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Antonella Napoli
dr.ssa

Mimulus: la paura, la libertà e il coraggio di vivere (Antonella Napoli)

Articoli > 2017

macrolibrarsi un circuito per lettori senza limiti

Articolo aggiornato 8/2026
Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.

Quando si parla di MIMULUS , il pensiero va alle paure che hanno un nome: paura della malattia, del dolore, degli incidenti, della solitudine, del buio, degli altri, di ciò che potrebbe accadere domani. È questa la caratteristica con cui Edward Bach descrive più chiaramente il rimedio e che ancora oggi permette di distinguerlo da ASPEN, dove la paura è più difficile da circoscrivere, e da ROCK ROSE, che ci porta invece nel territorio del terrore e dell’emergenza. Nella descrizione di Bach compare anche un’altra caratteristica importante: chi vive uno stato MIMULUS tende spesso a portare i propri timori in silenzio, senza parlarne volentieri, cercando piuttosto di proteggersi da ciò che sente troppo intenso o minaccioso.

Se ci fermassimo a questa prima immagine, però, perderemmo una parte molto interessante del fiore. Avere paura di qualcosa che possiamo nominare dice ancora poco sul modo in cui quella paura entra nella vita, modifica le scelte, restringe le possibilità, interviene nelle relazioni o cambia la percezione che abbiamo delle nostre capacità. Due persone possono temere esattamente la stessa situazione e organizzarsi intorno a quella paura in maniera completamente diversa: una continua a esporsi pur con fatica, un’altra comincia lentamente a evitare, un’altra ancora cerca protezione in qualcuno che considera più forte e finisce per affidargli una parte crescente delle proprie decisioni.

È proprio qui che MIMULUS diventa più complesso. La paura può riguardare un cane, un ascensore, una malattia o una situazione sociale, e può anche estendersi a qualcosa di più ampio: il timore di entrare pienamente nella vita quando viverla significa esporsi, scegliere, incontrare conflitti, sopportare l’incertezza e accettare che nessuna libertà possa esistere senza limiti, relazioni e responsabilità.

Seguendo Mimulus attraverso i diversi scritti di Bach, emerge un territorio molto più ampio delle sole paure concrete e nominabili della formulazione finale. Bach parla anche del desiderio di libertà e della difficoltà a sciogliersi da legami che condizionano, descrive persone che possono sentirsi devitalizzate da personalità più forti, particolarmente sensibili all’essere interrogate e desiderose di sottrarsi a ciò che le mette sotto pressione. Grecco recupera questi passaggi e li mette in relazione tra loro, sviluppandoli poi verso temi propri della sua lettura, come l’intimità, la dipendenza, la libertà situata, il sentirsi intrappolati e, su un piano più simbolico e spirituale, la difficoltà di accettare pienamente l’esperienza dell’incarnazione.
 
È questa la prospettiva che vorrei seguire, cercando di distinguere sempre la paura dalla persona che la prova. Una modalità evitante, una difficoltà a esporsi o un bisogno di protezione possono assumere significati molto diversi a seconda della storia, delle risorse, delle esperienze precedenti e del contesto nel quale compaiono. Il punto, quindi, sarà comprendere che cosa la paura sta cercando di proteggere e quanto spazio, nel tempo, abbia finito per sottrarre alla possibilità di vivere.


 
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Le riflessioni di Eduardo H. Grecco su MIMULUS partono da una rilettura molto ampia degli scritti di Bach e permettono di recuperare aspetti che la descrizione più conosciuta delle “paure concrete” lascia facilmente sullo sfondo. Il rapporto con la libertà, l’influenza esercitata da personalità più forti, la difficoltà a sciogliersi da alcuni legami e la sensibilità al confronto possiedono già radici bachiane; Grecco mette questi elementi in relazione e li sviluppa ulteriormente attraverso i temi dell’intimità, della dipendenza, della compassione e della libertà di abitare pienamente la propria esperienza.
In questo articolo riprendo alcuni nuclei del suo pensiero come punto di partenza per una lettura più ampia, nella quale la prospettiva floriterapica incontra quella psicologica e l’esperienza maturata nel lavoro con le persone.
Per chi desidera conoscere direttamente e in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo definitivo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.


Riflessioni su Mimulus




    Mimulus: Intimità affettiva     

    In un passaggio di Libera te stesso nel quale Bach collega MIMULUS, al desiderio di libertà e,  contemporaneamente, alla difficoltà di staccarsi dai legami. Grecco da qui sviluppa un’idea particolarmente interessante: l’intimità autentica richiede una sufficiente libertà interiore, perché possiamo avvicinarci davvero a qualcuno soltanto quando esistono due persone abbastanza differenziate da poter costruire uno spazio comune.
    L’intimità è infatti una condizione complessa. Desideriamo essere vicini all’altro, sentirci conosciuti, poter mostrare parti vulnerabili di noi e sapere che esiste qualcuno con cui condividere ciò che normalmente rimane privato. Nello stesso tempo abbiamo bisogno di continuare a riconoscerci come individui, conservando pensieri, desideri, relazioni, interessi e spazi che ci appartengono.

    Quando questi due bisogni riescono a convivere, il «noi» diventa qualcosa che contiene l’«io» e il «tu» senza assorbirli. Se invece la vicinanza comincia a essere percepita come perdita di libertà, può nascere un movimento difensivo: ci si avvicina fino a una certa soglia e poi si sente il bisogno di arretrare, si desidera profondamente una relazione e, quando quella relazione diventa più impegnativa, qualcosa dentro comincia a viverla come una limitazione.

    Da fuori questa dinamica può apparire contraddittoria. La persona cerca affetto, presenza e sicurezza, poi sembra spaventarsi proprio quando li trova. In realtà le due esigenze possono essere profondamente collegate: desiderare l’intimità significa anche accettare di dipendere, almeno in parte, dalla presenza e dalle risposte di qualcuno che non possiamo controllare completamente.

    È qui che la paura diventa importante. Intimità significa essere visti abbastanza da poter essere feriti, esporsi alla possibilità dell’abbandono, tollerare che l’altro possa avere desideri diversi dai nostri, accettare che una relazione significativa introduca inevitabilmente responsabilità e vincoli. Per alcune persone tutto questo viene vissuto come parte naturale del legame; per altre può riattivare esperienze precedenti nelle quali la vicinanza era stata invasiva, imprevedibile, dominante oppure poco rispettosa dei confini.

    In questi casi la domanda «Ho paura dell’intimità?» può essere troppo generica. È più utile chiedersi quale aspetto dell’intimità fa paura. Essere dipendenti? Essere visti? Dover rispondere alle aspettative dell’altro? Perdere la possibilità di scegliere? Essere abbandonati dopo essersi affidati? Avere qualcuno abbastanza vicino da poterci ferire? Sono paure diverse e hanno bisogno di essere ascoltate nella loro specificità.

    MIMULUS può essere interessante proprio in questo spazio, quando il desiderio della relazione incontra una paura riconoscibile che ne limita l’esperienza. La direzione positiva del fiore può allora essere pensata come la possibilità di scoprire che vicinanza e autonomia possono convivere, che un legame può avere confini senza diventare una prigione e che amare qualcuno non richiede necessariamente di consegnargli la propria libertà.




    Mimulus: Devitalizzati da personalità troppo forti

    Grecco recupera un passaggio poco ricordato degli scritti di Bach, nel quale MIMULUS viene collegato a persone che si sentono esaurite o indebolite dalla presenza di familiari o amici molto dominanti. Da questa osservazione sviluppa il tema della persona che, davanti a qualcuno percepito come più forte, perde progressivamente fiducia nella propria capacità di affrontare il conflitto e finisce per adattarsi, evitare o cedere.

    È un tema psicologicamente molto interessante perché la forza dell’altro non coincide necessariamente con una fragilità strutturale della persona. Si può essere competenti, autonomi e capaci in moltissimi ambiti della vita e diventare molto insicuri all’interno di una specifica relazione. Esistono legami nei quali, lentamente, l’equilibrio del potere si modifica: una persona prende sempre più spazio, l’altra comincia a controllare le proprie parole, anticipa le reazioni, evita argomenti che potrebbero creare tensione e impara a cedere per preservare la tranquillità. A un certo punto può sembrare più facile adattarsi che affrontare.

    Questo processo può essere molto graduale e proprio per questo difficile da riconoscere. All’inizio si rinuncia a una piccola cosa per evitare una discussione; in seguito si smette di esprimere un’opinione perché tanto «non vale la pena»; più avanti ancora si comincia a dubitare che ciò che si vorrebbe sia realmente legittimo. La persona dominante diventa progressivamente il riferimento rispetto al quale vengono misurate le decisioni.

    La paura svolge qui una funzione precisa: cerca di evitare una conseguenza che la persona percepisce come troppo costosa. Potrebbe essere l’ira dell’altro, il giudizio, una svalutazione, la minaccia di essere lasciati, la sensazione di non essere capaci di reggere il conflitto o semplicemente il disagio intenso provocato dalla tensione relazionale.

    Questo significa che per comprendere una configurazione MIMULUS non basta vedere qualcuno che «non sa mettere limiti». Serve capire che cosa teme accadrebbe se quel limite venisse messo. È una distinzione importante anche perché esistono situazioni nelle quali la minaccia dell’altro è concreta. Una relazione realmente coercitiva, violenta o abusante non può essere ridotta a una percezione interna di paura e richiede di considerare seriamente le condizioni reali di sicurezza, potere e dipendenza. La lettura floriterapica può accompagnare il vissuto emotivo della persona, mentre la realtà della relazione va guardata per ciò che è.

    Nei casi in cui il problema riguarda soprattutto la difficoltà personale a sostenere il confronto, il movimento positivo di MIMULUS può essere letto come un recupero della fiducia sufficiente a rimanere presenti mentre si afferma qualcosa di proprio. A volte il coraggio assume forme molto quotidiane: dire «questa cosa per me non va bene», sostenere il disagio prodotto dal disaccordo, lasciare che l’altro sia deluso senza sentirsi immediatamente in colpa, chiedere ciò che ci spetta.

    Il confine, in questo senso, smette di essere un gesto aggressivo e diventa un modo per restare nella relazione senza scomparire dentro di essa.



    Mimulus: Avversione nell’essere interrogati

    Tra le caratteristiche di MIMULUS che Grecco considera particolarmente significative c’è l’avversione a essere interrogati. Bach descrive persone riservate, sensibili al rumore, alle chiacchiere e alle domande, inclini a desiderare tranquillità e solitudine; Grecco si chiede che cosa possa esserci dietro questa reazione e la collega alla fragilità della sicurezza interna, come se la domanda dell’altro potesse mettere improvvisamente la persona nella condizione di sentirsi esposta e senza protezione.

    Trovo questa osservazione interessante soprattutto perché «non mi piace essere interrogato» può avere significati molto diversi. Per qualcuno le domande sono semplicemente invasive. È una persona riservata, ha bisogno di scegliere quando e con chi parlare di sé e vive male chi entra troppo rapidamente in territori personali. Per qualcun altro il problema riguarda il timore del giudizio: essere interrogati significa correre il rischio di dare una risposta sbagliata, non sapere cosa dire, apparire poco preparati o essere messi in contraddizione. In altre situazioni la domanda interrompe un equilibrio precario. La persona sa relativamente bene ciò che pensa finché nessuno lo mette in discussione; quando arriva un’obiezione, la sicurezza si incrina rapidamente e ciò che prima sembrava chiaro diventa confuso.

    Da fuori si potrebbe leggere questa reazione come chiusura o scarsa disponibilità al confronto. Conviene però chiedersi quale funzione stia svolgendo. Se il confronto produce un’immediata sensazione di vulnerabilità, evitare le domande diventa un modo per conservare l’orientamento e ridurre il rischio di sentirsi inadeguati.
    Questo può avere conseguenze importanti anche nelle relazioni. Una domanda affettiva come «Che cosa provi?» può essere vissuta come richiesta di vicinanza da chi la formula e come pressione da chi la riceve. «Perché hai fatto così?» può voler cercare una spiegazione e arrivare dall’altra parte come un processo al quale bisogna difendersi. La forma esterna è la stessa, mentre il significato cambia completamente a seconda della storia con cui quella domanda viene incontrata.

    La paura di essere interrogati può così ridurre progressivamente lo spazio del dialogo. Se ogni domanda rischia di essere sentita come una minaccia, la persona tende a sottrarsi proprio nei momenti nei quali la relazione avrebbe bisogno di maggiore chiarezza. Il lavoro diventa allora quello di aumentare la possibilità di restare nella domanda senza viverla automaticamente come perdita di sicurezza. A volte serve tempo per rispondere, altre volte è utile chiedere che cosa l’altro voglia realmente sapere, altre ancora occorre imparare che possiamo dire «non lo so», «devo pensarci», «questa domanda mi mette a disagio» senza per questo essere meno competenti o meno forti. Rispondere non significa consegnarsi all’altro. Può diventare, gradualmente, una forma di presenza.



    Mimulus: Amore e fede per superare la paura

    Grecco mette in relazione MIMULUS con due temi che ricorrono negli scritti di Bach: l’amore e la fede. Riprende anche una riflessione di Julian Barnard sulla fiducia nella vita e legge il polo positivo del fiore come la possibilità di sviluppare una fiducia abbastanza solida da ridimensionare il potere della paura.

    La parola «fede» può essere intesa in molti modi. Nel linguaggio spirituale di Bach riguarda la fiducia nella dimensione dell’Anima e in qualcosa che trascende l’esperienza individuale; da un punto di vista psicologico possiamo avvicinarla anche alla capacità di sentire che, pur senza controllare tutto ciò che ci accadrà, possediamo risorse sufficienti per attraversare almeno una parte di ciò che temiamo.

    La paura tende infatti a spostare lo sguardo verso ciò che potrebbe andare male e, contemporaneamente, a ridurre la percezione delle risorse disponibili. L’evento temuto appare grande, mentre noi ci sentiamo piccoli rispetto ad esso. In questa sproporzione soggettiva nasce spesso l’evitamento: se penso di non poter sostenere ciò che potrebbe accadere, allontanarmi diventa la soluzione più protettiva.

    La fiducia modifica proprio questa proporzione. Il pericolo può continuare a esistere, così come l’incertezza; cambia però la rappresentazione di sé dentro quella situazione. «Ho paura e posso comunque provare», «potrei stare male e potrei anche riuscire a reggerlo», «non so che cosa succederà, ma non sono completamente senza strumenti».

    Anche l’amore entra qui con un significato molto concreto. Amare la propria vita significa investire abbastanza nel vivere da accettare una quota inevitabile di rischio. Ogni relazione significativa contiene la possibilità della perdita, ogni progetto può fallire, ogni scelta esclude altre possibilità, ogni corpo è vulnerabile. Se aspettassimo la completa assenza di rischio prima di partecipare pienamente alla vita, resteremmo inevitabilmente fermi.

    Grecco collega inoltre MIMULUS al respiro e interpreta simbolicamente la tendenza a trattenerlo o renderlo superficiale come un tentativo di contenere emozioni sentite come troppo intense. Questa lettura può essere mantenuta come ipotesi psicosomatica, ricordando quanto il respiro sia sensibile allo stato di attivazione emotiva: quando ci spaventiamo il corpo si prepara, la muscolatura si tende e cambia anche il nostro modo di respirare.

    È interessante allora pensare alla fiducia come a un movimento che permette progressivamente di fare più spazio all’esperienza, invece di doverla trattenere per paura di esserne travolti.



    Mimulus: Il coraggio di vivere              

    Grecco dedica molta attenzione al fatto che Bach descriva MIMULUS, come capace, nel suo polo positivo, di affrontare le difficoltà della vita quotidiana. Per lui questo particolare è centrale: ROCK ROSE ci porta più facilmente davanti all’evento estremo e improvviso, mentre MIMULUS incontra il coraggio nelle situazioni ordinarie, proprio quelle che possiamo riconoscere, prevedere e nominare.

    Il quotidiano viene spesso sottovalutato perché non possiede la drammaticità delle grandi prove. Eppure è proprio lì che molte paure riescono a restringere maggiormente la vita. Telefonare; entrare in un luogo sconosciuto; prendere un mezzo di trasporto; andare da soli a un appuntamento; chiedere qualcosa; dire di no; affrontare un colloquio; guidare; esporsi al giudizio; dire a qualcuno ciò che sentiamo. Sono esperienze apparentemente piccole che, quando diventano oggetto di paura, possono richiedere ogni giorno una quantità enorme di energia.

    Il coraggio di MIMULUS non ha quindi bisogno di essere spettacolare. Può consistere nel continuare ad attraversare quelle situazioni senza aspettare di sentirsi completamente sicuri.

    È una differenza importante, perché spesso immaginiamo il coraggio come una condizione nella quale la paura è scomparsa. Nella realtà, molte esperienze coraggiose avvengono mentre la paura è ancora presente. La persona sente l’attivazione, riconosce ciò che teme e decide comunque di muoversi, magari con gradualità e rispettando la propria soglia. Il coraggio diventa allora una relazione diversa con la paura.

    Se l’obiettivo è eliminarla completamente prima di agire, la paura acquista un potere enorme: sarà lei a stabilire quando siamo autorizzati a vivere. Quando invece impariamo che possiamo fare alcune cose anche sentendoci impauriti, la nostra libertà aumenta progressivamente.

    Questo non significa lanciarsi indiscriminatamente in ciò che spaventa o ignorare i limiti. Significa distinguere tra il rischio reale, che richiede protezione, e la paura che sta restringendo un’esperienza che potremmo gradualmente imparare a sostenere.

    MIMULUS, da questo punto di vista, racconta molto bene il coraggio ordinario: quello che raramente viene visto dagli altri e che qualche volta consiste semplicemente nel fare oggi una cosa che fino a ieri avevamo evitato.




    Mimulus: Claustrofobia relazionale          

    Grecco utilizza l’espressione «claustrofobia relazionale» per descrivere la sensazione che può emergere quando una relazione diventa progressivamente più intima e coinvolgente. Finché il legame rimane relativamente superficiale può essere vissuto senza particolare difficoltà; quando aumenta la partecipazione affettiva, l’impegno rischia di essere percepito come una riduzione dello spazio personale.

    È un’immagine molto efficace perché nella claustrofobia relazionale il problema non è necessariamente l’altro in sé. È la sensazione che nasce dentro la relazione: «qui non riesco più a respirare», «sto perdendo spazio», «se continuo ad avvicinarmi non potrò più uscire», «mi verrà chiesto troppo».
    Anche comportamenti normali all’interno di un legame possono allora assumere un significato diverso. Una telefonata quotidiana può diventare controllo, una richiesta di condivisione essere vissuta come invasione, un progetto comune apparire come una rinuncia a possibilità future.

    L’aspetto interessante è che questa sensazione può coesistere con un autentico desiderio di vicinanza. La persona può soffrire quando è sola e, nello stesso tempo, avere bisogno di aumentare la distanza appena sente che qualcuno entra troppo profondamente nel proprio spazio.
    Si crea così un movimento di avvicinamento e allontanamento difficile da comprendere sia per chi lo vive sia per chi sta dall’altra parte. L’altro può sentirsi cercato e poi respinto, desiderato e improvvisamente tenuto fuori. La persona MIMULUS, dal canto suo, può vivere il proprio ritiro come l’unico modo disponibile per recuperare una sensazione di libertà.

    Per comprendere questa dinamica è utile chiedersi quale idea di legame sia stata interiorizzata. Se nella storia personale l’amore è stato associato a invasione, controllo, aspettative eccessive o difficoltà nel separarsi, diventare importanti per qualcuno può essere vissuto anche come un rischio.

    La libertà relazionale, allora, ha bisogno di essere costruita concretamente. Significa poter negoziare spazi, riconoscere bisogni differenti, imparare che una richiesta dell’altro può essere ascoltata senza trasformarsi automaticamente in obbligo e che avere bisogno di tempo per sé non equivale a rifiutare la relazione.
    Quando questo diventa possibile, il «noi» perde progressivamente la forma della gabbia e può diventare uno spazio nel quale due autonomie riescono a incontrarsi.



    Mimulus: Dall’omeopatia all’alchimia

    Ora parliamo soprattutto della storia del sistema di Bach. La storia di MIMULUS si colloca anche in una fase decisiva dell’evoluzione del metodo di Bach: le prime preparazioni appartengono ancora alla sua esperienza omeopatica, mentre negli anni successivi prende forma un procedimento specificamente floreale che condurrà al metodo solare. Il dato storico riguarda quindi il progressivo allontanamento di Bach dall’omeopatia e la costruzione di un proprio metodo; la lettura di questo passaggio come processo di natura alchemica appartiene invece all’interpretazione sviluppata da Grecco, anche in dialogo con altri autori che hanno studiato il simbolismo della preparazione floreale.

    Più che entrare qui nella complessa questione del rapporto storico tra Bach e l’alchimia, che meriterebbe un approfondimento specifico, mi interessa conservare l’idea di MIMULUS come fiore collocato in un momento di passaggio.

    Bach sta progressivamente cambiando il modo di cercare e preparare i rimedi e, insieme alla tecnica, sembra cambiare anche lo sguardo attraverso il quale osserva il rapporto tra pianta, ambiente e processo di guarigione. Grecco legge questo movimento come qualcosa che riguarda l’intera costruzione del sistema e non soltanto la modalità con cui vengono preparate le essenze.

    In questo senso MIMULUS occupa una posizione simbolicamente interessante: compare proprio mentre una forma conosciuta viene progressivamente lasciata per aprire una strada diversa.
    È un tema che, curiosamente, risuona anche con il significato che Grecco attribuisce al rimedio. Passare da una struttura nota a qualcosa che non possiede ancora tutte le garanzie significa esporsi all’incertezza, ed è precisamente uno dei punti nei quali la paura può diventare più forte.

    Ogni trasformazione reale contiene un momento in cui la vecchia forma non basta più e quella nuova non è ancora completamente consolidata. Possiamo restare dove siamo perché è conosciuto oppure accettare il rischio di procedere verso qualcosa che ancora non sappiamo padroneggiare.

    Anche la storia della scoperta del rimedio può quindi offrirci, almeno simbolicamente, un’immagine del suo tema centrale: il coraggio di entrare in un’esperienza invece di aspettare che ogni incertezza sia scomparsa.



    Mimulus: Legami di dipendenza

    Grecco torna ai testi di Bach per soffermarsi su un altro aspetto poco conosciuto di MIMULUS: la difficoltà a liberarsi da legami che fanno soffrire. Nella sua lettura la paura può mantenere una persona all’interno di una relazione nella quale si sente dominata, svuotata o incapace di esercitare pienamente la propria libertà.

    È un punto importante perché dipendere da qualcuno non significa necessariamente desiderare quella dipendenza. Una persona può vedere con grande chiarezza ciò che le fa male e continuare a sentirsi incapace di allontanarsi.
    Le ragioni possono essere molte: paura della solitudine, dipendenza economica, timore della reazione dell’altro, senso di colpa, convinzione di non riuscire a farcela, speranza che la relazione cambi, legami familiari, abitudine, bisogno di approvazione. In alcune situazioni intervengono anche dinamiche di controllo o di violenza che rendono concretamente più difficile uscire.

    La frase «perché non se ne va?» rischia quindi di semplificare enormemente qualcosa che, dall’interno, può essere molto complesso. La paura può immobilizzare proprio perché la situazione conosciuta, pur dolorosa, appare meno spaventosa dell’incertezza che seguirebbe alla separazione. La persona conosce il prezzo del restare; quello dell’andarsene è ancora ignoto e può essere immaginato come insostenibile.

    MIMULUS può essere letto qui attraverso il recupero progressivo della propria possibilità di scelta. Questo processo comincia spesso prima della decisione concreta: riconoscere ciò che ci accade, dare un nome a ciò che ci fa paura, distinguere ciò che desideriamo da ciò che facciamo soltanto per evitare una conseguenza, ricostruire fiducia nelle proprie capacità.

    La libertà raramente compare tutta in una volta. A volte si costruisce attraverso piccoli atti nei quali la persona comincia nuovamente a sentire che la propria vita le appartiene.



    Mimulus. Libertà situata: essere incarnato non è essere intrappolato

    Questo è uno dei nuclei più originali della lettura di Grecco. Per spiegare MIMULUS introduce il concetto di «libertà situata» e richiama anche la filosofia esistenzialista: siamo liberi, ma esercitiamo la nostra libertà da una posizione concreta, dentro un corpo, una storia, un tempo, delle relazioni e circostanze che non abbiamo scelto completamente.

    È un’idea molto interessante perché ci allontana dall’immagine della libertà come assenza totale di vincoli. Nessuno di noi sceglie il punto esatto dal quale comincia. Nasciamo in una determinata famiglia, in un’epoca, con un corpo, una storia e certe possibilità materiali. Crescendo possiamo modificare moltissime cose, mentre altre continueranno a costituire il terreno sul quale ci muoviamo.

    Anche il corpo è parte di questa condizione. Possiamo desiderare qualcosa e incontrare un limite fisico; possiamo avere un progetto e doverlo modificare perché ci ammaliamo, ci stanchiamo o cambiano le circostanze. La libertà reale si esercita continuamente dentro queste condizioni.

    Pensare la libertà come assoluta può rendere ogni limite intollerabile. Se essere liberi significa poter fare qualsiasi cosa senza essere condizionati da nessuno e da niente, la realtà ci farà continuamente sentire prigionieri.
    La libertà situata propone un’altra domanda: che cosa posso scegliere dentro la situazione nella quale mi trovo? Qualche volta lo spazio è molto ampio, altre volte è piccolo. Posso scegliere una direzione, modificare una relazione, chiedere aiuto, lasciare qualcosa, cambiare idea, oppure decidere come stare dentro una condizione che in questo momento non posso cambiare.

    Questa prospettiva permette anche di distinguere il limite dalla prigionia. Un limite definisce il campo nel quale ci muoviamo; una prigione toglie la possibilità di movimento. Confonderli significa rischiare di vivere qualsiasi vincolo come minaccia alla propria libertà. Nel mondo delle relazioni accade qualcosa di simile. Scegliere una persona significa inevitabilmente rinunciare ad alcune possibilità, prendere un impegno significa avere meno libertà in certe direzioni e più possibilità di costruire qualcosa in altre. La domanda diventa allora quanto quella scelta sia sentita come propria.

    MIMULUS, nella prospettiva di Grecco, sembra imparare proprio questo: possiamo essere situati senza essere completamente imprigionati, avere un corpo senza coincidere con ogni suo limite, appartenere a una storia senza essere condannati a ripeterla, costruire legami senza perdere necessariamente noi stessi.



    Mimulus: Sentirsi in trappola; Paura di vivere

    Grecco insiste sulla distinzione tra il sentirsi intrappolati e l’esistenza effettiva di una prigione, osservando come la paura dipenda anche dal modo in cui percepiamo le nostre capacità rispetto alla minaccia. Esistono circostanze nelle quali la sensazione di non avere alternative diventa più ampia dello spazio reale di scelta.

    La paura tende a restringere lo sguardo. Quando siamo molto attivati, vediamo con maggiore facilità ciò che può andare male e abbiamo più difficoltà a percepire possibilità, risorse o vie d’uscita. Una situazione che dall’esterno sembra avere più soluzioni può apparire, dall’interno, come un corridoio che si chiude.

    È qui che «mi sento in trappola» diventa una frase importante da ascoltare. Può voler dire che esiste realmente qualcuno che limita la nostra libertà, oppure che qualsiasi scelta comporta una perdita che non siamo ancora pronti ad affrontare. O anche può significare che abbiamo così poca fiducia nelle nostre risorse da non riuscire a immaginare come potremmo vivere dopo un cambiamento. A volte la trappola è costituita anche da una convinzione: «Non posso farcela», «non saprei dove andare», «è troppo tardi», «se faccio questa scelta perderò tutto».

    La psicologia ci insegna a non correggere troppo rapidamente queste frasi. Prima bisogna capire che cosa stanno raccontando, quale esperienza le sostiene e quali elementi appartengono alla realtà. Solo dopo possiamo chiederci dove esista uno spazio, anche minimo, sul quale la persona possa tornare ad avere influenza.

    In questa prospettiva il coraggio di MIMULUS, non consiste nel convincersi che il pericolo non esista. Consiste nel recuperare una percezione più completa: vedere ciò che minaccia e contemporaneamente riconoscere ciò che possiamo fare, chi può aiutarci, quali risorse abbiamo già utilizzato e quali possibilità la paura sta rendendo temporaneamente invisibili.

    È così che una situazione vissuta come un vicolo cieco può, qualche volta, tornare ad avere almeno una porta.






    La lezione che insegna Mimulus

    Grecco riassume la lezione di MIMULUS, come un apprendimento profondamente terreno: accettare le forme e i contorni dell’esistenza, abitare il corpo, la famiglia, la società e la realtà materiale senza percepirli continuamente come qualcosa che impedisce la libertà dell’Anima.

    È una lettura spirituale che può essere tradotta anche psicologicamente. Vivere significa inevitabilmente incontrare forme. Abbiamo un corpo preciso, apparteniamo a una storia, occupiamo uno spazio, entriamo in relazioni che hanno regole e conseguenze, scegliamo e quindi rinunciamo. La fantasia di una libertà senza forma può essere affascinante, mentre la vita reale ci chiede continuamente di incarnare le possibilità dentro qualcosa di concreto.

    MIMULUS sembra soffrire proprio nel momento in cui questa concretezza viene vissuta soprattutto come limite. La paura può allora diventare un modo per restare sulla soglia: vorrei vivere, ma prima devo essere sicuro; vorrei amare, ma prima devo sapere che non soffrirò; vorrei scegliere, ma prima devo essere certo che non sbaglierò; vorrei espormi, ma prima devo sapere che sarò accolto. Il problema è che questa certezza assoluta arriva raramente. La vita chiede spesso una fiducia sufficiente, non una garanzia.

    La lezione di MIMULUS può quindi essere letta come la capacità di entrare nell’esperienza con la propria vulnerabilità, riconoscendo che proprio i limiti danno forma a ciò che viviamo. Una relazione diventa reale quando scegliamo qualcuno; un progetto prende forma quando rinunciamo alle infinite versioni possibili e cominciamo a costruirne una; l’identità diventa viva quando accettiamo di essere una persona concreta invece di tutte le persone che avremmo potuto essere.

    La paura può diventare allora, usando l’immagine ripresa da Grecco, una scala: qualcosa che indica il punto nel quale abbiamo ancora bisogno di crescere e che può essere attraversato un gradino alla volta.







    Mimulus: La compassione

    Grecco collega MIMULUS, alla compassione e la intende come capacità di riconoscere la sofferenza dell’altro e, nello stesso tempo, rivolgere una qualità analoga di benevolenza verso se stessi. È un collegamento meno immediato rispetto alla paura e proprio per questo interessante.

    Una persona che vive molte paure può facilmente sviluppare un atteggiamento critico verso se stessa. Sa che qualcosa, visto dall’esterno, sembra semplice e si vergogna del fatto che per lei non lo sia. Si paragona a chi riesce a fare senza difficoltà ciò che lei evita, nasconde il proprio timore e aggiunge alla paura il giudizio di essere debole, esagerata o incapace. Questo secondo livello può diventare persino più doloroso del primo.

    Avere paura è già difficile; sentire che non dovremmo averne rende la paura più solitaria. La compassione verso se stessi permette invece di riconoscere l’esperienza senza trasformarla immediatamente in un difetto personale. Posso dire «questa cosa per me è difficile» e, partendo da lì, cercare di capire che cosa mi aiuterebbe ad affrontarla.

    La stessa esperienza può aumentare la sensibilità verso la paura altrui. Chi ha conosciuto veramente quanto sia difficile fare un gesto apparentemente semplice quando il corpo e la mente segnalano pericolo può diventare molto meno incline a giudicare chi ha bisogno di più tempo.

    Qui la compassione incontra il coraggio. Aiutare qualcuno a superare una paura raramente significa spingerlo più velocemente di quanto riesca a sostenere; significa accompagnarlo abbastanza vicino da permettergli di fare il proprio passo. E questo vale anche quando quella persona siamo noi.







    Mimulus: Il timore di essere coinvolti e impegnarsi in una relazione.

    Grecco ritorna al tema relazionale osservando che lo stesso bisogno di libertà che può rendere difficile lasciare un legame di dipendenza può agire anche nella direzione opposta: la persona teme di entrare abbastanza profondamente in una relazione da sentirsi vincolata. Nei suoi scritti collega inoltre questo territorio al rapporto con l’autorità e con figure, come i genitori, davanti alle quali può essere difficile affermare la propria posizione.
    Rispetto alla claustrofobia relazionale, qui mi sembra utile sottolineare una sfumatura diversa. Là la sensazione di soffocamento emerge soprattutto quando la relazione è già vicina e coinvolgente; qui la paura può comparire in anticipo, proprio quando il legame sta per assumere una forma più definita.

    Finché tutto rimane aperto, la persona si sente libera. Quando si parla di progetto, esclusività, convivenza, responsabilità reciproca o semplicemente di riconoscere esplicitamente che quella relazione è importante, può comparire una tensione nuova.

    Definire significa scegliere. E scegliere significa inevitabilmente perdere alcune possibilità. Per qualcuno questo è il prezzo naturale di ogni decisione; per altri viene vissuto come qualcosa di molto più minaccioso, quasi che assumere un impegno tolga alla vita una quantità intollerabile di spazio.

    Anche qui conviene evitare interpretazioni troppo rapide. Il timore dell’impegno può nascere dalla paura di perdere autonomia, dalla storia di relazioni precedenti, da modelli familiari nei quali la coppia era vissuta come sacrificio, da esperienze di controllo oppure dalla difficoltà più generale a tollerare decisioni che sembrano definitive.
    La domanda utile torna a essere molto concreta: che cosa temo che accada a me se questa relazione diventa più importante? La risposta può raccontare molto più della semplice etichetta «paura dell’impegno».







    Mimulus: Paura di vivere sulla terra

    Le paure concrete di MIMULUS, diventano, secondo Grecco, la parte visibile di una difficoltà più profonda dell’Anima ad accettare pienamente l’esperienza dell’incarnazione, con il corpo, la materia, i confini e la vulnerabilità che essa comporta.

    Psicologicamente potremmo parlare della difficoltà di sentirsi abbastanza al sicuro dentro la concretezza della vita. Il corpo può ammalarsi, le persone possono andarsene, le scelte hanno conseguenze, la realtà oppone limiti e il tempo modifica tutto ciò che vorremmo conservare.

    Per chi è particolarmente sensibile alla vulnerabilità, vivere può significare sentirsi continuamente esposti. E allora ci si protegge, si evitano alcune esperienze, si riducono le occasioni nelle quali qualcosa potrebbe accadere, si cerca di controllare il futuro, si rimane vicini a persone che danno sicurezza oppure si prendono le distanze da relazioni che potrebbero diventare troppo importanti.

    Progressivamente la protezione può diventare una vita più piccola. È questo il punto nel quale la frase «paura di vivere sulla terra» acquista, per me, un significato psicologico interessante. Non indica necessariamente un rifiuto cosciente dell’esistenza; descrive piuttosto la fatica di investire pienamente in qualcosa che sappiamo essere vulnerabile e transitorio.

    La direzione positiva di MIMULUS può allora essere quella di tornare gradualmente verso il mondo: il corpo, i sensi, le relazioni, le esperienze, le scelte, accettando che la sicurezza assoluta non è una condizione disponibile. Si può avere paura della vita e, nello stesso tempo, cominciare ad amarla abbastanza da scegliere di parteciparvi.







    Mimulus: Dipendenza e saggezza

    Parlando di MIMULUS, Grecco sposta anche la dipendenza dal piano affettivo a quello del pensiero e richiama l’idea illuministica del Sapere aude: avere il coraggio di servirsi della propria ragione. Nella sua lettura esiste una forma di paura che porta ad affidare a un’autorità esterna il compito di dire che cosa sia giusto pensare, scegliere o fare. È un passaggio particolarmente interessante perché ci permette di vedere la dipendenza anche fuori dalle relazioni sentimentali.

    Possiamo dipendere dal giudizio di una persona, da un maestro, da un terapeuta, da una teoria, da un sistema di pensiero o da qualsiasi fonte alla quale attribuiamo una competenza così assoluta da farci dubitare continuamente della nostra.

    Cercare informazioni, studiare, confrontarsi con chi possiede maggiore esperienza sono parti essenziali della crescita. Il problema emerge quando il sapere dell’altro sostituisce stabilmente la nostra capacità di valutare e scegliere. Una persona può chiedere continuamente: «Secondo te che cosa devo fare?» e ricevere risposte molto intelligenti, continuando tuttavia a sentirsi incapace di decidere da sola.
    L’autonomia richiede qualcosa di più complesso. Significa ascoltare, raccogliere informazioni, lasciarsi aiutare e poi assumersi la responsabilità di una scelta che rimane nostra.

    Questo è particolarmente importante anche nella relazione terapeutica. Il professionista porta competenze, esperienza e strumenti che il paziente può non possedere; il paziente conserva però un accesso insostituibile alla propria storia, ai propri significati e alla propria esperienza. Una terapia che aumenta dipendenza dal terapeuta rischia di perdere proprio una parte del suo scopo.

    Grecco collega questa possibilità alla paura della libertà. Essere liberi significa infatti assumersi anche il rischio dell’errore. Se qualcun altro sceglie al posto nostro, possiamo attribuirgli una parte della responsabilità; quando scegliamo personalmente, dobbiamo tollerare che la decisione potrebbe rivelarsi imperfetta.
    La saggezza, in questa prospettiva, non coincide con il sapere sempre che cosa fare. Riguarda piuttosto la capacità di ascoltare ciò che viene dall’esterno senza perdere il proprio criterio, accettando che maturare significa anche prendere decisioni senza avere garanzie assolute.

    Forse è una delle forme più profonde del coraggio di MIMULUS: smettere progressivamente di chiedere alla paura chi dobbiamo essere e ricominciare a partecipare alle decisioni che costruiscono la nostra vita.



    Frasi di Bach sulla paura

    Grecco conclude raccogliendo diverse frasi di Bach dedicate alla paura dove ritornano soprattutto il coraggio di entrare nella vita, la fiducia nelle proprie risorse interiori, la libertà dall’eccessivo potere esercitato dagli altri e l’idea che la paura possa essere attraversata attraverso l’esperienza.

    Quindi ancora una volta possiamo vedere che la paura MIMULUS,ha un nome. Possiamo sapere che cosa temiamo. Questa conoscenza può portarci a organizzare tutta la vita intorno all’evitamento oppure diventare il primo punto dal quale cominciare a conoscere meglio noi stessi.

    Sapere che ho paura di essere giudicato mi permette di osservare quante scelte sto facendo per non espormi. Sapere che temo la solitudine può aiutarmi a capire perché continuo a restare dentro una relazione che mi fa male. Sapere che l’impegno mi spaventa permette di chiedermi quale idea di libertà sto cercando di proteggere. Sapere che ho paura di sbagliare può mostrarmi perché continuo ad affidare le mie decisioni agli altri. Quando la paura diventa nominabile, diventa anche più osservabile.

    Questo non significa che scompaia per il semplice fatto di averla compresa. Capire e riuscire ad affrontare sono passaggi che possono avere tempi molto diversi. Tuttavia, una paura che può essere guardata con precisione smette almeno di occupare indistintamente tutto il campo.

    MIMULUS ci accompagna proprio in questo processo. Dalla paura concreta arriviamo progressivamente alla fiducia, dall’evitamento alla possibilità di fare esperienza, dalla dipendenza a una maggiore capacità di scegliere, dal sentirci imprigionati alla ricerca dello spazio di libertà che esiste dentro le condizioni reali della nostra vita.
    Forse il coraggio di vivere comincia esattamente qui: sapere che qualcosa ci spaventa e permettere alla vita di rimanere, comunque, più grande della nostra paura.
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    Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 00135428886 Iscrizione OPL 16607
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