Clematis: il sogno, la distanza e il ritorno al presente (Antonella Napoli)
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Articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.
Quando si parla di CLEMATIS, l’immagine che arriva più facilmente è quella della persona sognatrice, con la testa altrove, capace di perdersi nei propri pensieri fino a lasciare sullo sfondo ciò che sta accadendo intorno a lei. È una descrizione che appartiene profondamente a questo fiore e che Bach riprende più volte parlando della scarsa partecipazione al presente, della tendenza a rifugiarsi nei sogni e di una vita interiore che può diventare molto più attraente di quella concreta. Se seguiamo Clematis attraverso i diversi scritti di Bach, l’immagine del semplice sognatore diventa molto più complessa. Accanto alla scarsa partecipazione al presente compaiono l’indifferenza, la bontà come polarità trasformativa, l’assorbimento negli ideali, la figura dell’“estatico” e persino la tendenza ad affidarsi profondamente a personalità più forti. Grecco recupera proprio questi aspetti meno ricordati, li mette in relazione tra loro e li sviluppa ulteriormente, interrogandosi sul rapporto tra sogno e realtà, idealizzazione, dipendenza, intimità e capacità di incarnare nella vita concreta ciò che viene vissuto interiormente.
Trovo che sia proprio questo il punto dal quale vale la pena cominciare, perché sognare ad occhi aperti, fantasticare, immaginare scenari o avere una vita interiore molto ricca non ci dice ancora nulla, da solo, sul rapporto che una persona ha con la realtà. L’immaginazione può essere una straordinaria risorsa creativa, può permetterci di anticipare possibilità, elaborare emozioni, costruire simboli, trovare uno spazio interno nel quale riposare e persino dare forma a qualcosa che ancora non esiste. Diventa interessante osservare che cosa accade quando quello spazio comincia ad essere preferito sistematicamente al presente, soprattutto quando il presente appare povero, doloroso, deludente o incapace di offrire qualcosa che abbia la stessa intensità dell’esperienza immaginata.
In questi casi la domanda più utile non è semplicemente perché quella persona sogni così tanto, quanto piuttosto che cosa trovi nel sogno che fatica a trovare nella propria vita. Può esserci un desiderio che nella fantasia rimane perfetto proprio perché non deve incontrare i limiti della realtà, una relazione idealizzata che non espone alla possibilità della delusione, un futuro immaginato nel quale tutto sarà finalmente diverso, oppure il bisogno di mantenere interiormente qualcosa che è stato perduto.
CLEMATIS ci porta quindi in un territorio molto sottile, nel quale il confine tra immaginazione e presenza diventa più importante della quantità di fantasia. Una persona può avere una ricchissima vita interiore e restare profondamente coinvolta nella propria esistenza; un’altra può utilizzare quello stesso mondo interno per allontanarsi progressivamente da ciò che sente troppo povero, troppo doloroso o poco capace di trattenerla.
È qui che la lettura psicologica di CLEMATIS diventa particolarmente interessante. Il punto non consiste nello spegnere il sogno per riportare la persona a una concretezza più ordinaria, perché proprio la capacità immaginativa può rappresentare una delle sue risorse maggiori. Si tratta piuttosto di capire se quell’immaginazione riesca a tornare nella vita, diventando progetto, creatività, desiderio, relazione e possibilità concreta, oppure rimanga sospesa in un altrove nel quale tutto può essere vissuto senza esporsi veramente all’esperienza.
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Eduardo H. Grecco ha dedicato a Clematis riflessioni particolarmente ampie, ricostruendo il rimedio attraverso scritti di Bach appartenenti a momenti diversi. In questo percorso riemergono aspetti oggi molto meno conosciuti, come la polarità tra bontà e indifferenza, la figura dell’“estatico”, l’assorbimento negli ideali e il rapporto con personalità più forti. Grecco mette questi elementi in relazione con la descrizione più conosciuta del sognatore e li sviluppa ulteriormente attraverso temi come idealizzazione, comunicazione, dipendenza, corpo e capacità di essere presenti nella propria vita.
In questo articolo riprendo alcuni nuclei del suo pensiero come punto di partenza per una lettura più ampia, nella quale la prospettiva floriterapica incontra quella psicologica e l’esperienza maturata nel lavoro con le persone.
Per chi desidera conoscere direttamente e in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo definitivo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.
Clematis: Secondo o terzo fiore scoperto?
Grecco apre le sue riflessioni su CLEMATIS soffermandosi su una questione apparentemente secondaria, ma interessante per chi considera l’ordine di scoperta dei Dodici Guaritori parte della costruzione del sistema. Julian Barnard ritiene difficile stabilire con certezza se, dopo IMPATIENS, Bach abbia preparato prima MIMULUS o CLEMATIS; Nora Weeks indica invece CLEMATIS come la terza pianta studiata nel 1928. Grecco ricorda inoltre che la prima preparazione di CLEMATIS sarebbe stata realizzata con i semi e con una tecnica diversa dal successivo metodo solare, lasciando quindi aperta la questione della sequenza definitiva.
Dal punto di vista storico, probabilmente possiamo lasciare questa incertezza per quella che è, senza avere bisogno di risolverla. Dal punto di vista simbolico, invece, la vicinanza tra IMPATIENS, CLEMATIS e MIMULUS offre qualche spunto interessante, soprattutto se leggiamo i Dodici Guaritori come differenti modi attraverso i quali la personalità incontra la vita.
IMPATIENS sembra entrare nell’esperienza accelerandola, cercando di ridurre ogni distanza tra desiderio e azione; CLEMATIS può fare quasi il movimento opposto e allontanarsi dalla concretezza per abitare maggiormente il proprio mondo interno; MIMULUS porta invece l’attenzione sul limite posto dalla paura e sulla cautela con cui ci si avvicina a ciò che può ferire. Sono modalità molto diverse che, guardate insieme, raccontano qualcosa del rapporto con la realtà: correrle incontro, ritirarsi in un altrove oppure avvicinarsi con timore.
In CLEMATIS mi sembra particolarmente importante il movimento di allontanamento. Non necessariamente un rifiuto consapevole della vita, quanto piuttosto uno spostamento dell’investimento: la realtà esterna perde progressivamente capacità di attrazione mentre il mondo interno acquista colore, intensità e significato.
È un passaggio che possiamo riconoscere anche nella vita quotidiana senza arrivare a forme estreme. Ci sono periodi nei quali il pensiero di ciò che potrebbe essere diventa più interessante di ciò che è, e momenti nei quali progettare, immaginare o ricordare offre un piacere maggiore rispetto all’esperienza concreta. In una certa misura appartiene a tutti noi.
La questione diventa più significativa quando questo spostamento si stabilizza e la persona comincia a vivere soprattutto nel luogo mentale nel quale la vita è come desidera che sia.
La posizione di CLEMATIS dentro i Dodici Guaritori può allora essere letta come l’incontro con una domanda fondamentale: quanto riusciamo ad abitare ciò che esiste realmente, conservando nello stesso tempo la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste?
Perché abbiamo bisogno di entrambe le cose. Senza immaginazione resteremmo aderenti soltanto al dato presente e avremmo molta meno possibilità di trasformarlo; senza una sufficiente presenza, invece, ciò che immaginiamo rischia di rimanere eternamente possibile e mai realmente vissuto.
Clematis: Sognare ad occhi aperti
Grecco mette CLEMATIS, in relazione con IMPATIENS, sottolineandone la diversità apparente: all’attività, alla velocità e alla voracità con cui IMPATIENS entra nella vita corrispondono in CLEMATIS una maggiore passività e una tendenza a ritirarsi nel sogno. Individua però anche un punto comune, perché entrambi possono scegliere la solitudine, seppure per ragioni molto diverse. Nel caso di CLEMATIS il mondo immaginario può diventare così completo da contenere internamente persone, relazioni e situazioni di cui la realtà concreta sembra quasi non avere più bisogno.
È proprio la completezza del sogno a rendere questa modalità così affascinante. Nella fantasia possiamo controllare tempi, distanze e sviluppi della storia; possiamo tornare indietro, correggere ciò che è accaduto, immaginare la risposta che avremmo voluto ricevere, continuare una relazione terminata, costruire una situazione che ancora non esiste. Tutto ciò avviene senza essere sottoposto alla verifica dell’altro e senza dover incontrare gli inevitabili limiti che ogni esperienza reale porta con sé.
Questo rende il sogno uno spazio psicologicamente molto potente. A volte permette di preparare il futuro. Immaginiamo una situazione, la esploriamo mentalmente e proprio attraverso quella rappresentazione cominciamo a costruire qualcosa che un giorno diventerà reale. È ciò che accade nella creatività, nella progettazione, nella scrittura, nell’arte e in moltissimi processi nei quali l’immaginazione precede necessariamente l’azione.
In altre situazioni la fantasia svolge una funzione diversa e permette di conservare ciò che la realtà non offre più. Grecco insiste molto su questo aspetto di CLEMATIS e collega il sogno anche alla possibilità di ricreare interiormente ciò che è stato perduto.
È un passaggio che trovo particolarmente interessante perché ci porta vicino alla funzione compensatoria dell’immaginazione. Quando una parte della vita è deludente, dolorosa o povera di possibilità, la mente può costruire uno spazio alternativo nel quale ciò che manca continua ad esistere. La relazione ideale rimane disponibile, la persona perduta può essere ancora incontrata, il sé che avremmo voluto diventare conserva tutte le proprie possibilità.
Per un certo periodo questo spazio può anche proteggerci. Dopo una perdita abbiamo spesso bisogno di continuare interiormente una relazione prima di riuscire a trasformarla; davanti a un futuro incerto possiamo immaginare scenari che ci aiutano a tollerare l’attesa; nei momenti di solitudine una vita interiore ricca può rappresentare una risorsa straordinaria.
La difficoltà emerge quando la compensazione diventa progressivamente sostitutiva. La realtà viene confrontata con un mondo interno che possiede un vantaggio enorme, perché lì nulla deve davvero accadere. Un amore immaginato non arriva tardi, non delude, non sceglie diversamente da noi. Un progetto sognato può rimanere perfetto finché non viene realizzato. Una versione ideale di noi stessi conserva tutte le possibilità finché non viene sottoposta alla fatica concreta del tentativo.
È anche per questo che alcune persone possono amare moltissimo l’idea di ciò che faranno e avere più difficoltà quando arriva il momento di trasformarla in azione. Realizzare significa scegliere una forma precisa e, nello stesso momento, rinunciare a tutte le altre. Il libro immaginato può essere perfetto; il libro scritto avrà necessariamente dei limiti. La relazione desiderata contiene infinite possibilità; quella reale richiede di incontrare una persona che possiede desideri, limiti e tempi propri.
CLEMATIS ci mette così davanti alla differenza tra possibilità e incarnazione. Il sogno apre possibilità, mentre la vita ci chiede prima o poi di sceglierne qualcuna e darle corpo.
Forse è proprio qui che il rimedio acquista uno dei suoi significati più profondi: aiutare a conservare la capacità di immaginare senza perdere il desiderio di vedere che cosa può diventare reale.
Clematis: Bontà, indifferenza
Tra le polarità che Bach associa a CLEMATIS ce n’è una particolarmente interessante: quella tra indifferenza e bontà. Grecco si sofferma molto su questo collegamento e interpreta l’indifferenza come una condizione nella quale la partecipazione affettiva al mondo si è progressivamente impoverita, soprattutto quando ciò che si amava è stato perduto o quando la realtà non riesce più a offrire qualcosa capace di suscitare desiderio e coinvolgimento.
La parola «indifferenza» può facilmente essere letta come freddezza o mancanza di sensibilità, mentre psicologicamente può descrivere esperienze molto diverse. Ci sono persone poco coinvolte perché realmente poco interessate agli altri e ce ne sono altre che diventano distanti dopo aver investito moltissimo, come se ritirare l’affetto fosse diventato un modo per non esporsi nuovamente alla perdita. È una differenza importante.
Quando una persona ha sofferto profondamente per qualcosa che amava, può ridurre progressivamente l’investimento nel presente; il mondo viene vissuto con minore intensità, le relazioni richiedono troppa energia e ciò che prima provocava entusiasmo comincia a sembrare meno capace di raggiungerla. In alcune situazioni il sogno offre allora un vantaggio ulteriore, perché permette di mantenere interiormente ciò che è stato amato senza affrontare nuovamente il rischio della separazione. In questo senso l’indifferenza può assomigliare a una forma di distanza protettiva.
Il problema relazionale nasce dal fatto che chi si trova dall’altra parte vede soprattutto l’assenza. Può trovarsi davanti a qualcuno che sembra esserci fisicamente e, nello stesso tempo, appare difficilmente raggiungibile; prova a coinvolgerlo, racconta, propone, chiede una risposta emotiva e riceve poco. Le intenzioni della persona CLEMATIS possono essere completamente prive di ostilità, mentre l’impatto sull’altro può comunque essere quello di una relazione nella quale non si sente veramente incontrato.
Qui la riflessione di Grecco sull’indifferenza come possibile forma di crudeltà acquista un significato più comprensibile, purché non venga letta come giudizio morale. L’assenza può ferire anche quando non nasce dal desiderio di ferire. Una persona che si ritira nel proprio mondo interno può non accorgersi di quanto gli altri vivano quel ritiro come mancanza di interesse, di affetto o di partecipazione. La bontà, allora, può essere pensata in una maniera molto più profonda rispetto all’essere semplicemente «buoni», vuol dire tornare a partecipare.
Significa accorgersi che l’altro esiste fuori dalla nostra rappresentazione di lui, che ha bisogno di essere ascoltato nella sua realtà e non soltanto immaginato; significa poter investire nuovamente nel mondo anche dopo aver conosciuto la perdita e permettere al presente di avere un valore proprio, senza obbligarlo a competere continuamente con ciò che è stato oppure con ciò che avremmo voluto fosse.
C’è un passaggio che considero particolarmente importante. A volte l’idealizzazione rende difficile la bontà proprio perché l’altro reale non può essere all’altezza dell’immagine costruita interiormente. Se abbiamo immaginato una relazione perfetta, una persona perfettamente comprensiva o una vita capace di corrispondere in ogni punto ai nostri desideri, la realtà può sembrare continuamente insufficiente.
La bontà richiede invece una forma di presenza molto concreta: incontrare ciò che c’è: una persona imperfetta, una relazione con limiti e possibilità, una vita nella quale alcune cose saranno diverse da ciò che avevamo immaginato.
Anche il presente, quando viene realmente abitato, può diventare interessante. Solo che ha bisogno di essere incontrato prima di poterci sorprendere.
Clematis: Irrealtà, sogni ed estasi
Grecco recupera un aspetto degli scritti di Bach che raramente viene messo in primo piano quando si parla di CLEMATIS. Nel 1931 Bach utilizza per questo tipo l’immagine dell’«estatico» e lo mette in relazione con il principio dell’equilibrio; descrive inoltre persone capaci di lasciarsi assorbire dagli ideali, dai libri, da movimenti religiosi o patriottici e di spostare rapidamente l’attenzione da un progetto all’altro. Per Grecco questi passaggi ampliano molto l’immagine consueta del sognatore passivo e introducono temi come l’instabilità, l’assorbimento e la necessità di trovare equilibrio e stabilità.
È un punto che trovo molto interessante perché ci permette di distinguere diversi modi di «essere altrove».
C’è la persona che si allontana dal presente quasi in una forma di torpore, perdendo interesse per ciò che le accade intorno, e c’è quella che viene invece assorbita intensamente da un’idea, un ideale, un progetto, una ricerca spirituale o un universo immaginativo. Da fuori possono sembrare condizioni molto diverse; in entrambe, però, l’attenzione viene sottratta alla realtà quotidiana e concentrata in un altro luogo psichico.
L’estasi, in senso ampio, porta proprio l’idea di essere «fuori da sé», assorbiti da qualcosa che per un momento rende meno importanti le normali coordinate dell’esperienza. Questo può accadere nella spiritualità, nella contemplazione, nella creazione artistica, nell’innamoramento, nella lettura, nella musica e in moltissime esperienze che appartengono pienamente alla vita umana. L’assorbimento può essere profondissimo e, proprio per questo, estremamente fertile. La questione, ancora una volta, riguarda ciò che succede dopo.
Un’esperienza immaginativa o spirituale può modificare il nostro modo di vivere, renderci più creativi, più sensibili, più capaci di comprendere qualcosa di noi; oppure può diventare un luogo privilegiato al quale tornare continuamente perché tutto ciò che appartiene alla quotidianità sembra privo della stessa intensità.
È qui che il tema dell’equilibrio diventa particolarmente significativo. La realtà ordinaria è inevitabilmente meno perfetta del sogno. Richiede compiti ripetitivi, attenzione ai dettagli, continuità, responsabilità, cura del corpo, orari, denaro, relazioni nelle quali non possiamo scegliere ogni risposta dell’altro. Proprio questa ordinarietà può diventare difficile da tollerare quando il mondo interno offre esperienze molto più intense.
Alcune persone possono allora vivere in un’alternanza tra grandi slanci e scarso investimento nella continuità. Si entusiasmano per un progetto, ne immaginano tutte le possibilità, vi entrano profondamente e poco dopo un’altra idea diventa più luminosa. Il problema non riguarda necessariamente la capacità di avere idee o l’entusiasmo con cui vengono vissute; emerge quando diventa difficile attraversare quella parte meno affascinante nella quale un’intuizione deve essere trasformata in lavoro concreto.
È qui che CLEMATIS può essere interessante anche sul piano creativo. La creatività ha bisogno di sogno, associazione libera, apertura all’improbabile e capacità di vedere ciò che ancora non esiste. Ha bisogno però anche di un secondo movimento: scegliere, organizzare, correggere, sostenere la frustrazione, continuare quando l’idea iniziale ha perso la sua euforia.
Potremmo dire che l’immaginazione apre la porta e il radicamento permette di attraversarla. In questa prospettiva, riportare CLEMATIS verso il presente non significa ridimensionarne il mondo interiore. Significa dargli una possibilità di espressione.
Un’immagine può diventare un quadro, una storia può diventare un libro, un ideale può diventare un comportamento, una sensibilità spirituale può trasformare il modo in cui ci occupiamo delle persone e delle cose concrete.
Il sogno acquista allora un peso diverso perché smette di essere soltanto un luogo nel quale rifugiarsi e diventa una sorgente dalla quale tornare.
Clematis: La comunicazione e la dipendenza
In un’altra parte delle sue riflessioni Grecco affronta due aspetti apparentemente lontani: il modo di comunicare di CLEMATIS, e la sua possibile dipendenza da personalità più forti. Propone l’immagine di una comunicazione che può passare attraverso il simbolico, il silenzio, l’immaginazione e una dimensione più spirituale o transpersonale; riprende inoltre un passaggio di Bach nel quale viene descritta la tendenza ad attaccarsi profondamente a un’altra persona, fino a collocarsi volontariamente sotto la sua influenza e a desiderare di non esserne mai separati. Sul piano psicologico questi due aspetti possono essere più vicini di quanto sembri.
Una persona con una vita interiore molto ricca non sempre comunica ciò che sente nel modo più diretto. Può utilizzare immagini, metafore, musica, scrittura, allusioni, silenzi, oppure aspettarsi che chi le è vicino comprenda intuitivamente qualcosa che dentro di lei appare chiarissimo. Questo tipo di comunicazione può essere estremamente profondo quando trova qualcuno capace di entrarvi, mentre diventa più fragile quando sostituisce continuamente l’espressione esplicita. Il mondo interno può essere molto articolato e allo stesso tempo restare poco accessibile agli altri.
Da qui può nascere una situazione paradossale: una persona che interiormente vive emozioni, pensieri e fantasie molto intense può apparire dall’esterno distante, poco comunicativa o scarsamente coinvolta. Chi le sta vicino riceve soltanto una parte di ciò che accade dentro e può non immaginare quanto sia ricco il paesaggio che non viene condiviso.
L’intimità richiede prima o poi un passaggio ulteriore: trovare una forma attraverso la quale ciò che è interno possa arrivare all’altro. Questo passaggio diventa ancora più importante quando entra in gioco la dipendenza.
Grecco sottolinea come, secondo Bach, CLEMATIS possa costruire legami profondi e stabili e diventare particolarmente influenzabile da una personalità più forte. Se proviamo a leggere questa dinamica psicologicamente, possiamo immaginare che una persona molto orientata verso il proprio mondo interno possa trovare nell’altro qualcosa che le manca sul piano della concretezza: direzione, struttura, decisione, organizzazione, contatto con la realtà.
L’altro diventa allora una specie di radice esterna. È lui a scegliere, organizzare, dare forma, ricordare le scadenze, gestire gli aspetti pratici, decidere la direzione. All’inizio questa complementarità può funzionare molto bene e offrire a entrambi qualcosa di utile; con il tempo, però, la persona può rinunciare progressivamente a quote della propria autonomia, soprattutto se comincia a considerare l’altro più capace di stare nel mondo.
La dipendenza assume in questo caso una forma particolare, perché può essere vissuta con grande naturalezza e persino come espressione di amore. Il problema emerge quando il legame diventa l’unico punto attraverso il quale la persona riesce a sentirsi sufficientemente ancorata alla propria vita.
Se quella relazione cambia, si interrompe o viene meno, il rischio è che insieme all’altro scompaia anche una parte importante della struttura esterna sulla quale la persona aveva imparato a fare affidamento. È qui che il tema del radicamento diventa centrale.
Grecco chiude le sue riflessioni su CLEMATIS parlando della capacità di essere presenti, recuperare un contatto più profondo con il corpo, la terra e la vita, mantenendo nello stesso tempo l’accesso alla dimensione spirituale. Mi sembra una conclusione particolarmente adatta perché evita di contrapporre due mondi che, quando funzionano bene, possono invece sostenersi reciprocamente. Radicarsi non significa diventare meno immaginativi, meno spirituali o meno capaci di sognare. Significa permettere al sogno di avere un luogo nel quale arrivare.
Il corpo ci riporta al presente attraverso sensazioni, bisogni, piacere, stanchezza e movimento; le relazioni ci chiedono di incontrare persone reali, diverse da quelle che possiamo costruire nella fantasia; l’azione ci obbliga a scegliere una possibilità tra le molte che avevamo immaginato. Tutto questo pone limiti e, proprio attraverso quei limiti, permette anche all’esperienza di prendere forma.
Forse il movimento più interessante di CLEMATIS sta proprio qui: riuscire a mantenere aperta la porta verso l’immaginazione senza avere bisogno di abitarla in modo esclusivo, tornando nel presente con qualcosa che prima non c’era. Il sogno continua ad avere valore, l’ideale conserva la propria forza, la dimensione interiore rimane ricca; cambia il modo in cui tutto questo entra nella vita. E quando ciò che abbiamo immaginato riesce a trovare almeno una piccola forma concreta, il presente può diventare molto più interessante di quanto apparisse quando lo guardavamo soltanto da lontano.
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