Rock Water: perfezione, disciplina e la libertà di essere imperfetti (Antonella Napoli)
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Articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare direttamente agli scritti di Edward Bach, a confrontare le diverse descrizioni che ne ha dato nel tempo e a interrogarmi su aspetti psicologici e simbolici che nelle presentazioni più sintetiche delle essenze tendono a rimanere sullo sfondo. Da questo confronto nasce l’approfondimento che segue, nel quale il pensiero di Bach, le interpretazioni di Grecco e la mia esperienza di psicologa e floriterapeuta dialogano mantenendo, per quanto possibile, ben riconoscibile la loro diversa provenienza.
ROCK WATER occupa un posto singolare nel sistema di Bach già per una ragione molto concreta: è l’unico dei trentotto rimedi che non nasce da un fiore, da un albero o da una pianta, bensì dall’acqua di una sorgente. Bach cercava una fonte conosciuta in passato per le sue proprietà curative, rimasta nel suo stato naturale e non modificata dall’intervento umano; l’acqua veniva raccolta e successivamente esposta al sole. Questa scelta, così diversa da tutte le altre, ha inevitabilmente attirato l’attenzione di chi ha cercato di comprendere il sistema non soltanto attraverso le descrizioni psicologiche dei rimedi, ma anche attraverso il rapporto fra la loro natura, il metodo di preparazione e il significato simbolico che possono evocare.
Anche la descrizione della persona ROCK WATER è cambiata in modo considerevole nel corso degli anni, ed è proprio seguendo questa evoluzione che il rimedio comincia a mostrare una complessità molto maggiore rispetto alla definizione oggi più conosciuta di persona rigida, severa con se stessa e incline alla rinuncia.
Nei primi testi Bach parla di persone di ideali, fortemente convinte delle proprie idee in materia religiosa, politica o sociale, sinceramente desiderose di contribuire a un mondo migliore. Il problema emerge quando le teorie cominciano a governare la vita e la volontà di aiutare si trasforma in critica verso chi non segue la stessa strada.
La persona soffre se gli altri non accolgono le sue convinzioni e tende a immaginare che il mondo dovrebbe conformarsi a ciò che lei considera giusto. Questo primo ROCK WATER ha quindi anche una dimensione rivolta verso l’esterno: possiede un modello e vorrebbe che la realtà, comprese le altre persone, gli corrispondesse.
Nelle formulazioni successive lo sguardo di Bach si sposta progressivamente verso l’interno. Il problema non è più soltanto la teoria con cui si vorrebbe orientare il mondo; diventa la teoria attraverso la quale si governa se stessi. Compaiono la disciplina, la rinuncia a ciò che è piacevole quando viene giudicato incompatibile con ciò che è giusto, la capacità di sopportare molto pur di rimanere coerenti con il proprio ideale e, insieme, la perdita di una parte della gioia che accompagna la vita quando ogni comportamento deve sottostare a un criterio di correttezza.
Nella descrizione ultima del 1936 questo movimento è ormai molto chiaro. Bach parla di persone estremamente rigorose nel proprio modo di vivere, che rinunciano a molte gioie e piaceri perché temono possano interferire con il lavoro o con ciò che ritengono necessario fare. Sono «duri maestri» di loro stessi, vogliono essere sani, forti e attivi e sperano, attraverso il proprio esempio, di incoraggiare gli altri a vivere meglio. La pressione diretta sull’esterno presente nelle prime descrizioni si attenua: rimane l’influenza attraverso l’esempio, mentre il rigore si concentra soprattutto sulla propria vita.
È un cambiamento importante perché permette di capire che ROCK WATER non riguarda semplicemente il perfezionismo nel senso contemporaneo del termine. Il nucleo più profondo sembra essere il rapporto fra ideale e vita: che cosa accade quando ciò che pensiamo di dover essere diventa così importante da impedire di ascoltare ciò che siamo, ciò che sentiamo e ciò di cui abbiamo bisogno?
Una disciplina può dare forma alla vita, sostenere un progetto, permetterci di attraversare la fatica e aiutarci a rimanere coerenti con valori che consideriamo importanti. Diventa problematica quando perde flessibilità, quando l’eccezione viene vissuta come cedimento, il piacere come distrazione, l’errore come colpa e il limite come prova che non siamo ancora abbastanza disciplinati. A quel punto la persona non utilizza più le regole per orientarsi: comincia progressivamente a vivere dentro le proprie regole.
È qui che Eduardo H. Grecco sviluppa uno dei suoi percorsi simbolici più affascinanti. La scelta stessa del nome ROCK WATER diventa per lui una chiave: roccia e acqua, struttura e movimento, durezza e fluidità, forma e trasformazione. Due principi che sembrano opposti e che, nella sua lettura alchemica, chiedono di essere integrati. La crescita non richiederebbe quindi la vittoria dell’acqua sulla roccia né la dissoluzione di ogni struttura; richiede che ciò che è saldo possa continuare a muoversi e che ciò che scorre possa trovare una forma senza diventare prigioniero di essa.
Questo passaggio consente anche di comprendere meglio la qualità positiva del rimedio. ROCK WATER non chiede di abbandonare ideali, disciplina, aspirazioni o desiderio di miglioramento perché sono risorse autentiche. La trasformazione riguarda la possibilità di vivere tutto questo senza fare della perfezione una condizione preliminare per concedersi la vita.
Riflessioni su Rock Water
- Rock Water, la fonte o la sorgente d’acqua
- Perché Bach chiama questa essenza “Acqua di Roccia”?
- Caro Rock Water…
- Rock Water e Oak
- La disciplina e la superbia
- Criticando, alla ricerca della perfezione, lontano dal piacere
- Rock Water in sintesi con le parole di Bach
- La vita di Bach nel periodo della scoperta di Rock Water
- Desiderio di perfezione spirituale
- Amore e desiderio
- Imparare ad amarsi
- Il bambino ferito
- Concludendo Rock Water
- Riassunto e schema
Rock Water: la fonte o la sorgente d’acqua
Il
simbolismo della sorgente fa collocare immediatamente Grecco all’interno del
linguaggio alchemico. Prima di tradurre questo linguaggio in termini
psicologici è importante conservarne la profondità, perché la sorgente non
rappresenta semplicemente «qualcosa che scorre»: nelle tradizioni mitiche e
religiose è il luogo nel quale ciò che era nascosto nella terra emerge
improvvisamente alla luce, un punto di passaggio fra profondità e superficie,
invisibile e visibile, mondo sotterraneo e mondo della coscienza.
Bach
aveva richiesto che l’acqua provenisse da una sorgente o da un pozzo conosciuto
tradizionalmente come luogo di guarigione e rimasto libero nel proprio stato
naturale. Questo riferimento appartiene alla storia del metodo e alla
tradizione delle fonti curative; ci interessa soprattutto osservare quanto
fosse importante per Bach che quell’acqua non fosse stata incanalata, costruita
o controllata dall’uomo.
Grecco
vede in questa caratteristica un’immagine particolarmente coerente con il
problema di ROCK WATER. L’acqua nasce in profondità e segue un percorso
proprio; la personalità rigida tende invece a canalizzare l’esperienza,
sottoporla a regole e stabilire in anticipo quale forma debba assumere. La
sorgente diventa così il simbolo di qualcosa che può emergere senza che l’Io
debba determinarne completamente il percorso.
Nella
sua lettura, le profondità dalle quali nasce l’acqua rimandano anche all’Ombra,
nel significato junghiano del termine: tutto ciò che non coincide con
l’immagine cosciente attraverso la quale ci definiamo e che proprio per questo
può essere escluso, ignorato o giudicato incompatibile con ciò che vorremmo
essere. Grecco collega inoltre la sorgente al principio simbolicamente
femminile, alla Dea Madre, al grembo e all’Athanor alchemico, cioè al luogo nel
quale la materia viene contenuta mentre attraversa il proprio processo di
trasformazione.
Nel
linguaggio simbolico utilizzato da Grecco, il femminile richiama soprattutto
ricettività, corpo, emozione, eros, intuizione e capacità di accogliere il
processo, mentre il maschile rinvia prevalentemente a volontà, pensiero,
logica, azione e direzione. ROCK WATER tende, nella sua configurazione più
rigida, a privilegiare la seconda modalità: il criterio, la volontà e il
controllo decidono come dovrebbe svolgersi la vita. La sorgente introduce
simbolicamente l’altra possibilità, quella di ricevere ciò che emerge prima di
sottoporlo immediatamente a un giudizio.
L’immagine
dell’acqua diventa così anche un’immagine della saggezza. Non perché l’acqua
possieda in sé un sapere psicologico o spirituale dimostrabile, ma perché nella
tradizione simbolica sa compiere qualcosa che ROCK WATER fatica a fare:
incontra l’ostacolo senza perdere la propria natura. Se trova una roccia può
aggirarla, attraversarne una fessura, accumularsi, rallentare o cambiare
direzione; continua a essere acqua senza avere bisogno di spezzare tutto ciò
che incontra.
La
flessibilità positiva di ROCK WATER può essere pensata nello stesso modo.
Essere flessibili non significa rinunciare a ciò che consideriamo importante o
diventare incostanti. Significa poter modificare il percorso senza vivere ogni
cambiamento come tradimento del principio.
Rock Water. Perché Bach chiama questa essenza “Acqua di Roccia”?
La
domanda sul nome del rimedio accompagna Grecco da molti anni, perché Bach
avrebbe potuto chiamarlo semplicemente «acqua di sorgente» e invece sceglie
un’espressione che accosta due elementi dalla qualità quasi opposta: la roccia,
solida e immobile, e l’acqua, mobile e adattabile.
Grecco
legge questa scelta attraverso l’alchimia e colloca i primi quattro Aiuti in
relazione ai quattro elementi: GORSE al fuoco, OAK alla terra, HEATHER all’aria
e ROCK WATER all’acqua. Si tratta di una sua costruzione simbolica.
L’alchimia,
nel suo modo di utilizzarla, è anzitutto un linguaggio delle trasformazioni e
delle polarità. Materia e spirito, luce e ombra, fisso e volatile, maschile e
femminile non vengono considerati termini dei quali uno debba eliminare
l’altro; il processo richiede che entrino in relazione fino a generare una
forma nuova. È precisamente ciò che Grecco vede nel nome ROCK WATER: duro e
flessibile, stabile e mutevole, forma e movimento.
La
sua ipotesi sul significato alchemico del nome va però affiancata a un’altra
ricostruzione, molto più concreta, proposta da Julian Barnard. Bach si recò in
Galles nell’agosto del 1933 e potrebbe aver raccolto l’acqua nei dintorni di
Abergavenny. Barnard ha individuato in quella zona un’antica sorgente chiamata
in gallese Ffynon y Garreg, traducibile come «sorgente della roccia» o
«Rock Well», situata nei pressi di Holywell Lane. La sorgente è stata
successivamente alterata o distrutta dagli interventi urbanistici, e non
disponiamo di una prova che sia proprio quella utilizzata da Bach; la
corrispondenza del nome rende tuttavia l’ipotesi plausibile.
Grecco
conosce questa ricostruzione e ne riconosce la plausibilità, continuando però a
considerare feconda la propria lettura alchemica. Le due interpretazioni non
hanno necessariamente bisogno di escludersi: una può riguardare l’origine
storica del nome, l’altra il valore simbolico che quel nome assume quando viene
messo in relazione con la descrizione dell’essenza.
Non
sappiamo se Bach abbia pensato consapevolmente alla coniunctio alchemica
fra roccia e acqua, possiamo però osservare che la tensione fra rigidità e
fluidità descrive in modo sorprendentemente efficace il percorso psicologico
del rimedio.
La
persona ROCK WATER non ha bisogno di dissolvere ogni struttura. Una vita
completamente priva di forma sarebbe altrettanto impraticabile di una vita
irrigidita in una regola, ha bisogno piuttosto di scoprire una struttura
sufficientemente solida da orientare e sufficientemente permeabile da lasciarsi
modificare dall’esperienza.
Caro Rock Water....
Nell’articolo
originario Grecco sceglie, a un certo punto, di rivolgersi direttamente a ROCK
WATER. Ne nasce quasi una lettera nella quale la severità, il bisogno di
controllo, l’autodisciplina e la ricerca della perfezione vengono messi di
fronte al prezzo che possono assumere quando occupano troppo spazio.
Ciò
che colpisce nella configurazione ROCK WATER è il modo in cui una qualità
inizialmente utile può diventare progressivamente una prigione. Avere principi,
costruire abitudini, rinunciare qualche volta a una gratificazione immediata
per qualcosa che consideriamo più importante e cercare coerenza fra ciò in cui
crediamo e ciò che facciamo sono capacità fondamentali. La difficoltà compare
quando l’ideale smette di orientarci e comincia a sorvegliarci.
La
persona può allora vivere sotto uno sguardo interno continuamente valutativo.
Ciò che mangia, il modo in cui lavora, quanto riposa, ciò che desidera, il
tempo che dedica al piacere, persino emozioni spontanee possono essere misurati
sulla base di ciò che ritiene corretto. A poco a poco la domanda «che cosa
sento?» rischia di essere sostituita da «che cosa dovrei sentire?», mentre «che
cosa desidero?» viene anticipata da «che cosa sarebbe giusto desiderare?».
Grecco
insiste molto sulla rinuncia al piacere perché vede in essa una conseguenza
importante di questo predominio della regola. Il piacere contiene infatti
qualcosa di spontaneo, corporeo e non completamente prevedibile; per una
personalità che cerca di organizzare la vita attraverso il controllo può
diventare sospetto proprio perché introduce una dimensione che non dipende
interamente dalla volontà.
Questo
non significa che ogni persona disciplinata viva male il piacere o che ogni
rinuncia sia una forma di ROCK WATER. Possiamo rinunciare liberamente a
qualcosa perché abbiamo scelto un obiettivo più importante, seguire una
disciplina spirituale che sentiamo profondamente nostra o trovare piacere
proprio dentro una vita sobria. Il criterio decisivo riguarda ancora una volta
la libertà interna. Posso scegliere diversamente senza sentire di aver tradito
me stesso? Posso concedermi un’eccezione senza passare immediatamente al
rimprovero? Posso modificare una regola quando l’esperienza mi mostra che non
mi serve più?
La
rigidità si riconosce proprio quando queste possibilità diventano molto
difficili.
Anche
il rapporto con gli altri risente di questo processo. Nelle prime descrizioni
Bach parla di critica e del desiderio che gli altri seguano le medesime idee;
successivamente questa pressione diventa più indiretta e passa soprattutto
attraverso l’esempio. La persona può non imporre apertamente il proprio stile
di vita e tuttavia comunicare, anche senza volerlo, che quello è il modo
corretto di vivere.
È
una differenza importante rispetto a VERVAIN, che tende a persuadere attraverso
l’entusiasmo e la forza delle convinzioni, e rispetto a BEECH, nel quale il
giudizio riguarda più direttamente ciò che viene percepito come difettoso negli
altri. ROCK WATER costruisce soprattutto una testimonianza vivente: «io faccio
così perché questo è giusto». L’influenza sugli altri passa dall’ideale
incarnato.
Grecco
invita allora ROCK WATER a spostarsi dal bisogno di fare continuamente qualcosa
per diventare migliore alla possibilità di essere, una distinzione che recupera
anche da alcune formulazioni di Bach. Non è un invito alla passività, significa
smettere di pensare che il valore personale debba essere incessantemente
prodotto attraverso prestazioni, rinunce e controllo.
La
possibilità positiva del rimedio conserva gli ideali, ma li rende abitabili. La
disciplina smette di essere un tribunale e torna a essere uno strumento; il
piacere non appare più come il nemico della crescita; l’imperfezione perde il
significato di fallimento morale e può diventare una delle condizioni
attraverso cui impariamo.
Rock Water e Oak
La
vicinanza fra ROCK WATER e OAK è evidente già a una prima osservazione.
Entrambi possono essere molto severi con se stessi, capaci di sacrificio,
resistenti alla fatica e disposti a rinunciare al proprio benessere pur di
continuare ciò che considerano necessario. Se ci fermassimo al comportamento,
sarebbe facile confonderli. La differenza emerge soprattutto quando cerchiamo
di comprendere che cosa sostiene lo sforzo.
OAK
continua perché sente il peso della responsabilità. Qualcuno o qualcosa conta
su di lui, un compito deve essere portato a termine, una struttura deve
reggere. Anche quando è stanco tende a procedere perché fermarsi
significherebbe lasciare cadere qualcosa che percepisce come proprio dovere.
ROCK
WATER continua perché esiste un criterio al quale vuole corrispondere. Il
centro è maggiormente legato all’ideale, alla disciplina e alla necessità di
essere coerente con ciò che ritiene giusto. Potremmo vedere due persone
rinunciare alla stessa vacanza: OAK perché «non posso lasciare tutto agli altri
proprio adesso», ROCK WATER perché «non sarebbe corretto concedermela finché
non avrò raggiunto ciò che mi sono imposto».
Grecco
utilizza per entrambi il tema del debito, dandogli però significati differenti.
In OAK vede soprattutto la possibilità di una responsabilità vissuta come
ereditata, un carico che sembra provenire dal passato e che deve essere
onorato. In ROCK WATER immagina più facilmente un meccanismo di
ipercompensazione: dopo aver incontrato il disordine, la mancanza di controllo
o comportamenti giudicati inaccettabili, la persona potrebbe reagire costruendo
per sé regole particolarmente severe.
Pensiamo,
per esempio, a qualcuno cresciuto in un ambiente nel quale l’abuso di alcol ha
creato sofferenza e imprevedibilità. Potrebbe decidere liberamente di non bere
e vivere serenamente quella scelta. Potrebbe anche trasformarla in una norma
assoluta che divide progressivamente il mondo fra chi possiede controllo e chi
ne è privo, caricando ogni piacere legato all’alcol di un significato morale.
Il comportamento esterno è identico; ciò che cambia è la funzione psicologica.
Anche
il sacrificio assume sfumature diverse. OAK tende a sacrificarsi per sostenere;
ROCK WATER può sacrificarsi per rimanere fedele all’ideale. OAK si consuma
portando; ROCK WATER può irrigidirsi trattenendo.
Rock Water: la disciplina e la superbia
La
disciplina è probabilmente una delle parole più ambivalenti di ROCK WATER,
perché può indicare una risorsa fondamentale oppure diventare il luogo nel
quale si organizza una severità crescente verso se stessi. Grecco ne esplora
diversi livelli, dalla semplice capacità di seguire una regola fino
all’austerità, all’ascetismo, all’abnegazione e alla mortificazione, cercando
di capire quando una pratica scelta per orientare la vita cominci a
trasformarsi in una struttura che la restringe.
La
differenza non dipende dalla durezza apparente della disciplina. Ci sono
persone che seguono pratiche molto esigenti e le vivono con serenità, mentre
altre si impongono regole quotidiane molto più modeste sentendosi continuamente
sotto esame. Conta soprattutto il rapporto con la trasgressione, il limite e
l’errore.
Una
disciplina interiorizzata rimane in dialogo con la realtà. Conosce la ragione
per cui esiste e può essere adattata quando quella ragione cambia. La
disciplina rigida tende invece a diventare autoreferenziale: la regola deve
essere rispettata perché è la regola, e la capacità di rispettarla diventa
prova del proprio valore.
È
qui che Grecco introduce la parola superbia. Occorre comprenderla nel suo
significato simbolico e spirituale, evitando di trasformarla in un giudizio
morale sulla persona. ROCK WATER non è necessariamente arrogante nel
comportamento, né ha bisogno di considerarsi superiore agli altri. La superbia
di cui parla Grecco riguarda piuttosto la fantasia che la perfezione possa
essere raggiunta attraverso una sufficiente applicazione della volontà: se mi
disciplinerò abbastanza, se eliminerò ogni debolezza, se controllerò desideri e
impulsi, riuscirò finalmente a diventare ciò che dovrei essere.
Il
paradosso consiste nel fatto che una simile aspirazione può nascere da ideali
molto elevati e da un autentico desiderio di crescita. La persona non vuole
necessariamente apparire perfetta; può desiderare sinceramente di esserlo, proprio
per questo è difficile accorgersi del momento in cui l’ideale diventa
tirannico.
Grecco
contrappone a questa disciplina costruita dall’Io un ordine più interno, che
descrive come capacità di fidarsi dei ritmi e dei cicli della vita. L’immagine
non implica abbandonarsi indiscriminatamente a ogni impulso; richiama piuttosto
una disciplina capace di ascolto, nella quale volontà e sensibilità rimangano
in comunicazione.
Possiamo
comprenderla molto concretamente. Una persona decide di fare attività fisica
perché desidera prendersi cura di sé. Se un giorno ha la febbre, la finalità
originaria — prendersi cura del corpo — suggerirà di riposare. Quando invece la
regola ha preso il sopravvento sul suo significato, saltare l’allenamento
potrebbe essere vissuto come mancanza di volontà e la persona sentirsi
obbligata a rispettare il programma proprio mentre il corpo sta chiedendo il
contrario. La disciplina ha smesso di servire la vita e la vita è diventata al
servizio della disciplina.
La
flessibilità positiva di ROCK WATER nasce quando la persona può continuare ad
avere standard elevati senza utilizzare quegli standard per punirsi.
Rock Water: criticando, alla ricerca della perfezione, lontano dal piacere
Due
racconti di Bach permettono di vedere con particolare chiarezza come il
significato di ROCK WATER si sia trasformato.
Nella
Storia dei Viaggiatori, scritta in una fase precedente alla sistemazione
definitiva dei trentotto rimedi, ROCK WATER appare desideroso di aiutare il
gruppo, ma il suo modo di farlo finisce per scoraggiare gli altri perché mette
in evidenza ciò che stanno facendo male. Dopo il percorso attraverso il bosco,
questa modalità cambia: il personaggio continua ad avere una funzione di guida,
però smette di utilizzare la critica come principale strumento di orientamento
e diventa capace di incoraggiare.
È
un passaggio molto importante perché ci consente di comprendere l’evoluzione
successiva. La critica esplicita agli altri quasi scompare e rimane soprattutto
la severità verso se stessi, insieme al desiderio di diventare un esempio. La
tensione originariamente proiettata sul mondo è stata in qualche modo
interiorizzata.
Questo
rende anche più precisa la distinzione con BEECH. In BEECH la difficoltà
riguarda il modo in cui vengono percepite imperfezioni, limiti e differenze
degli altri; ROCK WATER concentra soprattutto sul proprio comportamento la
necessità di corrispondere a uno standard, pur sperando che l’esempio possa
influenzare chi lo osserva.
Grecco
porta questa dinamica sul terreno del perfezionismo e del piacere. Se esiste
un’immagine molto precisa di ciò che una persona dovrebbe essere, tutto ciò che
sembra deviare da quell’immagine può diventare sospetto. Il piacere è
particolarmente esposto a questo rischio perché contiene una componente
spontanea: desideriamo qualcosa prima di aver deciso razionalmente se sia
utile, produttivo o moralmente adeguato.
Quando
il controllo è molto forte, la persona può imparare a diffidare di ciò che
desidera. Questo non comporta necessariamente una rinuncia evidente o ascetica.
La stessa dinamica può comparire in una vita apparentemente normale attraverso
una continua posticipazione: prima devo finire, meritare, sistemare,
migliorare, raggiungere l’obiettivo; dopo mi concederò ciò che mi piace. Il
«dopo» rischia di spostarsi continuamente.
Bach
aveva colto con grande precisione questa perdita della gioia. La descrizione
ultima non contesta gli ideali della persona: mette in evidenza il prezzo che
paga quando considera i piaceri incompatibili con il proprio compito.
Grecco
legge la trasformazione positiva attraverso il tema dell’incoraggiamento.
Guidare qualcuno verso ciò che consideriamo vero non significa consegnargli la
nostra verità già pronta; può significare creare uno spazio nel quale riesca a
trovare la propria. L’ideale smette così di essere una misura con cui giudicare
e può diventare una presenza che orienta senza costringere.
Lo
stesso vale verso se stessi. Il cambiamento più profondo non nasce
necessariamente dal rimprovero. Una persona può riconoscere un errore con molta
precisione e, nello stesso tempo, trattarsi con sufficiente rispetto da poter
imparare da ciò che è accaduto.
Rock Water in sintesi con le parole di Bach
Se
mettiamo in sequenza le diverse formulazioni di Bach, ROCK WATER appare quasi
come una storia del progressivo spostamento della legge dall’esterno verso
l’interno.
Nel
1933 incontriamo soprattutto l’idealista. Possiede convinzioni forti in materia
religiosa, politica o sociale, desidera sinceramente contribuire a un mondo
migliore e tende tuttavia a permettere che le teorie governino gran parte della
propria vita. Quando gli altri non seguono le sue idee, può soffrirne e reagire
attraverso critica e disapprovazione. La difficoltà consiste nel voler adattare
la realtà a un modello già costruito, perdendo la possibilità di incontrarla
per ciò che è.
Nelle
descrizioni intermedie il centro si sposta progressivamente
sull’autodisciplina. Diventano più evidenti la rinuncia a ciò che viene
considerato sbagliato, la capacità di sopportare molto pur di rimanere fedeli a
ciò che si ritiene giusto e la perdita di gioia che può accompagnare una vita
organizzata prevalentemente intorno al dovere.
Nel
1936 rimane soprattutto la severità verso di sé. ROCK WATER viene descritto
come estremamente rigoroso nel proprio stile di vita, disposto a rinunciare a
gioie e piaceri se pensa che possano interferire con ciò che deve fare,
desideroso di mantenersi forte, sano e attivo. Gli altri non vengono più
direttamente corretti: la persona spera che il proprio esempio sia
sufficientemente convincente da indurli a seguirla.
Questo
percorso rende problematica qualsiasi descrizione di ROCK WATER basata soltanto
sulla rigidità. La rigidità è una conseguenza possibile di qualcosa di più
profondo: l’identificazione con un ideale che rischia di diventare più
importante dell’esperienza.
Anche
la qualità positiva indicata da Bach va in questa direzione. In una sua
formulazione parla della comprensione che ogni persona debba trovare la
perfezione attraverso la propria strada e del passaggio dall’«essere» al posto
del continuo «fare». La questione non consiste più nell’imporre alla realtà una
forma concepita in anticipo, bensì nel permettere alla propria natura di
esprimersi senza rinchiuderla dentro un modello esterno.
Questo
non equivale a rinunciare all’evoluzione. Possiamo continuare a desiderare di
crescere, imparare, modificare comportamenti che ci fanno soffrire e sviluppare
possibilità ancora poco utilizzate. Cambia il punto di partenza. Se penso che
per diventare degno di amore, rispetto o appartenenza debba prima raggiungere
una determinata forma, ogni imperfezione sarà una minaccia. Se posso
riconoscere valore anche alla persona incompleta che sono oggi, il cambiamento
diventa meno simile a una correzione e più simile a uno sviluppo.
È
probabilmente qui che la roccia e l’acqua cominciano realmente a incontrarsi.
La vita di Bach nel periodo della scoperta di ROCK WATER
Bach
preparò ROCK WATER in Galles nell’estate del 1933, con ogni probabilità nel
periodo di agosto. La localizzazione esatta della sorgente rimane incerta;
l’ipotesi di Barnard relativa alla zona di Abergavenny e alla Ffynon y
Garreg è suggestiva e supportata da indizi toponomastici, senza poter
essere considerata una certezza storica.
Grecco
utilizza questo periodo della biografia di Bach per porre una domanda che
attraversa tutte le sue riflessioni sui rimedi: quanto ciò che Bach stava
scoprendo nella natura risuonava anche con ciò che stava attraversando
personalmente?
Nel
caso di ROCK WATER, Grecco ricorda che in quello stesso periodo Bach poteva
apparire come un uomo animato da un idealismo intenso e riferisce un commento
pubblicato nel 1933 nel quale veniva definito un «idealista poco pratico».
Mette inoltre in relazione la fermezza con cui Bach difendeva le proprie
convinzioni con la figura dell’idealista descritta nei primi testi di ROCK
WATER.
È
interessante osservare che l’intero lavoro di Bach in quegli anni contiene una
tensione fra convinzione personale e libertà altrui. Da una parte costruisce
una visione della salute radicalmente differente dalla medicina del suo tempo e
la difende con grande determinazione; dall’altra insiste progressivamente
sull’idea che ogni essere umano debba seguire la propria strada e che il
terapeuta non debba sostituire il proprio criterio a quello della persona.
ROCK
WATER si colloca esattamente dentro questa tensione.
Grecco
immagina simbolicamente un Bach nel quale convivono «l’inquisitore» e Dioniso,
la moralità e il piacere, la durezza e la morbidezza, la linea retta e il
cerchio. Sono immagini che appartengono al suo modo di leggere il conflitto, mostrare
quanto una persona fortemente orientata da un ideale possa aver bisogno di
integrare il principio complementare della fluidità senza per questo rinnegare
ciò in cui crede.
Nella
lettura delle Due Liste, Grecco sottolinea inoltre la vicinanza di ROCK WATER a IMPATIENS, WATER VIOLET e VERVAIN, tre rimedi nei quali, con modalità molto
diverse, compaiono autonomia, volontà, intensità e orientamento verso una
propria direzione. Anche questa collocazione aiuta a sottrarre ROCK WATER alla
semplice immagine dell’asceta: dietro la rinuncia può esserci una grande forza
di realizzazione, che diventa più fertile quando smette di essere obbligata a
seguire un unico modello.
Rock Water: desiderio di perfezione spirituale
Uno
dei passaggi più complessi della lettura di Grecco nasce da una formulazione
precedente di Bach relativa all’eccessivo desiderio di ciò che è spirituale.
Grecco considera questa frase fondamentale perché mostra come persino
un’aspirazione apparentemente elevata possa diventare un ostacolo quando viene
trasformata in un progetto di perfezionamento dell’Io.
Il
problema, nella sua lettura, non riguarda la spiritualità. Riguarda il
desiderio di diventare spiritualmente perfetti attraverso lo sforzo.
È
una distinzione sottile.
Una
persona può dedicarsi sinceramente a un percorso spirituale, seguire pratiche
rigorose e trovare in esse libertà, significato e gioia. Un’altra può
utilizzare la spiritualità per costruire un’immagine ideale di sé e combattere
tutto ciò che non vi corrisponde: emozioni considerate poco nobili, desideri
corporei, rabbia, sessualità, bisogno di approvazione, fragilità, ambivalenza.
Più cresce l’ideale, più alcune parti della persona rischiano di diventare
incompatibili con ciò che ritiene di dover essere.
Grecco
legge questo processo attraverso la categoria della grazia.
Nel
linguaggio religioso la grazia è ciò che viene ricevuto e non conquistato.
Proprio per questo rappresenta il contrario simbolico dell’onnipotenza del
perfezionismo: se tutto dipende dal mio sforzo, devo costruire personalmente la
mia perfezione; se esiste una dimensione della vita che può essere accolta, il
compito cambia e diventa anche quello di rendersi disponibili.
Grecco
approfondisce molto questo tema attraverso la tradizione cristiana,
distinguendo diverse forme di grazia e mettendo in rapporto i doni spirituali
con i Sette Aiuti: la crescita non è interamente un prodotto della volontà.
Lo
stesso Bach, soprattutto nei suoi scritti spirituali, insiste sulla presenza di
una dimensione profonda dell’essere che non deve essere fabbricata
dall’esterno. Il compito della personalità consiste piuttosto nel permetterle
di trovare espressione. Grecco vede perciò una differenza radicale fra cercare
di «essere di più» e lasciare emergere ciò che siamo più profondamente.
Psicologicamente
questa distinzione può essere molto feconda. Nel perfezionismo, l’immagine
ideale viene collocata nel futuro: sarò finalmente adeguato quando avrò
eliminato gli errori, raggiunto lo standard, imparato a controllarmi, sistemato
ciò che in me considero difettoso. La vita presente diventa una fase
preparatoria rispetto alla persona che un giorno dovremmo riuscire a essere. Il
rischio è che quel giorno non arrivi mai.
Ogni
risultato può infatti produrre un nuovo criterio, ogni traguardo rivelare una
mancanza ancora da correggere. Il perfezionismo possiede una struttura che
tende naturalmente a spostare in avanti la propria conclusione.
La
direzione positiva di ROCK WATER permette di conservare il desiderio di
crescita senza fare della propria imperfezione presente una colpa. In questa
prospettiva «perfezione» può tornare a significare qualcosa di più vicino alla
completezza della propria natura: essere pienamente ciò che siamo, con risorse
e limiti, invece di tentare continuamente di diventare la copia di un modello.
È
un passaggio dalla perfezione intesa come assenza di difetti all’integrità,
cioè alla possibilità di riconoscere e tenere insieme parti diverse della
propria esperienza.
Amore e desiderio (Rock Water)
Grecco
sposta a questo punto il simbolismo di ROCK WATER nel territorio dell’amore e
della sessualità e costruisce una nuova polarità: l’acqua quieta dell’amore e
il fuoco del desiderio. Come spesso accade nei suoi scritti, non sta proponendo
una classificazione sessuologica dei Fiori di Bach; utilizza immagini
simboliche per interrogare il modo in cui la persona può separare dimensioni
dell’esperienza che avrebbero bisogno di entrare in relazione.
Nella
sua lettura l’amore tende verso la profondità, il radicamento, la continuità;
il desiderio porta movimento, apertura, tensione verso qualcosa che ancora non
possediamo. Uno senza l’altro rischia di impoverirsi: un desiderio
completamente separato dal legame può consumarsi nella ricerca continua
dell’eccitazione, mentre un amore dal quale ogni componente desiderante è stata
espulsa può perdere parte della propria vitalità.
Grecco
associa a ROCK WATER la possibilità di una separazione eccessiva fra amore e
sesso, pietra e acqua, disciplina e piacere.
La
riflessione diventa interessante quando nella storia concreta di una persona
appare davvero un conflitto fra desiderio e norma. Può accadere, per esempio,
che alcuni impulsi vengano percepiti come incompatibili con l’immagine che si
ha di sé, con valori interiorizzati o con ciò che si ritiene moralmente
accettabile. Il problema non è possedere valori; emerge quando non c’è più
alcuno spazio per ascoltare il desiderio prima ancora di decidere che cosa
farne.
Ascoltare
un desiderio non significa necessariamente agirlo, significa poterlo
riconoscere come parte dell’esperienza senza doverlo immediatamente espellere
per proteggere l’immagine di sé.
È
un passaggio importante perché ciò che viene rimosso dal campo della coscienza
non cessa per questo di appartenere alla persona. Grecco, nel suo linguaggio
junghiano e alchemico, insiste proprio sulla necessità di integrare le polarità
invece di costruire la crescita attraverso l’eliminazione di uno dei poli.
La
frase più feconda della sua riflessione, a mio parere, riguarda il rapporto fra
morale e compassione. Una norma morale che non riesca più a vedere la persona
concreta può trasformarsi in una prigione; una disciplina incapace di concedere
spazio al piacere rischia di perdere il contatto con la vita che avrebbe dovuto
orientare.
ROCK
WATER cerca allora un punto nel quale struttura e desiderio possano dialogare.
Imparare ad amarsi (Rock Water)
L’amore
verso se stessi è un tema che non compare esplicitamente nelle descrizioni
classiche di ROCK WATER, eppure Grecco lo considera centrale perché la severità
richiede inevitabilmente di chiedersi quale rapporto stiamo costruendo con la
parte di noi che non riesce a essere all’altezza dello standard.
È
relativamente facile rispettarsi quando tutto funziona. Abbiamo mantenuto gli
impegni, siamo stati coerenti, abbiamo lavorato bene, abbiamo reagito come
avremmo voluto e riconosciamo nell’immagine che restituiamo qualcosa che ci
piace.
La
prova più difficile arriva quando siamo delusi da noi stessi.
Commettiamo
un errore che avremmo voluto evitare, reagiamo in un modo che non ci
rappresenta, scopriamo una fragilità, falliamo un obiettivo oppure incontriamo
un desiderio che contraddice l’immagine ordinata che avevamo costruito. È in
quel momento che possiamo osservare la qualità reale del rapporto con noi
stessi.
Se
l’amore personale dipende dalla conformità all’ideale, ogni errore rischia di
diventare una minaccia identitaria. Non ho semplicemente sbagliato: sono
sbagliato. Non ho mancato un obiettivo: ho dimostrato di non essere abbastanza
disciplinato. La valutazione di un comportamento si estende rapidamente
all’intera persona.
Grecco
utilizza parole molto intense per descrivere ciò che occorre recuperare:
accogliere le parti dolorose, contraddittorie, fragili e persino quelle di cui
ci vergogniamo, smettendo di pensare che l’amore sia rivolto soltanto alla
versione migliore di noi.
Questa
prospettiva è molto vicina a ciò che psicologicamente possiamo chiamare compassione
verso se stessi. Non significa giustificare qualsiasi comportamento né
rinunciare alla responsabilità. Possiamo riconoscere con precisione un errore,
ripararlo quando è possibile e cercare di non ripeterlo senza utilizzare
l’umiliazione come strumento di cambiamento.
La
severità può infatti produrre obbedienza e controllo, senza necessariamente
produrre comprensione.
Se
ogni errore viene punito, impariamo soprattutto a temere l’errore.
Se
possiamo guardarlo senza perdere il senso del nostro valore, aumenta la
possibilità di comprenderne le condizioni e modificare davvero ciò che lo ha
prodotto.
La
perfezione può smettere di essere un modello astratto al quale conformarsi e
diventare la capacità di essere pienamente ciò che si è, senza negare le parti
meno ordinate della propria esperienza. Amarsi, in questo senso, non significa
considerarsi perfetti, significa non doverlo diventare per meritare la propria
benevolenza.
Il bambino ferito (Rock Water)
Come
impariamo a trattarci quando sbagliamo? La risposta comincia spesso molto
presto, principalmente nell’infanzia. Un bambino che si sente accolto soltanto
quando corrisponde a determinate aspettative può progressivamente imparare che
alcune parti di sé sono più accettabili di altre. Un ambiente nel quale
l’errore viene vissuto con forte disapprovazione può favorire il bisogno di
controllarsi; una famiglia molto orientata alla prestazione può trasmettere
l’idea che il valore dipenda soprattutto da ciò che si riesce a fare; al
contrario, un contesto molto caotico può indurre alcune persone a cercare sicurezza
costruendo regole particolarmente rigide. Sono possibilità, non destini.
La
personalità nasce sempre dall’intreccio fra temperamento, relazioni, contesto,
esperienze successive, cultura e significati che attribuiamo a ciò che viviamo.
Grecco
utilizza l’immagine del bambino ferito soprattutto per ricordare che dietro una
corazza severa può esserci qualcosa di vulnerabile. La persona adulta che
appare estremamente disciplinata può non sentirsi affatto forte dentro quel
rigore; può vivere la regola come ciò che impedisce a una parte più fragile di
diventare visibile.
Il
perfezionismo acquista allora anche una funzione protettiva. Se non sbaglio,
diminuisco il rischio di essere criticato; se controllo tutto, riduco
l’imprevedibilità; se corrispondo all’ideale, posso sperare di non incontrare
quella sensazione di inadeguatezza che conosco così bene. Comprendere questa
funzione cambia profondamente il lavoro.
La
rigidità non ha bisogno di essere semplicemente spezzata. È più utile capire
che cosa sta proteggendo e costruire gradualmente altre forme di sicurezza che
permettano di non averne più bisogno nella stessa misura.
La
rinuncia al piacere, su cui Grecco insiste molto, può appartenere a questo
processo quando il piacere è stato associato a colpa, perdita di controllo o
indegnità. Anche qui le storie sono molto diverse. L’obiettivo non consiste
nell’obbligare la persona a «lasciarsi andare», espressione che per chi ha
costruito la propria sicurezza sul controllo può risultare perfino minacciosa;
si tratta di aumentare progressivamente la possibilità di vivere piacere,
riposo, spontaneità e imperfezione senza che vengano immediatamente tradotti in
colpa.
La
trasformazione positiva di ROCK WATER passa allora anche attraverso un modo
diverso di esercitare l’autorità su se stessi: meno simile a un giudice che
punisce e più vicino a un adulto interno capace di orientare, contenere e
comprendere.
Concludendo Rock Water
Arrivando
alla fine di ROCK WATER, Grecco torna alla sorgente dalla quale era partito.
Riprende Julian Barnard e il simbolismo delle antiche fonti, viste per secoli
come punti di passaggio fra il mondo visibile e quello sotterraneo, e mette
nuovamente in relazione l’acqua con le profondità, la memoria, l’Ombra e la
possibilità di una rinascita.
Il
riferimento alla tradizione delle sorgenti è suggestivo e appartiene al piano
storico e simbolico, senza costituire una prova di particolari proprietà
fisiche o terapeutiche dell’acqua. Barnard stesso collega questi luoghi alla
loro storia, ai miti e alle rappresentazioni culturali che si sono accumulate
intorno ad essi. Grecco utilizza questo materiale per tornare a una domanda
psicologica: che cosa emerge dalle nostre profondità quando smettiamo di
impedire alla vita di seguire ogni volta la forma che avevamo previsto?
La
sorgente diventa così un’immagine della memoria. L’acqua che appare in
superficie proviene da un percorso sotterraneo che non vediamo, così come molte
reazioni presenti portano tracce di esperienze che hanno contribuito a
formarci. Questo non significa essere condannati a ripetere sempre ciò che
abbiamo vissuto. Grecco sottolinea, al contrario, che possiamo incontrare
nuovamente alcuni temi della nostra vita da posizioni differenti. La stessa
«pietra» può comparire più volte, mentre noi non siamo più esattamente la
stessa persona che l’aveva incontrata prima.
Avere
una struttura interna significa sapere qualcosa di sé, avere valori,
riconoscere ciò che ci orienta e mantenere una continuità nel tempo. Ripetere
rigidamente significa invece applicare la stessa risposta anche quando la
situazione è cambiata.
La
roccia offre sostegno, l’acqua permette trasformazione. Quando uno dei due
principi occupa tutto lo spazio, perdiamo qualcosa. Una vita costruita soltanto
sulla fluidità rischierebbe di non trovare forma; una vita organizzata soltanto
sulla struttura rischierebbe di diventare impermeabile a ciò che accade.
È
questo che rende il nome ROCK WATER così efficace, perchè contiene già una
tensione: la solidità e il movimento devono riuscire a convivere.
Bach
ci mostra un percorso significativo. Nei primi scritti ROCK WATER guarda il
mondo attraverso le proprie teorie e soffre quando gli altri non vi
corrispondono; successivamente la severità viene rivolta soprattutto verso se
stesso e la persona cerca di diventare l’esempio vivente di ciò che considera
giusto. In entrambi i casi il rischio è simile: l’idea di come dovrebbe essere
la vita prende il sopravvento sulla vita che realmente accade.
La
qualità positiva del rimedio restituisce flessibilità senza togliere profondità
agli ideali. Permette di cercare il meglio senza pretendere l’impeccabilità, di
mantenere una disciplina senza trasformarla in punizione, di modificare una
regola senza vivere il cambiamento come incoerenza e di riconoscere che anche
piacere, desiderio, errore e limite appartengono al processo attraverso il
quale diventiamo ciò che siamo.
La
perfezione, a questo punto, perde la forma di un traguardo da conquistare.
Diventa
più vicina alla possibilità di abitare interamente la propria esperienza, senza
dover lasciare fuori tutto ciò che non corrisponde all’immagine ideale che
avevamo costruito.
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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
