Heather: la solitudine, il bisogno dell’altro e la ricerca di un legame che non diventi dipendenza (Antonella Napoli)
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articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.
Quando si parla di HEATHER, è facile che venga immediatamente in mente l’immagine della persona che parla molto di sé, racconta ogni particolare dei propri problemi, cerca continuamente qualcuno disposto ad ascoltarla e soffre quando resta sola. Questa immagine ha un fondamento preciso nella descrizione ultima che Bach dà del rimedio nel 1936, eppure rappresenta soltanto il punto di arrivo di un percorso molto più articolato. Se leggiamo HEATHER attraverso l’insieme degli scritti di Bach, come abbiamo scelto di fare per tutti i rimedi, scopriamo infatti che all’origine il suo interesse era rivolto a caratteristiche che successivamente non troveremo quasi più: la preoccupazione per gli altri, il desiderio di aiutarli, la convinzione di sapere quale sia la soluzione migliore per loro, il bisogno che accolgano i propri consigli e persino il piacere di sentirsi necessari.
È proprio questa evoluzione a rendere HEATHER molto più interessante della caricatura del personaggio logorroico e assorbente alla quale è stato spesso ridotto. Nel 1933 Bach descrive persone che si occupano intensamente dei problemi quotidiani di amici e familiari e che, animate anche da ottime intenzioni, diventano insistenti quando chi amano rifiuta ciò che esse considerano un buon consiglio. Sono sicure delle proprie capacità, disponibili ad assistere, desiderose di essere utili e inclini a intervenire con energia nella vita altrui. Nel 1934 l’attenzione si sposta invece sul modo in cui la persona vive la propria salute: anche piccoli disturbi possono acquistare un’importanza considerevole e diventare oggetto di grande preoccupazione. Nella descrizione ultima del 1936 quasi tutto questo scompare e rimane il bisogno di compagnia, insieme alla necessità di parlare dei propri problemi e alla profonda infelicità che può emergere quando si è soli.
Il filo che collega immagini apparentemente così diverse sembra trovarsi nel rapporto con l’altro e nella funzione che la relazione assume per la persona. Prima l’altro è qualcuno da aiutare e orientare, qualcuno che può avere bisogno di noi e confermare il nostro valore attraverso quella necessità; più tardi diventa la persona alla quale raccontare ciò che ci accade, colui che con la propria presenza impedisce alla solitudine di diventare troppo dolorosa. In entrambi i casi la relazione rischia di caricarsi di un compito che va oltre l’incontro: deve rassicurare, dare consistenza, permettere di sentirsi utili, significativi, meno soli.
È su questo terreno che Eduardo H. Grecco costruisce la sua lettura di HEATHER, portandolo nel territorio delle dipendenze affettive, della simbiosi, dell’ansia, della paura della separazione, del rapporto fra amore verso se stessi e amore verso l’altro e della difficoltà di costruire un «noi» nel quale le individualità possano continuare a esistere. Nei suoi scritti la persona HEATHER non viene descritta semplicemente come qualcuno che pretende attenzione; dietro il comportamento visibile Grecco cerca un bisogno più profondo di appartenenza e una fragilità nella capacità di restare in rapporto con se stessi quando l’altro si allontana.
HEATHER diventa significativo quando comprendiamo quale funzione assumano il contatto, la conversazione e l’essere necessari, e quanto la presenza dell’altro sia diventata indispensabile per mantenere un equilibrio interno.
Invece di osservare allora soltanto quanto una persona parli o quanto cerchi compagnia, possiamo chiederci che cosa accada quando quella compagnia manca, quanto sia possibile lasciare all’altro libertà senza sentire che il legame viene meno, se aiutare rappresenti un’offerta oppure anche un modo per assicurarsi un posto nella relazione, e quanto il proprio senso di valore dipenda dal sentirsi necessari. È in questo passaggio dalla forma esterna alla dinamica interna che HEATHER comincia a mostrare tutta la sua complessità.Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Una delle osservazioni più importanti di Grecco consiste proprio nel rifiutare la riduzione di HEATHER al personaggio «appiccicoso» che monopolizza una conversazione. Nella sua prospettiva questa è soltanto una delle espressioni possibili di una configurazione molto più vasta, nella quale sono in gioco individualità e appartenenza, vicinanza e separazione, amore per sé e capacità di amare l’altro senza trasformarlo continuamente nella risposta a una propria mancanza.
Per sviluppare questa lettura Grecco torna alle prime descrizioni di Bach, soprattutto a quelle nelle quali HEATHER si occupa dei problemi degli altri, offre consigli con grande sicurezza e desidera sentirsi utile. Da qui costruisce il rapporto con CHICORY e VERVAIN, mentre attraverso la descrizione del 1936 approfondisce la solitudine e il bisogno di compagnia, confrontando HEATHER con IMPATIENS e WATER VIOLET. Altre connessioni, come quella con ROCK WATER sul tema dei confini o con GORSE all’interno dei Sette Aiuti, appartengono invece alla particolare architettura simbolica con cui Grecco legge il sistema.Riflessioni su Heather
- Dipendenze affettive, Mancanza di amor proprio, Chicory e Heather
- L’ansia e la solitudine
- Tendenza alla simbiosi e scritti di Bach
- La paura della solitudine
- Aiutare gli altri
- La salute di Heather
- Le relazioni simbiotiche ed affrontare la chiusura di una relazione
- Gestire le relazioni. Mancanza di amor verso sé o narcisismo
- quello che ci unisce in una relazione
- I fiori Bach: non una lista di essenze, ma un sistema
- Riassunto e schema
1. Dipendenze affettive, Mancanza di amor proprio, Chicory e Heather
Grecco
considera HEATHER particolarmente interessante nel territorio delle dipendenze
affettive e dei legami nei quali la vicinanza tende a trasformarsi in fusione.
Questa affermazione, se presa in modo prescrittivo, sarebbe troppo ampia: la
dipendenza affettiva nasce dall’intreccio di molte variabili e non può essere
ricondotta a una sola essenza. Ciò che rende fertile la sua intuizione è
piuttosto la domanda sul significato che la presenza dell’altro assume e sul
modo in cui il bisogno di sentirsi amati può modificare la libertà del
rapporto.
Le
prime descrizioni di Bach offrono un punto di partenza particolarmente
interessante, perché HEATHER vi appare come una persona che si occupa molto
degli altri, conosce con sicurezza ciò che ritiene essere il loro bene e può
diventare insistente quando essi non accettano i suoi consigli. Bach precisa
che le intenzioni possono essere ottime e che il giudizio è spesso valido; ciò
che eccede è il bisogno di intervenire e di convincere. Nella stessa
descrizione compare anche il desiderio che gli altri dipendano dalla sua
presenza e la soddisfazione di sentirsi utili.
Questo
particolare permette di intravedere una dinamica relazionale più complessa.
Essere necessari può diventare, in alcune persone, uno dei modi attraverso i
quali viene garantita la continuità del legame. Se qualcuno ha bisogno di me,
la mia presenza nella sua vita acquista una ragione evidente; se sono la
persona alla quale si rivolge quando è in difficoltà, il rapporto sembra
possedere una stabilità maggiore. L’aiuto può restare autenticamente generoso
e, nello stesso tempo, assolvere anche una funzione personale che non sempre
viene riconosciuta.
È
qui che Grecco mette HEATHER in relazione con CHICORY e costruisce intorno ai
due fiori una riflessione sull’amore. Nella sua lettura, CHICORY incontra
soprattutto la difficoltà di amare l’altro lasciandolo libero, mentre HEATHER
sarebbe più profondamente toccato dal rapporto con l’amore verso se stesso.
Dal
punto di vista psicologico, il tema può essere formulato chiedendoci quanto il
senso di valore personale dipenda dalla risposta che riceviamo nelle relazioni.
Quando la percezione di sé è fragile, l’altro può trovarsi inconsapevolmente
investito di una funzione enorme: deve confermare che siamo importanti,
rassicurarci attraverso la propria presenza, farci sentire necessari e
impedirci di percepire troppo intensamente la solitudine. Il rapporto rischia
allora di diventare meno libero perché ogni movimento dell’altro acquista un
significato rispetto alla nostra sicurezza interna.
Grecco
richiama a questo proposito il mandato evangelico «Ama il prossimo tuocome te
stesso», vedendo in HEATHER e CHICORY due direzioni complementari dell’amore.
Al di là della corrispondenza floreale che propone, la frase contiene un punto
essenziale: la capacità di amare l’altro e quella di avere una relazione
sufficientemente buona con se stessi non sono due processi completamente
separati. Quando uno dei due versanti è molto fragile, anche l’altro può essere
caricato di richieste che rendono difficile l’incontro.
Da
qui nasce anche un’altra osservazione di Grecco, più sorprendente, relativa
alle persone che sembrano autosufficienti e scelgono frequentemente la
solitudine. Egli suggerisce che HEATHER possa avere un significato anche per
alcune configurazioni WATER VIOLET o IMPATIENS quando l’autonomia apparente
nasconde una difficoltà a riconoscere il bisogno relazionale. È un’ipotesi da
non generalizzare: amare la solitudine può essere una modalità sana e
pienamente soddisfacente. La domanda utile riguarda la funzione di quella distanza,
se rappresenti uno spazio scelto e nutriente oppure protegga dalla
vulnerabilità che ogni legame porta con sé.
In
questa prospettiva la qualità positiva di HEATHER non consiste nel rendere
indipendenti dall’altro, come se l’autonomia assoluta fosse un ideale. Riguarda
piuttosto la possibilità di desiderare vicinanza senza aver bisogno che il
legame sostenga continuamente il proprio valore e, contemporaneamente, di poter
riconoscere il bisogno dell’altro senza vergognarsene o trasformarlo
immediatamente in dipendenza.
2. L’ansia e la solitudine di Heather
Il
passaggio dalla prima descrizione di HEATHER alla formulazione del 1936
colpisce Grecco proprio per l’ampiezza del cambiamento. La persona energica,
occupata dai problemi degli altri e sicura della propria capacità di aiutarli
lascia progressivamente spazio a qualcuno che cerca continuamente compagnia
perché sente il bisogno di parlare dei propri problemi ed è molto infelice
quando rimane solo. Grecco si domanda allora quale esperienza interna possa
rendere la solitudine così difficile e colloca l’ansia al centro della propria
risposta.
Nella
sua lettura, il parlare incessantemente non rappresenta soltanto un’abitudine
comunicativa, bensì può diventare un modo per regolare una tensione interna
difficile da sostenere. Finché qualcuno ascolta, risponde e mantiene vivo lo
scambio, l’attenzione rimane agganciata alla relazione; quando la conversazione
si interrompe, possono riemergere sentimenti di vuoto, insicurezza o mancanza
che erano stati temporaneamente attenuati dalla presenza dell’altro.
Questa
ipotesi aiuta a comprendere perché la logorrea non debba essere considerata il
nucleo del rimedio. Se imponessimo semplicemente alla persona di parlare meno,
potremmo ridurre il comportamento visibile senza avere minimamente toccato ciò
che lo sostiene. Ciò che interessa è il rapporto con il silenzio e con lo
spazio che si apre quando l’altro smette di essere disponibile.
Naturalmente,
anche qui occorre evitare automatismi interpretativi. Parlare molto può
dipendere da una quantità di condizioni diverse e non costituisce di per sé un
segno di ansia o di difficoltà relazionale. Persino una conversazione
fortemente autoreferenziale può avere significati differenti: qualcuno è
semplicemente molto coinvolto da ciò che racconta, qualcuno non possiede una
buona percezione dei turni conversazionali, qualcuno ha finalmente trovato una
persona dalla quale si sente ascoltato, mentre per qualcun altro il monologo
può effettivamente avere la funzione descritta da Grecco, quella di mantenere
l’interlocutore sufficientemente vicino.
Grecco
utilizza anche il termine «narcisismo» per descrivere questa
autoreferenzialità, collegandola alla difficoltà di percepire pienamente
l’altro mentre la propria esperienza occupa quasi tutto lo spazio. Possiamo
comprendere il termine soprattutto come una centratura sull’Io che rende più
difficile la reciprocità.
Un
altro tema che Grecco collega all’ansia di HEATHER è il controllo. Quando la
presenza dell’altro è importante per mantenere un senso di sicurezza, le sue
risposte diventano inevitabilmente molto significative. Un messaggio che tarda
ad arrivare, una telefonata mancata o la richiesta di avere uno spazio personale
possono essere percepiti con un’intensità superiore all’evento in sé, perché
riattivano il timore della distanza. La ricerca di contatto può allora
aumentare proprio nel momento in cui l’altro sente maggiormente il bisogno di
allontanarsi, creando una dinamica paradossale nella quale il tentativo di
evitare la solitudine contribuisce a produrla.
La
trasformazione positiva di HEATHER riguarda dunque la possibilità di costruire
una maggiore continuità interna fra presenza e assenza. La relazione resta
importante, perché nessuna maturazione psicologica richiede di diventare
indifferenti alla vicinanza degli altri; cambia però la necessità di utilizzare
continuamente quella vicinanza per regolare ciò che accade dentro di sé.
3. Tendenza alla simbiosi e scritti di Bach su Heather
Ci sono storie che ci parlano degli stati emotivi che interessavano Bach nel periodo in cui preparava HEATHER e ROCK WATER, essenze ai poli opposti nella mancanza di delimitazione o l’eccesso di essa. Così, la tendenza alla simbiosi HEATHER continua a rivendicare l'eccesso delle regole di ROCK WATER per raggiungere un certo punto di equilibrio. Cerchiamo di capire il momento in cui Bach visse in quell'epoca per cercare di illuminare la ragione della ricerca di queste essenze, sia a partire da alcuni riferimenti su HEATHER e la sua tendenza alla simbiosi come a elementi di quel momento della vita di Bach.
Il
termine «simbiosi» viene spesso utilizzato in psicologia con una connotazione
prevalentemente problematica, mentre Grecco sceglie di recuperarne anche il
significato originario, quello della cooperazione fra organismi differenti.
Richiama in particolare Lynn Margulis e la sua visione dell’evoluzione, nella
quale la collaborazione e l’integrazione fra forme di vita hanno avuto un ruolo
decisivo nello sviluppo della complessità biologica. Da qui deriva una
riflessione che considero molto importante: il problema di HEATHER non può
essere semplicemente «dipendere dagli altri», perché l’interdipendenza
appartiene alla vita stessa.
Nessuno
diventa persona fuori dalle relazioni. Nasciamo in una condizione di dipendenza
radicale, costruiamo identità attraverso lo sguardo e le risposte di chi ci
circonda, impariamo il linguaggio dentro una comunità e continuiamo per tutta
la vita a esistere attraverso scambi affettivi, sociali e materiali. Anche
l’autonomia adulta è sempre un’autonomia relativa, situata dentro reti di
appartenenza.
La
questione diventa quindi comprendere quale tipo di simbiosi stiamo costruendo.
Una relazione può produrre una forma di integrazione nella quale le persone si
arricchiscono reciprocamente e, proprio grazie al legame, diventano
maggiormente se stesse. In altri casi la vicinanza tende invece a restringere
l’individualità, perché le differenze vengono vissute con disagio e la
separazione appare come una minaccia alla continuità del rapporto.
Grecco
colloca HEATHER in questa seconda possibilità e lo mette simbolicamente in
rapporto con ROCK WATER. Nel suo modello i due fiori occupano poli opposti
nella questione del confine: HEATHER tende verso la fusione, ROCK WATER verso
una delimitazione rigida e un eccesso di controllo.
La
prospettiva diventa ancora più interessante quando Grecco torna agli scritti
che Bach compose nello stesso periodo della scoperta di HEATHER. Richiama la Storia
di Centaury raccontata da lui e quella di CLEMATIS, entrambe del 1933, e
cerca di comprendere quali temi potessero occupare Bach in quella fase. CENTAURY
parla della difficoltà di trovare un equilibrio fra forza e debolezza, fra il
desiderio di non ferire l’altro e il rischio di lasciarsi ferire; CLEMATIS
porta invece il tema dell’attrazione verso un altro essere umano e della
necessità di ritrovare un radicamento nella propria vita e nel proprio compito.
Grecco
si domanda se questi testi possano illuminare la ricerca di HEATHER, insieme al
tema del servizio disinteressato che compare nel messaggio di Marlow e in altri
scritti bachiani.
Ciò
che emerge con maggiore solidità è la ricorrenza del servizio. HEATHER vuole
aiutare, CENTAURY serve, Bach attribuisce grande valore spirituale al servizio
disinteressato. Da qui nasce una distinzione molto sottile: servire qualcuno
può contribuire alla sua libertà oppure diventare un modo per mantenere un
legame di dipendenza. La differenza risiede nella capacità di accettare che
l’altro utilizzi ciò che gli offriamo secondo la propria strada, anche quando
questa non coincide con quella che avevamo immaginato per lui.
In
questo senso la simbiosi creativa di cui parla Grecco non richiede di
dissolvere la vicinanza; richiede che dentro il «noi» continuino a esserci un
«io» e un «tu». La reciprocità diventa evolutiva proprio perché unisce senza
cancellare le differenze.
4. La paura della solitudine di Heather
Nora
Weeks racconta che Bach incontrò una donna descritta come estremamente
egocentrica e logorroica e le domandò quale fosse la vista più bella che avesse
mai contemplato, qualcosa che le avesse fatto percepire realmente la presenza
di Dio. La donna indicò le colline ricoperte di erica. Grecco utilizza questo
episodio, legato alla scoperta del rimedio, per entrare in una dimensione più
profonda della solitudine, nella quale il problema non è soltanto l’assenza
concreta di una persona, ma la sensazione di essere separati da qualcosa a cui
si desidererebbe appartenere.
Essere
soli e sentirsi soli sono infatti esperienze diverse. Si può trascorrere molto
tempo senza compagnia e continuare a percepire una rete di legami affettivi
sufficientemente stabile; al contrario, è possibile vivere in mezzo a molte
persone e sentire che nessuno riesce realmente a raggiungerci. La solitudine di HEATHER, nella lettura di Grecco, riguarda soprattutto questo secondo versante:
la presenza fisica dell’altro diventa necessaria per attenuare un vissuto di
separazione che, quando emerge, può risultare difficile da sostenere.
Grecco
interpreta il «rumore» della conversazione come una possibile difesa dal
silenzio, quasi che parlare continuamente permetta di non ascoltare ciò che
potrebbe affiorare quando la relazione si interrompe. È una delle sue immagini
più efficaci, perché sposta ancora una volta l’attenzione dal comportamento
alla funzione. L’importante non è stabilire quante parole siano «troppe»,
quanto capire che cosa il flusso delle parole tiene a distanza.
HEATHER
diventa un riferimento quando la difficoltà della solitudine assume una
dimensione più stabile e quando la vicinanza dell’altro sembra necessaria per
evitare di incontrare vissuti che non riescono ancora a essere accolti
interiormente.
Il
confronto con IMPATIENS e WATER VIOLET, che Bach colloca insieme a HEATHER nel
gruppo della solitudine del 1936, rende questa differenza particolarmente
evidente. WATER VIOLET può trovare naturale una certa distanza e custodisce con
attenzione la propria autonomia; IMPATIENS tende spesso a procedere da solo
perché il ritmo degli altri gli risulta troppo lento e interferisce con la
propria rapidità; HEATHER soffre invece quando manca il contatto. La stessa
categoria, «solitudine», contiene quindi esperienze quasi opposte, e questo
mostra quanto sia limitante prescrivere un fiore semplicemente a partire da una
parola chiave.
Grecco
arriva a collegare la paura della solitudine a una mancata accettazione di sé
e, in alcuni passaggi, a una possibile ferita di abbandono primaria. Importante
resta la domanda su quale rapporto la persona riesca a costruire con la propria
esperienza quando nessun altro è immediatamente disponibile. La direzione
positiva di HEATHER non coincide con il piacere obbligatorio della solitudine;
riguarda la possibilità di attraversarla senza sentirsi annientati, conservando
dentro di sé la percezione dei legami anche quando le persone che amiamo non
sono concretamente presenti.
5. Heather: Aiutare gli altri
Questo
è uno degli aspetti di HEATHER che più facilmente viene dimenticato quando il
rimedio viene letto soltanto attraverso la descrizione ultima di Bach. Nel 1933
l’aiuto agli altri occupa invece una posizione centrale: HEATHER è attento ai
loro problemi, desidera sostenerli, possiede una notevole fiducia nella propria
capacità di consigliare e può arrivare a insistere energicamente quando vede
che una persona cara non segue la strada che lui considera migliore.
Nella
Storia dei Viaggiatori Bach utilizza un’immagine analoga: HEATHER è
convinto di conoscere la direzione giusta e vorrebbe che l’intero gruppo
seguisse il suo percorso. Nella trasformazione positiva impara che ogni
viaggiatore deve trovare il proprio modo di procedere e continua a svolgere una
funzione di guida, questa volta senza costringere gli altri a seguirlo.
Il
passaggio è interessante perché suggerisce che la qualità positiva non elimina
il talento originario. HEATHER può continuare a essere una persona capace di
vedere una possibilità, consigliare, sostenere, creare connessioni e assumere
una funzione importante all’interno di un gruppo. Ciò che cambia è il rapporto
con la libertà altrui.
La
preoccupazione per qualcuno può infatti assumere forme molto diverse. Possiamo
interessarci alla sua vita, offrirgli una prospettiva e lasciare poi che
scelga; oppure possiamo vivere la sua decisione differente come qualcosa che
dobbiamo correggere. Nel secondo caso la difficoltà non riguarda più soltanto
l’aiuto, ma la capacità di tollerare che l’altro costruisca un’esperienza che
non possiamo controllare.
Grecco
insiste sul fatto che HEATHER può trovare un forte senso di valore nell’essere
necessario. Anche questo non rende falso o manipolatorio l’aiuto che offre. Le
motivazioni umane sono raramente pure e univoche: possiamo amare sinceramente
qualcuno e, contemporaneamente, avere bisogno di ciò che quella relazione ci
restituisce. Il punto clinicamente interessante emerge quando la seconda
componente diventa così importante da rendere difficile lasciare l’altro libero
di non aver più bisogno di noi.
L’autonomia
della persona aiutata può allora essere vissuta con una sfumatura di perdita.
Se non mi chiedi più consiglio, se puoi fare da solo, se non hai bisogno che io
risolva continuamente i tuoi problemi, una parte della relazione cambia e io
devo trovare un’altra ragione per sentirmi importante dentro quel legame.
Il
confronto con CHICORY e VERVAIN aiuta ancora una volta a distinguere le
funzioni. CHICORY tende a legare cura e bisogno affettivo, con il rischio di
trattenere l’altro attraverso ciò che offre; VERVAIN cerca più facilmente di
coinvolgere qualcuno nella propria visione perché è profondamente convinto
della validità di ciò in cui crede; HEATHER, nelle prime descrizioni di Bach,
interviene soprattutto sui problemi concreti delle persone vicine e può
ricercare attraverso quell’intervento anche la conferma di essere utile.
La
trasformazione positiva riguarda quindi un servizio che non abbia bisogno di
creare dipendenza. Posso offrire ciò che so, dare presenza, suggerire una
strada e continuare a sentire il valore della relazione anche quando l’altro
decide diversamente. L’aiuto smette così di essere il cemento necessario del
legame e può diventare realmente un dono.
6. La salute di Heather
Le
prime descrizioni di Bach contengono numerosi riferimenti al corpo e alla
salute che, proprio perché scompariranno nelle formulazioni successive, ma meritano
di essere ricordati come parte della storia del rimedio. Nel 1933 Bach descrive
HEATHER come una persona spesso robusta, vigorosa, attiva e capace di spendere
molta energia per gli altri; associa inoltre a questo quadro alcune
manifestazioni fisiche che interpreta in relazione all’ansia emotiva e allo
sforzo. Nel 1934 insiste maggiormente sulla tendenza a preoccuparsi dei
dettagli della propria malattia e ad attribuire una notevole importanza anche a
disturbi di modesta entità.
Ciò
che possiamo conservare delle osservazioni di Bach, è il modo in cui il corpo
può diventare parte della relazione. Nella descrizione del 1934 la persona non
è caratterizzata soltanto dalla presenza di un disturbo, quanto dall’attenzione
intensa che gli dedica, dal bisogno di analizzarne i particolari e dalla
preoccupazione che può accompagnarlo.
Grecco
legge questa modalità come una possibile continuazione del bisogno di contatto:
il sintomo offre qualcosa di cui parlare, richiama l’attenzione e permette di
mantenere uno scambio con gli altri.
Il
punto diventa osservare, quando questo emerge realmente nella storia della
persona, se il linguaggio della salute stia assumendo anche una funzione
relazionale. Un sintomo può essere assolutamente reale e, contemporaneamente,
diventare uno dei canali attraverso cui si cerca vicinanza. Le due dimensioni
non si escludono.
Grecco
collega inoltre le preoccupazioni corporee di HEATHER a insicurezza e
difficoltà nel sentire una continuità identitaria. Anche in questo caso siamo
davanti alla sua ipotesi clinica e non a un criterio diagnostico. Quello che
possiamo trattenere è la relazione fra corpo, attenzione e legame: il modo in
cui ciò che sentiamo fisicamente entra nel racconto che facciamo di noi e nel
tipo di presenza che chiediamo agli altri.
7. Heather : Le relazioni simbiotiche e affrontare la chiusura di una relazione
La
fine di una relazione significativa mette inevitabilmente in movimento molto
più della perdita concreta dell’altra persona, perché insieme al legame vengono
modificati abitudini, progetti, ruoli, appartenenze e una parte dell’identità
che nel tempo si è costruita all’interno di quel rapporto. Quando la coppia ha
assunto una configurazione particolarmente fusionale, questa esperienza può
diventare ancora più difficile: separarsi significa ritrovare un confine
individuale che durante il rapporto potrebbe essersi progressivamente
assottigliato.
È
in questo territorio che Grecco colloca HEATHER, considerandolo utile
simbolicamente nel passaggio dalla simbiosi a una relazione nella quale
l’individualità possa tornare a esistere. La sua formulazione floriterapica non
significa naturalmente che un’essenza possa «sciogliere» un legame o rendere possibile
una separazione; il suo significato riguarda il vissuto emotivo che accompagna
la difficoltà di percepirsi come persona separata quando il «noi» ha occupato
gran parte dello spazio identitario.
Una
relazione molto intima non è necessariamente simbiotica. Due persone possono
condividere moltissimo, trascorrere gran parte del tempo insieme e sentire una
profonda appartenenza reciproca conservando comunque interessi, pensieri,
desideri e relazioni personali. La simbiosi diventa problematica quando la
differenza viene vissuta come minaccia e la distanza come segnale che il legame
si sta spezzando.
La
chiusura di una relazione rende evidente ciò che durante il rapporto poteva
rimanere meno visibile. Se l’altro era diventato il principale punto di
riferimento per il senso di sicurezza, di valore e di appartenenza, il distacco
lascia un vuoto che riguarda anche la domanda «chi sono io adesso?». Non basta
allora «dimenticare» la persona o riempire rapidamente il tempo con altre
presenze; diventa necessario ricostruire parti di sé che avevano trovato
soprattutto nel legame il proprio spazio di espressione.
Grecco
mette HEATHER in relazione con altri fiori che possono comparire nel territorio
delle separazioni e delle dipendenze, ma le dinamiche rimangono diverse. CHICORY incontra soprattutto il dolore del distacco quando amare e trattenere si sono
intrecciati; CENTAURY può aver ceduto progressivamente il proprio spazio alle
esigenze dell’altro; RED CHESTNUT vive una connessione intensa attraverso la
preoccupazione per ciò che può accadere alla persona amata. HEATHER porta in
primo piano la necessità della presenza e la difficoltà di tollerare il vuoto
lasciato dalla relazione.
La
direzione trasformativa consiste allora nel recuperare una continuità personale
che non cancelli il valore di ciò che è stato condiviso. Una separazione può
continuare a fare male e, nello stesso tempo, diventare il luogo nel quale
vengono ritrovati tempi, interessi, pensieri, desideri e relazioni che
appartengono alla propria individualità.
Il
passaggio dalla fusione alla relazione non chiede di amare meno. Chiede che
l’amore possa esistere fra persone sufficientemente distinte da potersi
scegliere, invece di avere bisogno l’una dell’altra per continuare a percepirsi
intere.
8. Heather : Gestire le relazioni. Mancanza di amore verso sé o narcisismo
8. HEATHER: Gestire le relazioni. Mancanza di amore verso sé o narcisismo
Grecco propone di leggere HEATHER attraverso una polarità che, a prima vista, potrebbe sembrare contraddittoria: da una parte la mancanza di amore verso se stessi, dall’altra il narcisismo. La prima rimanda a una persona che cerca continuamente nell’altro una conferma del proprio valore; la seconda a qualcuno che occupa la relazione con la propria esperienza e fatica a riconoscere pienamente la soggettività di chi ha davanti.
Per Grecco i due estremi possono nascere dallo stesso squilibrio nel rapporto fra Io e Altro. Una percezione interna poco stabile non porta necessariamente a diventare silenziosi o ritirati; può produrre anche una centratura molto intensa su di sé, proprio perché la persona deve continuamente controllare come viene vista, ascoltata e riconosciuta.
Il termine «narcisismo» richiede però precisione. Qui lo utilizziamo soprattutto per restituire il senso della riflessione di Grecco: quando il bisogno personale occupa quasi tutto lo spazio, l’altro rischia di essere percepito soprattutto attraverso la funzione che svolge per noi.
La trasformazione che Grecco definisce «decentramento» consiste proprio nel recuperare la capacità di vedere la persona con cui siamo in relazione come qualcuno che possiede un’esperienza propria, desideri che possono divergere dai nostri, tempi differenti e un diritto alla distanza che non equivale automaticamente a rifiuto.
In termini quotidiani significa riuscire a raccontare ciò che proviamo restando curiosi anche di ciò che sente l’altro, desiderare una presenza senza trasformarla in obbligo, accettare che una richiesta possa ricevere un no e tollerare che il silenzio di qualcuno non parli necessariamente di noi. Sono movimenti apparentemente piccoli che modificano profondamente la qualità di un legame.
Grecco attribuisce inoltre a HEATHER una capacità di favorire simbolicamente il riavvicinamento fra persone che condividono ancora valori e intenzioni pur essendosi allontanate. HEATHER lavora sul modo in cui viene vissuta l’appartenenza e sulla possibilità di costruire reciprocità là dove la paura della distanza ha creato rigidità, incomprensioni o richieste eccessive.
Grecco formula a questo proposito un’immagine particolarmente significativa: siamo abituati a immaginare la relazione come l’incontro fra reciproche mancanze, cercando nell’altro ciò che dovrebbe completarci; HEATHER orienterebbe invece verso un legame costruito sulla possibilità di condividere ciò che siamo.
Non significa che due persone debbano essere perfettamente autonome o «complete» prima di potersi amare. Ogni essere umano porta bisogni e fragilità dentro le proprie relazioni. La differenza sta nel non assegnare all’altro il compito permanente di colmare una parte di noi che non riusciamo a incontrare direttamente. Il legame può allora trasformarsi da richiesta di completamento a spazio di reciprocità.
9. Heather : quello che ci unisce in una relazione
Quando
due persone rimangono insieme, tendiamo facilmente a pensare che la ragione sia
l’amore. Grecco invita a rendere questa risposta meno ovvia, perché dentro ciò
che chiamiamo amore possono muoversi anche paura della solitudine, bisogno di
sicurezza, senso di colpa, lealtà familiari, desiderio di essere necessari,
abitudine, idealizzazione e numerosi altri elementi che non annullano
necessariamente il sentimento, ma ne modificano la forma.
La
domanda diventa quindi quale parte del legame appartenga realmente all’incontro
con la persona che abbiamo davanti e quale parte risponda alle nostre ferite,
aspettative o necessità. Grecco formula questo interrogativo in modo
particolarmente incisivo chiedendosi chi amiamo quando diciamo di amare:
l’altro reale oppure il nostro amore per lui, cioè l’immagine e l’esperienza
che abbiamo costruito intorno alla relazione.
Una
distinzione del genere può sembrare sottile, ma ha conseguenze molto concrete.
Posso amare qualcuno riconoscendo che è diverso da ciò che desideravo, oppure
essere profondamente legato alla funzione che svolge nella mia vita: mi fa
sentire protetto, necessario, desiderato, importante, meno solo. Naturalmente
le due dimensioni convivono in tutte le relazioni; diventano problematiche
quando la seconda impedisce di vedere realmente la prima.
HEATHER entra proprio nel territorio della vicinanza e della distanza. Grecco lo
considera una risorsa simbolica quando la relazione oscilla fra due estremi:
fondersi con l’altro per non rischiare di perderlo oppure aumentare la distanza
per non rischiare di perdere se stessi. In entrambi i casi il problema riguarda
la difficoltà di costruire uno spazio comune sufficientemente ampio da
contenere due individualità.
La
vicinanza matura richiede una continua negoziazione. Ci sono momenti nei quali
abbiamo bisogno di maggiore contatto e altri nei quali desideriamo uno spazio
personale; periodi nei quali uno dei due ha più bisogno di sostegno e altri nei
quali le posizioni si invertono. Quando queste oscillazioni possono essere
tollerate, la relazione respira. Se ogni movimento di distanza viene
interpretato come abbandono, oppure ogni avvicinamento come perdita di
autonomia, lo spazio comune diventa molto più fragile.
Grecco
utilizza l’espressione «individualità solidale» per indicare proprio una
possibilità nella quale si può appartenere senza fondersi. È un concetto
particolarmente adatto a HEATHER: il «noi» non nasce cancellando «io» e «tu»,
ma dalla relazione fra due persone che possono contemporaneamente avvicinarsi e
differenziarsi.
Questo
permette anche di riconsiderare la solitudine. La capacità di stare soli non
rappresenta il contrario dell’amore; può diventare una delle condizioni che
rendono il legame più libero, perché permette di scegliere la presenza
dell’altro senza trasformarla continuamente in una necessità.
10. I fiori Bach: non una lista di essenze, ma un sistema
L’ultima riflessione di Grecco si allontana apparentemente da HEATHER per affrontare una questione più generale: che cosa significa studiare i Fiori di Bach come sistema e non come semplice elenco di rimedi ai quali corrispondono determinati problemi emotivi.Questo
passaggio è particolarmente coerente con tutto ciò che abbiamo visto finora. Se
avessimo cercato HEATHER soltanto nella formula «parla troppo di sé e non vuole
stare solo», non avremmo incontrato il fiore che Bach descrive nel 1933 come
intensamente preoccupato dei problemi altrui, quello che nel 1934 si concentra
sui dettagli della salute, né le relazioni con CHICORY, VERVAIN, WATER VIOLET, IMPATIENS
o ROCK WATER che emergono quando osserviamo le funzioni anziché i
comportamenti.
Grecco
distingue metaforicamente una «geografia» e una «topologia» dei fiori. Con la
prima intende la possibilità di descrivere e delimitare uno stato, stabilendo
che cosa lo distingue dagli altri; con la seconda cerca di osservare le
connessioni, le continuità e i passaggi fra le diverse essenze. È un’immagine
teorica che permette di uscire dalla prescrizione meccanica «problema = fiore»
e di considerare ogni rimedio dentro una rete di relazioni.
La
distinzione fra HEATHER e CHICORY, per esempio, diventa più chiara quando
riconosciamo che entrambi possono preoccuparsi degli altri e cercare di
intervenire nella loro vita, mentre il significato profondo del comportamento
può essere differente. Lo stesso accade con la solitudine di HEATHER, WATER
VIOLET e IMPATIENS: appartengono allo stesso gruppo del 1936 e tuttavia vivono
l’esperienza relazionale quasi in direzioni opposte.
È
questo, a mio parere, uno degli insegnamenti più utili del lavoro di Grecco. I
fiori acquistano profondità quando smettiamo di trattarli come contenitori
chiusi e iniziamo a osservare le polarità, le somiglianze, le differenze di
funzione e le trasformazioni che collegano uno stato all’altro.
Grecco
porta questa concezione ancora oltre attraverso un linguaggio che appartiene
alla sua visione della floriterapia, parlando di campo unitario, informazione,
signatura e connessioni fra le essenze. Alcune sue formulazioni utilizzano
anche riferimenti alla «comunicazione quantica». È importante distinguere qui
il registro teorico e simbolico dall’evidenza scientifica: non disponiamo di
prove che dimostrino una comunicazione quantistica fra essenze floreali o un
meccanismo fisico di questo tipo. Queste espressioni vanno quindi comprese
all’interno del modello concettuale con cui Grecco cerca di descrivere l’unità
del sistema, senza presentarle come meccanismi biomedici dimostrati.
Più
interessante, anche sul piano clinico, è la sua distinzione fra la forma
e il significato. La forma ci mostra ciò che una persona fa; il significato ci
chiede che cosa quel comportamento rappresenti all’interno della sua
esperienza. Una persona telefona continuamente al partner: la forma è
osservabile, mentre la funzione potrebbe riguardare paura dell’abbandono,
bisogno di controllo, desiderio di condividere, ansia, abitudine o una
situazione realmente incerta. Soltanto il secondo livello permette una
comprensione sufficientemente individualizzata.
HEATHER
dimostra molto bene perché questo passaggio sia necessario. Parlare di sé,
occuparsi degli altri, ricercare compagnia, vivere male la separazione o
preoccuparsi della salute sono elementi che possiamo osservare anche in molte
configurazioni diverse. Il rimedio acquista coerenza quando li mettiamo in
relazione con il grande tema che attraversa la sua storia: come stare con
l’altro senza avere bisogno di perderci dentro di lui e come stare con noi
stessi senza vivere la separazione come una frattura insostenibile.
Il
percorso positivo di HEATHER non conduce quindi verso l’autosufficienza. Una
simile conclusione tradirebbe proprio ciò che rende questo fiore interessante,
perché il bisogno di relazione non è un difetto da eliminare e
l’interdipendenza appartiene alla condizione umana. Ciò che cambia è il modo di
abitare il legame.
La
persona può continuare ad amare la compagnia, parlare, interessarsi agli altri,
consigliare, creare relazioni e sentirsi parte di un gruppo; gradualmente,
però, la presenza altrui non ha più bisogno di sostenere da sola il senso di
valore personale. Il silenzio può essere attraversato senza trasformarsi
immediatamente in vuoto, la distanza può essere tollerata senza diventare
abbandono, l’autonomia dell’altro può essere rispettata senza essere percepita
come perdita del legame.
È
qui che le diverse immagini di HEATHER si ricompongono. La persona che nel 1933
desiderava essere necessaria agli altri e quella che nel 1936 non riusciva a
tollerare la solitudine non sono due ritratti incompatibili. Possono
rappresentare due espressioni dello stesso problema: la difficoltà di trovare
una sufficiente continuità interna quando il rapporto con l’altro non offre
continuamente conferma, presenza e appartenenza.
La
qualità positiva di HEATHER permette allora di passare da una vicinanza cercata
per colmare il vuoto a una vicinanza che nasce dalla possibilità di
condividere. Il legame non perde intensità; acquista spazio. E proprio perché
c’è più spazio, l’altro può finalmente essere incontrato come altro.
Puoi approfondire il tema dell'autostima leggendo il mio libro.:
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Informazioni importanti sulla floriterapia
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
