Gorse alcune riflessioni (Eduardo H. Grecco) - Fiori per l'anima

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Gorse alcune riflessioni (Eduardo H. Grecco)

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Iniziamo ad approfondire il primo deli Sette Aiuti: Gorse.  Come sempre raccolgo le riflessioni che il dr. Grecco ha pubblicato sul suo profilo Facebook ed io ho raccolto e tradotto. Stimoli e spunti per approfondire, riflettere e scoprire aspetti di questa essenza.

Quello che è emerso l'ho diviso in varie parti, cercando di darne un titolo che ne riassumesse il contenuto. Cliccando sul titolo potete andare a leggere direttamente la parte di vostro interesse, oppure leggere tutto l'articolo scorrendolo di seguito. Buona lettura! Antonella Napoli


Riflessioni su Gorse



Gorse: tra Cuore e Fegato

Nella storia dell'opera di Bach, le estati sembrano essere periodi di cambiamenti significativi e le primavere di nuovi inizi. In un'estate del 1936, per esempio, ha deciso di cambiare il modo di presentare la sua proposta guaritrice e di lasciare indietro altri modelli che aveva sostenuto e con i quali aveva lavorato negli anni precedenti, mentre, molto vicino alla Pasqua del 1933, ha scoperto e ha preparato GORSE.
  
In molte tradizioni il periodo estivo è associato con la purificazione, la prosperità, l'abbondanza e la fertilità. Ma, ai fini di ciò che voglio condividere con voi oggi, mi interessa ritrovare altre associazioni che porta questa stagione, come fuoco, calore, luce e allegria, di fronte al suo opposto, inverno, che è legato ad acqua, freddo, buio e tristezza. In estate la persona si sente artefice della propria vita, l'inverno prigioniera del destino. GORSE che riempie con il suo profumo la primavera e l'inizio dell'estate, è sprofondato sia nell’estate, piena di energia del cuore, e, allo stesso tempo, nell’inverno epatico. Nella luce e nell'oscurità.
 
Il cuore e il fegato sono organi che perseguono interessi diversi nel corpo. Desideri con cui la persona deve imparare a convivere senza frammentarsi. Dal cuore provengono le "dolcezze dell'amore ; dal fegato, invece, l'amara bile delle separazioni" (Mario Satz). Quindi il cuore riunisce, tanto quanto il fegato distanza, e quando accade uno scioglimento amoroso sarebbe più corretto – emozionalmente  parlando, anche se poeticamente povero - dire "fegato rotto" invece del tradizionale "cuore spezzato". Il cuore è diurno e il fegato notturno; uno è rumoroso, l'altro silenzioso; uno coltiva la gioia, l'altro la malinconia; uno il canto, l'altro la narrazione; uno batte, l'altro è muto; uno è solare, l'altro lunare; uno è entusiasta e rapito, l'altro intreccia delusioni e stress. Il cuore richiede un sacrificio amoroso, il fegato il suicidio; il primo l'impulso cieco, spontaneità, rischio, coraggio, mentre il secondo chiede la ricettività, riflessione, previsione, premeditazione; il primo vive nel presente, niente conserva, niente vuole che si trattenga, il secondo, invece, teme il futuro, risparmia, riserva, conserva. Il cuore è estroverso, esultante, azzardato; il fegato introverso, cauto, esitante. Entrambi devono essere forti: uno per sopportare le pene d'amore, l'altro l'amarezza della solitudine. Tuttavia, nonostante i loro antagonismi, mantengono una stretta solidarietà l’uno con l’altro, anche se i loro passi li portano su strade diverse.
  
La circolazione del sangue - che in realtà è la circolazione degli affetti - è la rappresentanza nel corpo delle relazioni familiari. Nel cuore invoca l'unione, nel fegato la separazione; gioia e dolore. Giustamente, la caratteristica essenziale di GORSE è l'integrazione della dualità gioia e dolore, tendere un ponte tra cuore e fegato tra libertà e destino.
  
Cuore e fegato sono organi che incarnano il destino, la famiglia e l’archetipico. Il cuore simboleggia i genitori, mentre le arterie incarnano il rapporto dei genitori con i figli (e in generale ogni legame degli ascendenti con i discendenti), e le vene il legame inverso (figli con genitori, discendenti con ascendenti). I capillari, a loro volta, lo scambio di amore e di rispetto che irriga tutti gli organi e le viscere (rappresentazione della rete, personaggi e posizioni familiari) e assicura lo scambio artero-venoso, liquidi sanguigni che non si mescolano tra loro, che restano separati, mantenendo l'esistenza di un ordine privo di mescolanza, ma nell’unità. E tutto accade in un circuito chiuso, che per sopravvivere richiede un rinnovamento costante, come lo è anche il ciclo annuale delle stagioni.
  
Il sangue, simbolo dell'identità, è lo strumento che trasporta e sostiene l'anima e la vita familiare. Per questo motivo, i problemi e i segreti familiari che tormentano e i sacrifici familiari che emulano l'espiazione e l'immolazione sono temi che riguardano la circolazione e la salute del sangue.
  
Il fegato, da parte sua, mantiene anche una stretta relazione con la circolazione. Sia il sangue che esce dall'intestino, carico di sostanze nutritive, come quello che viene dal resto degli organi addominali, è raccolto da un insieme di vene che si fondono nella vena porta epatica, incaricata alla fine, di portare la sangue fino al fegato. Quando arriva a questo organo, la vena porta torna a dividersi in piccole vene e capillari per distribuire adeguatamente il sangue nel fegato che raccoglie il sangue carico di sostanze alimentari e nocive e procede al suo filtraggio, depurandola nello stesso modo di una distillazione alchemica . In questo modo, il fegato assorbe e memorizza da un lato le sostanze utili, mentre scarta ed elimina dall'altro le sostanze nocive. Sempre la dualità.
  
Così come il cuore garantisce la circolazione degli affetti nella rete familiare, vale a dire la comunicazione vitale che dà congruenza, coerenza e appartenenza a tutto il sistema, il fegato trasforma ciò che  in tutto questo processo può essere tossico, e lo rende nutriente . Che sia nutriente non significa salute e amore. Spesso la coesione familiare è raggiunta dalla malattia e dal cuore spezzato, e i legami affettivi si nutrono di veleni.
  
Tra le anime di questi due organi, cuore e fegato, e le loro complicate collaborazioni e antagonismi, l'instabilità affettiva nasce nutrendosi delle polarità e rivalità che esistono tra loro. Sia delle interiezioni, dei trambusti e dei sospiri cardiaci, come del silenzio, quiete ed austerità del fegato.
  
Anche se questa è una metafora biologica, non cessa di essere istruttiva e di avere senso se immaginiamo, per un momento, che le persone di ogni famiglia incarnano gli organi e viscere del corpo, e che la fisiologia del corpo ha un'intenzione emotiva. Quindi, se siamo in grado di identificare chi, nell’aggregato costellare della famiglia di una persona, ha giocato questi ruoli - cioè chi è stato il fegato e il cuore della famiglia, e la natura della loro reciproca relazione -, troviamo risposte più che significative all'origine della sua sofferenza.
  
La famiglia segna il destino, come il Karma o i traumi. Ma apre anche delle possibilità. Quando si accetta il dolore personale si smette di soffrire. La persona intrappolata nella corazza GORSE vede la vita piena di sofferenze o contese e nega con l'intento di allontanarsi dal dolore per rifugiarsi nella disperazione. Lasciando che questa essenza nutra i nostri affetti scopriamo l'unità dei talenti cardiaci e epatici che battono in tutti gli aspetti della vita. Il destino cessa di essere una condanna per diventare quello che noi siamo capaci di forgiare.


Gorse: un destino immutabile

Abbiamo riflettuto su come GORSE si relaziona alla capacità di integrazione delle dualità, in particolare di gioia e dolore, cuore e fegato, destino e libertà. GORSE, come falso sè, indica la natura di una persona che si colloca davanti alla vita e la osserva come una fonte di sofferenza, che nega alcuni aspetti di essa per non affrontare il dolore che nasce dalla stessa condizione umana e che si aggrappa alla disperazione, consegnando il suo potere a una forza anonima, globale e transpersonale come il destino, sotto tutti i nomi in cui viene chiamato: Karma, trauma, memoria familiare....
  
Le persone intrappolate nello stile di questo Aiuto, sviluppano un'interpretazione fatalista delle difficoltà e degli inconvenienti che gli accadono, montando, allora, la convinzione che "niente nella loro vita si aggiusta", che "non c'è modo di guarire i propri mali " E che le cause delle circostanze che lo riguardano sono fatti inevitabili, irrevocabili, inappellabili e durevoli e che tutta la loro esistenza è compromessa da un destino immutabile. E poi immaginano che "la stessa cosa continuerà a succedergli in futuro".
  
Nel prendere questa essenza è molto comune che emerga, nella coscienza della persona, il vissuto di superare la barriera del giudizio egoico che divide l'esperienza in aspetti positivi e negativi, il che dimostra una correlazione di GORSE e GENTIAN . In questo modo si può vedere, naturalmente, che tutti gli aspetti che la vita porta, fanno parte di uno stesso processo di evoluzione personale, che sono ostacoli solamente nella credenza personale. Accettare questa realtà comporta l'effetto di lasciarsi alle spalle la sofferenza.
  
GORSE lavora quindi come integratore. Agisce sull'eccesso di identificazione con gli aspetti negativi e oscuri della vita. Si tratta di due strade. La prima, attraverso l’esperienza del dolore e della disperazione, che in generale colleghiamo con ciò a cui attribuiamo una natura dannosa. La seconda, sollevando una resistenza inconscia a ciò che sentiamo come negativo e, come risultato, aumentando il suo potere. Questa capacità di GORSE di dare un quadro completo dell'esistenza umana, ci permette di stare lontani dagli estremi e di lasciare indietro l'attaccamento inconscio ai poli antagonistici della vita. Da ciò deriva la potente azione equilibratrice di GORSE che ci allontana sia dalla tragedia che dal facile futuro.


Gorse: Speranza e disperazione

Abbiamo toccato il tema della speranza e della sua polarità. La cultura patriarcale ha scombinato i miti e i personaggi che la popolano. Per esempio, Pandora, che tanto ha a che fare con la speranza, è presentata come quella che causa disgrazie e afflizioni per la sua curiosità senza limiti, come Eva e molte altre donne archetipiche. Tuttavia, in origine, Pandora allude alla donna che porta abbondanza al mondo, l'energia della vita che viene con la donna. Preferisco questa visione arcaica del femminile che si adatta più alla realtà che la clinica insegna, e non quella che accusa Pandora di essere la madre di tutte le pene e di averci solo coperto la speranza. Che in fondo al vaso rimanga solo la speranza, forse è una allusione al fatto che si tratta di un affetto da cercare nella profondità della nostra anima.
  
Per alcuni, con un certo sguardo ingenuo, la speranza finisce per essere solo l'illusione che, per qualche strano motivo, tutto andrà benissimo. Ma, in verità, la speranza è avere fede che l'aiuto arriverà alla nostra vita, ma nel frattempo noi facciamo il nostro lavoro. Il fatto che il destino non sia favorevole o contrario, dipende da ciò che facciamo con l'energia che ci comporta.
  
Ma è possibile chiedersi: qual è la causa che conduce a GORSE, al punto di perdere la speranza? Bach commenta che " Il motivo della loro rassegnazione è che, una volta, la paura, il terrore o il tormento gli hanno fatto abbandonare la speranza, per cui hanno cessato di lottare" e, aggiunge anche che hanno provato tutto senza vedere risultati. E, questo, mantiene una certa logica coerente con lo schema delle due liste di Bach (1935), in cui GORSE raggruppa, sotto il suo comando, MIMULUS, ROCK ROSE e AGRIMONY. Inoltre, indica che la formazione di questa corazza è il risultato di una certa situazione traumatica che è diventata cronica.
  
Tuttavia, la clinica ci insegna che è necessario indagare altre cause. Da un lato l'assenza di uno spirito di ricerca dell’eccellenza e, dall'altro, la mancanza di umiltà. L' animo generoso e nobile spinge le persone a prendere decisioni giuste, mentre l'umiltà mette la speranza nei limiti del possibile, di fronte a ciò che si può sperare di raggiungere. Mentre la grandezza dell’anima spinge avanti, la semplicità evita di cadere nel presunzione (sono un eletto del destino) e la disperazione (il destino è contro di me). Bisogna immaginare, per un momento, che la disperazione è come la sclerosi dello spirito e l’infatuazione una infiammazione. Così come accade nel corpo, che nell'eccesso di struttura si cristallizza in indurimento e atrofia, e nell’eccesso di movimento si cade nella congestione e nella tumefazione, questi due processi patologici, con altri nomi, accadono anche nell'anima.
  
Rinnegare l'esistenza, smettere di aspirare a ciò che è possibile da realizzare, rifiutare i frutti che la vita ci concede e consegnare la volontà a una forza esterna, significa rinunciare, decidere di scrollare le spalle e allontanarsi dall'anima, che ci spinge a sperimentare e vivere pienamente nel mondo e tra gli altri. GORSE ha deciso di non essere libero. Ma il prezzo che paga per questa scelta è alto. La disperazione comporta una profonda lacerazione personale che acuisce la sofferenza.
  
Se guardiamo lo schema che Bach  ci ha lasciato in eredità, chiamato "le due liste", si può notare che è possibile immaginare che l'origine della disperazione risieda nella pigrizia, quel peccato capitale a cui si rivolge OLIVE, come il venusiano creatore dell’ozio. Allo stesso tempo con la speranza GORSE che attende la resurrezione, opera OLIVE. È solo che, la disperazione, non emerge improvvisamente e non ci sono scorciatoie. Al contrario, è il frutto di un progressivo abbandono, incuria e riluttanza che si trasforma in un movimento di inerzia verso la tristezza e la sensazione di assenza di via d’uscita, di condanna per la convinzione che tutto è predestinato. Condizione emotiva che non si lascia indietro con l'esercizio della dedizione e di un atteggiamento diligente, ma richiede di recuperare la speranza. La disperazione GORSE sta guidando la persona verso l'indifferenza, un modo raffinato di eludere la realtà. Perché? Perchè GORSE non vuole curarsi, in modo che non deve assumersi le responsabilità che avrebbe richiesto lo stare bene. Preferisce convincersi che il responsabile è il destino.


Il periodo della scoperta di Gorse nella vita di Bach

Nell'inverno 1932 Bach aveva già finito la sua prima serie di rimedi e si trovava a Cromer molto attivo e pronto a smettere di cercare di convincere i suoi colleghi medici e i diversi gruppi di professionisti della salute più sensibili alla sua ricerca, come omeopati e Teosofisti, dei benefici del suo trattamento. D'altra parte, aveva ricevuto critiche molto dure sul suo lavoro e qualche altro allontanamento. Ma ciò che è significativo è che la comunità dei professionisti della salute non apprezzava la sua proposta, né si interessava a questa, nonostante lo sforzo di Bach per farla conoscere. Questo lo portò a prendere una decisione singolare per quel periodo e nel Regno Unito: diffondere il suo sistema di guarigione e convocare direttamente i pazienti, con annunci sui giornali. Questo gli valse un avvertimento della Commissione Medica Generale, perché, al tempo era un comportamento contrario alla loro etica. Tuttavia, non credo che tutto questo processo abbia costituito una persecuzione specifica del sistema di guarigione ufficiale verso di lui o le sue idee, come è sostenuto in alcune pubblicazioni. Dalla lettura delle lettere scambiate tra Bach e il Consiglio non emerge nulla di simile. Vediamo.
  
26 novembre 1932
 Egregio Signore,
Sono stato colpito dal seguente annuncio apparso sul Northern Daily Telegraph il 24 novembre 1932:
"Cura te stesso". Ci sono delle erbe britanniche di gran valore che sono alla portata di tutti. Sarò lieto di fornire informazioni. Dr. Bach, M. B., B. S., D.P.H., B..., P..., L..., A..., S...
Vorrei sapere se l'annuncio è stato pubblicato con la sua consapevolezza e consenso.
Allegato un modulo per eventuali modifiche di indirizzo.
Cordiali saluti,
Il segretario
 
Egregio Signore,
Ho ricevuto la sua lettera del 29 novembre. Allego una copia della Notifica di avvertimento del Consiglio in riferimento all'annuncio, al fine di ottenere i pazienti, e le sarei grato di informarmi se volesse fare qualche osservazione rispetto alla sua azione, che sembra violare tale avviso e, pertanto, la espone ad ulteriori azioni da parte del Consiglio.
Cordiali saluti,
Il segretario
 
2 dicembre 1932
Egregio Signore,
L' annuncio era per il bene pubblico, il che, a quanto mi risulta, è il lavoro della nostra professione.
Cordiali saluti
Edward Bach
3 dicembre 1932
Egregio Signore,
Ho ricevuto la sua lettera del 2 dicembre e le sarei grato se mi indicasse se intende continuare a pubblicizzare sulla stampa o se l'annuncio su cui ho richiamato l'attenzione è stato un caso isolato.
Cordiali saluti,
Il segretario
12 dicembre 1932
Egregio Signore,
Sto solo cercando di informare il pubblico britannico su alcune erbe che hanno proprietà curative, sono innocue e possono essere usate da qualunque persona.
La relazione su queste erbe è stata pubblicata in studi clinici ed è stata esposto davanti alla professione. Se penso che siano necessari alcuni articoli sulla stampa o più annunci, sarò costretto ad utilizzare questi metodi.
Cordiali saluti,
Edward Bach
 
13 dicembre 1932
Egregio Signore,
Dichiaro di avere ricevuto la sua lettera del 12 dicembre, che sarà presentata alle autorità del Consiglio a tempo debito.
Cordiali saluti,
Il segretario
 
Nel gennaio 1933 Bach andò via da Cromer fermandosi in alcuni altri luoghi prima di stabilirsi a Marlow dove ha scritto un breve e ispirato testo di una bellezza unica. Tuttavia, è possibile chiedersi se tutte le circostanze avverse che stava vivendo nei confronti del suo lavoro non gli avrebbero generato frustrazione e disperazione. Non è casuale che poco dopo la preparazione di GORSE, di cui dice, nel suo primo commento su questo fiore. Cose come: "... quelli che hanno perso il coraggio di provare ancora una volta." (...) " sembra che abbiano bisogno di più sole nella loro vita per allontanare le nuvole." frasi che, inoltre, indicano una connessione con GENTIAN e MUSTARD.


Gorse: Gli scritti di Bach. Disperazione, Influenzabilità, Sofferenza passata, Rassegnazione

Ne "I dodici Guaritori e i quattro Aiuti", Bach al parlando di Ulex Europaeus, GORSE, osserva che sono pazienti che dichiarano di aver provato tutto e che sentono che non ha alcun senso andare avanti perché "... niente può curarmi ." E quindi legati a questa convinzione, presentano un quadro tipico: abbandonano alla lotta, si rassegnano alla malattia, non si lamentano. Tuttavia, Bach fa alcune aggiunte molto interessanti dal punto di vista clinico. La prima è: "Affermano che gli è stato detto che nulla può essere fatto e che sono al di là di qualsiasi aiuto medico; anche se cominciano la cura, dicono che sono stati malati per così tanti anni o mesi, che per un lungo tempo non si aspettano alcun miglioramento."
  
Al di là della disperazione e dell’ovvio conformismo di questo commento, vale la pena sottolineare l’influenzabilità di cui sembra soffrire GORSE: credono in ciò che hanno loro raccontato. La seconda caratteristica, che abbiamo già discusso in precedenza, ma che vale la pena di ribadire, è che “Il motivo della loro rassegnazione è che, una volta, la paura, il terrore o il tormento gli hanno fatto abbandonare la speranza, per cui hanno cessato di lottare." (tre emozioni che alludono alla sequenza MIMULUS, ROCK ROSE e AGRIMONY). Ma, più suggestivo sotto il profilo prescrittivo, almeno per me, è ciò che segue: " Tuttavia, tali casi possono migliorare al di là di ogni aspettativa sotto l’influenza di GORSE; a quel punto si potrà scoprire che per completare la cura saranno necessari AGRIMONY o MIMULUS. " (Successivamente aggiungerà Castagno Dolce come quello che esaurisce la cura di GORSE) E, la ciliegina sulla torta: " GORSE è per coloro che hanno sofferto molto e il cui coraggio, in pratica, è venuto meno; che hanno perso il desiderio di fare altri tentativi." (nella parte finale del commento di Bach, è bene collegare quello che ha detto sullo scoraggiamento con GENTIAN)
  
Ciò implica che, al di là delle ragioni di cui abbiamo parlato sull'origine di questa cronicità, si deve sottolineare il fatto che, chi oggi indossa una corazza GORSE, nel suo passato conserva una storia di molta sofferenza, in particolare durante la propria infanzia. E questo lo ha portato ad essere ferito nella sua capacità di reagire con coraggio, audacia e valore alle avversità della vita
  
Aspettare la morte sembra essere un tema ricorrente da CLEMATIS a GORSE. Non cercarla attivamente, ma restare immobili finché non arriva. CLEMATIS la desidera, per ritrovare l'amore perduto, AGRIMONY davanti a un'intollerabile tortura per smettere di soffrire, GORSE l'aspetta come una liberazione. "... nel cuore della notte quando tutto era buio, GORSE perse ogni speranza e disse: "non posso continuare; voi andate avanti e io rimarrò qui come sono finché la morte non mi libererà dalle mie sofferenze." (Bach, “Storia dei viaggiatori”). A questo punto, la relazione tra AGRIMONY e GORSE è interessante.
  
Avere fede non è solo una proprietà che GORSE risveglia. Sembra, secondo Bach, una caratteristica proprio dei primi quattro Aiuti "I quattro Aiuti erano la fede in un mondo migliore che speravano di raggiungere un giorno,..."  una fede che, in GORSE, sa sviluppare la capacità di fidarsi che sempre la luce tornerà nelle nostre vite. "... durante la notte più buia, vi spiega i progressi che farete quando il sole sorgerà al mattino." (Bach) questa frase di Bach mi fa ricordare due righe poetiche di Khali Gibran. " nel cuore di ogni inverno c’è una primavera palpitante, e dietro la nera cortina di ogni notte si nasconde il sorriso di un’alba." "Per arrivare all'alba non c'è altra via che la notte."
  
In "I dodici Guaritori e i sette Aiuti", Bach fa commenti abbastanza simili a quello già detto. "GORSE. Per chi sente che il proprio caso è disperato; che tutto è stato provato e nulla più può essere fatto. Questa persona si è rassegnata alla propria malattia e non compie più alcuno sforzo. Generalmente ha carnagione giallognola e, spesso, linee scure sotto gli occhi. " Tutti questi temi, con qualche sfumatura si arrotondano in "I dodici Guaritori e altri rimedi", (1936): " Per casi di grande disperazione. Queste persone hanno rinunciato all’idea che si possa ancora fare qualcosa per loro. Anche se arrivano a sottoporsi a terapie differenti per obbedire a qualcuno o per fare piacere a qualcun altro, continuano a ripetere di avere ben poche speranze di miglioramento."
 Dopo avere collegato i testi di Bach in cui parla di GORSE, andiamo ad esplorare, dalla clinica, le pieghe dell'anima di GORSE.


Gorse: morire come archetipo per risorgere come simbolo

Abbiamo visto GORSE, un fiore che porta, allo stesso tempo, un messaggio di disperazione e rinnovamento, e ci insegna una via di trasmutazione dall’archetipo al simbolo.
Io credo che, in ultima analisi, ciò che riguarda tutti noi che siamo militanti dell'arte della guarigione, è la questione dell'uomo e del suo destino. Preoccupazione che, per i terapisti floreali significa includere una dimensione spirituale; interesse che cerca di aiutare non solo il compimento integrale della personalità, ma la realizzazione completa dell'anima, la trasformazione di difetti in virtù. Questa duplice via separa, in gran parte, la pratica psicoterapeutica abituale della mayéutica floreale e dell'alchimia junghiana. Le ultime due pratiche aspirano alla completezza dell'anima e non riducono la loro attività alla crescita della personalità, alla risoluzione dei conflitti o all’incontro con l'inconscio.
  
Quando parlo di destino, non mi riferisco al posto riservato a ogni persona da forze che governano la sua vita, forze che coniugano il caso e la necessità, né la vocazione a concretizzare. Piuttosto, si tratta di qualcosa di simile al concetto greco di "Hado" che ha alcuni ingredienti di questo aspetto, ma che ha una certa sfumatura che lo rende diverso.
 
Secondo la mitologia classica greca, Hado, era una divinità o una forza sconosciuta che governava o determinava il destino degli esseri umani e persino degli dei. Figura che, nelle tragedie greche, era rappresentato dalla voce del coro, la voce dell'inconscio. Il destino, quindi, è la voce della nostra ombra.
  
A Roma, questa parola, si faceva derivare da " Fatum", forma del verbo "fari", parlare, come testimonia Varron, nel suo trattato "De lingua latina". Quindi, menzionando “il destino", stiamo enfatizzando qualcosa che riguarda il linguaggio e l'ordine del simbolismo. Il fatto è che il destino dell'essere umano deve essere realizzato nell'universo del simbolico. Per questo, il suo compito iniziale consiste nello strappare le sue radici dal suolo archetipo e seminare il suo seme divino nello spazio dell’individuazione. Se così non fosse, se fosse prigioniero della forza archetipica, dissolto nel collettivo indifferenziato, il risultato sarebbe andare nella direzione opposta all'evoluzione. Il "noi evolutivo" presuppone la presenza di individualità unite dal pieno spiegamento della loro libertà, qualcosa di ben estraneo al "tutto archetipo". La disperazione è un sentimento che implica essere inghiottito da quel "tutto".
 
Gli esseri umani sono destinati a essere simboli di altri simboli. La domanda che rimane, allora, è come possiamo diventare simboli, come facciamo a rendere quel destino una realtà? Una condizione preliminare per diventare simboli, è morire come archetipi per risorgere come simbolo, lasciare indietro il permesso di essere trascinati da quello che Martin Heidegger chiamerà il "mondo del Sè", per rinascere rinnovati nell'affermazione della nostra capacità di artefici del destino. E, anche se la mia riflessione sembra molto distante da GORSE la clinica insegna che il suo crollo nella disperazione e la consegna della sua vita alle mani del destino, è un altro modo di narrare la coaptazione archetipica dell'Essere, la dimenticanza dell’individualità cosciente, la claudicazione del lavoro della vita e del lavoro dell'anima.


Gorse: La Stella dei Tarocchi

Bach inizia la sua ricerca su "i quattro Aiuti" da GORSE. Ciò è significativo per vari motivi, ma soprattutto per il fatto che questo rimedio cambia, in una persona che soffre di un lungo malessere (cronicità), il suo credere nella mancanza di una via d’uscita dalla sua malattia e pensare che non è padrone del suo stesso destino, bensì di un destino a cui si rassegna e che immagina agisca su di lui, legandolo a una condizione irrimediabile. In questo modo, quando si prende GORSE, i pazienti rinchiusi in questa corazza sentono che questa convinzione si sgretola o almeno si mette in discussione. Tuttavia, e a prescindere dai pazienti in stato GORSE, questo fiore manifesta una possibilità interessante per tutti: ogni volta che qualcuno si trova di fronte alla percezione che è in un pantano di cui non c'è spazio per andare avanti, questa essenza lo salva dalla disperata convinzione che non c'è rimedio per quel male.
  
Da molti anni colleziono carte di tarocchi, ma, nel migliore stile WATER VIOLET, ho bisogno che abbiano una particolare unicità che le renda speciali. Ogni tanto, tendo a prendere qualche mazzo a caso, estraggo carta, e medito sul suo significato simbolico. Oggi, per la magia della sincronicità, la mia mano ha trovato l'arcano "La Stella", che ha una certa affinità con GORSE e che allude al mito di Pandora. L' immagine della Stella della Speranza (questo è il nome completo dell'Arcano), è un simbolo di quella parte di noi che resiste sempre nelle avversità. Quel lato che, pur essendo soggetto a battute d’arresto, malattia, pene d'amore, depressione o perdite, rimane soggetto alla convinzione della presenza, nell'esistenza di ogni persona, di un significato che dà senso alla vita e apre la prospettiva di un futuro da realizzare. Questa volontà di superare le disgrazie e le difficoltà del passato, e le limitazioni di ieri, che La Stella sottolinea, non è un argomento estraneo a GORSE.
  
Situato tra "La Torre" e "La Luna", cioè tra il crollo di antiche credenze e L’Ombra, come L'Eremita e L'Impiccato, La Stella aspetta. E anche se la sua energia non riesce a sconfiggere l’oscurità che la vita comporta, ripristina la speranza. La malattia prosegue, ma ora c'è fiducia nel rinnovamento. In questa sequenza, come nella sequenza della scoperta di Bach, c'è una logica. La speranza che la stella porta, si trova dietro le rovine della Torre e ciò che significa come crollo del nostro sistema di credenze e false identità. Così, GORSE è scoperto da Bach, dopo ROCK ROSE . Coincidenza? Non credo proprio.


L’armatura Gorse

Guardando la storia di un paziente nello stato GORSE, vediamo che questa condizione cronica si esprime in certi modi precisi. Tra tutti, si intrecciano il sentimento di "estinzione" che, in un modo progressivo prende il controllo dell'esistenza del paziente, il suo declino dell’interesse per vita e la riduzione di tutta la sua aspirazione a continuare a combattere. Il filo conduttore in queste manifestazioni è il fatto che il fuoco dell’anima, che dovrebbe incoraggiare la vita di quella persona, sembra essersi spento all'interno. Qual è la ragione della sua estinzione? La forza di una "corazza caratteriale" che lo avvolge e soffoca.
  
La persona imprigionata nel proprio corpo (pallido, occhi infossati e opachi, occhiaie) e nella sua malattia (di natura cronica), si mostra come se indossasse un'armatura, che lo opprime e lo soffoca , e che, d'altra parte, impedisce o limita la libertà, la spontaneità e la sensibilità, in modo che sembra disconnesso quasi completamente dal desiderio di vivere.
  
Quando si legge quello che Bach  dice sulla funzione dei "sette Aiuti" non rimane altra soluzione che pensare che avesse letto Reich (“Analisi del carattere”, 1925) o che vi è una significativa sincronicità tra le idee dei due. Per Reich, "carattere" è il modo in cui impariamo a difenderci dagli stimoli esterni, percepiti come minacciosi o pericolosi. Non siamo nati come siamo, ma la storia dei primi anni ci ha portato a lasciarsi alle spalle la personalità originale per ottenere amore e accettazione. Abbiamo imparato e incorporato "resistenze", "maschere", per gestire gli affetti che non esprimiamo.
  
Abbiamo stabilito meccanismi per contenere e mascherare le nostre emozioni, rabbia, amore, tristezza, pianto... ma allo stesso tempo abbiamo fatto lo stesso con il piacere: abbiamo stabilito mura difensive per poter soddisfare le richieste sociali, culturali e familiari. Pur di appartenere, di essere "parte di", roviniamo la nostra fedeltà a noi stessi. In questo modo siamo diventati mediocri emotivi, esprimiamo i nostri affetti a metà o li censuriamo. Quindi, in questo contesto, la corazza GORSE inscena una forma di rigidità che svolge una funzione: occuparsi di quello che all’esterno percepiamo come pericoloso, minaccioso o negativo, ma anche dei nostri desideri che non lasciamo venire alla luce, in modo fluido e sano. La corazza cerca di raggiungere un equilibrio, falso, ma alla fine sempre equilibrio e lo fa a costo di vivere una vita piena. Da cosa ci protegge la corazza GORSE? Dal dover scegliere, dal renderci conto che siamo responsabili di noi stessi.


Gorse: Destino ed emozioni

Ci sono parole che la clinica mi porta ad associare con GORSE: Declino, crepuscolo, decadimento, caduta, conclusione, tramonto, consunzione, eclissi, disperazione... senza dubbio potremmo continuare a legare termini che ruotano intorno allo stesso asse per tornare sempre allo stesso punto di abbandono, desolazione, consegna, resa, esitazione. Dove ottenere la forza necessaria per andare avanti e lasciare questo stato alle spalle? Il rimedio precedente a GORSE che Bach  prepara, ROCK ROSE , ha un forte ricordo del legame con la solidarietà e la compassione comunitaria. Mentre sistema il terrore, si connette con l'intreccio arcaico della forza collettiva di aiuto.
  
Lo stesso accade in GORSE: è l'energia archetipica registrata nel terreno più profondo dell'apprendimento evolutivo che permette alla persona di andare avanti e rompere l'incantesimo del potere del destino in cui crede di essere intrappolato. È come un salto verso uno strumento del passato per tornare al domani. È che la gente, vive in modo individuale il proprio destino, ma se siamo in grado di unirci al destino della "Comunità umana", realizziamo una destinazione di destini, sbocciamo insieme, ci facciamo parte attiva del Piano dell’Evoluzione, trasformiamo la forza modellante del destino in un'epifania. Realizzare il "destino" è la ragione della nostra vita, sia individuale che collettiva. Questa è la risorsa salvatrice di GORSE. Un altro è l'amore. Più specificamente il sesso con amore. È per questo motivo che la clinica ci apre alla sorpresa che GORSE cura la riluttanza sessuale.
  
È l'amore che è essenziale.
Il sesso è solo un accidente.
Può essere uguale o differente.
L'uomo non è un animale
è una carne intelligente,
anche se a volte malata.
                        Fernando Pessoa
 
Ma approfondiamo l’argomento destino. I classici sapevano che questa forza possedeva un carattere inevitabile, ineluttabile prodotto delle azioni proprie o dei nostri antenati, che rimbalzavano su di noi, un immortale generatore di effetti, ma anche una manifestazione divina. La condizione di inevitabilità è la base della natura del destino: comunque, in un modo forzato, le cose avverranno così come si crede o è scritto. "Non potrò curarmi, sono condannato". Ma non espresso in modo carico di rabbia, preghiera, rimprovero o reclamo, ma con la rassegnazione di chi si è arreso alla conseguenza di un ordine del quale non si può sfuggire e a cui bisogna obbedire.
 
 
E questo implica il fatto che, nello stato GORSE, la persona sente di non possedere nulla. Julian Barnard insiste sul fatto che questo rimedio sembra alludere all'archetipo della morte e della resurrezione. Aggiungerei, da parte mia, la sfumatura di "redenzione". Ma la redenzione della persona comune e ordinaria, quella di tutti i giorni, quella che si incontra immersa nel quotidiano e che deve imparare ad essere eroe di quello spazio privo dell’apparente grandezza dello straordinario. Una persona a cui tocca assentire alla sua stessa esistenza è un'affermazione di gloria e generosità di per sé, un sentiero meraviglioso che si percorre quando si cammina facendolo in modo gioioso, il compito per cui siamo incarnati, il destino dell'Anima.
  
La ragione di essere, il motivo di stare con te, il perché di un apprendimento e una vocazione... la grazia GORSE dà alla persona la rivelazione della felicità di consegnarsi, con piena consapevolezza e piacere, al mandato dell'Anima, alla realizzazione del "destino". Questo atteggiamento di stare, osare e mettere una identità al lavoro personale (destino) in modo lucido e completo fa parte della natura dell'eroe che comprende che le avversità, le malattie e le disgrazie non definiscono il suo universo ma sono gli scalpelli di cui la vita si vale per trasformare la pietra grezza che siamo, in pietra scolpita, i difetti in virtù.
  
La clinica ci insegna che non è possibile pretendere che la persona con una corazza GORSE se la cavi da solo in modo completo. C'e' un catenaccio interiore che glielo impedisce. Non è opportuno lasciarla da sola, né pretendere che chiami e chieda di ciò di cui ha bisogno. Il suo cuore sembra fermato e richiede uno commozione, un fremito o agitazione per recuperare il suo ritmo e il suo palpitare. Affondato nell’oscurità, come MUSTARD, giace dentro di lui un desiderio di luce e di vitalità. Questo è un potenziale che il rimedio risveglia. La persona si trova condannato ad una sentenza: la sua sofferenza è incurabile e irrimediabile ma, dopo un periodo dall’assunzione dell’essenza, qualcosa in essa rinasce e risorge. Torna a partecipare alla vita, lascia che la luce ritorni. Questo sembra avere un significato profondo a causa del fatto che, la corazza GORSE, sembra oscillare tra la luce e l'oscurità, cercando un equilibrio tra le due estremità dentro di sé. Questa dinamica è possibile simboleggiare come la polarità che si verifica tra i solstizi estivi e invernali: purificazione, prosperità, abbondanza e fecondità di fronte a morte e rinascita.
  
Tutto questo fa parte della costellazione emotiva di GORSE. Mi risulta, dal mio lavoro con pazienti bipolari, dell'azione inattesa di questo rimedio per dare una proporzione agli alti e bassi affettive, di cui soffrono di queste persone. Non vorrei annoiarvi con le mie prospettive filosofiche perché penso, come Jorge Luis Borges, che "le invenzioni della filosofia non sono meno fantastiche di quelle dell'arte." ma, quando mi occupo di GORSE non riesco a smettere di pensare al mito dell'"Eterno Ritorno" e nel fatto che dalle labbra di questi personaggi germogli l'idea, narrata in sintomi o in parole, della linearità del destino. Parte della tragedia GORSE è costruita dallo smettere di vedere e vivere i cicli della vita, considerare il destino come un pendio, piuttosto che come una spirale. Allora, quando questo accade, diventa chiaro che  “… una vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un'ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla.” (una forte frase presa da "L' insostenibile leggerezza dell'essere", Milan Kundera).


Il cerchio, l’archetipo dell’”eterno ritorno”, l’Uroboro

Mentre niente è meglio dell’insegnamento della clinica, le riflessioni di Friedrich Wilhelm Nietzsche, René Guénon, Carl G. Jung E Mircea Eliade, forse, sono i maggiori riferimenti per riflettere sull'archetipo dell'eterno ritorno. Un concetto che affonda le sue radici nella visione mesopotamica della vita secondo cui, la storia del mondo, si produce in modo ciclico, idea che i filosofi classici greci hanno chiamato palingenesi, "Nuova Genesi", "nuova nascita" o "rigenerazione".
  
Ma, nonostante le informazioni che circolano e le credenze che su questo concetto sono state generate, non cessa di essere uno sguardo che mette in discussione l'idea induista e buddista del Samsara. In queste dottrine spirituali, l'uomo saggio desidera liberarsi dal ciclo delle successive rinascite alle quali è legato nel suo processo di evoluzione; cerca pace, riposo e, in un certo senso, la morte per raggiungere il Nirvana. Vale la pena ricordare qui il "muoio perché non morirò", di San Giovanni della Croce, che espresso in un altro contesto, allude a una realtà simile.
  
Al contrario, Nietzsche, onora il combattimento, come fa Eraclito, l'essere disposti e pronti a combattere per la vita e per affrontare la sofferenza, in chiara opposizione alla ricerca di riposo o desiderio di non voler più vivere, come accade in alcuni pazienti dove la loro malattia li conduce fino alle porte di questa desiderio. Per Nietzsche, l'unico tempo che vale la pena di essere vissuto non si trova nel futuro, ma nel presente, la vita che realmente interessa è quella che la conosciamo. Il potere del momento. Questo si traduce in un principio etico che potrebbe essere sostenuto da Edward Bach: "Vivi la tua vita in modo tale che tu possa desiderare un'eterna ripetizione" (Patrick Wotling)
  
In contraddizione con questa proposta nietzschiana, per GORSE il tempo è lineare, il destino è una retta che conduce a un sito predefinito inevitabile. La verità che sostiene la tragedia della sua vita è quella di un destino indiscutibile, piatto e rigido. Tuttavia, la verità è che "tutta la verità è curva, il tempo stesso è un cerchio" (Nietzsche). E, questo insegnamento di Nietzsche, si collega con quello di Jung, incarnato nell'immagine dell'Uroboro: un serpente, verme o drago alato, che divora la propria coda, formando così un mandala circolare. Uroboro, un antico simbolo, presente in diverse culture di vari e luoghi distanti tra di loro, e la cui rappresentazione conosciuta più antica, è quella egizia (sedici secoli prima di Cristo) come si può vedere in una delle cappelle dorate della tomba di Tutankhamon scoperti da Howard Carter.



In breve, l’Uroboro simboleggia un ciclo di evoluzione chiuso su sé stesso che riunisce nel suo seno, tre simboli archetipici: continuità, autofecondazione ed eterno ritorno. Infatti, le iscrizioni greche su questo archetipo, si riferiscono all'Uno o al Tutto, il che dà luogo al fatto che, nella Cabala, ci si riferisce a Dio con questo simbolo. È interessante, alla luce di ciò che stiamo dicendo, che Bach  polarizza GORSE con SWEET CHESTNUT e che scrive, nel 1935, su quest'ultimo rimedio: "Per aiutarci nell'angoscia mentale insegnandoci a fidarci di Dio."
  
Guardando le immagini con cui si rappresenta, in modo simbolico, questo contenuto dell'inconscio collettivo, vediamo che l’Uroboro comporta, allo stesso tempo, vari livelli simbolici sovrapposti, tra cui ne citiamo quattro: serpente, ali, suicidio e cerchio. Naturalmente segnaliamo solo alcune significati, perché ogni simbolo ha una natura di punti di vista multidimensionale.
  
Il serpente rappresenta la saggezza ancestrale che giace nell'ombra e che spinge ad evolversi. Le ali, la forza spirituale, la grazia divina e la sublimazione del mondo materiale. Il fatto che il serpente, verme o drago divoreranno se stessi, è possibile leggerla come autodistruzione o morte, anche se incarna altre volte un'allegoria del ciclo vitale, lo spazio in cui non c'è confine lineare tra inizio e fine. Da parte sua, il cerchio rappresenta la totalità, il mondo, l’incarnazione dell'anima, cicli che cominciano di nuovo quando si concludono, il tempo e la continuità della vita, l'unità di tutte le cose - materiali e spirituali - che non scompaiono mai, ma si trasformano, in perpetuo, in un ciclo eterno di annientamento e di nuova creazione. Sia che si tratti di un mandala tibetano, nelle figure circolari in un arazzo medievale, nella calligrafia araba o nelle forme della natura, ci troviamo con uno stesso modello di ripetizione radiale archetipico, l'immagine di un seme che si trova nell’inizio di ogni creazione, un punto di partenza dal quale l'universo si espande, uno spazio grafico che contiene la figura-modello della ciclicità dell’ esistente e della conoscenza dell'unità: il cerchio.
  
A Jung dobbiamo la connessione di questo simbolo, Uroboro, con l'Alchimia e lo Gnosticismo, con il coinvolgimento naturale che questo genera nella lettura del lavoro del dott. Bach. "Gli alchimisti, che a loro modo sapevano della natura del processo di individualizzazione più di quanto non sappiamo noi, hanno manifestato questo paradosso con il simbolo dell’ Uroboro, il serpente che ingoia la propria coda. Nell'immagine storica del Uroboro si trova il pensiero di divorare se stessi e diventare un processo circolatorio, perché era chiaro per gli alchimisti più astuti che la materia prima dell'arte era l'uomo stesso. L’Uroboro è un simbolo drammatico per l'integrazione e l'assimilazione del contrario, vale a dire l'ombra. Questo processo di "rigenerazione" è allo stesso tempo un simbolo di immortalità, poiché l’ Uroboro uccide se stesso e si porta alla vita, si feconda e si dà alla luce. Egli simboleggia quello che deriva dallo scontro degli opposti, e quindi costituisce il segreto della materia prima che deriva indiscutibilmente dalla stessa radice dell'inconscio dell'uomo." (Carl G. Jung)



Commentiamo alcune cose sul simbolo dell’Uroboro e la sua connessione con l'alchimia, già intraviste nella lettera di Jung "Serpente che divora la propria coda", un'immagine del Mercurio Alchemico (Zoth), l'unità cosmica, "dall’inizio alla fine di tutto l'universo", principio essenziale della filosofia perenne. La sua struttura, circolare, simbolo del mondo, è anche un rievocazione del "Chiostro" che deve contenere il segreto alchemico. Stabilisce la perpetuità del tempo intesa come "eterno ritorno", come quello che non ha né inizio né fine, che rinasce quando muore. Insieme ai simboli del sigillo di Salomone, il Caduceo di Hermes e l'Uovo filosofico, l’Uroboro, è il distintivo della Grande Opera Alchemica.
  
All'interno della riflessione alchemica, l’Uroboro rappresenta la natura circolare dell'opera dell'alchemica, un lavoro che unisce gli opposti antagonistici e complementari: cosciente e inconscio, mashile e femminile, sole e luna, spirito e materia, pensiero e affetto, zolfo e mercurio... OLIVE e VINE. È inoltre un accenno alla purificazione attraverso i cicli eterni di vita e di morte. Lì, in quella "bocca che morde una coda" l’inizio e la fine si incontrano e si abbracciano, in un insistente e ribadito cerimoniale di auto-consumazione. Questo è un potente ritratto e specchio della Grande Opera, come "Opus Circularis". Una visione che si intreccia con la metafore del percorso del sole nel cielo, il percorso dell'eroe e la quaternità degli elementi, dove GORSE occupa la rappresentazione del fuoco, estate, luce, est, leone...
  
Nella "Grande Opera Alchemica", la testa del serpente dell'Uroboro, indica la parte fissa e la sua coda, la parte volatile del composto alchemico. Così, nell’Uroboro, troviamo l'unione di fisso e mobile, del mondo ctonio (serpente) con il celeste (cerchio). In sé, questo archetipo, contiene la dualità (femminile-maschile, Mercurio-Zolfo, OLIVE-VINE) e il terzo elemento chiave invisibile e fondamentale che fa in modo che tutto esista (androgino, sale, WILD OAT), l’autofecondazione dell'anima che permette che l’Uroboro si morda la coda e possa inghiottire se stesso, ricreare se stesso e rigenerarsi eternamente attraverso tre passaggi: creare, sostenere, distruggere. Perché la vita esista, secondo l’immagine dell'alchimia, è necessaria la morte. Morire per resuscitare. Questi tre passi (creare, sostenere, annientare) sono espressi come vita, morte e resurrezione. Un ciclo che si ripete all’infinito fino a raggiungere la trasmutazione finale: Rebis, Unione, sintesi completa delle polarità.
  
Jung, con la lucidità che lo caratterizzato, vide nell’Uroboro un mandala di base dell'Alchimia. Allo stesso modo, tutta il lavoro del dott. Bach è un Uroboro, nel senso alchemico che abbiamo precisato e, il suo sistema di rimedi, dal primo all'ultimo, può essere considerato un Uroboro.
 
Vorrei proporre un tema per riflettere: IMPATIENS (forza ctónica), il primo rimedio che Bach  scopre, morde la coda di SWEET CHESTNUT (forza spirituale) l'ultimo che egli prepara. Dei "Dodici processi alchemici", alla luna in Ariete – IMPATIENS - corrisponde la decomposizione mediante calcinazione (processo che nel suo complesso rende fragili le sostanze, rimuove le rigidità, flessibilizza le durezze), lo stesso percorso che è collegato con l'esperienza di disperazione propria di SWEET CHESTNUT
  
Forse questo argomento è una digressione lungo la strada. È sempre bene fermarsi a ricostituire le forze in ogni viaggio, guardare avanti per vedere l'orizzonte che si apre davanti a noi e meditare su quanto imparato. Tuttavia, questa è solo una semplice digressione, più che una risposta a una domanda ad una indagine clinica su GORSE.  Abbiamo visto l'esempio di IMPATIENS e il processo di decomposizione per calcinazione dell'alchimia che corrisponde al segno della luna in Ariete. È interessante notare la coincidenza che i Celti si riferivano a GORSE con l'equinozio di primavera, quando il sole è in Ariete. E quello che voleva essere solo un accenno è diventato, per molti amici, una trepidazione: e il resto dei Dodici Guaritori?
  
I "Dodici processi alchemici" per la trasformazione della materia (che per alcuni alchimisti sono quattordici e per altri sette) sono stati raggruppati in quattro funzioni: decomposizione, modifica, separazione e unione e, ciascuna di essi, comportava tre modi diversi di raggiungere il suo obiettivo. Per segnalare i rapporti tra i processi e dei Guaritori, io uso la proposta del Mto. Luis Jiménez, per il fatto che ciò che espone è conforme a uno sguardo alchemico della comprensione dei rimedi floreali e che, allo stesso tempo, sviluppa una prospettiva mandalica del processo terapeutico floreale.
  
Non è questo lo spazio per la spiegazione estensiva di ogni rimedio associato ad ogni processo, ma è possibile vedere, studiando ciascuno di essi, che sono congruenti alla natura del tipo floreale con il corrispondente processo alchemico, che nel territorio di La clinica floreale è riassunta in come ogni Guaritore trasforma il difetto in virtù. Così, CLEMATIS , trasforma l'indifferenza in bontà attraverso la dissoluzione che, come compito emotivo, implica l'immersione della persona nell'inconscio per permettere che accenda tutto ciò che la sua coscienza ha impedito di riconoscere come proprio.
  
Qui l'elenco delle relazioni dei processi, i segni e i dodici Guaritori.
Decomposizione mediante calcinazione (Ariete) - IMPATIENS
Decomposizione mediante incenerimento (Leone) - VERVAIN
Decomposizione mediante putrefazione (Capricorno) - MIMULUS
Modifica mediante congelazione (Toro) - GENTIAN
Modifica mediante fissazione (Gemelli) - CERATO
Modifica mediante cementazione (Sagittario) - AGRIMONY
Separazione mediante distillazione (Vergine) - CENTAURY  
Separazione mediante sublimazione (Bilancia) - SCLERANTHUS
Separazione mediante filtrazione (Scorpione) - CHICORY
Unione attraverso dissoluzione (Cancro) - CLEMATIS
Unione attraverso la moltiplicazione (Acquario) - WATER VIOLET
Unione attraverso la proiezione (Pesci) - ROCK ROSE
Ho la certezza che questa è un'area di riflessione che può sembrare enigmatica e oscura, ma ha il suo punto di interesse per coloro che cercano di creare ponti tra l'opera di Bach e l'Alchimia perché siamo convinti dell'opera alchemica di Bach. Per gli altri sarà un materiale usa e getta e inutile. La clinica mi ha insegnato che nulla è improduttivo, che bisogna solo aspettare il momento in cui ciò che oggi non è compreso, o privo di apparente utilità, abbia luce e frutto. In alcuni degli scritti, quello che ho intenzione di trasmettere è un insegnamento, in altri casi indico solo riferimenti e spesso sollevano domande o indicano strade che devono ancora essere esplorate. Ma in ogni occasione sono parte del mio viaggio personale e, in ogni tentativo, cerco di essere autentico e coerente con quello che penso e sento.
 
Non è un diploma di essenze floreali, ma uno spazio per condividere riflessioni che presuppongono che i lettori già conoscono ed abbiano studiato i Fiori di Bach e la dottrina del Creatore di questo sistema terapeutico. Tuttavia, se così non fosse, molti degli insegnamenti hanno lo scopo di aiutare nella vita quotidiana ad esplorare la interiorità di ciascuna persona nei propri sentimenti e azioni. Quindi vi chiedo di essere comprensivi e compassionevoli con questo modo di essere, scrivere e imbastire. Siamo una rete di amici e con gli amici si può avere la possibilità di parlare "abbozzando". Non desidero avere la verità, ma condividere schegge della mia esperienza.


Fiori di Bach: L’unione tra psiche spirito e corpo negli ultimi tre Aiuti

VINE e OLIVE, che abbiamo citato precedentemente, sono un'immagine potente dell'unione tra maschile e femminile, è il tramonto sul mare, simbolo delle nozze mistiche tra fuoco e acqua, la "bocca dell'acqua che inghiottendo la Coda del sole " (Uroboro). Se ora immaginiamo che l'olio (prodotto di morte dell'oliva) nutre la psiche, il vino (prodotto della morte dell'uva) inebria l'anima e la farina (prodotto della morte del grano) il corpo, vediamo come si fa palpabile la danza dell'unità delle tre diverse e unite dimensioni dell’essere umano, psiche, spirito e corpo, negli ultimi tre Aiuti che scopre Bach.
  
È possibile immaginare WILD OAT come prodotto trasmutato dai fermenti di OLIVE e VINE, fermenti, bianco e rosso, argento e oro, luna e sole, che distinguevano gli alchimisti e che corrispondono ai due grandi principi dell'universo, risultato della prima differenziazione dell'Uno: donna e uomo. Nell'antichità classica a questa pianta, WILD OAT, era considerata di genere femminile, governata da Venere e legata all'elemento Terra. Lo dico, in questo gioco di relazioni simboliche per un motivo: Culpeper osserva che GORSE è sotto la reggenza di Marte, anche se la sua parentela con il Frassino, secondo la visione del mondo celtico, gli conferisce anche gli attributi solari. Marte, l'amante di Venere, GORSE l'amante di WILD OAT. Interessante combinazione di rimedi che la clinica rende evidente: quando qualcuno non vuole più continuare a fare nessuna esperienza e affonda nella disperazione e si arrende al destino, la ferma morbidezza venusiana lo spinge a seguire la strada di "... acquisire esperienza, Godere tutto ciò che è possibile e vivere intensamente la vita." (Bach)
  
L'Ulivo, nell'antica Grecia, era considerato un attributo di Pallade Atena, la saggia degli dei, mentre la Vite, da parte sua, era territorio di Dioniso, Dio del vino, il delirio, l’entusiasmo, estasi, danza, tragedia , feste e oscurità. La prima nata della fronte aperta e il secondo dalla coscia di Zeus. Entrambi sostituti simbolici dell'utero materno di madri morte tragicamente.
Vi chiedo, per un momento, di osservare questa strana combinazione: saggezza ed estasi, proporzione e follia, giustizia e trasgressione, luce della luce e luce dell'ombra. A prima vista, un brutto matrimonio.
Tuttavia, tutto coordinato se notiamo il fatto che, Dioniso, era il nome terreno di Ade e comprendiamo la metafora di questa congiunzione della doppia saggezza, quella che proviene dalla luce e da quella che proviene dall'ombra.
 
L' Ulivo, in Grecia, simboleggia la pace e la prosperità, oltre la resurrezione e la speranza, temi vivi nelle viscere di GORSE. La rigenerazione della vitalità OLIVE è sinonimo di resurrezione.
Bach raggruppa OAK e GORSE, due rimedi che mancano di speranza e che la loro assunzione rinnova, insieme ad OLIVE. Ma così come il frutto dell'ulivo fa risorgere la personalità, il seme del cereale il corpo, quello della vite l'anima, GORSE ravviva la certezza personale in cui uno traccia e fa rinascere il proprio destino. Dopotutto, il destino è una ferita che deve guarire l'uomo.
Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco   19/10/2017
Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura


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Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886
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