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Antonella Napoli
dr.ssa

Rock Water: perfezione, disciplina e la libertà di essere imperfetti (Antonella Napoli)

Articoli > 2019

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Articolo aggiornato 8/2026

Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare direttamente agli scritti di Edward Bach, a confrontare le diverse descrizioni che ne ha dato nel tempo e a interrogarmi su aspetti psicologici e simbolici che nelle presentazioni più sintetiche delle essenze tendono a rimanere sullo sfondo. Da questo confronto nasce l’approfondimento che segue, nel quale il pensiero di Bach, le interpretazioni di Grecco e la mia esperienza di psicologa e floriterapeuta dialogano mantenendo, per quanto possibile, ben riconoscibile la loro diversa provenienza.

 
ROCK WATER occupa un posto singolare nel sistema di Bach già per una ragione molto concreta: è l’unico dei trentotto rimedi che non nasce da un fiore, da un albero o da una pianta, bensì dall’acqua di una sorgente. Bach cercava una fonte conosciuta in passato per le sue proprietà curative, rimasta nel suo stato naturale e non modificata dall’intervento umano; l’acqua veniva raccolta e successivamente esposta al sole. Questa scelta, così diversa da tutte le altre, ha inevitabilmente attirato l’attenzione di chi ha cercato di comprendere il sistema non soltanto attraverso le descrizioni psicologiche dei rimedi, ma anche attraverso il rapporto fra la loro natura, il metodo di preparazione e il significato simbolico che possono evocare.

Anche la descrizione della persona ROCK WATER è cambiata in modo considerevole nel corso degli anni, ed è proprio seguendo questa evoluzione che il rimedio comincia a mostrare una complessità molto maggiore rispetto alla definizione oggi più conosciuta di persona rigida, severa con se stessa e incline alla rinuncia.
Nei primi testi Bach parla di persone di ideali, fortemente convinte delle proprie idee in materia religiosa, politica o sociale, sinceramente desiderose di contribuire a un mondo migliore. Il problema emerge quando le teorie cominciano a governare la vita e la volontà di aiutare si trasforma in critica verso chi non segue la stessa strada.

La persona soffre se gli altri non accolgono le sue convinzioni e tende a immaginare che il mondo dovrebbe conformarsi a ciò che lei considera giusto. Questo primo ROCK WATER ha quindi anche una dimensione rivolta verso l’esterno: possiede un modello e vorrebbe che la realtà, comprese le altre persone, gli corrispondesse.

Nelle formulazioni successive lo sguardo di Bach si sposta progressivamente verso l’interno. Il problema non è più soltanto la teoria con cui si vorrebbe orientare il mondo; diventa la teoria attraverso la quale si governa se stessi. Compaiono la disciplina, la rinuncia a ciò che è piacevole quando viene giudicato incompatibile con ciò che è giusto, la capacità di sopportare molto pur di rimanere coerenti con il proprio ideale e, insieme, la perdita di una parte della gioia che accompagna la vita quando ogni comportamento deve sottostare a un criterio di correttezza.

Nella descrizione ultima del 1936 questo movimento è ormai molto chiaro. Bach parla di persone estremamente rigorose nel proprio modo di vivere, che rinunciano a molte gioie e piaceri perché temono possano interferire con il lavoro o con ciò che ritengono necessario fare. Sono «duri maestri» di loro stessi, vogliono essere sani, forti e attivi e sperano, attraverso il proprio esempio, di incoraggiare gli altri a vivere meglio. La pressione diretta sull’esterno presente nelle prime descrizioni si attenua: rimane l’influenza attraverso l’esempio, mentre il rigore si concentra soprattutto sulla propria vita.

È un cambiamento importante perché permette di capire che ROCK WATER non riguarda semplicemente il perfezionismo nel senso contemporaneo del termine. Il nucleo più profondo sembra essere il rapporto fra ideale e vita: che cosa accade quando ciò che pensiamo di dover essere diventa così importante da impedire di ascoltare ciò che siamo, ciò che sentiamo e ciò di cui abbiamo bisogno?

Una disciplina può dare forma alla vita, sostenere un progetto, permetterci di attraversare la fatica e aiutarci a rimanere coerenti con valori che consideriamo importanti. Diventa problematica quando perde flessibilità, quando l’eccezione viene vissuta come cedimento, il piacere come distrazione, l’errore come colpa e il limite come prova che non siamo ancora abbastanza disciplinati. A quel punto la persona non utilizza più le regole per orientarsi: comincia progressivamente a vivere dentro le proprie regole.

È qui che Eduardo H. Grecco sviluppa uno dei suoi percorsi simbolici più affascinanti. La scelta stessa del nome ROCK WATER diventa per lui una chiave: roccia e acqua, struttura e movimento, durezza e fluidità, forma e trasformazione. Due principi che sembrano opposti e che, nella sua lettura alchemica, chiedono di essere integrati. La crescita non richiederebbe quindi la vittoria dell’acqua sulla roccia né la dissoluzione di ogni struttura; richiede che ciò che è saldo possa continuare a muoversi e che ciò che scorre possa trovare una forma senza diventare prigioniero di essa.

Questo passaggio consente anche di comprendere meglio la qualità positiva del rimedio. ROCK WATER non chiede di abbandonare ideali, disciplina, aspirazioni o desiderio di miglioramento perché sono risorse autentiche. La trasformazione riguarda la possibilità di vivere tutto questo senza fare della perfezione una condizione preliminare per concedersi la vita.


Riflessioni su Rock Water




Rock Water: la fonte o la sorgente d’acqua

Il simbolismo della sorgente fa collocare immediatamente Grecco all’interno del linguaggio alchemico. Prima di tradurre questo linguaggio in termini psicologici è importante conservarne la profondità, perché la sorgente non rappresenta semplicemente «qualcosa che scorre»: nelle tradizioni mitiche e religiose è il luogo nel quale ciò che era nascosto nella terra emerge improvvisamente alla luce, un punto di passaggio fra profondità e superficie, invisibile e visibile, mondo sotterraneo e mondo della coscienza.

Bach aveva richiesto che l’acqua provenisse da una sorgente o da un pozzo conosciuto tradizionalmente come luogo di guarigione e rimasto libero nel proprio stato naturale. Questo riferimento appartiene alla storia del metodo e alla tradizione delle fonti curative; ci interessa soprattutto osservare quanto fosse importante per Bach che quell’acqua non fosse stata incanalata, costruita o controllata dall’uomo.

Grecco vede in questa caratteristica un’immagine particolarmente coerente con il problema di ROCK WATER. L’acqua nasce in profondità e segue un percorso proprio; la personalità rigida tende invece a canalizzare l’esperienza, sottoporla a regole e stabilire in anticipo quale forma debba assumere. La sorgente diventa così il simbolo di qualcosa che può emergere senza che l’Io debba determinarne completamente il percorso.

Nella sua lettura, le profondità dalle quali nasce l’acqua rimandano anche all’Ombra, nel significato junghiano del termine: tutto ciò che non coincide con l’immagine cosciente attraverso la quale ci definiamo e che proprio per questo può essere escluso, ignorato o giudicato incompatibile con ciò che vorremmo essere. Grecco collega inoltre la sorgente al principio simbolicamente femminile, alla Dea Madre, al grembo e all’Athanor alchemico, cioè al luogo nel quale la materia viene contenuta mentre attraversa il proprio processo di trasformazione.

Nel linguaggio simbolico utilizzato da Grecco, il femminile richiama soprattutto ricettività, corpo, emozione, eros, intuizione e capacità di accogliere il processo, mentre il maschile rinvia prevalentemente a volontà, pensiero, logica, azione e direzione. ROCK WATER tende, nella sua configurazione più rigida, a privilegiare la seconda modalità: il criterio, la volontà e il controllo decidono come dovrebbe svolgersi la vita. La sorgente introduce simbolicamente l’altra possibilità, quella di ricevere ciò che emerge prima di sottoporlo immediatamente a un giudizio.

L’immagine dell’acqua diventa così anche un’immagine della saggezza. Non perché l’acqua possieda in sé un sapere psicologico o spirituale dimostrabile, ma perché nella tradizione simbolica sa compiere qualcosa che ROCK WATER fatica a fare: incontra l’ostacolo senza perdere la propria natura. Se trova una roccia può aggirarla, attraversarne una fessura, accumularsi, rallentare o cambiare direzione; continua a essere acqua senza avere bisogno di spezzare tutto ciò che incontra.

La flessibilità positiva di ROCK WATER può essere pensata nello stesso modo. Essere flessibili non significa rinunciare a ciò che consideriamo importante o diventare incostanti. Significa poter modificare il percorso senza vivere ogni cambiamento come tradimento del principio.



Rock Water. Perché Bach chiama questa essenza “Acqua di Roccia”?

La domanda sul nome del rimedio accompagna Grecco da molti anni, perché Bach avrebbe potuto chiamarlo semplicemente «acqua di sorgente» e invece sceglie un’espressione che accosta due elementi dalla qualità quasi opposta: la roccia, solida e immobile, e l’acqua, mobile e adattabile.

Grecco legge questa scelta attraverso l’alchimia e colloca i primi quattro Aiuti in relazione ai quattro elementi: GORSE al fuoco, OAK alla terra, HEATHER all’aria e ROCK WATER all’acqua. Si tratta di una sua costruzione simbolica.
L’alchimia, nel suo modo di utilizzarla, è anzitutto un linguaggio delle trasformazioni e delle polarità. Materia e spirito, luce e ombra, fisso e volatile, maschile e femminile non vengono considerati termini dei quali uno debba eliminare l’altro; il processo richiede che entrino in relazione fino a generare una forma nuova. È precisamente ciò che Grecco vede nel nome ROCK WATER: duro e flessibile, stabile e mutevole, forma e movimento.

La sua ipotesi sul significato alchemico del nome va però affiancata a un’altra ricostruzione, molto più concreta, proposta da Julian Barnard. Bach si recò in Galles nell’agosto del 1933 e potrebbe aver raccolto l’acqua nei dintorni di Abergavenny. Barnard ha individuato in quella zona un’antica sorgente chiamata in gallese Ffynon y Garreg, traducibile come «sorgente della roccia» o «Rock Well», situata nei pressi di Holywell Lane. La sorgente è stata successivamente alterata o distrutta dagli interventi urbanistici, e non disponiamo di una prova che sia proprio quella utilizzata da Bach; la corrispondenza del nome rende tuttavia l’ipotesi plausibile.

Grecco conosce questa ricostruzione e ne riconosce la plausibilità, continuando però a considerare feconda la propria lettura alchemica. Le due interpretazioni non hanno necessariamente bisogno di escludersi: una può riguardare l’origine storica del nome, l’altra il valore simbolico che quel nome assume quando viene messo in relazione con la descrizione dell’essenza.
Non sappiamo se Bach abbia pensato consapevolmente alla coniunctio alchemica fra roccia e acqua, possiamo però osservare che la tensione fra rigidità e fluidità descrive in modo sorprendentemente efficace il percorso psicologico del rimedio.

La persona ROCK WATER non ha bisogno di dissolvere ogni struttura. Una vita completamente priva di forma sarebbe altrettanto impraticabile di una vita irrigidita in una regola, ha bisogno piuttosto di scoprire una struttura sufficientemente solida da orientare e sufficientemente permeabile da lasciarsi modificare dall’esperienza.







Caro Rock Water....

Nell’articolo originario Grecco sceglie, a un certo punto, di rivolgersi direttamente a ROCK WATER. Ne nasce quasi una lettera nella quale la severità, il bisogno di controllo, l’autodisciplina e la ricerca della perfezione vengono messi di fronte al prezzo che possono assumere quando occupano troppo spazio.

Ciò che colpisce nella configurazione ROCK WATER è il modo in cui una qualità inizialmente utile può diventare progressivamente una prigione. Avere principi, costruire abitudini, rinunciare qualche volta a una gratificazione immediata per qualcosa che consideriamo più importante e cercare coerenza fra ciò in cui crediamo e ciò che facciamo sono capacità fondamentali. La difficoltà compare quando l’ideale smette di orientarci e comincia a sorvegliarci.

La persona può allora vivere sotto uno sguardo interno continuamente valutativo. Ciò che mangia, il modo in cui lavora, quanto riposa, ciò che desidera, il tempo che dedica al piacere, persino emozioni spontanee possono essere misurati sulla base di ciò che ritiene corretto. A poco a poco la domanda «che cosa sento?» rischia di essere sostituita da «che cosa dovrei sentire?», mentre «che cosa desidero?» viene anticipata da «che cosa sarebbe giusto desiderare?».

Grecco insiste molto sulla rinuncia al piacere perché vede in essa una conseguenza importante di questo predominio della regola. Il piacere contiene infatti qualcosa di spontaneo, corporeo e non completamente prevedibile; per una personalità che cerca di organizzare la vita attraverso il controllo può diventare sospetto proprio perché introduce una dimensione che non dipende interamente dalla volontà.

Questo non significa che ogni persona disciplinata viva male il piacere o che ogni rinuncia sia una forma di ROCK WATER. Possiamo rinunciare liberamente a qualcosa perché abbiamo scelto un obiettivo più importante, seguire una disciplina spirituale che sentiamo profondamente nostra o trovare piacere proprio dentro una vita sobria. Il criterio decisivo riguarda ancora una volta la libertà interna. Posso scegliere diversamente senza sentire di aver tradito me stesso? Posso concedermi un’eccezione senza passare immediatamente al rimprovero? Posso modificare una regola quando l’esperienza mi mostra che non mi serve più?

La rigidità si riconosce proprio quando queste possibilità diventano molto difficili.
Anche il rapporto con gli altri risente di questo processo. Nelle prime descrizioni Bach parla di critica e del desiderio che gli altri seguano le medesime idee; successivamente questa pressione diventa più indiretta e passa soprattutto attraverso l’esempio. La persona può non imporre apertamente il proprio stile di vita e tuttavia comunicare, anche senza volerlo, che quello è il modo corretto di vivere.

È una differenza importante rispetto a VERVAIN, che tende a persuadere attraverso l’entusiasmo e la forza delle convinzioni, e rispetto a BEECH, nel quale il giudizio riguarda più direttamente ciò che viene percepito come difettoso negli altri. ROCK WATER costruisce soprattutto una testimonianza vivente: «io faccio così perché questo è giusto». L’influenza sugli altri passa dall’ideale incarnato.

Grecco invita allora ROCK WATER a spostarsi dal bisogno di fare continuamente qualcosa per diventare migliore alla possibilità di essere, una distinzione che recupera anche da alcune formulazioni di Bach. Non è un invito alla passività, significa smettere di pensare che il valore personale debba essere incessantemente prodotto attraverso prestazioni, rinunce e controllo.

La possibilità positiva del rimedio conserva gli ideali, ma li rende abitabili. La disciplina smette di essere un tribunale e torna a essere uno strumento; il piacere non appare più come il nemico della crescita; l’imperfezione perde il significato di fallimento morale e può diventare una delle condizioni attraverso cui impariamo.




Rock Water e Oak

La vicinanza fra ROCK WATER e OAK è evidente già a una prima osservazione. Entrambi possono essere molto severi con se stessi, capaci di sacrificio, resistenti alla fatica e disposti a rinunciare al proprio benessere pur di continuare ciò che considerano necessario. Se ci fermassimo al comportamento, sarebbe facile confonderli. La differenza emerge soprattutto quando cerchiamo di comprendere che cosa sostiene lo sforzo.

OAK continua perché sente il peso della responsabilità. Qualcuno o qualcosa conta su di lui, un compito deve essere portato a termine, una struttura deve reggere. Anche quando è stanco tende a procedere perché fermarsi significherebbe lasciare cadere qualcosa che percepisce come proprio dovere.

ROCK WATER continua perché esiste un criterio al quale vuole corrispondere. Il centro è maggiormente legato all’ideale, alla disciplina e alla necessità di essere coerente con ciò che ritiene giusto. Potremmo vedere due persone rinunciare alla stessa vacanza: OAK perché «non posso lasciare tutto agli altri proprio adesso», ROCK WATER perché «non sarebbe corretto concedermela finché non avrò raggiunto ciò che mi sono imposto».

Grecco utilizza per entrambi il tema del debito, dandogli però significati differenti. In OAK vede soprattutto la possibilità di una responsabilità vissuta come ereditata, un carico che sembra provenire dal passato e che deve essere onorato. In ROCK WATER immagina più facilmente un meccanismo di ipercompensazione: dopo aver incontrato il disordine, la mancanza di controllo o comportamenti giudicati inaccettabili, la persona potrebbe reagire costruendo per sé regole particolarmente severe.

Pensiamo, per esempio, a qualcuno cresciuto in un ambiente nel quale l’abuso di alcol ha creato sofferenza e imprevedibilità. Potrebbe decidere liberamente di non bere e vivere serenamente quella scelta. Potrebbe anche trasformarla in una norma assoluta che divide progressivamente il mondo fra chi possiede controllo e chi ne è privo, caricando ogni piacere legato all’alcol di un significato morale. Il comportamento esterno è identico; ciò che cambia è la funzione psicologica.

Anche il sacrificio assume sfumature diverse. OAK tende a sacrificarsi per sostenere; ROCK WATER può sacrificarsi per rimanere fedele all’ideale. OAK si consuma portando; ROCK WATER può irrigidirsi trattenendo.

La qualità positiva dei due rimedi non consiste quindi genericamente nell’«imparare a riposare». OAK ha bisogno di scoprire che non tutto il peso gli appartiene e che la forza può comprendere anche il ricevere. ROCK WATER ha bisogno di riconoscere che una regola può essere modificata senza perdere il valore che l’ha generata e che la coerenza non richiede la repressione sistematica di ciò che è vivo.



Rock Water: la disciplina e la superbia

La disciplina è probabilmente una delle parole più ambivalenti di ROCK WATER, perché può indicare una risorsa fondamentale oppure diventare il luogo nel quale si organizza una severità crescente verso se stessi. Grecco ne esplora diversi livelli, dalla semplice capacità di seguire una regola fino all’austerità, all’ascetismo, all’abnegazione e alla mortificazione, cercando di capire quando una pratica scelta per orientare la vita cominci a trasformarsi in una struttura che la restringe.

La differenza non dipende dalla durezza apparente della disciplina. Ci sono persone che seguono pratiche molto esigenti e le vivono con serenità, mentre altre si impongono regole quotidiane molto più modeste sentendosi continuamente sotto esame. Conta soprattutto il rapporto con la trasgressione, il limite e l’errore.

Una disciplina interiorizzata rimane in dialogo con la realtà. Conosce la ragione per cui esiste e può essere adattata quando quella ragione cambia. La disciplina rigida tende invece a diventare autoreferenziale: la regola deve essere rispettata perché è la regola, e la capacità di rispettarla diventa prova del proprio valore.

È qui che Grecco introduce la parola superbia. Occorre comprenderla nel suo significato simbolico e spirituale, evitando di trasformarla in un giudizio morale sulla persona. ROCK WATER non è necessariamente arrogante nel comportamento, né ha bisogno di considerarsi superiore agli altri. La superbia di cui parla Grecco riguarda piuttosto la fantasia che la perfezione possa essere raggiunta attraverso una sufficiente applicazione della volontà: se mi disciplinerò abbastanza, se eliminerò ogni debolezza, se controllerò desideri e impulsi, riuscirò finalmente a diventare ciò che dovrei essere.

Il paradosso consiste nel fatto che una simile aspirazione può nascere da ideali molto elevati e da un autentico desiderio di crescita. La persona non vuole necessariamente apparire perfetta; può desiderare sinceramente di esserlo, proprio per questo è difficile accorgersi del momento in cui l’ideale diventa tirannico.

Grecco contrappone a questa disciplina costruita dall’Io un ordine più interno, che descrive come capacità di fidarsi dei ritmi e dei cicli della vita. L’immagine non implica abbandonarsi indiscriminatamente a ogni impulso; richiama piuttosto una disciplina capace di ascolto, nella quale volontà e sensibilità rimangano in comunicazione.

Possiamo comprenderla molto concretamente. Una persona decide di fare attività fisica perché desidera prendersi cura di sé. Se un giorno ha la febbre, la finalità originaria — prendersi cura del corpo — suggerirà di riposare. Quando invece la regola ha preso il sopravvento sul suo significato, saltare l’allenamento potrebbe essere vissuto come mancanza di volontà e la persona sentirsi obbligata a rispettare il programma proprio mentre il corpo sta chiedendo il contrario. La disciplina ha smesso di servire la vita e la vita è diventata al servizio della disciplina.

La flessibilità positiva di ROCK WATER nasce quando la persona può continuare ad avere standard elevati senza utilizzare quegli standard per punirsi.



Rock Water: criticando, alla ricerca della perfezione, lontano dal piacere

Due racconti di Bach permettono di vedere con particolare chiarezza come il significato di ROCK WATER si sia trasformato.
Nella Storia dei Viaggiatori, scritta in una fase precedente alla sistemazione definitiva dei trentotto rimedi, ROCK WATER appare desideroso di aiutare il gruppo, ma il suo modo di farlo finisce per scoraggiare gli altri perché mette in evidenza ciò che stanno facendo male. Dopo il percorso attraverso il bosco, questa modalità cambia: il personaggio continua ad avere una funzione di guida, però smette di utilizzare la critica come principale strumento di orientamento e diventa capace di incoraggiare.

È un passaggio molto importante perché ci consente di comprendere l’evoluzione successiva. La critica esplicita agli altri quasi scompare e rimane soprattutto la severità verso se stessi, insieme al desiderio di diventare un esempio. La tensione originariamente proiettata sul mondo è stata in qualche modo interiorizzata.
Questo rende anche più precisa la distinzione con BEECH. In BEECH la difficoltà riguarda il modo in cui vengono percepite imperfezioni, limiti e differenze degli altri; ROCK WATER concentra soprattutto sul proprio comportamento la necessità di corrispondere a uno standard, pur sperando che l’esempio possa influenzare chi lo osserva.

Grecco porta questa dinamica sul terreno del perfezionismo e del piacere. Se esiste un’immagine molto precisa di ciò che una persona dovrebbe essere, tutto ciò che sembra deviare da quell’immagine può diventare sospetto. Il piacere è particolarmente esposto a questo rischio perché contiene una componente spontanea: desideriamo qualcosa prima di aver deciso razionalmente se sia utile, produttivo o moralmente adeguato.

Quando il controllo è molto forte, la persona può imparare a diffidare di ciò che desidera. Questo non comporta necessariamente una rinuncia evidente o ascetica. La stessa dinamica può comparire in una vita apparentemente normale attraverso una continua posticipazione: prima devo finire, meritare, sistemare, migliorare, raggiungere l’obiettivo; dopo mi concederò ciò che mi piace. Il «dopo» rischia di spostarsi continuamente.

Bach aveva colto con grande precisione questa perdita della gioia. La descrizione ultima non contesta gli ideali della persona: mette in evidenza il prezzo che paga quando considera i piaceri incompatibili con il proprio compito.
Grecco legge la trasformazione positiva attraverso il tema dell’incoraggiamento. Guidare qualcuno verso ciò che consideriamo vero non significa consegnargli la nostra verità già pronta; può significare creare uno spazio nel quale riesca a trovare la propria. L’ideale smette così di essere una misura con cui giudicare e può diventare una presenza che orienta senza costringere.

Lo stesso vale verso se stessi. Il cambiamento più profondo non nasce necessariamente dal rimprovero. Una persona può riconoscere un errore con molta precisione e, nello stesso tempo, trattarsi con sufficiente rispetto da poter imparare da ciò che è accaduto.






Rock Water in sintesi con le parole di Bach

Se mettiamo in sequenza le diverse formulazioni di Bach, ROCK WATER appare quasi come una storia del progressivo spostamento della legge dall’esterno verso l’interno.

Nel 1933 incontriamo soprattutto l’idealista. Possiede convinzioni forti in materia religiosa, politica o sociale, desidera sinceramente contribuire a un mondo migliore e tende tuttavia a permettere che le teorie governino gran parte della propria vita. Quando gli altri non seguono le sue idee, può soffrirne e reagire attraverso critica e disapprovazione. La difficoltà consiste nel voler adattare la realtà a un modello già costruito, perdendo la possibilità di incontrarla per ciò che è.

Nelle descrizioni intermedie il centro si sposta progressivamente sull’autodisciplina. Diventano più evidenti la rinuncia a ciò che viene considerato sbagliato, la capacità di sopportare molto pur di rimanere fedeli a ciò che si ritiene giusto e la perdita di gioia che può accompagnare una vita organizzata prevalentemente intorno al dovere.

Nel 1936 rimane soprattutto la severità verso di sé. ROCK WATER viene descritto come estremamente rigoroso nel proprio stile di vita, disposto a rinunciare a gioie e piaceri se pensa che possano interferire con ciò che deve fare, desideroso di mantenersi forte, sano e attivo. Gli altri non vengono più direttamente corretti: la persona spera che il proprio esempio sia sufficientemente convincente da indurli a seguirla.

Questo percorso rende problematica qualsiasi descrizione di ROCK WATER basata soltanto sulla rigidità. La rigidità è una conseguenza possibile di qualcosa di più profondo: l’identificazione con un ideale che rischia di diventare più importante dell’esperienza.

Anche la qualità positiva indicata da Bach va in questa direzione. In una sua formulazione parla della comprensione che ogni persona debba trovare la perfezione attraverso la propria strada e del passaggio dall’«essere» al posto del continuo «fare». La questione non consiste più nell’imporre alla realtà una forma concepita in anticipo, bensì nel permettere alla propria natura di esprimersi senza rinchiuderla dentro un modello esterno.

Questo non equivale a rinunciare all’evoluzione. Possiamo continuare a desiderare di crescere, imparare, modificare comportamenti che ci fanno soffrire e sviluppare possibilità ancora poco utilizzate. Cambia il punto di partenza. Se penso che per diventare degno di amore, rispetto o appartenenza debba prima raggiungere una determinata forma, ogni imperfezione sarà una minaccia. Se posso riconoscere valore anche alla persona incompleta che sono oggi, il cambiamento diventa meno simile a una correzione e più simile a uno sviluppo.
È probabilmente qui che la roccia e l’acqua cominciano realmente a incontrarsi.




La vita di Bach nel periodo della scoperta di ROCK WATER

Bach preparò ROCK WATER in Galles nell’estate del 1933, con ogni probabilità nel periodo di agosto. La localizzazione esatta della sorgente rimane incerta; l’ipotesi di Barnard relativa alla zona di Abergavenny e alla Ffynon y Garreg è suggestiva e supportata da indizi toponomastici, senza poter essere considerata una certezza storica.

Grecco utilizza questo periodo della biografia di Bach per porre una domanda che attraversa tutte le sue riflessioni sui rimedi: quanto ciò che Bach stava scoprendo nella natura risuonava anche con ciò che stava attraversando personalmente?
Nel caso di ROCK WATER, Grecco ricorda che in quello stesso periodo Bach poteva apparire come un uomo animato da un idealismo intenso e riferisce un commento pubblicato nel 1933 nel quale veniva definito un «idealista poco pratico». Mette inoltre in relazione la fermezza con cui Bach difendeva le proprie convinzioni con la figura dell’idealista descritta nei primi testi di ROCK WATER.

È interessante osservare che l’intero lavoro di Bach in quegli anni contiene una tensione fra convinzione personale e libertà altrui. Da una parte costruisce una visione della salute radicalmente differente dalla medicina del suo tempo e la difende con grande determinazione; dall’altra insiste progressivamente sull’idea che ogni essere umano debba seguire la propria strada e che il terapeuta non debba sostituire il proprio criterio a quello della persona.
ROCK WATER si colloca esattamente dentro questa tensione.

Grecco immagina simbolicamente un Bach nel quale convivono «l’inquisitore» e Dioniso, la moralità e il piacere, la durezza e la morbidezza, la linea retta e il cerchio. Sono immagini che appartengono al suo modo di leggere il conflitto, mostrare quanto una persona fortemente orientata da un ideale possa aver bisogno di integrare il principio complementare della fluidità senza per questo rinnegare ciò in cui crede.

Nella lettura delle Due Liste, Grecco sottolinea inoltre la vicinanza di ROCK WATER a IMPATIENS, WATER VIOLET e VERVAIN, tre rimedi nei quali, con modalità molto diverse, compaiono autonomia, volontà, intensità e orientamento verso una propria direzione. Anche questa collocazione aiuta a sottrarre ROCK WATER alla semplice immagine dell’asceta: dietro la rinuncia può esserci una grande forza di realizzazione, che diventa più fertile quando smette di essere obbligata a seguire un unico modello.



Rock Water: desiderio di perfezione spirituale

Uno dei passaggi più complessi della lettura di Grecco nasce da una formulazione precedente di Bach relativa all’eccessivo desiderio di ciò che è spirituale. Grecco considera questa frase fondamentale perché mostra come persino un’aspirazione apparentemente elevata possa diventare un ostacolo quando viene trasformata in un progetto di perfezionamento dell’Io.
Il problema, nella sua lettura, non riguarda la spiritualità. Riguarda il desiderio di diventare spiritualmente perfetti attraverso lo sforzo.

È una distinzione sottile.
Una persona può dedicarsi sinceramente a un percorso spirituale, seguire pratiche rigorose e trovare in esse libertà, significato e gioia. Un’altra può utilizzare la spiritualità per costruire un’immagine ideale di sé e combattere tutto ciò che non vi corrisponde: emozioni considerate poco nobili, desideri corporei, rabbia, sessualità, bisogno di approvazione, fragilità, ambivalenza. Più cresce l’ideale, più alcune parti della persona rischiano di diventare incompatibili con ciò che ritiene di dover essere.

Grecco legge questo processo attraverso la categoria della grazia.
Nel linguaggio religioso la grazia è ciò che viene ricevuto e non conquistato. Proprio per questo rappresenta il contrario simbolico dell’onnipotenza del perfezionismo: se tutto dipende dal mio sforzo, devo costruire personalmente la mia perfezione; se esiste una dimensione della vita che può essere accolta, il compito cambia e diventa anche quello di rendersi disponibili.

Grecco approfondisce molto questo tema attraverso la tradizione cristiana, distinguendo diverse forme di grazia e mettendo in rapporto i doni spirituali con i Sette Aiuti: la crescita non è interamente un prodotto della volontà.
Lo stesso Bach, soprattutto nei suoi scritti spirituali, insiste sulla presenza di una dimensione profonda dell’essere che non deve essere fabbricata dall’esterno. Il compito della personalità consiste piuttosto nel permetterle di trovare espressione. Grecco vede perciò una differenza radicale fra cercare di «essere di più» e lasciare emergere ciò che siamo più profondamente.

Psicologicamente questa distinzione può essere molto feconda. Nel perfezionismo, l’immagine ideale viene collocata nel futuro: sarò finalmente adeguato quando avrò eliminato gli errori, raggiunto lo standard, imparato a controllarmi, sistemato ciò che in me considero difettoso. La vita presente diventa una fase preparatoria rispetto alla persona che un giorno dovremmo riuscire a essere. Il rischio è che quel giorno non arrivi mai.

Ogni risultato può infatti produrre un nuovo criterio, ogni traguardo rivelare una mancanza ancora da correggere. Il perfezionismo possiede una struttura che tende naturalmente a spostare in avanti la propria conclusione.
La direzione positiva di ROCK WATER permette di conservare il desiderio di crescita senza fare della propria imperfezione presente una colpa. In questa prospettiva «perfezione» può tornare a significare qualcosa di più vicino alla completezza della propria natura: essere pienamente ciò che siamo, con risorse e limiti, invece di tentare continuamente di diventare la copia di un modello.

È un passaggio dalla perfezione intesa come assenza di difetti all’integrità, cioè alla possibilità di riconoscere e tenere insieme parti diverse della propria esperienza.



Amore e desiderio (Rock Water)

Grecco sposta a questo punto il simbolismo di ROCK WATER nel territorio dell’amore e della sessualità e costruisce una nuova polarità: l’acqua quieta dell’amore e il fuoco del desiderio. Come spesso accade nei suoi scritti, non sta proponendo una classificazione sessuologica dei Fiori di Bach; utilizza immagini simboliche per interrogare il modo in cui la persona può separare dimensioni dell’esperienza che avrebbero bisogno di entrare in relazione.

Nella sua lettura l’amore tende verso la profondità, il radicamento, la continuità; il desiderio porta movimento, apertura, tensione verso qualcosa che ancora non possediamo. Uno senza l’altro rischia di impoverirsi: un desiderio completamente separato dal legame può consumarsi nella ricerca continua dell’eccitazione, mentre un amore dal quale ogni componente desiderante è stata espulsa può perdere parte della propria vitalità.
Grecco associa a ROCK WATER la possibilità di una separazione eccessiva fra amore e sesso, pietra e acqua, disciplina e piacere.

La riflessione diventa interessante quando nella storia concreta di una persona appare davvero un conflitto fra desiderio e norma. Può accadere, per esempio, che alcuni impulsi vengano percepiti come incompatibili con l’immagine che si ha di sé, con valori interiorizzati o con ciò che si ritiene moralmente accettabile. Il problema non è possedere valori; emerge quando non c’è più alcuno spazio per ascoltare il desiderio prima ancora di decidere che cosa farne.

Ascoltare un desiderio non significa necessariamente agirlo, significa poterlo riconoscere come parte dell’esperienza senza doverlo immediatamente espellere per proteggere l’immagine di sé.

È un passaggio importante perché ciò che viene rimosso dal campo della coscienza non cessa per questo di appartenere alla persona. Grecco, nel suo linguaggio junghiano e alchemico, insiste proprio sulla necessità di integrare le polarità invece di costruire la crescita attraverso l’eliminazione di uno dei poli.

La frase più feconda della sua riflessione, a mio parere, riguarda il rapporto fra morale e compassione. Una norma morale che non riesca più a vedere la persona concreta può trasformarsi in una prigione; una disciplina incapace di concedere spazio al piacere rischia di perdere il contatto con la vita che avrebbe dovuto orientare.
ROCK WATER cerca allora un punto nel quale struttura e desiderio possano dialogare.


Imparare ad amarsi (Rock Water)

L’amore verso se stessi è un tema che non compare esplicitamente nelle descrizioni classiche di ROCK WATER, eppure Grecco lo considera centrale perché la severità richiede inevitabilmente di chiedersi quale rapporto stiamo costruendo con la parte di noi che non riesce a essere all’altezza dello standard.

È relativamente facile rispettarsi quando tutto funziona. Abbiamo mantenuto gli impegni, siamo stati coerenti, abbiamo lavorato bene, abbiamo reagito come avremmo voluto e riconosciamo nell’immagine che restituiamo qualcosa che ci piace.
La prova più difficile arriva quando siamo delusi da noi stessi.

Commettiamo un errore che avremmo voluto evitare, reagiamo in un modo che non ci rappresenta, scopriamo una fragilità, falliamo un obiettivo oppure incontriamo un desiderio che contraddice l’immagine ordinata che avevamo costruito. È in quel momento che possiamo osservare la qualità reale del rapporto con noi stessi.

Se l’amore personale dipende dalla conformità all’ideale, ogni errore rischia di diventare una minaccia identitaria. Non ho semplicemente sbagliato: sono sbagliato. Non ho mancato un obiettivo: ho dimostrato di non essere abbastanza disciplinato. La valutazione di un comportamento si estende rapidamente all’intera persona.
Grecco utilizza parole molto intense per descrivere ciò che occorre recuperare: accogliere le parti dolorose, contraddittorie, fragili e persino quelle di cui ci vergogniamo, smettendo di pensare che l’amore sia rivolto soltanto alla versione migliore di noi.

Questa prospettiva è molto vicina a ciò che psicologicamente possiamo chiamare compassione verso se stessi. Non significa giustificare qualsiasi comportamento né rinunciare alla responsabilità. Possiamo riconoscere con precisione un errore, ripararlo quando è possibile e cercare di non ripeterlo senza utilizzare l’umiliazione come strumento di cambiamento.
La severità può infatti produrre obbedienza e controllo, senza necessariamente produrre comprensione.
Se ogni errore viene punito, impariamo soprattutto a temere l’errore.

Se possiamo guardarlo senza perdere il senso del nostro valore, aumenta la possibilità di comprenderne le condizioni e modificare davvero ciò che lo ha prodotto.

La perfezione può smettere di essere un modello astratto al quale conformarsi e diventare la capacità di essere pienamente ciò che si è, senza negare le parti meno ordinate della propria esperienza. Amarsi, in questo senso, non significa considerarsi perfetti, significa non doverlo diventare per meritare la propria benevolenza.


Il bambino ferito (Rock Water)

Come impariamo a trattarci quando sbagliamo? La risposta comincia spesso molto presto, principalmente nell’infanzia. Un bambino che si sente accolto soltanto quando corrisponde a determinate aspettative può progressivamente imparare che alcune parti di sé sono più accettabili di altre. Un ambiente nel quale l’errore viene vissuto con forte disapprovazione può favorire il bisogno di controllarsi; una famiglia molto orientata alla prestazione può trasmettere l’idea che il valore dipenda soprattutto da ciò che si riesce a fare; al contrario, un contesto molto caotico può indurre alcune persone a cercare sicurezza costruendo regole particolarmente rigide. Sono possibilità, non destini.

La personalità nasce sempre dall’intreccio fra temperamento, relazioni, contesto, esperienze successive, cultura e significati che attribuiamo a ciò che viviamo.
Grecco utilizza l’immagine del bambino ferito soprattutto per ricordare che dietro una corazza severa può esserci qualcosa di vulnerabile. La persona adulta che appare estremamente disciplinata può non sentirsi affatto forte dentro quel rigore; può vivere la regola come ciò che impedisce a una parte più fragile di diventare visibile.

Il perfezionismo acquista allora anche una funzione protettiva. Se non sbaglio, diminuisco il rischio di essere criticato; se controllo tutto, riduco l’imprevedibilità; se corrispondo all’ideale, posso sperare di non incontrare quella sensazione di inadeguatezza che conosco così bene. Comprendere questa funzione cambia profondamente il lavoro.
La rigidità non ha bisogno di essere semplicemente spezzata. È più utile capire che cosa sta proteggendo e costruire gradualmente altre forme di sicurezza che permettano di non averne più bisogno nella stessa misura.

La rinuncia al piacere, su cui Grecco insiste molto, può appartenere a questo processo quando il piacere è stato associato a colpa, perdita di controllo o indegnità. Anche qui le storie sono molto diverse. L’obiettivo non consiste nell’obbligare la persona a «lasciarsi andare», espressione che per chi ha costruito la propria sicurezza sul controllo può risultare perfino minacciosa; si tratta di aumentare progressivamente la possibilità di vivere piacere, riposo, spontaneità e imperfezione senza che vengano immediatamente tradotti in colpa.

La trasformazione positiva di ROCK WATER passa allora anche attraverso un modo diverso di esercitare l’autorità su se stessi: meno simile a un giudice che punisce e più vicino a un adulto interno capace di orientare, contenere e comprendere.


Concludendo Rock Water

Arrivando alla fine di ROCK WATER, Grecco torna alla sorgente dalla quale era partito. Riprende Julian Barnard e il simbolismo delle antiche fonti, viste per secoli come punti di passaggio fra il mondo visibile e quello sotterraneo, e mette nuovamente in relazione l’acqua con le profondità, la memoria, l’Ombra e la possibilità di una rinascita.

Il riferimento alla tradizione delle sorgenti è suggestivo e appartiene al piano storico e simbolico, senza costituire una prova di particolari proprietà fisiche o terapeutiche dell’acqua. Barnard stesso collega questi luoghi alla loro storia, ai miti e alle rappresentazioni culturali che si sono accumulate intorno ad essi. Grecco utilizza questo materiale per tornare a una domanda psicologica: che cosa emerge dalle nostre profondità quando smettiamo di impedire alla vita di seguire ogni volta la forma che avevamo previsto?

La sorgente diventa così un’immagine della memoria. L’acqua che appare in superficie proviene da un percorso sotterraneo che non vediamo, così come molte reazioni presenti portano tracce di esperienze che hanno contribuito a formarci. Questo non significa essere condannati a ripetere sempre ciò che abbiamo vissuto. Grecco sottolinea, al contrario, che possiamo incontrare nuovamente alcuni temi della nostra vita da posizioni differenti. La stessa «pietra» può comparire più volte, mentre noi non siamo più esattamente la stessa persona che l’aveva incontrata prima.

Avere una struttura interna significa sapere qualcosa di sé, avere valori, riconoscere ciò che ci orienta e mantenere una continuità nel tempo. Ripetere rigidamente significa invece applicare la stessa risposta anche quando la situazione è cambiata.

La roccia offre sostegno, l’acqua permette trasformazione. Quando uno dei due principi occupa tutto lo spazio, perdiamo qualcosa. Una vita costruita soltanto sulla fluidità rischierebbe di non trovare forma; una vita organizzata soltanto sulla struttura rischierebbe di diventare impermeabile a ciò che accade.
È questo che rende il nome ROCK WATER così efficace, perchè contiene già una tensione: la solidità e il movimento devono riuscire a convivere.

Bach ci mostra un percorso significativo. Nei primi scritti ROCK WATER guarda il mondo attraverso le proprie teorie e soffre quando gli altri non vi corrispondono; successivamente la severità viene rivolta soprattutto verso se stesso e la persona cerca di diventare l’esempio vivente di ciò che considera giusto. In entrambi i casi il rischio è simile: l’idea di come dovrebbe essere la vita prende il sopravvento sulla vita che realmente accade.

La qualità positiva del rimedio restituisce flessibilità senza togliere profondità agli ideali. Permette di cercare il meglio senza pretendere l’impeccabilità, di mantenere una disciplina senza trasformarla in punizione, di modificare una regola senza vivere il cambiamento come incoerenza e di riconoscere che anche piacere, desiderio, errore e limite appartengono al processo attraverso il quale diventiamo ciò che siamo.

La perfezione, a questo punto, perde la forma di un traguardo da conquistare.
Diventa più vicina alla possibilità di abitare interamente la propria esperienza, senza dover lasciare fuori tutto ciò che non corrisponde all’immagine ideale che avevamo costruito.
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La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 00135428886 Iscrizione OPL 16607
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