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Antonella Napoli
dr.ssa

Larch alcune riflessioni (Eduardo H. Grecco)

Articoli > 2026

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Continuo la descrizione approfondita degli ultimi 19 rimedi del repertorio di Bach. Sempre con le parole del dr. Grecco con brani che lui ha pubblicato sul suo profilo Facebook ed io ho raccolto e tradotto.

Larch è il rimedio floreale che ci accompagna quando non proviamo nemmeno a cominciare, perché dentro di noi ha già preso forma l’idea del fallimento. Nelle riflessioni di Eduardo H. Grecco, questo fiore diventa una via per ritrovare fiducia, osare, imparare dall’esperienza e riconoscere il proprio valore nel cammino dell’evoluzione personale.

                           
                     

Larch: fiducia, fallimento e coraggio di tentare


Ho costruito la mia vita con l’impulso di imparare a lasciarmi portare da essa. «Lei saprà», è il mio motto. E accade che, ogni giorno che passa, sono meno preoccupato di raggiungere risultati e godo di più della beatitudine del quotidiano. Non è stato semplice né immediato, ma, con il passare del tempo, cresce dentro di me la sensazione di una maggiore fiducia in ciò che sono capace di fare in ogni tratto della vita. Tale esperienza fa parte di ciò che l’assunzione di LARCH genera nella mia realtà personale. Tuttavia, in qualche modo, il mio percorso non è lontano da ciò che Bach propone in relazione a questa essenza.

Nel 1936, nel libro I Dodici Guaritori e altri rimedi, Bach scrive che questo rimedio è «Per coloro che non si considerano tanto buoni o capaci quanto le persone che li circondano, che si aspettano il fallimento, che credono che non avranno mai successo e che, di conseguenza, non rischiano né tentano di avere successo con sufficiente forza».

Se riflettiamo su questo testo, si possono vedere gli elementi che integrano la struttura di LARCH:
1. Svalutazione comparativa, «non considerarsi tanto buoni o capaci quanto le persone che li circondano»;
2. Scommessa sul fallimento, «si aspettano il fallimento, credono che non avranno mai successo»;
3. Scoraggiarsi e desistere, «non rischiano né tentano di avere successo con sufficiente forza», nel proprio compito di coinvolgersi nella vita. In un certo senso, se confrontiamo LARCH con GENTIAN, vediamo che quest’ultimo fiore allude a coloro che «… si scoraggiano facilmente» davanti alla minima avversità, mentre LARCH è per coloro che non provano nemmeno a cominciare.
 
Quando attraverso paesaggi affettivi colorati, come un CHESTNUT BUD, di solito mi invade una certa mancanza di percezione dei sentieri che devo percorrere. Tuttavia, anche in quei momenti di nebbia, rimane una certa chiarezza rispetto a dove devo andare e a ciò che devo imparare. Con quella visione limitata, e non del tutto preparata ad affondare i denti nella profondità delle cose, è abituale che mi sequestri la convinzione che la caduta e la sconfitta possano accadere in qualunque istante. È come se il vissuto che mi invade, in quel momento, la presunzione del fallimento a venire, sensazione GENTIAN, stesse in agguato, aspettando di confermare la propria congettura scettica. E, a sua volta, questa attesa è annodata alla credenza comparativa originaria che alimenta quella circostanza e che si riassume in: «non sono tanto bravo o capace quanto altri che invece possono fare le cose che io non “oso” fare». C’è dunque una sequenza naturale che si intreccia: CHESTNUT BUD, GENTIAN, LARCH. Ma qui l’accento va posto sul tema dell’«osare» o meno, che appartiene alla natura propria di LARCH. E in che cosa consiste l’osare? Nell’avere sufficiente coraggio o decisione per intraprendere un compito che implica rischio o provoca paura, incertezza o insicurezza.
 
Quando lo stato emotivo LARCH ci cattura, ci scoraggiamo, rimandiamo il compito, ritardiamo la crescita e ci vediamo più piccoli di tutti quelli che ci stanno vicino. Non è una questione di volontà, di mancanza di desiderio di raggiungere risultati. Al contrario, queste aspettative sono presenti. Ciò che è assente è la fiducia nel proprio potere personale di realizzazione. È una restrizione, un problema e un ostacolo che bisogna sconfiggere nel cammino dell’evoluzione e che è frutto di un’esperienza dolorosa, traumatica, avversa, che ha messo in discussione la fiducia della persona in se stessa. Nella dinamica interiore c’è un sentiero stabilito che, come un’impronta coercitiva, obbliga a percorrerlo: una persona impegnata nella vita ha sofferto una dura esperienza, un colpo emotivo a causa di un evento avverso. Questo ha precipitato nella sua coscienza un intenso sentimento di sconfitta, che la porta a capitolare davanti alle sfide abituali della vita. Il trauma sperimentato diventa la credenza: «Io non posso, sono incapace». Allora, in quel punto, «Larch chiama a fare il tentativo, anche a rischio di fallire» (Julian Barnard).
 
«Non permettere che la vita ti accada senza che tu la viva, prova una volta e poi ancora senza arrenderti, abbi fiducia, sei capace». Queste parole potrebbero essere il messaggio risanatore di LARCH, che implica come, in questo stato emotivo, vi sia una potente richiesta di portarci a coinvolgerci con la corporeità della vita e del mondo, a vivere pienamente radicati. In Non fermarti, Walt Whitman dice: «Non lasciare che finisca il giorno senza essere cresciuto un poco, / senza essere stato felice, senza avere aumentato i tuoi sogni. / Non lasciarti vincere dallo scoraggiamento». E termina: «Qualunque cosa accada, la nostra essenza è intatta. / Siamo esseri pieni di passione. / La vita è deserto e oasi. / Ci abbatte, ci ferisce, ci insegna, / ci rende protagonisti». Forse, nella persona che attraversa lo stato LARCH, risiede la necessità di un apprendimento che l’anima di quel fiore risveglia. Perché nell’intreccio della rugiada del fiore del Larice fatto essenza vive una vigorosa vocazione a renderci, senza venir meno, protagonisti della vita.

Larch e le polarità cliniche: Oak, Impatiens, Vervain


 
OAK è un personaggio che non smette mai di tentare, provare, sperimentare e lottare, anche quando la speranza è assente dal suo orizzonte di vita. Da questo punto di vista, LARCH e OAK funzionano come rimedi inversi, poiché LARCH non tenta, avvolto com’è nell’idea della propria mancanza di capacità. Se ora guardiamo a IMPATIENS, che spreca fiducia in se stesso, qualità che in LARCH è assente, di nuovo incontriamo polarità  interessanti al momento di prescrivere.

 
Nello stesso modo in cui OAK resiste incrollabile agli assalti della vita, o VERVAIN non permette che la sua volontà si appiattisca e si spezzi, LARCH si spezza senza alcuna resistenza davanti alla minima sfida e lascia che la sua volontà si dissolva, anche se lì è sempre presente, acquattata, in attesa di essere recuperata. Perché nel cuore di LARCH pulsano determinazione e decisione, virtù visibili in quelle persone che si caratterizzano per avere uno spirito pionieristico. Ed è questo l’archetipo che LARCH risveglia in ciascuno di noi e, da qui, la sua connessione clinica con VERVAIN. Per entrambi la vita non è semplice, crescere non è facile, ma mentre uno retrocede, l’altro assale e arriva perfino a negare le difficoltà.

Larch nell’esperienza personale e nella storia biografica


 
A volte ho temuto di fallire e ho dubitato delle mie capacità di concretizzare i progetti che porto avanti sulla vita e sull’opera del dottor Edward Bach. Ho permesso che, per un certo tempo, questa paura mi bloccasse. In quei momenti mi mancò fiducia nei miei talenti e nella mia volontà per il lavoro quotidiano, perseverante, per ricostruire fatti, recuperare testi e andare avanti nonostante gli ostacoli. LARCH fu l’aiuto di cui avevo bisogno. Mi insegnò che successo e fallimento mancano di significato, che il punto è l’eccellenza dell’avanzare senza lasciarmi vincere dagli ostacoli, affrontando le paure, imparando a scoprire ciò che di prezioso c’è in me, smettendo di dubitare delle abilità di cui dispongo per arrivare a concretizzare i progetti. Mi permise anche di avere un’altra prospettiva su ciò che significa vincere o fallire, uno sguardo non basato sul quantitativo né valutato in termini assoluti, ma centrato sul qualitativo e legato all’apporto che ogni fatto dà alla mia crescita personale e alla mia capacità di interagire con il mondo, con la vita e con gli altri. A comprendere che, nella vita di ciascuno degli esseri umani, non esistono successo o fallimento, delusione o trionfo, ma soltanto esperienza.

 
In alcune occasioni l’assunzione di LARCH mi fece vedere che non tentare qualcosa era un modo per coprire una paura nascosta: quella di non poter raggiungere la meta. È come se, dentro di me, pensassi: poiché non potrò, è meglio che non ci provi. Ma, inoltre, LARCH mi aiutò a smettere di giudicarmi e ad accettare che la vita possiede un’intenzione che trascende la mia coscienza e che non è possibile valutarla in termini di misura dell’estensione o di obiettivi raggiunti, ma per la profondità che il vissuto raggiunge dentro di me.
 
Allo stesso modo, ci furono momenti in cui LARCH mi mise in contatto con lati oscuri: inutilità, incapacità, impotenza e il loro opposto, arroganza, narcisismo, grandiosità, autoritarismo.

 
In ogni caso, guardando indietro e riflettendo sull’azione di questa essenza in me e sugli effetti che produsse nei pazienti, credo sia possibile immaginare che non tutto ruoti, in questo fiore, intorno all’asse valorizzazione-svalorizzazione. Che ci sia qualcosa al di là di ciò che tocca la stima, non so se più cruciale o meno, ma sì, per me, più capace di dare senso. È l’aver scoperto che ogni essere umano è prezioso non per ciò che raggiunge, ma perché è unico e irripetibile nel Piano dell’Evoluzione. Che il compito di ciascuno nessun altro, se non lui stesso, può intraprenderlo.

 
Nel 1935 Bach scrive su LARCH: «Per insegnarci la fiducia: per darci fede in noi stessi sapendo che siamo tutti figli del Creatore». Commento interessante, che ruota intorno alla mancanza di fede e di fiducia che avvolge la persona in questo stato emotivo. E la sequenza con il fiore che la precede, CHESTNUT BUD, ha congruenza in un fatto non cronologico, ma logico: come ci sentiamo dopo avere sperimentato, una volta dopo l’altra, di sbagliarci? Non è immaginabile che, allora, anticipiamo il fallimento? È come se il reiterato «non rendermi conto» finisse nel «Non vedete che io non posso?». Narrazione auto-giustificante che evidenzia la vacillazione, il sospetto e il dubbio su se stessa che invadono la persona nello stato LARCH. Davanti alla sfida, quella mancanza di fede e di fiducia si traduce in assenza di volontà per tentare di affrontare la prova che la vita propone come incitamento a continuare ad avanzare.

 
Ci si può chiedere: che cosa è accaduto nella storia di quella persona perché oggi reagisca in questo modo? Martín fu un compagno delle elementari, vicino di quartiere, con il quale feci anche le scuole superiori. Credo che, quando avevamo sette anni, andando in bicicletta si schiantò contro un albero. Un incidente che lui visse in modo molto traumatico, al punto che non poté mai più salire su una bicicletta. Quando lo invitavo a salire sulla mia diceva: «Tu puoi, io non posso». Qualche tempo fa lo incontrai in un aeroporto. Era da molto tempo che non sapevo nulla di lui. Scrive molto bene e lo invitai a tenere lezioni, quando fosse tornato in Messico, su temi di cui scrive, e mi rispose: «No grazie, tu sì che puoi, io no». Non è la bicicletta o la lezione, è un modello di vita LARCH al quale Martín è legato.

Larch: una prova di libertà e il centro interiore


La vita è sempre inattesa. Oggi, arrivando alla Scuola per la mia abituale lezione del mercoledì sulla coppia e le essenze floreali, due poliziotti mi hanno fermato. Nel 2013 un’allieva fu picchiata dal suo compagno, due costole rotte e altri danni corporei, senza entrare in quelli emotivi, e mi chiamò alle 6 del mattino per chiedermi aiuto. Andai a prenderla e la portai in ospedale per le prime cure. Dopo un certo tempo mi chiese di fare da testimone in una causa penale contro il suo aggressore, per testimoniare ciò che avevo visto. Prima andai a rendere dichiarazione davanti all’autorità ministeriale della polizia e poi, a quanto pare, il tribunale fece una citazione per un’udienza, l'anno dopo, della quale non venni mai a conoscenza, perché quella citazione non arrivò mai in mio possesso. Tuttavia, in tre occasioni successive andai a dichiarare la verità di ciò che avevo visto. L’ultima volta non molto tempo fa. In tutto questo, l’aggressore si trova a godere della piena libertà e, nel frattempo, a me toccò essere arrestato e passare ore in un centro per infrazioni amministrative, con un’accusa di oltraggio per non essermi presentato nel 2014 come testimone a quell’udienza prima menzionata. Rimasi detenuto finché un giudice mi diede la libertà con un decreto nel quale, inoltre, si lascia constatare che la mia detenzione fu illegale.

Vedersi privati della libertà è poco gradevole e vedersi privati della libertà ingiustamente è immorale. Non importa se si tratta di un’ora, di un anno o di una vita. Nulla restituisce il momento che si vive. Tornando a casa meditavo su ciò che era accaduto e, sebbene sia un’esperienza non piacevole, è uno specchio in cui guardare qualcosa di me e, anche, una circostanza che mi mette di fronte alla vulnerabilità e alla fragilità della protezione umana. Ricordai molto le parole di Bach sull’imparare a confidare in Dio. Stando chiuso lì, approfittai del tempo per meditare e connettermi con la mia anima, ascoltare i miei sentire, esplorare i miei timori. Perché né le stelle, né i pianeti, né le sbarre sono capaci di limitare la libertà personale. Ma, inoltre, mi resi conto, ancora una volta, che le essenze floreali mi hanno permesso un avanzamento significativo nella vita: sono capace di identificare un’ingiustizia senza che nascano in me sentimenti ostili. Nulla mi toglierà il mio centro, nulla mi ruberà la mia pace, nulla mi allontanerà dall’amore. E, certo, tutto questo mi conferma le trasformazioni che i rimedi floreali producono nelle persone. Questi rimedi di Bach sui quali sto scrivendo in questo periodo, gli ultimi diciannove, sono fiori che ci parlano di prove e tentazioni. In questa piccola, molto piccola prova, sicuramente LARCH era presente.

Larch: tessere storie e la forza di ricominciare


Se qualcuno mi chiede che cosa faccio nella mia vita, di solito rispondo: tessere storie. Forse è una memoria infantile del tempo in cui aiutavo mia nonna a districare fili di lana con i quali faceva gomitoli di diversi colori, oppure il mio allenamento come psicoanalista, o la mia passione per i romanzi, i miti e la poesia, o l’attrazione che i labirinti esercitano sul mio spirito… O forse tutto questo e molto altro che ignoro, ma ciò che è certo è che i telai materiali e umani fanno parte della mia esistenza. Dunque vi propongo, amici e amiche, di tessere insieme una narrazione su LARCH, quell’essenza che spinge le persone a tentare di nuovo.

Tra fiducia e vacillare, potenza e incapacità, attitudine e insolvibilità, chi attraversa questo stato affettivo si sente attratto dal rifugio del desistere, dell’allontanarsi, del rinunciare a vivere e a coinvolgersi nella vita in modo partecipativo. È come se rifuggisse dal prendere qualunque impegno con la realtà del mondo. Ed è curioso che questa essenza provochi, quando la si assume, forza e adattabilità, che aiuti ad avanzare e maturare in situazioni sfavorevoli e brusche senza far perdere sensibilità. E questo colloca LARCH nella stessa condizione combattiva davanti alle avversità di MIMULUS, OAK o VERVAIN. Tuttavia, su questo punto ci sono differenze significative. OAK persevererà senza smettere di provare, anche se non ha speranza; VERVAIN cambia fronte e si concentra su altre battaglie nelle quali spera di vincere; ma LARCH è fragile nella sua resistenza a non abbandonare la lotta.

Credo che sia un buon momento per dare per concluse le riflessioni su LARCH. Tanto IMPATIENS quanto VERVAIN sono sicuri di sé, esperienza dalla quale LARCH si trova lontano. Gli mancano volontà e capacità di resistere senza cedere. Tuttavia, ho visto come, assumendo LARCH, i pazienti sviluppino certe capacità di sopravvivere alle avversità e alle asperità della vita. Di progredire come persone, professionisti, leader, anche in condizioni difficili e contrapposte. È come se LARCH facesse crescere una grande determinazione e, allo stesso tempo, la capacità di vedere, al di là del cattivo momento di oggi, un futuro venturoso per il quale vale la pena rischiare e lottare. In qualche modo LARCH connette con l’energia della prosperità.
Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco   2018
Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione e le immagini non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura


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La floriterapia non è una terapia medica, non costituisce diagnosi e cura medica e non la sostituisce in alcun modo. Le essenze floreali non sono farmaci e non hanno alcun effetto biochimico sull'organismo, ma agiscono solo sugli stati d'animo a livello emozionale in quanto non contengono particelle attive. Tutti gli esperimenti di autocura, interruzione o di riduzione arbitraria del dosaggio di farmaci prescritti, condotti al di fuori del controllo medico, ricadono esclusivamente sotto la responsabilità di chi li effettua.
Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886 Iscrizione OPL 16607
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