Water Violet: solitudine, libertà e il coraggio dell’intimità (Antonella Napoli)
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Articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.
Quando si parla di WATER VIOLET, l’immagine che arriva più facilmente è quella di una persona riservata, indipendente, capace di stare sola, poco incline a chiedere aiuto e generalmente rispettosa dello spazio altrui. È una descrizione che appartiene pienamente al rimedio, soprattutto nella formulazione ultima del 1936, quando Bach parla di persone tranquille, discrete, dotate di fiducia in se stesse, quasi completamente libere dalle opinioni altrui e capaci di procedere per la propria strada senza interferire nella vita degli altri. Guardando però agli scritti precedenti, questa immagine si arricchisce di aspetti che rendono WATER VIOLET molto meno semplice da comprendere.
Nel 1932, in Libera te stesso, Bach mette WATER VIOLET nella polarità tra afflizione e gioia e si rivolge a persone che hanno attraversato perdite e sofferenze importanti continuando tuttavia a svolgere il proprio compito, senza lamentarsi e senza trasformare il proprio dolore in un peso per gli altri. La solitudine assume già qui una dimensione particolare: diventa esperienza di libertà e, nella prospettiva spirituale di Bach, dovrebbe condurre verso una capacità di servizio ancora più ampia. Nel 1933 compaiono quelle «grandi anime» che sopportano dolore e avversità con calma, dignità e coraggio, cercano di guarire senza chiedere aiuto e desiderano soprattutto non preoccupare chi hanno vicino; negli stessi testi Bach le descrive come colte, raffinate, padrone del proprio destino, capaci di seguire con volontà tranquilla e salda ciò che sentono come il proprio compito. Nel 1934 il tema della distanza diventa più essenziale: desiderare di essere lasciati soli, eventualmente allontanarsi e stare tranquilli. Nel 1936 rimangono autonomia, riservatezza, capacità, talento e libertà dalle opinioni esterne.
Letti insieme, questi passaggi mostrano un rimedio nel quale molte caratteristiche considerate abitualmente «positive» sono già presenti fin dall’inizio. WATER VIOLET può essere autonomo senza aver bisogno di dimostrarlo, rispettoso dei confini, capace di affrontare situazioni difficili con grande compostezza, poco influenzabile, dotato di una vita interiore profonda e di una tranquillità che può realmente diventare una risorsa anche per chi gli sta intorno. Proprio per questo il suo punto critico è più sottile rispetto ad altri fiori: la stessa indipendenza che protegge l’individualità può diventare distanza, la riservatezza può trasformarsi in impenetrabilità e la capacità di sostenersi da soli può rendere sempre più difficile ricevere.
La solitudine, quindi, non è di per sé il problema. Esistono persone che hanno bisogno di molto tempo da sole per ritrovare energia, pensare, creare e sentirsi pienamente se stesse, e questo bisogno non dovrebbe essere automaticamente interpretato come fuga dalle relazioni. WATER VIOLET diventa interessante quando lo spazio personale acquista progressivamente la funzione di proteggere da una vicinanza percepita come invasiva, quando il bisogno di non dipendere da nessuno limita la possibilità di affidarsi oppure quando la persona riesce a essere presente nella vita degli altri senza consentire quasi mai che gli altri entrino realmente nella propria.
È qui che la formula utilizzata da Grecco, «lontana vicinanza», diventa particolarmente efficace. WATER VIOLET può essere fisicamente presente, affettuoso a modo suo, disponibile, persino molto attento, e lasciare nello stesso tempo la sensazione che esista sempre una zona alla quale non si accede. La distanza non richiede necessariamente freddezza manifesta. Può essere costruita attraverso il silenzio, l’autosufficienza, la discrezione, una grande capacità di governare le emozioni e quella particolare abitudine a risolvere interiormente ciò che altri avrebbero bisogno di condividere.
La domanda che attraversa WATER VIOLET potrebbe allora essere formulata così: quanto riesco a proteggere la mia libertà senza trasformarla in una distanza che impedisce agli altri di raggiungermi?
Perché l’autonomia più matura non richiede necessariamente di non avere bisogno di nessuno. Permette di restare se stessi anche quando ci si lascia conoscere, aiutare e, qualche volta, sostenere.
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Eduardo H. Grecco dedica a WATER VIOLET una riflessione particolarmente ricca perché segue da vicino i diversi scritti di Bach e si accorge di un elemento che può facilmente sfuggire se ci fermiamo soltanto alla descrizione ultima: WATER VIOLET non viene presentato originariamente come un semplice introverso orgoglioso e distante. Bach parla di dolore, perdite, libertà, servizio, coraggio, autonomia, gioia, grande forza interiore e capacità di seguire il proprio compito senza interferire con quello altrui. Grecco cerca di comprendere come queste qualità possano trasformarsi, in alcune condizioni, in isolamento, difficoltà nell’intimità e orgoglio spirituale.
A partire da questa base sviluppa poi una lettura apertamente simbolica. La montagna e il villaggio rappresentano due modi di stare nel mondo; il monastero diventa l’immagine di una solitudine che deve imparare a convivere con la comunità; l’Escorial viene letto come uno spazio architettonico capace di evocare l’interiorità WATER VIOLET; Afrodite introduce il tema della bellezza; il silenzio diventa un linguaggio attraverso il quale cercare di esprimere ciò che Grecco considera ineffabile e trascendente. L’archetipo del monaco raccoglie infine molti di questi passaggi: entrare nella profondità di sé e tornare da quella profondità verso la relazione.
Sono immagini che vanno conservate nella loro dimensione simbolica, permettono di rappresentare il conflitto tra solitudine e appartenenza, autonomia e reciprocità, interiorità e comunicazione.
Per chi desidera conoscere direttamente e in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.
Riflessioni su Water Violet
- Da Scleranthus a Water Violet
- Lontana vicinanza
- L’intimità evitata e la solitudine
- Water Violet e Vervain
- Afflizione silenziosa
- Lo sguardo di Lluis Juan Bautista
- Luoghi dell’anima
- La bellezza
- Il ritratto di Water Violet
- Il silenzio, l’impenetrabilità
- I punti critici
- Una storia di vita complessa
- Genitori, figli e famiglia
- L’archetipo del monaco
- Riassumendo con le parole di Raúl Pérez
- Riassunto e schema
1. Da Scleranthus a Water Violet
Grecco colloca il passaggio da SCLERANTHUS a WATER VIOLET dentro il cammino dei Dodici Guaritori e lo interpreta come un cambiamento di prospettiva. SCLERANTHUS ha dovuto attraversare il bivio, il conflitto tra polarità e il limite di una ragione che, da sola, non riesce a decidere tutto; WATER VIOLET incontra una domanda successiva: che cosa accade quando la libertà conquistata rischia di diventare una libertà vissuta soltanto individualmente? Nel linguaggio spirituale di Grecco, il passaggio consiste nel riconoscere che l’evoluzione personale non può essere completamente separata da quella collettiva e che «esistere» implica anche «coesistere».
Saper stare da soli rappresenta una conquista importante. Significa poter prendere decisioni senza dipendere continuamente dal consenso, tollerare momenti nei quali nessuno ci accompagna, riconoscere desideri e pensieri propri e costruire una vita che non venga interamente organizzata dalla presenza degli altri.
Arriva però un punto nel quale l’autonomia deve confrontarsi con un’altra competenza: essere autonomi dentro una relazione.
È molto più semplice sentirsi indipendenti quando nessuno ci è abbastanza vicino da poterci influenzare. L’intimità introduce inevitabilmente una quota di dipendenza reciproca. Una persona diventa importante, ciò che pensa ci tocca, la sua assenza può mancarci, il suo comportamento può ferirci. WATER VIOLET può vivere tutto questo come un rischio per quella libertà interiore che ha imparato a difendere così bene.
La separazione diventa allora una soluzione molto efficace: se mantengo abbastanza distanza, posso continuare a sentirmi interamente padrone della mia esperienza.
Grecco sposta però il significato della libertà. Nella sua lettura, diventare pienamente liberi significa poter entrare nella relazione senza perdere la propria individualità e, allo stesso tempo, senza dover proteggere quella individualità attraverso un isolamento permanente.
Il passaggio da SCLERANTHUS a WATER VIOLET può essere pensato proprio così: dopo aver imparato a trovare una propria direzione, bisogna scoprire che quella direzione continuerà a incontrare altre persone e che la presenza dell’altro non costituisce necessariamente una minaccia al proprio centro.
2. Water Violet: Lontana vicinanza
La persona può stare accanto agli altri, partecipare, lavorare, aiutare, ascoltare e mantenere relazioni significative, mentre una parte della propria esperienza rimane protetta a una distanza che chi le sta vicino percepisce senza riuscire sempre a definirla. Grecco rappresenta simbolicamente questa posizione con l’immagine della montagna: WATER VIOLET preferisce stare in alto, osservare, mantenere il proprio spazio; il suo percorso richiede però anche di «scendere al villaggio», portando nel mondo condiviso ciò che ha trovato nella solitudine.
La distanza può assumere forme molto discrete. Una persona racconta ciò che è accaduto, ma lascia fuori l’emozione; accetta di ascoltare i problemi degli altri e difficilmente porta i propri; è disponibile quando viene cercata, mentre chiede raramente; può essere affettuosa, però conserva un controllo molto preciso su ciò che permette di conoscere.
Chi le sta accanto può sentire una strana esperienza: essere vicino e non sapere fino a che punto lo sia realmente.
La formula diventa ancora più chiara nel confronto che Grecco propone con HEATHER. WATER VIOLET si allontana perché interiormente sente di poter essere uno anche nella separazione; HEATHER cerca continuamente il contatto perché il silenzio e la distanza possono riattivare con maggiore forza il senso di solitudine. Sono movimenti opposti rispetto a uno stesso bisogno umano di relazione.
WATER VIOLET può arrivare così a considerare l’autosufficienza quasi come una condizione naturale. «Non voglio disturbare», «Me la cavo», «Non c’è bisogno», «Preferisco risolverla da solo» possono essere espressioni autentiche di competenza; diventano più interessanti quando compaiono anche nei momenti nei quali la persona avrebbe realmente bisogno di qualcuno e non riesce a concedersi quella possibilità.
Essere aiutati comporta infatti qualcosa di molto delicato: significa permettere all’altro di entrare in uno spazio di vulnerabilità.
Per chi è abituato a essere competente, autonomo e poco bisognoso, ricevere può risultare persino più difficile che dare. Offrire aiuto consente di mantenere una certa posizione; averne bisogno cambia temporaneamente la geometria della relazione e richiede di tollerare di essere visti anche quando non si è pienamente padroni della situazione.
La trasformazione di WATER VIOLET non richiede di cancellare la distanza, perché anche la vicinanza ha bisogno di confini. Riguarda piuttosto la possibilità di rendere quella distanza permeabile: poter stare sulla montagna e sapere che esiste una strada attraverso la quale scendere, così come qualcuno, quando viene invitato, può salire.
3. Water Violet: L’intimità evitata e la solitudine
Grecco affronta il tema dell’intimità attraverso una distinzione molto sottile. WATER VIOLET può evitare una vicinanza eccessiva e, nello stesso tempo, attribuire all’intimità un valore quasi sacro. Proprio perché il legame profondo viene vissuto come qualcosa di molto importante, non viene concesso facilmente. La relazione quotidiana, ordinaria, fatta anche di piccoli bisogni, incomprensioni, dipendenze e ripetizioni può sembrare meno attraente di un incontro raro nel quale due persone riescono a raggiungersi a un livello sentito come realmente significativo.
È qui che Grecco utilizza una lettura simbolica molto interessante: WATER VIOLET teme che la vicinanza possa «inghiottire» l’individualità. Lo stare con l’altro rischia di essere vissuto come una possibile perdita dello stare con se stessi.
Dal punto di vista psicologico, questa tensione può assumere molte forme differenti e va sempre compresa nella storia individuale. C’è chi ha imparato precocemente che le relazioni sono invasive e protegge quindi il proprio spazio; chi ha costruito gran parte della propria autostima sull’autosufficienza; chi possiede semplicemente un temperamento molto introspettivo e ha bisogno di una quantità di solitudine maggiore rispetto alla media. La forma esterna può assomigliarsi, mentre la funzione cambia.
Il punto diventa quanto la persona possa scegliere. Se stare soli è una scelta, la solitudine può essere fertile. Permette di pensare, creare, leggere, immaginare, integrare esperienze e recuperare energia. Grecco sottolinea proprio questo versante produttivo: WATER VIOLET sviluppa molto di sé nella solitudine e può ricavare da quel raccoglimento una forma particolare di saggezza.
La difficoltà emerge quando l’intimità diventa talmente selettiva da essere quasi impossibile, oppure quando qualsiasi bisogno dell’altro viene vissuto come invasione. In quel caso la persona può avere legami formalmente presenti e sentirsi comunque profondamente sola, proprio perché ciò che le permetterebbe di essere raggiunta rimane protetto.
L’intimità richiede una quota di quotidianità che nessuna esperienza «sacra» può sostituire. Significa condividere anche momenti ordinari, essere qualche volta fraintesi, chiedere chiarimenti, mostrare stanchezza, ripetere una stessa cosa e permettere all’altro di vedere aspetti che non possiedono necessariamente eleganza, profondità o controllo.
WATER VIOLET può scoprire proprio qui che la vicinanza non impoverisce automaticamente l’interiorità. Una relazione sufficientemente rispettosa può diventare uno dei luoghi nei quali quella stessa interiorità acquista parole, corpo e reciprocità.
4. Water Violet e Vervain
WATER VIOLET e VERVAIN sembrano, a prima vista, molto differenti. Il primo tende a ritirarsi, parla poco, protegge il proprio spazio e raramente cerca di convincere; VERVAIN si dirige verso gli altri, comunica intensamente, sostiene idee e può sentire il bisogno di coinvolgere chi gli sta intorno. Grecco individua però numerose somiglianze, soprattutto sul piano spirituale: entrambi possiedono ideali elevati, capacità di servizio, forte autonomia e una certa relazione con la solitudine.
La differenza riguarda soprattutto il modo in cui affrontano l’ostacolo. Grecco sintetizza il contrasto distinguendo il sopportare di WATER VIOLET dal lottare di VERVAIN. WATER VIOLET può attraversare una difficoltà continuando silenziosamente il proprio cammino e cercando di non disturbare nessuno; VERVAIN tende più facilmente ad attivarsi, intervenire, modificare la situazione e spendere energia per superarla.
Sono due forme diverse di forza.
WATER VIOLET possiede un asse interno molto saldo. Può sopportare senza bisogno di raccontare, mantenere la propria direzione e impedire che ciò che accade occupi tutto lo spazio della vita. VERVAIN utilizza maggiormente volontà e azione, proprio quelle qualità che Bach descrive come centrali nel suo percorso.
Anche il rapporto con gli altri segue direzioni opposte. VERVAIN ha bisogno di imparare a lasciare più spazio; WATER VIOLET deve accettare che lo spazio possa essere abitato anche da qualcun altro.
Grecco sviluppa questa differenza attraverso il simbolismo del monaco. WATER VIOLET assomiglia maggiormente al contemplativo che cerca il divino attraverso silenzio e raccoglimento; VERVAIN porta il proprio fuoco nel mondo e trova più facilmente senso attraverso l’azione e la condivisione.
Nel polo armonico i due fiori possono imparare l’uno dall’altro. WATER VIOLET ricorda a VERVAIN che non ogni verità deve essere immediatamente pronunciata e che esistono esperienze che maturano nel silenzio; VERVAIN mostra a WATER VIOLET che una ricchezza interiore può diventare ancora più viva quando accetta il rischio di entrare nello scambio.
5. Water Violet: Afflizione silenziosa
L’afflizione appartiene direttamente a Bach ed è uno dei temi che rischiano maggiormente di scomparire quando WATER VIOLET viene ridotto alla categoria della solitudine. In Libera te stesso Bach parla di persone che hanno attraversato grandi perdite e momenti dolorosi e continuano tuttavia a procedere, mantenendo il proprio compito e cercando di non pesare sugli altri. Negli scritti del 1933 torna più volte sul coraggio silenzioso, sulla capacità di sostenere l’avversità senza lamenti e sul desiderio di guarire senza coinvolgere chi sta vicino.
È una qualità che può essere profondamente dignitosa. Non tutte le persone hanno bisogno di parlare molto della propria sofferenza e non esiste un unico modo corretto di affrontare un dolore. Alcuni elaborano attraverso la parola, altri hanno bisogno di silenzio, tempo e solitudine.
La questione diventa più delicata quando il non chiedere aiuto smette di essere una preferenza e diventa quasi un principio.
WATER VIOLET può pensare che gli altri abbiano già abbastanza problemi, che raccontare ciò che prova sia inutile, che nessuno possa realmente fare qualcosa oppure che esporsi significhi perdere una parte della propria dignità. Il dolore rimane allora completamente privatizzato. Chi gli vuole bene può scoprire molto tardi quanto fosse difficile il periodo attraversato.
Questo comportamento assomiglia, esteriormente, ad AGRIMONY e tuttavia la dinamica è differente. AGRIMONY tende a proteggere l’altro attraverso leggerezza, sorriso, socialità e una trasformazione del dolore in qualcosa di più facilmente condivisibile; WATER VIOLET non ha necessariamente bisogno di sembrare allegro. Può apparire serio, affaticato o distante e limitarsi semplicemente a non aprire la porta.
Una sofferenza silenziosa può conservare dignità e profondità, mentre rischia di diventare isolamento quando alla persona viene meno la possibilità di scegliere a chi affidarla. Imparare a condividere non significa raccontarsi a tutti; può consistere nel riconoscere che esistono alcune relazioni nelle quali mostrare il dolore non equivale a disturbare.
6. Water Violet: Lo sguardo di Lluis Juan Bautista
Una riflessione di Lluis Juan Bautista coglie bene il paradosso di WATER VIOLET: leggendo le descrizioni di Bach troviamo moltissime qualità e relativamente pochi elementi che appaiano immediatamente problematici. Indipendenza, serenità, intelligenza, talento, discrezione, rispetto dei confini e capacità di proseguire per la propria strada sembrano costruire un ritratto molto positivo. Il punto critico diventa visibile soltanto osservando ciò che può accadere quando queste qualità si irrigidiscono.
Una grande indipendenza può trasformarsi in impossibilità a dipendere. La libertà dalle opinioni altrui può diventare difficoltà a lasciarsi modificare. La riservatezza può diventare chiusura. La capacità di vedere con chiarezza può alimentare una sottile sensazione di superiorità.
Bautista insiste proprio sulla distanza: WATER VIOLET può essere fisicamente vicino e rimanere interiormente lontano, comprendere ciò che accade e scegliere di non lasciarsene coinvolgere. Può diventare un ottimo consigliere, soprattutto grazie alla calma e alla capacità di non farsi travolgere, mentre arretra rapidamente quando sente che qualcuno cerca di attaccarsi troppo.
La difficoltà nascerebbe dal desiderio di sviluppare prevalentemente la parte considerata più alta, più raffinata o più spirituale, come se la pienezza potesse essere ottenuta selezionando soltanto ciò che appare migliore. Grecco sottolinea invece che la totalità contiene entrambi i poli.
È una lettura simbolica molto WATER VIOLET. La persona può identificarsi con calma, pensiero, eleganza, controllo, spiritualità e profondità e sentire più estranee emozioni disordinate, bisogni corporei, dipendenza, rabbia o desideri che la costringano a sperimentarsi meno «elevata».
La crescita non richiede di rinunciare alla parte raffinata, chiede di includere ciò che quella raffinatezza potrebbe aver lasciato fuori. La pienezza, come ricorda Grecco, contiene più di ciò con cui preferiamo identificarci.
7. Water Violet: Luoghi dell’anima
Grecco qui parte dall’idea che alcuni luoghi riescano a risuonare profondamente con aspetti della nostra interiorità e utilizza l’Escorial come immagine architettonica particolarmente vicina alla realtà WATER VIOLET: un luogo raccolto, monastico, severo e contemporaneamente aperto alla contemplazione, alla conoscenza e al rapporto tra dimensione materiale e spirituale.
Grecco sta utilizzando il luogo come simbolo. Alcuni spazi ci costringono a rallentare, modificano il tono interno, evocano raccoglimento, vastità, intimità oppure apertura. La loro struttura diventa una metafora attraverso la quale possiamo rappresentare un modo di abitare noi stessi.
WATER VIOLET possiede una relazione particolare con gli spazi interiori. Cerca ambienti nei quali il rumore diminuisce, la presenza degli altri non è invadente e diventa possibile ascoltare qualcosa di più sottile. Una biblioteca, un monastero, un giardino silenzioso o una stanza molto ordinata possono essere vissuti come luoghi nei quali l’esperienza si ricompone. Questo bisogno non è soltanto estetico. Lo spazio esterno può sostenere una modalità interiore di raccoglimento.
Grecco descrive l’Escorial come un luogo nel quale quotidiano e divino riescono ad armonizzarsi. È una formula che restituisce bene una delle tensioni di WATER VIOLET: il desiderio di una vita capace di conservare profondità e significato senza essere continuamente trascinata dal rumore, dalla confusione e dall’invasività del mondo.
Il rischio emerge quando soltanto alcuni luoghi vengono considerati degni della propria interiorità e la vita ordinaria viene vissuta come troppo banale, rumorosa o grossolana.
La trasformazione porta allora a una domanda diversa: posso custodire uno spazio interno anche mentre sono nel mondo, senza dover continuamente cercare un luogo dal quale il mondo rimanga fuori? Il «luogo dell’anima» diventa così qualcosa che possiamo progressivamente portare con noi.
8. Water Violet: La bellezza
Grecco parte qui da una frase di Bach particolarmente suggestiva, quella in cui WATER VIOLET viene descritto come costituito da persone splendide nella mente e, spesso, anche nel corpo, e apre una riflessione sulla bellezza. La collega simbolicamente ad Afrodite e alla distinzione, presente nella tradizione neoplatonica, tra una bellezza orientata verso il piano spirituale e una più direttamente legata al mondo sensibile e corporeo.
Il collegamento con Afrodite appartiene a Grecco, non a Bach, e acquista senso dentro il suo modo di pensare le essenze attraverso archetipi e polarità. La bellezza WATER VIOLET viene rappresentata soprattutto come armonia, eleganza, misura, raffinatezza, qualità che possono riguardare l’aspetto esteriore e ancora di più una determinata forma di presenza. Ci sono persone che attirano senza fare nulla per attirare.
Parlano poco, non occupano la scena, non cercano approvazione e proprio questa distanza produce una forma di magnetismo. Chi sta intorno può attribuire loro profondità, saggezza o mistero in misura perfino superiore a quanto esse stesse intendano comunicare. La distanza diventa parte del fascino.
È anche qui che l’immagine può diventare insidiosa. Chi viene percepito come raffinato, autonomo e particolarmente centrato può finire per identificarsi troppo con quella rappresentazione, sentendo che esistano emozioni, comportamenti o bisogni poco compatibili con essa. L’ideale estetico si trasforma allora in un ideale identitario.
Grecco utilizza anche il confronto con VERVAIN: entrambi possono essere sensibili alla bellezza, mentre VERVAIN tende maggiormente verso l’armonia dell’idea, della costruzione mentale e del discorso; WATER VIOLET viene attratto da una bellezza vissuta come qualità spirituale, equilibrio e presenza.
Il valore del simbolo sta proprio qui: la bellezza può essere una via verso la profondità e, nello stesso tempo, un’immagine troppo perfetta dentro la quale diventa difficile ammettere ciò che è disordinato, vulnerabile e profondamente umano.
9. Il ritratto di Water Violet
Le diverse descrizioni di Bach permettono di costruire un ritratto molto riconoscibile: una persona silenziosa, autonoma, capace, coraggiosa, poco incline a lamentarsi, determinata a non disturbare gli altri e abituata ad affrontare le difficoltà contando prima di tutto sulle proprie risorse. Grecco aggiunge equanimità, raffinatezza, riservatezza e una forte competenza nel gestire i conflitti della vita.
Una persona riservata non è automaticamente WATER VIOLET. Una persona introversa può avere una grande facilità nel chiedere aiuto. Qualcuno può essere estremamente socievole e vivere uno stato WATER VIOLET soltanto in un momento della vita nel quale sente il bisogno di allontanarsi. Il senso emerge dalla configurazione complessiva e soprattutto dalla funzione che l’autonomia e la distanza assumono.
Un elemento particolarmente interessante riguarda il rapporto con l’aiuto. WATER VIOLET può offrire molto e ricevere poco, non necessariamente perché gli altri siano poco disponibili, quanto perché spesso non vengono messi nelle condizioni di sapere che ce ne sarebbe bisogno. La persona ha imparato a essere competente. Risolve, attende, tiene.
Proprio questa capacità può diventare così consolidata da impedire agli altri di immaginare che esista anche una parte che avrebbe bisogno di essere sostenuta.A differenza di CENTAURY, WATER VIOLET non si mette facilmente al servizio perché non riesce a dire no; può aiutare mantenendo una fortissima autonomia e senza chiedere nulla in cambio. A differenza di CHICORY, non cerca necessariamente di trattenere le persone attraverso ciò che offre. E rispetto ad AGRIMONY, non ha bisogno di costruire una maschera allegra. Ciò che accomuna WATER VIOLET e AGRIMONY è piuttosto l’inaccessibilità: per ragioni diverse, chi li ama può conoscere molto meno della loro vita interna di quanto immagini.
Il percorso del rimedio riguarda quindi una diversa permeabilità. La persona non deve smettere di essere riservata; può imparare a distinguere ciò che desidera realmente custodire da ciò che nasconde perché non sa ancora come mostrarlo.
10. Water Violet: Il silenzio, l’impenetrabilità
Il silenzio è probabilmente uno degli aspetti nei quali Grecco entra più profondamente nella dimensione simbolica di WATER VIOLET. Lo interpreta come qualcosa di più della semplice riservatezza: diventa un linguaggio attraverso il quale la persona cerca di esprimere il trascendente, l’ineffabile, ciò che viene sentito come troppo profondo o troppo sottile per essere trasformato immediatamente in parole.
È una lettura molto diversa dall’idea del silenzio come semplice chiusura. Alcune esperienze perdono qualcosa quando vengono raccontate troppo rapidamente. Una musica, un momento di contemplazione, un dolore molto profondo, una percezione spirituale o persino un sentimento amoroso possono essere vissuti con la sensazione che le parole li riducano. WATER VIOLET può avere una particolare familiarità con questa dimensione e preferire custodire, lasciare che il gesto, la presenza o semplicemente il silenzio dicano ciò che non sente di poter formulare.
Il problema nasce quando chi sta dall’altra parte non possiede accesso a quel linguaggio. Ciò che per WATER VIOLET è profondità può essere vissuto dall’altro come freddezza. Ciò che viene sentito come rispetto dello spazio può essere percepito come disinteresse. Un amore silenzioso può essere autentico e lasciare la persona amata comunque affamata di segni che riesca a riconoscere.
È qui che l’«impenetrabilità» di cui parla Grecco diventa il punto critico. Il silenzio protegge una parte preziosa e, quando diventa troppo compatto, impedisce anche lo scambio.
La differenza con HEATHER, è molto significativa. HEATHER tende a riempire il silenzio perché nel vuoto la solitudine può diventare difficile da sostenere; WATER VIOLET può cercare il silenzio proprio perché lì ritrova la propria profondità. La trasformazione di entrambi richiede una maggiore libertà: HEATHER poter stare nel silenzio senza sentirsi abbandonato, WATER VIOLET poter entrare nella parola senza sentire che ciò impoverisca necessariamente ciò che prova.
Comunicare non significa tradurre perfettamente tutto. A volte basta permettere all’altro di sapere che dietro il silenzio esiste qualcosa.
11. Water Violet: I punti critici
WATER VIOLET rischia facilmente di essere idealizzato. Nora Weeks osservava che la fase più distante, orgogliosa e silenziosa non sarebbe necessariamente la condizione abituale della persona, pur risultando molto evidente quando compare; Grecco utilizza questa osservazione per interrogarsi sull’altro versante del rimedio e individua tre grandi aree critiche: individualismo, solitudine e orgoglio.
L’individualismo è probabilmente il più sottile. Bach attribuisce grande valore all’individualità e alla possibilità di seguire la propria strada senza permettere interferenze; WATER VIOLET rappresenta molto bene questa qualità. La difficoltà emerge quando essere fedeli a se stessi viene progressivamente confuso con l’idea di non aver bisogno di essere modificati da nessuna relazione.
Gli altri, invece, ci cambiano. Una conversazione può mostrarci qualcosa che non avevamo visto, una relazione può costringerci a rivedere i nostri confini, un conflitto può far emergere aspetti inattesi. Difendere l’individualità non richiede di rimanere identici.
Anche la solitudine possiede due facce. Può essere spazio generativo e diventare progressivamente un circuito chiuso nel quale la persona smette di verificare quanto avrebbe ancora desiderio di incontro.
L’orgoglio è il punto sul quale Grecco insiste maggiormente e qui segue anche alcune riflessioni spirituali di Bach. Nel pensiero di Bach l’orgoglio riguarda la perdita della misura tra la personalità e qualcosa di più grande che egli chiama Anima e ordine spirituale. Grecco lo porta anche sul piano relazionale: sentirsi più raffinati, più capaci, più consapevoli oppure semplicemente meno bisognosi degli altri può creare una distanza apparentemente molto dignitosa e internamente gerarchica.
Grecco esplora inoltre collegamenti simbolici tra orgoglio, rigidità e corpo e propone differenze tra WATER VIOLET e VERVAIN sul piano muscolare e articolare: una grande rigidità relazionale può essere immaginata come difficoltà a «flettersi» abbastanza da incontrare l’altro senza sentire di perdere la propria forma.
Il punto critico di WATER VIOLET può essere quindi sintetizzato in una domanda: la mia indipendenza mi rende più libero nelle relazioni oppure mi permette soprattutto di evitarle quando diventano troppo coinvolgenti?
12. Water Violet: Una storia di vita complessa
Grecco descrive WATER VIOLET come una personalità che cerca semplicità, armonia, raffinatezza, autonomia e una certa elevazione rispetto alla confusione del quotidiano, mentre alle spalle di questa apparente linearità individua una storia interiore molto più complessa. Parla di persone che si rifugiano nel proprio mondo, rifiutano l’intromissione, chiedono raramente aiuto e possono arrivare a sentirsi portatrici di una nobiltà o di una saggezza particolare.
Qui il suo linguaggio diventa esplicitamente spirituale. WATER VIOLET può sentirsi quasi «esiliato» sulla terra, come se appartenesse maggiormente a un mondo interiore raffinato e silenzioso rispetto alla realtà ordinaria, rumorosa e conflittuale; la lezione del rimedio sarebbe allora quella di incarnarsi pienamente e trasformare la propria libertà e la propria profondità in servizio.
Il mondo reale è fatto anche di rumore, limiti, incomprensioni, corpi, dipendenze e relazioni che qualche volta disturbano la nostra armonia.
Se la profondità può essere vissuta soltanto quando tutto questo rimane fuori, diventa fragile.
Diventa allora importante portare la qualità WATER VIOLET dentro la vita invece di utilizzarla per sottrarsi alla vita. La calma può entrare nella relazione, la raffinatezza può convivere con la quotidianità, la spiritualità può trovare forma nel servizio concreto e la solitudine può diventare una sorgente dalla quale tornare agli altri.
In questo modo, la persona non perde il proprio mondo interno. Gli permette di avere conseguenze nel mondo condiviso.
13. Water Violet: Genitori, figli e famiglia
Grecco riprende un’osservazione di Julian Barnard sui bambini WATER VIOLET, descritti come tranquilli, autosufficienti, intelligenti, spesso maturi e particolarmente bisognosi di privacy e autonomia. Collega poi questo tema agli scritti di Bach sulla necessità di rispettare l’individualità dei figli e di non utilizzare l’educazione per imporre loro in modo arbitrario desideri e modelli degli adulti.
Così i bambini WATER VIOLET hanno bisogno di più tempo prima di raccontare, desiderano possedere spazi personali, elaborano prima internamente ciò che accade e diventano ancora più chiusi quando vengono sottoposti a interrogatori continui. Un adulto preoccupato può interpretare questo silenzio come qualcosa da rompere immediatamente, mentre la pressione produce l’effetto opposto.
Rispettare il confine significa offrire una presenza disponibile senza pretendere che l’apertura avvenga nei tempi dell’adulto.
Allo stesso tempo, il rispetto della privacy non dovrebbe trasformarsi in disinteresse. Anche un bambino molto autonomo ha bisogno di sapere che qualcuno si accorge di lui, è disponibile e può avvicinarsi quando necessario.
Grecco porta poi la riflessione verso una distinzione più ampia tra famiglia e «tribù», ipotizzando che le tipologie floreali possano essere lette anche dentro modelli collettivi e transgenerazionali. Ogni famiglia trasmette aspettative, paure, modalità relazionali e idee su ciò che sia accettabile, e il processo di individuazione richiede progressivamente di distinguere ciò che sentiamo nostro da ciò che abbiamo ricevuto.
Per WATER VIOLET questa separazione può essere particolarmente importante e, nello stesso tempo, non dovrebbe concludersi con una nuova forma di esilio.
Diventare individui significa poter appartenere senza essere assorbiti.
14. Water Violet: L’archetipo del monaco
L’archetipo del monaco raccoglie forse meglio di qualunque altra immagine il senso complessivo che Grecco attribuisce a WATER VIOLET. Egli preferisce il monaco all’eremita perché l’eremita vive separato, mentre il monaco coltiva solitudine, silenzio, disciplina e profondità dentro una comunità. Prega e lavora con altri, possiede una cella e appartiene contemporaneamente a un ordine. La differenza è fondamentale.
L’eremita risolve il problema della relazione attraverso la distanza. Il monaco mantiene una dimensione interiore intensa e deve comunque incontrare quotidianamente una comunità. È proprio questa la lezione simbolica di WATER VIOLET. La sua solitudine non dovrebbe sparire. È il luogo nel quale entra in contatto con se stesso, sviluppa pensiero, saggezza, creatività e capacità di ascoltare ciò che ha bisogno di silenzio per emergere. Il movimento successivo consiste nel riportare tutto questo nella relazione.
Grecco individua infatti nella comunicazione interpersonale uno dei grandi compiti evolutivi del fiore. WATER VIOLET deve riuscire ad articolare ciò che è con se stesso con ciò che diventa nel rapporto con gli altri.
Non basta stare bene da soli e non basta nemmeno costringersi a essere più sociali. La questione riguarda la capacità di permettere che esista una continuità tra mondo interno e mondo relazionale. Posso avere bisogno di silenzio e dire all’altro che cosa significa quel silenzio. Posso chiedere spazio senza scomparire, mantenere una parte privata e condividere ciò che è importante per il legame, essere autonomo e chiedere aiuto.
In questa prospettiva il monaco diventa l’immagine di una solitudine abitata da legami. La cella non scompare, semplicemente ha una porta.
15. Water Violet: Riassumendo con le parole di Raúl Pérez
Grecco riprende anche il repertorio di Raúl Pérez, che raccoglie un numero molto ampio di caratteristiche e possibili applicazioni di WATER VIOLET. Tra gli aspetti emozionali e relazionali emergono introversione, difficoltà a mostrare ciò che si prova, tendenza a non chiedere aiuto, rispetto molto forte per la privacy, ritiro quando ci si sente invasi, capacità di aiutare gli altri senza sottomettersi, orgoglio discreto e rischio di una solitudine che aumenta progressivamente pur continuando a essere poco visibile all’esterno. Sono elementi utili se vengono utilizzati come aree di osservazione e non come un inventario.
Possiamo incontrare WATER VIOLET in qualcuno che possiede una vita sociale ricca e, tuttavia, non lascia quasi mai che gli altri conoscano ciò che prova quando sta male. Possiamo trovarlo in chi offre con grande naturalezza aiuto e competenza, ma vive con disagio la posizione di chi deve ricevere; in una persona che rispetta profondamente la libertà altrui e reagisce con particolare intensità quando percepisce un’invasione dei propri confini; oppure in qualcuno che ha costruito una buona autonomia e, in una fase difficile della vita, comincia a utilizzarla per ritirarsi sempre di più.
Nel vissuto emotivo possiamo osservare: il ritiro, l’impenetrabilità, la difficoltà a chiedere sostegno, il rapporto con la privacy, la possibilità di riconoscere ed esprimere emozioni e quel particolare equilibrio tra autonomia e relazione che attraversa l’intero fiore.
Anche il tema del pianto, presente nel repertorio di Pérez, può essere letto in questa direzione. Ci sono persone che sentono profondamente il dolore e non riescono facilmente a lasciarlo diventare visibile; trattenere può essere una modalità appresa, una caratteristica personale oppure il modo con cui mantengono controllo e dignità. WATER VIOLET diventa interessante quando questa capacità di contenere impedisce alla persona persino di riconoscere quando avrebbe bisogno di lasciarsi raggiungere.
Alla fine di questo lungo percorso, il nucleo del rimedio appare allora molto diverso dalla semplice preferenza per la solitudine. WATER VIOLET possiede realmente una grande capacità di stare solo. Ed è proprio questa capacità a costituire insieme la sua risorsa e il suo rischio.
Nella solitudine può trovare chiarezza, profondità, libertà, creatività e una relazione molto intensa con la propria vita interiore; quando però quella stessa solitudine diventa l’unico luogo nel quale si sente interamente al sicuro, la relazione comincia inevitabilmente a essere vissuta come una minaccia alla propria integrità. Il movimento trasformativo riguarda la possibilità di scoprire che esiste una vicinanza che non invade.
Si può appartenere senza essere assorbiti, affidarsi senza perdere autonomia, mostrare una vulnerabilità senza diventare deboli e permettere a qualcuno di entrare senza consegnargli le chiavi di tutta la propria casa interiore.
Il silenzio rimane una risorsa, mentre acquista una porta verso la parola.
La solitudine rimane un luogo dell’anima, mentre smette di essere un esilio.
L’indipendenza continua a proteggere l’individualità e, nello stesso tempo, diventa abbastanza sicura da poter incontrare il bisogno.
È probabilmente qui che la polarità indicata da Bach tra afflizione e gioia acquista uno dei suoi significati più profondi. La gioia di WATER VIOLET non nasce dall’abbandono della solitudine, perché una parte essenziale della sua natura continuerebbe a cercarla. Arriva quando quella solitudine può essere portata dentro una relazione e condivisa senza perdere la propria qualità.
L’archetipo del monaco restituisce bene l’immagine finale: una persona che conosce il valore della cella e del silenzio, e sa anche quando aprire la porta per raggiungere la comunità. La libertà diventa allora qualcosa di più ampio dell’autosufficienza, diventa la possibilità di essere profondamente se stessi anche quando qualcuno ci è realmente vicino.
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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
