consiglio, un partner prende una decisione senza coinvolgerci, un amico telefona meno, qualcuno rifiuta un aiuto che avevamo preparato con attenzione. In situazioni come queste può essere toccato un punto molto profondo: «Se non hai più bisogno di me, che posto ho nella tua vita?».
Eduardo H. Grecco segue proprio queste trasformazioni del pensiero di Bach e costruisce intorno a Chicory una riflessione molto ampia, nella quale entrano l’invidia, l’egoismo, la congestione affettiva, la compassione, il bisogno di attenzione, la meticolosità, il lamento, l’amore e la libertà. La sua lettura non parte quindi esclusivamente dalla descrizione finale del rimedio, perché considera significativi anche i passaggi che Bach ha successivamente modificato o lasciato cadere e prova a comprenderli come momenti di un processo attraverso il quale il significato di Chicory si è progressivamente precisato.
È questa prospettiva che vorrei seguire: osservare le diverse immagini di Chicory come strati che possono illuminarsi reciprocamente, evitando di trasformarle in un elenco di caratteristiche da ritrovare necessariamente nella stessa persona. Il filo conduttore rimane l’amore, soprattutto là dove il desiderio di amare incontra il bisogno di essere amati e dove la cura dell’altro comincia a confondersi con la necessità di sentirsi indispensabili.
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Eduardo H. Grecco ha dedicato a Chicory una riflessione particolarmente articolata, ricostruendo il rimedio attraverso testi di Bach appartenenti a periodi differenti e soffermandosi proprio sulle caratteristiche che scompaiono, cambiano significato o vengono riformulate nel corso degli anni. È una modalità di studio che considero importante perché permette di seguire il pensiero di Bach nel suo sviluppo, invece di considerare soltanto il punto al quale arriva alla fine del percorso.
In questo articolo riprendo alcuni nuclei della lettura di Grecco e li utilizzo come punto di partenza per una riflessione più ampia, nella quale la prospettiva floriterapica incontra quella psicologica e l’esperienza maturata nel lavoro con le persone.
Per chi desidera conoscere in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo definitivo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.
Riflessioni su Chicory
- Invidia
- L’egoista
- L’utilità di Chicory
- I tanti aspetti di Chicory
- Chicory – Vervain – Centaury - Agrimony
- Congestione, blocchi e repressione
- La tribolazione
- Compassione
- Inneschi e reazioni
- Meticoloso, lamentoso, richiedente di attenzione, bisognoso d'affetto
- L’amore
- L’altra faccia della medaglia
- Chicory, Vervain e Water Violet
- Conclusioni e applicazioni
- Riassunto e schema
Chicory: Invidia
L’invidia non appartiene alle caratteristiche più note di CHICORY e proprio per questo il
collegamento proposto da Grecco è interessante. La inserisce all’interno del
bisogno di riconoscimento e del confronto con l’altro, osservando come ciò che
una persona possiede, realizza o rappresenta possa diventare uno specchio
doloroso quando rende evidente qualcosa che sentiamo mancare nella nostra vita.
Nella sua riflessione l’invidia viene messa in relazione con l’ammirazione:
entrambe nascono dall’aver riconosciuto un valore, mentre cambia profondamente
il modo in cui riusciamo a stare davanti a ciò che l’altro possiede.
L’invidia
appartiene all’esperienza umana e può emergere ogni volta che qualcuno ci mette
davanti a una possibilità che desideriamo: un successo, una qualità personale,
un amore, un riconoscimento, una libertà, una posizione che avremmo voluto
raggiungere. La presenza dell’altro rende improvvisamente visibile una distanza
tra ciò che vediamo e ciò che sentiamo di avere.
Quando
l’autostima è sufficientemente stabile, questa distanza può diventare
ammirazione e persino orientamento: riconosco qualcosa che apprezzo e posso
chiedermi che cosa quella persona mi stia mostrando di importante per me. Se
invece il confronto, tocca un punto molto fragile, può diventare più difficile
tollerare che l’altro possieda qualcosa che desideriamo e può comparire il
bisogno di ridimensionarlo, svalutarlo o spiegare a noi stessi perché ciò che
ha ottenuto non abbia poi tanto valore.
Nell’area
CHICORY questo movimento diventa particolarmente interessante quando riguarda
le persone alle quali siamo affettivamente legati. Possiamo amare qualcuno e
provare contemporaneamente una fitta di invidia; essere sinceramente orgogliosi
di un figlio e accorgerci che la sua crescente autonomia rende meno centrale il
nostro ruolo; gioire per il successo di una persona cara e sentire nello stesso
momento che quel successo ci mette davanti a qualcosa che avremmo voluto
realizzare noi.
Sono
emozioni che possono convivere, e riconoscerle permette di evitare che debbano
necessariamente trasformarsi in critica o risentimento. Dire interiormente
«questa cosa mi fa invidia» può essere molto più fecondo che costruire lunghe
spiegazioni sul perché l’altro non meriti davvero ciò che ha.
In
questo senso il passaggio dall’invidia all’ammirazione di cui parla Grecco
riguarda anche la possibilità di lasciare che il valore dell’altro esista senza
viverlo come una diminuzione del nostro. Quello che vediamo può diventare
informazione su di noi: mi mostra qualcosa che desidero, una parte che non ho
ancora sviluppato, un bisogno che avevo lasciato sullo sfondo.
Quando
questo accade, l’altro smette di essere il possessore di qualcosa che ci è
stato sottratto e può diventare qualcuno attraverso il quale riconosciamo più
chiaramente una possibilità della nostra vita.
Chicory: L’egoista
«L’egoista» è una delle prime e più dure immagini utilizzate da Bach per CHICORY. Nel 1930
la descrizione comprende possessività, bisogno di compagnia, difficoltà ad
ascoltare, tendenza a riportare la conversazione verso di sé,
autocommiserazione, invadenza e reazioni anche molto ostili quando la persona
non riesce a ottenere ciò che desidera.
È
importante partire proprio da questa storia, perché altrimenti la parola
«egoista» rischia di diventare un giudizio morale e ci impedisce di vedere il
processo attraverso il quale Bach sembra aver cercato di comprendere il
rimedio. In quella prima descrizione c’è già qualcosa che rimarrà anche dopo:
il bisogno dell’altro, la difficoltà a tollerare la solitudine, il desiderio di
attenzione e soprattutto una modalità nella quale la relazione viene utilizzata
per sostenere una parte importante del proprio equilibrio.
L’egoismo
di CHICORY possiede allora una forma particolare, perché può convivere con una
quantità enorme di azioni rivolte agli altri. La persona si occupa, interviene,
dona tempo, energia, consigli e presenza, e attraverso tutto questo costruisce
anche il proprio posto nella relazione. Sentirsi necessaria può diventare uno
dei modi attraverso i quali sente di essere amata.
È
proprio quando l’altro comincia a non avere più bisogno di quella cura nella
stessa misura che il meccanismo diventa più visibile. Il figlio cresce, il
partner decide autonomamente, l’amico trova altri punti di riferimento,
qualcuno non segue un consiglio che sembrava evidentemente giusto. Ciò che fa
male può essere molto più del mancato ascolto: viene messa in discussione la
posizione dalla quale la persona si sentiva importante.
La
frase «dopo tutto quello che ho fatto per te» esprime bene questo passaggio,
perché ciò che era stato dato come espressione d’amore ricompare sotto forma di
credito. Il gesto passato viene richiamato per sostenere un’aspettativa
presente e la gratitudine dell’altro assume quasi la forma di un debito.
Desiderare
reciprocità è perfettamente umano. Le relazioni nelle quali una persona offre
continuamente e l’altra riceve senza alcuna forma di ritorno possono diventare
profondamente squilibrate. Nel territorio CHICORY diventa utile osservare
invece quanto il ritorno debba assumere una forma precisa e quanto la libertà
dell’altro riesca a essere tollerata quando non corrisponde a ciò che avevamo
immaginato.
Da
questa prospettiva l’egoismo delle prime formulazioni di Bach può essere letto
come un amore ancora fortemente centrato sul bisogno personale, che deve
progressivamente imparare a riconoscere l’altro come soggetto separato. Posso
desiderare la tua vicinanza e sapere che hai diritto ad allontanarti, offrirti
qualcosa e accettare che tu possa non volerlo, amarti senza trasformare ciò che
faccio per te nello strumento attraverso il quale dirigo la tua vita.
L’utilità di Chicory
Grecco affronta questo tema in maniera molto personale, interrogandosi su che cosa una modalità CHICORY possa insegnare anche a chi la vive dall’altra parte e ne
sente soprattutto il carattere invasivo. Da questa domanda sviluppa una
riflessione spirituale nella quale CHICORY diventa il fiore dell’attaccamento
alla vita, dell’intimità, del legame e dell’incarnazione, quasi un contrappeso
a quelle configurazioni nelle quali l’autonomia e il distacco diventano così
forti da rendere difficile lasciarsi realmente coinvolgere.
Il
concetto mi sembra interessante proprio perché impedisce di ridurre CHICORY ai
suoi eccessi. Dietro il controllo può esserci una qualità che, quando trova una
misura diversa, è profondamente vitale: la capacità di legarsi.
Ci
affezioniamo a persone, luoghi, oggetti, abitudini, case, animali, progetti;
attraverso questi legami la vita acquista consistenza e significato. Il
distacco assoluto potrebbe proteggerci dalla perdita soltanto a condizione di
non lasciare mai che qualcosa diventi abbastanza importante da poterci mancare.
CHICORY
ci porta invece molto vicino alla vulnerabilità dell’attaccamento. Quando
amiamo qualcuno, la sua presenza comincia a contare. Costruiamo una
quotidianità, sviluppiamo aspettative, immaginiamo un futuro, sentiamo la
mancanza e diventiamo sensibili ai movimenti dell’altro. Tutto questo
appartiene profondamente alla relazione.
La
difficoltà nasce quando il legame deve essere continuamente assicurato
attraverso il controllo, perché la libertà dell’altro viene percepita come una
minaccia alla continuità affettiva. Si cerca allora di tenere vicino ciò che si
teme di perdere, e proprio il tentativo di trattenerlo può rendere il rapporto
più faticoso.
L’utilità
di CHICORY può essere cercata in questa tensione: imparare a legarsi senza
trasformare l’attaccamento in una presa. Una relazione intima richiede radici,
e richiede anche uno spazio nel quale entrambe le persone possano continuare a
muoversi.
Il
passaggio evolutivo riguarda allora una forma di fiducia: posso essere legata a
te senza possederti, posso sentire la tua mancanza senza interpretare la
distanza come abbandono, posso desiderare che tu rimanga e riconoscere
contemporaneamente che la tua presenza acquista davvero valore proprio perché è
libera.
I tanti aspetti di Chicory
Quando Grecco definisce CHICORY un «fiore spettro» intende sottolineare una
caratteristica particolare del rimedio: al suo interno possiamo riconoscere
aspetti che appartengono anche ad altri Fiori di Bach, quasi che CHICORY
raccolga in sé una gamma molto ampia di modalità emotive e relazionali che,
osservate separatamente, potrebbero rimandare ad altre essenze.
Seguire
l’evoluzione delle descrizioni di Bach aiuta a comprendere questa ricchezza.
Nel CHICORY «egoista» del 1930 troviamo possessività, bisogno di compagnia,
autocommiserazione, invadenza e difficoltà a tollerare che gli altri si
sottraggano alla propria influenza; negli anni successivi compaiono il tema
della libertà affettiva, la congestione dell’amore, l’irritabilità, il bisogno
di attenzione e, infine, la cura eccessiva verso le persone amate. È proprio
dentro questa molteplicità che Grecco individua risonanze con altri rimedi.
Alcuni
aspetti possono ricordare HEATHER, soprattutto quando il bisogno di attenzione
e di presenza dell’altro diventa molto forte; altri possono avvicinarsi a WILLOW
nella tendenza al lamento, all’autocommiserazione e alla percezione di ricevere
meno di quanto si è dato. La componente direttiva e il desiderio di orientare
la vita altrui possono richiamare VINE, mentre certe forme di gelosia,
sospettosità o risentimento possono entrare in territori che ricordano HOLLY.
In altri momenti ancora può comparire qualcosa della dipendenza relazionale di
CENTAURY, sebbene con una dinamica differente, perché CHICORY tende più
facilmente a trattenere e a dirigere che a sottomettersi.
Il
concetto di «fiore spettro» diventa allora particolarmente utile proprio perché
ci impedisce di ridurre CHICORY a un’unica immagine. Una persona può presentare
soprattutto il bisogno di sentirsi necessaria, un’altra il timore della
separazione, un’altra ancora il controllo esercitato attraverso la cura;
qualcuno può esprimere maggiormente il lamento e il bisogno di riconoscimento,
mentre in un’altra persona prevalgono possessività, gelosia o difficoltà a
lasciare libertà a chi ama.
Questo
non significa che CHICORY sia semplicemente la somma di molti altri fiori. Il
suo nucleo rimane riconoscibile e riguarda il rapporto tra amore, bisogno,
attaccamento e libertà. Le caratteristiche che ricordano altre essenze
acquistano significato proprio perché si organizzano intorno a questo centro:
il desiderio di amare e di essere amati, il bisogno di sentirsi importanti
nella vita dell’altro e la difficoltà che può emergere quando l’affetto
ricevuto non assume la forma attesa.
Anche
dal punto di vista floriterapico questa distinzione è importante. Se una
persona manifesta lamento, bisogno di attenzione, gelosia o controllo, il
comportamento isolato non basta a indicarci CHICORY. Occorre comprendere quale
dinamica tiene insieme quei diversi aspetti. Nel fiore spettro, secondo la
lettura di Grecco, ritroviamo caratteristiche che possono ricordare altre
essenze, ma è il modo in cui vengono organizzate dentro il vissuto affettivo di
CHICORY a dare loro un significato specifico.
In
questo senso l’immagine dello spettro rende bene la complessità del rimedio: molte
tonalità possono essere presenti, ma appartengono tutte alla stessa luce.
Chicory – Vervain – Centaury - Agrimony
Grecco
mette in relazione questi quattro rimedi osservando il modo in cui ciascuno
organizza il rapporto con gli altri. È una costruzione teorica che utilizza
polarità e direzioni diverse dell’energia relazionale: CHICORY e VERVAIN tendono maggiormente a intervenire sul mondo, mentre CENTAURY e AGRIMONY possono adattarsi più facilmente alle richieste dell’ambiente; allo stesso
tempo CHICORY e AGRIMONY condividono un terreno fortemente affettivo, mentre in
VERVAIN e CENTAURY diventano più evidenti altri aspetti legati all’azione, al
servizio e alla volontà.
Queste
distinzioni diventano molto più comprensibili se partiamo da una situazione
concreta.
CHICORY
e VERVAIN possono entrambi cercare di modificare il comportamento dell’altro,
però la motivazione e il linguaggio con cui lo fanno sono differenti. VERVAIN
tende a partire da un’idea: ha compreso ciò che considera giusto, utile o
necessario e cerca di convincere anche gli altri. CHICORY entra più facilmente
attraverso il legame: «Te lo dico perché tengo a te», «Lo faccio per il tuo
bene», «Mi preoccupo perché ti voglio bene».
L’intenzione
può essere sincera in entrambi. La difficoltà compare quando essere convinti di
sapere ciò che sarebbe meglio per l’altro riduce lo spazio nel quale quella
persona può avere una visione differente.
CENTAURY
e AGRIMONY ci mostrano invece due modi diversi di adattarsi. CENTAURY può
cedere perché fatica a sostenere la propria volontà davanti a quella altrui; AGRIMONY
può rinunciare a qualcosa per evitare un conflitto, mantenere un clima
piacevole o proteggere l’accettazione. CHICORY può a sua volta dare molto, con
una differenza importante: ciò che offre può contenere un’aspettativa di
ritorno affettivo.
Quattro
persone possono quindi fare esattamente la stessa cosa e vivere esperienze
interne profondamente diverse.
È
questo uno degli aspetti che considero più utili del confronto tra essenze: ci
costringe a non fermarci alla forma del comportamento. Aiutare, dire sì, dare
un consiglio, occuparsi di qualcuno non definiscono da soli il fiore; serve
comprendere ciò che quella persona sta cercando attraverso quel gesto e che
cosa accade quando la risposta dell’altro non è quella desiderata.
Chicory: Congestione, blocchi e repressione
La
parola «congestione» compare in una fase importante degli scritti di Bach. Nel
1933 CHICORY viene descritto come il rimedio per persone nelle quali l’amore è
già ben sviluppato, ma il suo flusso viene arrestato da influenze esterne,
producendo una condizione che Bach definisce mentalmente e forse anche
fisicamente congestionata.
Grecco
riprende questa immagine e la collega a un blocco affettivo, a una ferita
d’amore che modifica il modo in cui l’energia relazionale riesce a circolare.
La
metafora della congestione è particolarmente efficace se rimane nel territorio
simbolico ed emozionale. Possiamo immaginare una persona con una grande
capacità di cura e di coinvolgimento che, proprio perché teme la perdita,
concentra sempre più energia intorno a poche persone. Pensa continuamente a ciò
che fanno, cerca di prevenire ogni difficoltà, si preoccupa, consiglia,
controlla, interpreta piccoli segnali.
Il
problema non è la quantità di amore, quanto la libertà con cui riesce a
muoversi.
Se
il legame diventa indispensabile per sentirsi sicuri, ogni movimento dell’altro
può essere vissuto come una possibile minaccia. Una telefonata in meno, una
scelta autonoma, un nuovo interesse, un’amicizia che acquista importanza
diventano facilmente segnali sui quali si concentra molta attenzione.
L’amore
che avrebbe bisogno di circolare comincia allora a ruotare intorno alla paura.
Questo
aiuta anche a comprendere la repressione di cui Grecco parla. Una persona può
non esprimere direttamente il proprio bisogno di essere rassicurata, perché
preferisce presentarlo sotto forma di preoccupazione per l’altro: invece di
dire «Ho paura che tu ti allontani», può dire «Non capisco perché devi sempre
uscire»; invece di «Ho bisogno di sentirmi importante per te», può apparire il
rimprovero «Non ti ricordi mai di chiamarmi».
Il
bisogno rimane presente, ma viene tradotto in un linguaggio nel quale è più
facile chiedere all’altro di cambiare che mostrare apertamente la propria
vulnerabilità.
Quando
la persona riesce a riconoscere ciò che sta sotto il controllo, la relazione
può cambiare qualità. Una richiesta come «Mi manca passare del tempo con te»
lascia all’altro uno spazio molto diverso da «Non hai mai tempo per me».
Il
movimento dell’affetto ricomincia quando il bisogno può diventare parola,
invece di dover essere continuamente agito attraverso controllo, lamento o
correzione.
Chicory: La tribolazione
Grecco
attribuisce particolare importanza alla parola «tribolazione», recuperandone il
significato spirituale e religioso. La tribolazione non indica semplicemente un
momento difficile: nella tradizione alla quale Grecco fa riferimento è una
prova attraverso la quale la persona viene confrontata con qualcosa di
essenziale nel proprio percorso. Applicata a CHICORY, diventa una prova
dell’amore e del modo in cui la personalità vive il rapporto con ciò che dà e
ciò che riceve.
Per
CHICORY la tribolazione arriva spesso attraverso le relazioni, proprio perché è
lì che vengono investite molte energie e aspettative. La persona può sentirsi
trascurata, poco riconosciuta, data per scontata, e la sofferenza aumenta
quando pensa a tutto ciò che ha fatto e sente che nulla di equivalente le viene
restituito. «Dopo tutto quello che ho fatto.» «Nessuno pensa mai a me.» «Quando
hanno bisogno ci sono sempre, poi spariscono.»
Sono
frasi che possono descrivere anche situazioni realmente squilibrate e non
dovrebbero essere interpretate automaticamente come autocommiserazione. Può
esistere davvero una relazione nella quale una persona dà molto più di quanto
riceve.
La
questione diventa diversa quando il racconto della propria sofferenza occupa
progressivamente tutto il campo e rende difficile vedere ciò che accade
dall’altra parte. Il comportamento dell’altro viene letto quasi esclusivamente
attraverso la ferita: non ha telefonato perché non gli importa, non ha seguito
il consiglio perché non mi rispetta, ha scelto qualcosa di diverso perché non
riconosce tutto ciò che faccio.
Grecco
mette in relazione questo movimento con l’egocentrismo, intendendo il momento
nel quale la propria esperienza diventa il centro da cui viene interpretato
anche l’altro.
La
tribolazione può allora assumere davvero il valore di una prova dell’amore,
perché chiede di riconoscere pienamente il dolore e, quando quel dolore ha
trovato sufficiente spazio, recuperare la capacità di vedere la persona amata
come qualcuno che possiede una prospettiva propria. L’altro può volerci bene e
non avere bisogno della stessa quantità di contatto. essere grato e scegliere
diversamente. Può amarci e avere confini, allontanarsi senza cancellare la
relazione.
Il
passaggio è difficile proprio perché costringe CHICORY a tollerare che l’amore
dell’altro non sia sempre la conferma esatta di ciò che desideriamo ricevere.
Chicory: Compassione
La
compassione occupa un posto centrale nella lettura di Grecco e si collega anche
all’evoluzione degli scritti di Bach, nei quali CHICORY passa progressivamente
dall’egoismo alla capacità di aiutare, dalla possessività alla libertà e da un
amore concentrato su pochi legami a una forma più ampia di partecipazione. Nel
testo del 1932 Bach parla esplicitamente del desiderio di aiutare il mondo e
della necessità di raggiungere una libertà che permetta di non rimanere
prigionieri di poche persone.
Grecco
porta questo movimento sul terreno spirituale, mettendo in dialogo il pensiero
di Bach con tradizioni nelle quali la compassione rappresenta una qualità più
ampia dell’amore personale. Sul piano psicologico possiamo riconoscere qui una
differenza molto importante tra prendersi cura e appropriarsi della cura.
Posso
accorgermi che una persona soffre, offrirle presenza, consigli, tempo e
sostegno; posso anche essere convinta di sapere ciò che potrebbe aiutarla. La
compassione introduce però un passaggio ulteriore: riesco a lasciare che sia
l’altro a dirmi di che cosa ha bisogno?
Per
chi ha una grande capacità di cura può essere difficile aspettare. Vede
immediatamente ciò che secondo lui andrebbe fatto e intervenire appare quasi un
dovere. In molte situazioni questo è prezioso: esistono momenti nei quali una
persona in difficoltà ha davvero bisogno che qualcuno si muova, organizzi,
prenda iniziative.
In
altri momenti l’aiuto migliore consiste nel restare abbastanza vicini senza
occupare tutto lo spazio. Una persona può aver bisogno di sbagliare, può voler
prendere una decisione che noi non condividiamo, chiedere ascolto invece di
soluzioni, rifiutare qualcosa che avremmo fatto volentieri per lei.
La
compassione di CHICORY cresce proprio nella capacità di sostenere questa
differenza: «Io vedo ciò che farei e riconosco che tu puoi scegliere altro».
Esiste
poi una dimensione della compassione verso se stessi che considero altrettanto
importante. Chi si occupa molto degli altri può dimenticare i propri limiti
fino a quando la stanchezza diventa risentimento. Continua a dare, non chiede
in maniera esplicita, aspetta che gli altri comprendano spontaneamente quanto
avrebbe bisogno di ricevere qualcosa e si sente profondamente ferito quando
questo non accade.
Prendersi
cura di sé prima di arrivare a quel punto cambia anche la qualità di ciò che
possiamo offrire. Il gesto diventa più libero perché non deve contenere,
insieme all’aiuto, la speranza inespressa che l’altro finalmente si occupi di
noi.
La
compassione può quindi essere pensata come un amore capace di vedere due
persone: chi offre e chi riceve, entrambe degne di attenzione, entrambe libere
e entrambe responsabili della propria parte nella relazione.
Chicory: Inneschi e reazioni
Grecco
dedica attenzione anche al modo in cui determinati eventi possono attivare
rapidamente la dinamica CHICORY. Un comportamento dell’altro, una distanza, una
mancata telefonata, una risposta inattesa possono funzionare come inneschi e
produrre reazioni molto più intense di quanto l’episodio, osservato
isolatamente, sembrerebbe giustificare.
Questo
è un punto particolarmente utile perché ci permette di distinguere ciò che
accade nel presente da ciò che il presente può riattivare.
Un
figlio adulto decide di passare una festività altrove. Il fatto concreto è
semplice; il significato emotivo può diventare invece: «Non gli importa più
della famiglia», «Ora che ha la sua vita io non servo più», «Dopo tutto ciò che
ho fatto sceglie altri».
Una
persona cara tarda a rispondere a un messaggio e l’attesa può rapidamente
riempirsi di interpretazioni.
Quando
il sistema affettivo è particolarmente sensibile alla perdita o alla distanza,
questi piccoli eventi possono funzionare come segnali di allarme. La reazione
cerca di ristabilire la sicurezza: telefonare di nuovo, chiedere spiegazioni,
ricordare all’altro ciò che dovrebbe fare, lamentarsi, mostrarsi feriti.
Il
comportamento esterno rischia così di essere letto soltanto come controllo,
mentre dietro può esserci una paura molto più vulnerabile.
Questo
non rende automaticamente innocuo ciò che viene fatto. Un controllo invasivo
rimane faticoso per chi lo riceve, un ricatto affettivo può ferire, la
pressione continua può restringere molto lo spazio dell’altro. Comprendere la
funzione ci aiuta però a lavorare sul punto da cui nasce, invece di limitarsi a
correggere la forma.
Diventa
allora utile domandarsi che cosa si sia attivato. Sto reagendo a ciò che è
realmente accaduto oppure anche a ciò che temo significhi? Che cosa mi racconta
la distanza dell’altro? Che cosa penso perderò se quella persona diventa più
autonoma?
La
possibilità di inserire un piccolo intervallo tra innesco e reazione permette
di distinguere meglio il bisogno dalla strategia che abbiamo imparato a
utilizzare per ottenerne soddisfazione. Posso avere bisogno di rassicurazione
senza dover controllare, essere ferita e dirlo, desiderare vicinanza e
chiederla.
Il
bisogno rimane legittimo; cambia la forma attraverso la quale entra nella
relazione.
Chicory: Meticoloso, lamentoso, richiedente di attenzione, bisognoso d'affetto
Questo
titolo deriva direttamente dal lavoro che Grecco compie sui testi di Bach del
1933 e del 1934, nei quali la figura di CHICORY assume caratteristiche che
nella descrizione ultima diventeranno molto meno visibili. Bach parla della
preoccupazione per i dettagli, dell’ansia per piccole cose, del bisogno di
attenzioni e coccole, dell’autocommiserazione e della sensazione di essere
trascurati o trattati ingiustamente.
Seguire
questi passaggi permette di vedere come la cura eccessiva del CHICORY
successivo abbia anche un versante rivolto verso di sé: la persona si occupa
degli altri e, nello stesso tempo, desidera essere accudita, riconosciuta e
rassicurata.
La
meticolosità può entrare proprio qui. Quando qualcosa o qualcuno è molto
importante, la persona presta attenzione ai dettagli: come stai, hai mangiato,
ti sei coperto, perché non hai chiamato, che cosa hai deciso, quando torni.
Sono domande che possono nascere da autentico interesse e diventare però molto
numerose quando il dettaglio serve anche a mantenere una sensazione di
controllo sulla relazione. La cura diventa così un modo per rimanere
costantemente collegati.
Il
lamento occupa un altro punto della stessa dinamica. Può emergere quando la
persona sente che ciò che offre non viene riconosciuto nella misura desiderata
e fatica a formulare direttamente il bisogno. «Nessuno pensa mai a me» può
contenere una richiesta molto semplice: «Vorrei che qualcuno si occupasse un
po’ anche di me».
Quando
il bisogno di affetto viene vissuto come qualcosa che dovrebbe essere compreso
spontaneamente, però, diventa difficile chiederlo in modo esplicito. Se devo
chiedere una telefonata, una carezza o un gesto di attenzione, posso sentire
che perde parte del suo valore: «Se mi volesse davvero bene, dovrebbe saperlo».
È una convinzione molto diffusa nelle relazioni e produce spesso una grande
quantità di malintesi. L’altro non legge il bisogno, la persona si sente
trascurata, il risentimento cresce e la richiesta compare sotto forma di
rimprovero.
La
possibilità di dire «ho bisogno di te», «mi farebbe piacere che mi chiamassi»,
«in questo momento avrei bisogno di essere rassicurata» richiede una
vulnerabilità maggiore rispetto al lamento, perché espone direttamente al
rischio che l’altro possa non rispondere. Eppure
è proprio questa esposizione che rende la relazione più chiara.
Il
bisogno affettivo smette di dover essere nascosto dentro la cura dell’altro e
può diventare una parte riconosciuta della propria esperienza. CHICORY non ha
bisogno di diventare una persona che non desidera attenzioni; ha bisogno di
poter desiderarle senza trasformarle in un diritto implicito che l’altro deve
intuire.
Chicory: L’amore
Se
c’è un tema che attraversa tutte le descrizioni di CHICORY, anche quelle più
dure e apparentemente contraddittorie, è l’amore. Già nel 1932 Bach parla di
una persona che desidera aiutare il mondo e che deve liberarsi da legami troppo
esclusivi; nel 1933 afferma che l’amore è ben sviluppato ma il suo flusso viene
ostacolato; negli anni successivi la stessa energia prende la forma della cura
intensa per figli, parenti e amici.
Questo
mi sembra un punto fondamentale, perché cambia completamente il modo di leggere
il rimedio. CHICORY non racconta semplicemente una carenza d’amore. Racconta
piuttosto ciò che può accadere quando l’amore viene caricato di bisogni, paure,
aspettative e richieste di sicurezza. La persona ama e proprio perché ama teme
di perdere. Si prende cura e, proprio perché investe moltissimo, desidera
essere riconosciuta. Vuole il bene dell’altro e può arrivare a confondere ciò
che considera buono con ciò che l’altro dovrebbe desiderare. Sono passaggi
estremamente umani.
L’amore
reale contiene inevitabilmente bisogno. Dipendiamo in qualche misura dalle
persone che amiamo, soffriamo quando si allontanano, desideriamo essere
ricambiati e abbiamo aspettative. Pensare che l’amore maturo debba essere
completamente privo di bisogno rischia di creare un ideale altrettanto
irrealistico del possesso.
Il
tema di CHICORY riguarda piuttosto quanto spazio riusciamo a lasciare tra il
bisogno e la libertà dell’altro. Posso dirti che mi manchi senza obbligarti a
esserci. Posso desiderare che tu scelga qualcosa e riconoscere che la scelta
rimane tua, essere delusa e continuare a vedere che hai diritto a essere
diverso da me. È qui che l’amore smette progressivamente di essere una prova
continua del nostro valore e diventa incontro con una persona che rimane
irriducibilmente altra.
La
libertà di cui Bach parla nel 1932 acquista allora un significato molto
profondo. Liberarsi non significa smettere di amare o diventare distaccati;
significa poter amare senza concentrare tutta la propria identità su pochi
legami, permettendo all’affetto di espandersi e alla persona amata di respirare
dentro la relazione.
Chicory: L’altra faccia della medaglia
Dopo
aver parlato a lungo di controllo, possessività, lamento e bisogno di
attenzione, è facile costruire un’immagine di CHICORY quasi esclusivamente
negativa. Grecco qui mostra l’altra faccia del rimedio e recupera le qualità
che possono essere nascoste dietro i suoi eccessi.
La
stessa sensibilità che porta a preoccuparsi troppo degli altri permette anche
di accorgersi rapidamente di un bisogno. La persona che diventa invadente può
essere quella che, in una situazione difficile, si ricorda di telefonare,
arriva con qualcosa da mangiare, accompagna a una visita, organizza ciò che
nessuno aveva pensato di organizzare. Chi soffre molto per la distanza può
possedere anche una straordinaria capacità di costruire continuità nei legami.
Le
qualità e le difficoltà crescono spesso dallo stesso terreno. Una grande
capacità di cura può diventare controllo quando la paura aumenta; la tenacia
nel mantenere le relazioni può trasformarsi in difficoltà a lasciare andare; la
sensibilità ai bisogni altrui può diventare ipervigilanza; il desiderio di
essere presenti può restringere lo spazio dell’altro.
È
proprio per questo che lavorare con un’essenza non significa eliminare la
caratteristica. CHICORY non deve imparare a essere meno affettuoso, meno
presente o meno capace di prendersi cura. Il movimento riguarda piuttosto la
possibilità di utilizzare queste qualità senza aver bisogno che l’altro le
confermi continuamente.
La
cura può diventare più rispettosa dei confini, la presenza meno invasiva,
l’attenzione meno ansiosa. E soprattutto la persona può cominciare a percepire
che il proprio valore esiste anche quando nessuno ha bisogno di lei in quel
momento.
È
una trasformazione profonda, perché permette di conservare proprio il meglio di
CHICORY senza dover pagare il prezzo della dipendenza dal riconoscimento.
Chicory, Vervain e Water Violet
Il
confronto tra CHICORY, VERVAIN e WATER VIOLET permette a Grecco di esplorare
tre modi molto differenti di vivere la relazione, il potere e la distanza. Nel
suo pensiero VERVAIN e CHICORY possono entrambi cercare di influenzare l’altro,
mentre WATER VIOLET tende maggiormente a preservare il proprio spazio e la
propria autonomia. Anche la reazione alla contestazione assume forme diverse: CHICORY
può viverla sul terreno dell’affetto, VERVAIN su quello della convinzione, WATER
VIOLET su quello dell’orgoglio e del distacco.
Sono
differenze che acquistano senso soprattutto quando osserviamo una scena
concreta. Se qualcuno dice a CHICORY «non sono d’accordo con te», la questione
può essere vissuta come molto più di una divergenza di opinioni, soprattutto se
proviene da una persona amata. Il disaccordo può toccare il legame: «Dopo tutto
quello che faccio per te, come puoi non capire?».
VERVAIN
tende più facilmente a rimanere sul contenuto: se è convinto di avere ragione,
può continuare a spiegare, argomentare, cercare di persuadere.
WATER
VIOLET può invece ritirarsi, soprattutto quando percepisce la discussione come
inutile o sente che la propria posizione non viene adeguatamente compresa.
Questi
movimenti mostrano anche tre rapporti differenti con la vicinanza: CHICORY
rischia la fusione e l’eccesso di presenza; WATER VIOLET può proteggersi
attraverso una distanza troppo grande; VERVAIN entra nella relazione attraverso
l’intensità delle proprie idee e del proprio coinvolgimento. Nessuna di queste
modalità è in sé migliore dell’altra. Ognuna contiene una risorsa e un
possibile eccesso.
CHICORY
ricorda a WATER VIOLET che l’autonomia senza legame può diventare isolamento; WATER
VIOLET mostra a CHICORY il valore di uno spazio personale che non deve essere
continuamente condiviso; VERVAIN porta l’energia dell’impegno e incontra la
necessità di lasciare che gli altri abbiano tempi e convinzioni diverse.
Il
confronto tra i fiori diventa così uno strumento per comprendere meglio la
funzione del comportamento e, soprattutto, ciò che ciascuna modalità deve
integrare per diventare più libera.
Chicory: Conclusioni e applicazioni
Guardando CHICORY attraverso l’intero percorso degli scritti di Bach emerge un’immagine
molto più complessa di quella che potremmo ricavare da una singola descrizione.
L’egoismo, la possessività e il bisogno di compagnia del 1930; la libertà
affettiva del 1932; la congestione, l’autocommiserazione e l’irritabilità del
1933; il bisogno di attenzioni del 1934; la cura eccessiva e il desiderio di
tenere vicine le persone amate del 1936 possono essere letti come diversi punti
dai quali Bach ha osservato un unico grande territorio: il rapporto tra amore,
bisogno, attaccamento e libertà.
Grecco
conserva questa stratificazione e la amplia attraverso la propria esperienza e
il proprio modello teorico, introducendo invidia, compassione, tribolazione,
congestione affettiva e il confronto con altre essenze.
Nel
colloquio floriterapico, più che cercare la «persona CHICORY» come un tipo
rigido, trovo utile osservare alcune configurazioni. Una riguarda il bisogno di
sentirsi indispensabili: ci sono persone che sanno occuparsi degli altri con
grande competenza e generosità, ma avvertono un vuoto particolare quando
nessuno ha bisogno di loro. Il ruolo di chi cura è diventato così importante da
rendere difficile immaginare chi siano al di fuori di quella funzione.
Un
secondo territorio riguarda la paura della separazione. L’autonomia dell’altro
può essere vissuta come una perdita personale, e ciò che per lui rappresenta
crescita, esplorazione o semplicemente bisogno di spazio viene interpretato da
chi resta come diminuzione dell’amore.
Esiste
poi il tema delle aspettative implicite. La persona offre molto e attende una
restituzione che raramente viene formulata chiaramente. Quando l’altro non la
comprende, compare il risentimento e il gesto originariamente generoso viene
riletto attraverso tutto ciò che non è tornato indietro.
Anche
la correzione continua merita attenzione. Voler aiutare qualcuno a fare meglio
può essere una qualità preziosa; diventa più faticoso quando la persona amata
non riesce più a sperimentare, sbagliare, scegliere o semplicemente avere gusti
differenti senza sentire continuamente che qualcosa deve essere «rimesso a
posto».
Un’altra
area riguarda il bisogno di attenzione e di affetto, presente in modo molto
esplicito negli scritti intermedi di Bach. Invece di considerarlo una
debolezza, possiamo chiederci quanto la persona riesca a riconoscerlo e a
esprimerlo direttamente. Molti comportamenti che appaiono manipolativi
acquistano una forma diversa quando il bisogno sottostante diventa dicibile. «Ho
bisogno che tu mi rassicuri.» «Mi sento poco importante per te.» «Mi dispiace
che ci vediamo meno.»
Sono
frasi vulnerabili e proprio per questo possono essere difficili. Il controllo
offre spesso una sensazione di maggiore potere; mostrare il bisogno espone alla
libertà della risposta dell’altro.
La
floriterapia accompagna il lavoro sul vissuto emotivo e aiutare a mettere a
fuoco la domanda che attraversa CHICORY: riesco ad amare l’altro lasciandogli
abbastanza libertà da essere davvero altro da me?
Dentro
questa domanda ce n’è anche un’altra, forse ancora più delicata: chi sono
quando la persona che amo non ha bisogno di me?
È
lì che la trasformazione di CHICORY acquista un significato particolarmente
profondo. La persona può continuare a prendersi cura, essere presente,
ricordare, organizzare, dare affetto e costruire legami intensi, mentre il
proprio valore smette progressivamente di dipendere dalla necessità di essere
indispensabile. L’altro può andare e tornare, scegliere, sbagliare. Può amarci
in un modo diverso da quello che avevamo immaginato e noi possiamo continuare a
sentire la relazione senza doverla stringere continuamente per essere certi che
esista.
La
libertà di cui Bach parla già nel 1932 non porta CHICORY fuori dall’amore: gli
permette di starci dentro in una forma più ampia, nella quale il legame
conserva il calore dell’appartenenza e perde progressivamente la necessità del
possesso.
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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
