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Antonella Napoli
dr.ssa

Impatiens: la fretta, il dolore e il tempo della pazienza (Antonella Napoli)

Articoli > 2017

macrolibrarsi un circuito per lettori senza limiti

Articolo aggiornato 8/2026

Come nasce questo approfondimento
Negli anni ho seguito con particolare interesse le riflessioni che Eduardo H. Grecco ha dedicato ai singoli Fiori di Bach, molte delle quali sono state pubblicate anche attraverso Facebook. Quelle pagine mi hanno spesso portata a tornare agli scritti originali di Edward Bach e a rileggere un’essenza da prospettive che nelle descrizioni più diffuse tendono a rimanere sullo sfondo. Da qui nasce questo approfondimento: dal confronto fra le diverse formulazioni di Bach nel tempo, dalle interpretazioni simboliche e psicologiche proposte da Grecco e dalle domande che questi materiali hanno fatto nascere nel mio lavoro di psicologa e floriterapeuta. Il testo che segue è una mia elaborazione; quando riprendo un’interpretazione specifica di Grecco la attribuisco esplicitamente, distinguendola sia dalle parole di Bach sia dalle considerazioni che aggiungo personalmente.

Quando si parla di IMPATIENS, l’immagine che arriva più facilmente è quella di una persona veloce, impaziente, irritabile davanti alla lentezza degli altri, abituata a pensare e ad agire rapidamente e spesso convinta che, per fare prima, sia più semplice occuparsi personalmente delle cose. È una descrizione che appartiene pienamente al rimedio e che ritroviamo già negli scritti di Edward Bach, eppure racconta soltanto la parte più immediatamente visibile di un funzionamento molto più complesso.

Dietro la fretta esiste infatti un particolare rapporto con il tempo. IMPATIENS sembra vivere con una sorta di accelerazione interna, come se il pensiero, il gesto e la decisione fossero già arrivati in un punto mentre la realtà circostante è ancora qualche passo indietro. L’attesa può diventare allora difficile da tollerare, soprattutto quando dipende dal ritmo di un’altra persona, da un processo che non può essere abbreviato o da qualcosa che sfugge alla possibilità di intervenire direttamente.
 
Questa rapidità porta con sé anche molte risorse. Una persona con caratteristiche IMPATIENS può essere efficiente, autonoma, pronta nel comprendere una situazione, capace di prendere decisioni e di passare velocemente dal pensiero all’azione. La difficoltà emerge quando quel ritmo interno diventa l’unica misura attraverso la quale vengono valutati gli altri, la vita e, qualche volta, perfino se stessi. Ciò che richiede tempo comincia allora a pesare: la lentezza dell’altro, un’attesa, un percorso che procede per tentativi, una guarigione emotiva che ha bisogno di mesi, una relazione che si costruisce lentamente, il corpo che impone una pausa.
 
È proprio questo che rende IMPATIENS particolarmente interessante da un punto di vista psicologico. La fretta può avere significati diversi e non sempre racconta semplicemente il desiderio di arrivare prima. In alcune persone serve anche a ridurre il tempo trascorso dentro esperienze difficili da sostenere: la frustrazione, l’incertezza, l’impotenza, la dipendenza dai tempi altrui, il dolore che continua a esserci anche quando vorremmo averlo già superato.
 
Per comprendere davvero IMPATIENS diventa quindi importante guardare oltre la velocità e chiedersi che cosa accade quando quella persona è costretta a fermarsi, aspettare, dipendere da qualcun altro oppure rimanere per un certo tempo dentro qualcosa che non può risolvere. È spesso in quel punto che la fretta rivela il significato che assume nella storia individuale.
 
 
Per approfondire il pensiero di Eduardo H. Grecco
Eduardo H. Grecco ha dedicato a Impatiens alcune riflessioni particolarmente interessanti proprio perché torna a seguire il rimedio nelle diverse fasi del pensiero di Bach. Il dolore, la crudeltà, il perdono, la clemenza e la pazienza non compaiono soltanto nelle interpretazioni successive della floriterapia: appartengono già, con accenti differenti, agli scritti attraverso i quali Bach ha progressivamente costruito il significato di Impatiens. Grecco recupera questi nuclei, li mette in relazione tra loro e li sviluppa ulteriormente, interrogandosi anche sul rapporto con il tempo, l’intimità e la difficoltà di tollerare ciò che non può essere accelerato. Nella sua lettura questi aspetti appartengono a un unico percorso nel quale l’accelerazione della personalità incontra progressivamente la necessità di rispettare i tempi della vita e delle relazioni.
In questo articolo riprendo alcuni nuclei del suo pensiero come punto di partenza per una lettura più ampia, nella quale la prospettiva floriterapica incontra quella psicologica e l’esperienza maturata nel lavoro con le persone.
Per chi desidera conoscere direttamente e in maniera più completa il pensiero di Eduardo H. Grecco, i suoi scritti dedicati ai singoli Fiori di Bach saranno raccolti in un volume in lingua italiana attualmente in preparazione. Quando saranno disponibili il titolo definitivo, l’editore e i riferimenti bibliografici, li inserirò in questa pagina.






Impatiens: Alleviare e guarire il dolore

Uno degli aspetti meno ricordati di IMPATIENS riguarda proprio il dolore. Grecco parte dai primi scritti di Bach, nei quali il rimedio viene indicato anche in relazione a un dolore molto acuto, e sviluppa attorno a questo tema una riflessione molto più ampia. Il dolore diventa un’esperienza che interrompe il normale procedere della vita, obbliga a modificare il ritmo e mette la persona davanti a qualcosa che non sempre può essere risolto attraverso la volontà o l’azione. Grecco collega inoltre questo tema alla biografia stessa di Bach, segnata da numerose esperienze di malattia e sofferenza fisica, e alla sua idea del dolore come possibile occasione di apprendimento.

Trovo particolarmente interessante il rapporto tra dolore e tempo, perché il dolore possiede una temporalità propria. Quello fisico, quello emotivo, il dolore per una perdita, la fine di una relazione o una ferita importante possono essere curati e accompagnati, eppure conservano una parte che ha bisogno di essere attraversata. Comprendere ciò che è successo può richiedere relativamente poco; riuscire a integrarlo nella propria vita può richiedere molto di più.
 
Per una persona abituata alla rapidità questa differenza può essere frustrante. La mente ha già capito, ha già ricostruito i passaggi, magari sa perfettamente che cosa dovrebbe fare e quale sarebbe la scelta più razionale, mentre il corpo e l’emozione continuano a trovarsi altrove. A quel punto l’impazienza può essere rivolta verso se stessi con la stessa intensità con cui, in altri momenti, viene rivolta verso gli altri: ci si chiede perché si stia ancora male, perché quella cosa continui a tornare, quanto tempo ci voglia per uscirne, come sia possibile essere ancora fermi lì dopo aver compreso tutto così bene.
 
È un’esperienza che incontro spesso anche nel lavoro psicologico. Le persone possono trattare la propria sofferenza come se fosse un compito rimasto indietro rispetto alla tabella di marcia: «Dovrei averla già superata», «So che quella relazione era sbagliata, perché continuo a soffrire?», «È passato abbastanza tempo». Dietro queste frasi c’è qualche volta una seconda sofferenza che si aggiunge alla prima, perché al dolore originario si accompagna il giudizio sul fatto di provarlo ancora.
 
IMPATIENS permette di guardare proprio a questo scarto. Ci sono processi nei quali accelerare è estremamente utile e ce ne sono altri che maturano attraverso una sequenza meno lineare: un giorno sembra di stare meglio, il giorno successivo qualcosa riapre una ferita, poi arriva un periodo di maggiore serenità e improvvisamente un ricordo riporta indietro. Questo andamento può essere vissuto come una regressione quando si immagina che guarire significhi procedere costantemente in avanti; diventa molto più comprensibile quando lo consideriamo parte di un processo di elaborazione.

Grecco insiste anche sul possibile valore trasformativo del dolore, anche se il dolore può aprire, irrigidire, farci cercare gli altri oppure portarci a chiuderci; molto dipende dalla storia della persona, dalle risorse disponibili, dalle relazioni che la accompagnano e dalla possibilità di dare progressivamente un significato a ciò che è accaduto.
Per IMPATIENS, tuttavia, può esserci un apprendimento particolare: scoprire che alcune esperienze acquistano senso proprio attraverso il tempo che richiedono. La rapidità rimane una risorsa, mentre la possibilità di rispettare un processo permette di smettere di usare quella stessa rapidità contro di sé.




Impatiens: Il dolore e la crudeltà

Il collegamento tra IMPATIENS e la crudeltà è probabilmente uno degli aspetti più sorprendenti della descrizione originaria di Bach e uno di quelli sui quali Grecco si sofferma maggiormente. In Libera te stesso Bach associa l’impazienza alla possibilità di diventare duri quando si è ostacolati o tormentati, fino al desiderio di usare la forza per portare l’altro verso il proprio modo di pensare. Alla polarità dell’impazienza vengono così associate la clemenza, la capacità di perdonare e una gentilezza che nasce dal progressivo sviluppo della compassione.
 
La parola «crudeltà» è molto forte e oggi richiede qualche precisazione, perché rischia di far immaginare immediatamente una persona deliberatamente cattiva o violenta. Nella vita quotidiana possiamo incontrare manifestazioni molto più sottili, nelle quali la durezza nasce progressivamente dalla scarsa tolleranza della frustrazione e dal fatto che l’altro procede a un ritmo diverso.
 
Pensiamo a una situazione molto semplice. Una persona ha già capito cosa bisogna fare, ha in mente la soluzione e osserva qualcuno che procede lentamente, ha bisogno di verificare, fa domande, esita o vuole provare in un modo diverso. All’inizio aspetta, poi sente salire l’irritazione e comincia a intervenire, correggere, finire le frasi, anticipare i passaggi; a un certo punto può prendere direttamente in mano la situazione perché «così facciamo prima».
 
Dal proprio punto di vista sta risolvendo un problema e rendendo tutto più efficiente. Per chi si trova dall’altra parte, l’esperienza può essere completamente diversa: può sentirsi incapace, poco competente, inadeguato o semplicemente escluso dal processo. L’intenzione di accelerare e l’impatto relazionale non coincidono necessariamente, e questo è uno dei punti nei quali IMPATIENS diventa interessante da osservare.
 
Quando il proprio ritmo viene vissuto come naturale, è facile accorgersi soprattutto di ciò che nell’altro rallenta. La persona impiega troppo tempo, deve ricevere troppe spiegazioni, non decide, torna su particolari che sembrano irrilevanti, procede in maniera diversa da quella che appariva immediatamente più efficace. Se l’irritazione cresce, diminuisce lo spazio disponibile per domandarsi come funzioni l’altro e che cosa gli permetta di fare bene quella determinata cosa.
 
È qui che la durezza può entrare nella relazione senza assumere necessariamente forme eclatanti. Può stare nel tono, nella bruschezza, nell’impazienza visibile, nell’ironia, nella correzione continua o in quella maniera molto rapida di togliere all’altro ciò che sta facendo perché «non abbiamo tutta la giornata». Ripetuti nel tempo, questi piccoli gesti possono trasmettere un messaggio molto forte: il tuo modo di fare è troppo lento, quindi è sbagliato.
Lo stesso meccanismo può rivolgersi verso di sé. Alcune persone estremamente efficienti con gli altri sono ancora più severe quando il proprio corpo, la propria mente o le circostanze le obbligano a rallentare. La stanchezza diventa qualcosa da ignorare, un errore deve essere corretto immediatamente, una difficoltà viene vissuta come una perdita di tempo, il bisogno di fermarsi suscita irritazione. In questi casi l’impazienza smette di essere soltanto una caratteristica relazionale e diventa il modo in cui la persona tratta se stessa quando non riesce a corrispondere al proprio standard.
 
Grecco collega la trasformazione di questo versante alla compassione, e penso che questo sia un passaggio molto interessante se intendiamo la compassione come capacità di riconoscere la realtà dell’altro e anche la propria. L’altra persona può avere un ritmo diverso, può aver bisogno di tempo per imparare, può fare meglio qualcosa seguendo un procedimento che a noi appare inutilmente lungo. Anche noi possiamo attraversare momenti in cui siamo meno rapidi, meno efficienti, meno pronti di quanto siamo abituati a essere.
In questa prospettiva, IMPATIENS insegna qualcosa che va oltre l’attesa: la possibilità di lasciare all’altro il tempo di essere diverso da noi e a noi stessi il diritto di non funzionare sempre alla massima velocità.



Impatiens: Perdono e clemenza

Bach associa a IMPATIENS le virtù della pazienza, del perdono e della clemenza, e Grecco si sofferma in particolare su quest’ultima. La clemenza introduce un elemento molto importante nella dinamica del rimedio, perché implica la capacità di moderare la reazione immediata e di lasciare trascorrere abbastanza tempo da poter vedere la situazione con uno sguardo più ampio.
È un tema che si collega molto bene all’impazienza. Quando siamo feriti o arrabbiati, la prima interpretazione di ciò che è accaduto può apparire chiarissima. Sentiamo l’ingiustizia, la delusione, la rabbia e abbiamo la sensazione di sapere perfettamente che cosa significhi il comportamento dell’altro e quale risposta meriti. Con il passare del tempo possono emergere altri elementi: comprendiamo meglio ciò che ci ha ferito, distinguiamo l’intenzione dall’impatto, ricordiamo qualcosa della storia dell’altro, ci accorgiamo che una parte della nostra reazione apparteneva anche a esperienze precedenti.
  
Questo tempo intermedio è prezioso e IMPATIENS tende proprio a ridurlo. La velocità che funziona così bene nell’azione può diventare problematica quando viene applicata alla comprensione di una relazione. Si arriva rapidamente a una conclusione, si pronuncia una sentenza, si chiude una porta oppure, in alcuni casi, si decide altrettanto rapidamente che tutto è passato e che non vale più la pena parlarne. Sono movimenti diversi che condividono la stessa difficoltà a rimanere abbastanza a lungo dentro una situazione irrisolta.
 
La clemenza introduce un tempo di elaborazione tra ciò che sentiamo e ciò che scegliamo di fare. Possiamo essere arrabbiati e lasciare che l’intensità diminuisca prima di parlare; possiamo riconoscere che qualcuno ci ha ferito e cercare di capire che cosa desideriamo davvero fare di quella relazione; possiamo stabilire un limite senza dover trasformare l’altro interamente nell’errore che ha commesso.
  
Questo non implica che si debba perdonare tutto o che ogni relazione debba essere recuperata. Il perdono è un processo personale e non può essere trasformato in un obbligo morale. La clemenza, in questo contesto, riguarda soprattutto la possibilità di non decidere nel momento di massima attivazione e di lasciare che la comprensione maturi abbastanza da rendere la nostra risposta più vicina a ciò che realmente sentiamo e desideriamo.
  
Lo stesso discorso diventa ancora più interessante quando lo rivolgiamo verso noi stessi. Una persona molto esigente e veloce può avere una grande difficoltà a perdonarsi un errore, soprattutto quando pensa che avrebbe dovuto capirlo prima, prevederlo o comportarsi diversamente. «Come ho fatto a non accorgermene?», «Ho perso anni», «Dovevo saperlo» sono frasi nelle quali il giudizio sul passato utilizza una consapevolezza acquisita soltanto successivamente.
  
In realtà, la persona che eravamo allora disponeva di quelle informazioni, di quelle risorse, di quella storia e di quel livello di consapevolezza. Possiamo assumerci la responsabilità di ciò che abbiamo fatto e decidere qualcosa di diverso oggi, concedendo al nostro passato la stessa complessità che siamo invitati a riconoscere negli altri.
La clemenza diventa così una forma particolare di pazienza: il tempo concesso agli altri per cambiare, quando desideriamo ancora avere una relazione con loro, e il tempo concesso a noi stessi per diventare gradualmente ciò che oggi sappiamo di voler essere.






Impatiens: Mancanza di tempo

Una delle letture di Grecco che trovo più suggestive riguarda il rapporto di IMPATIENS con la sensazione che il tempo fugga. La fretta viene collegata all’idea che il tempo disponibile sia sempre insufficiente e che fermarsi, aspettare o procedere lentamente equivalga in qualche modo a perderne una parte. Grecco porta questo tema anche nel territorio dei progetti a lungo termine e delle relazioni, che hanno bisogno di una durata sufficiente per costruire fiducia e profondità.

È un’immagine particolarmente attuale perché viviamo in una cultura che attribuisce un grande valore alla velocità. Rispondere rapidamente, produrre molto, ottimizzare, usare contemporaneamente più strumenti, abbreviare i tempi vengono spesso considerati segni di efficienza. Diventa quindi difficile capire quando la rapidità ci sta realmente aiutando e quando ha iniziato a trasformarsi in una modalità dalla quale facciamo fatica a uscire.
La persona IMPATIENS può vivere in una continua anticipazione. Mentre sta facendo una cosa, una parte della mente è già orientata verso quella successiva; durante una conversazione può intuire rapidamente dove l’altro vuole arrivare e provare fatica ad aspettare che completi il proprio ragionamento; in una fila guarda quanto manca, durante un viaggio controlla l’orario di arrivo, mentre finisce un’attività ha già iniziato mentalmente la prossima.
 
Questa condizione non viene necessariamente percepita come ansia. Alcune persone stanno bene dentro la propria velocità e la considerano una caratteristica positiva: sono rapide, efficienti e riescono a fare in un’ora quello che altri fanno in tre. Il problema emerge quando diventa difficile uscire da quel ritmo anche nelle situazioni che avrebbero bisogno di una cadenza diversa.
 
Il tempo della relazione, per esempio, raramente può essere ottimizzato. La fiducia nasce attraverso esperienze ripetute, la confidenza aumenta gradualmente, alcune persone hanno bisogno di molto tempo prima di mostrare parti vulnerabili di sé. Possiamo facilitare questi processi creando condizioni favorevoli, mentre resta impossibile stabilire con precisione quando l’altro dovrà sentirsi pronto.
 
Lo stesso accade nella costruzione dei progetti importanti. Alcune cose richiedono una fase nella quale i risultati sono ancora poco visibili: studiare, creare un’attività professionale, scrivere un libro, costruire una relazione, modificare profondamente un’abitudine. Chi vive prevalentemente orientato al risultato può attraversare con fatica proprio questo periodo, perché sta investendo energia senza ricevere ancora una risposta proporzionata.
 
Grecco lega la difficoltà di IMPATIENS alla rappresentazione di un tempo lineare che scorre e si perde. Dal punto di vista psicologico trovo utile considerare soprattutto la percezione soggettiva che accompagna questa esperienza: la sensazione che ciò che non è stato fatto oggi sia già sottratto alla vita, che aspettare significhi perdere qualcosa e che ogni intervallo debba essere riempito.
Quando il tempo viene vissuto così, anche il riposo può diventare inquietante. Fermarsi significa accorgersi che per qualche ora non si sta producendo, costruendo, risolvendo o avanzando. Alcune persone riescono a riposare solo facendo qualcos’altro, trasformando persino il tempo libero in una sequenza di attività.
 
La pazienza entra allora in un territorio molto più ampio dell’attesa di una persona lenta. Significa riuscire a riconoscere che nella vita esistono tempi apparentemente vuoti che stanno comunque preparando qualcosa: una pausa può permettere di recuperare, un’attesa può dare spazio a un pensiero, un periodo nel quale un progetto sembra fermo può essere il momento necessario perché maturi una decisione.
IMPATIENS ci ricorda quanto possa essere difficile lasciare che il tempo faccia una parte del lavoro al posto nostro.






Impatiens: Mancanza di intimità e gioia

Grecco collega il rapporto con il tempo anche alla difficoltà di costruire intimità. Nella sua lettura la tendenza a fare tutto da soli, rapidamente ed efficacemente, può nascondere un vissuto più profondo di insicurezza e una difficoltà a rimanere abbastanza a lungo nella relazione da permettere alla fiducia di consolidarsi. Allo stesso tempo recupera aspetti positivi del tipo IMPATIENS, che spesso rimangono sullo sfondo: entusiasmo, capacità di iniziativa, resilienza, vitalità e, nel polo trasformato, gentilezza, morbidezza e pace.

Il collegamento con l’intimità mi sembra particolarmente interessante perché entra in uno dei punti nei quali l’efficienza smette di essere una soluzione. Una relazione intima richiede inevitabilmente una certa disponibilità ad adattare il proprio ritmo a quello dell’altro, a tollerare momenti nei quali non sappiamo bene che cosa stia accadendo, a lasciare all’altra persona il tempo di formulare ciò che prova e a restare presenti anche quando non esiste una soluzione immediata.
Per chi è abituato ad agire, questo può essere sorprendentemente difficile.
 
Quando una persona amata sta male, IMPATIENS può essere molto efficace nel fare: cerca informazioni, propone soluzioni, organizza, interviene. Tutto questo può rappresentare una forma autentica di cura. Esistono però momenti nei quali l’altro non ha bisogno che qualcuno risolva immediatamente ciò che prova; può avere bisogno di raccontare, ripetere, essere ascoltato, attraversare la propria confusione mentre qualcuno rimane accanto senza accelerare il processo.
 
È proprio lì che l’intimità richiede una competenza diversa dalla rapidità. Stare vicino significa qualche volta riuscire a tollerare che l’altro continui a soffrire anche dopo che abbiamo proposto tutte le soluzioni possibili, oppure accettare che abbia bisogno di più tempo di noi per arrivare a una decisione. Significa anche poter mostrare la propria vulnerabilità senza trasformarla immediatamente in qualcosa da risolvere.
 
La tendenza a fare tutto da soli può infatti proteggere da molte esperienze relazionali difficili. Se faccio da solo, non devo aspettare; non devo spiegare; non rischio che qualcuno faccia diversamente da come avrei fatto io; soprattutto, non dipendo dal fatto che l’altro ci sia, capisca, risponda o mi aiuti nel modo di cui ho bisogno.
L’autonomia è una risorsa importante e non avrebbe senso considerarla automaticamente una difesa. Diventa però interessante osservare se la persona sa anche affidarsi quando ne avrebbe bisogno. Qualcuno può essere estremamente capace di stare solo e, nello stesso tempo, sentirsi a proprio agio nella dipendenza reciproca di una relazione; qualcun altro può aver costruito un’autonomia talmente necessaria da vivere ogni bisogno dell’altro come intrusione e ogni proprio bisogno come una condizione da eliminare il più velocemente possibile.
 
Qui ritroviamo il tempo. L’intimità si costruisce attraverso la permanenza, la ripetizione, la possibilità di attraversare insieme momenti diversi. Richiede di conoscere qualcuno abbastanza a lungo da accorgersi che non è sempre uguale, che cambia umore, può deluderci, aver bisogno di noi, allontanarsi e riavvicinarsi. Richiede anche di permettere all’altro di conoscerci fuori dalla nostra parte più efficiente e autonoma.
 
Grecco introduce in questa sezione anche il tema della gioia e ricorda come dolore e piacere possano coesistere nella stessa vita. È un punto che trovo molto bello perché la velocità può talvolta impedire proprio di sostare sufficientemente nell’esperienza piacevole. Se siamo già orientati verso quello che viene dopo, perfino ciò che ci dà gioia rischia di essere attraversato rapidamente.
La capacità di rallentare ha allora a che fare anche con il piacere. Significa restare in una conversazione senza guardare l’orologio, mangiare qualcosa sentendone davvero il sapore, ascoltare una musica fino alla fine, passare del tempo con qualcuno senza trasformare quel tempo in qualcosa che deve essere produttivo.
 
In questa prospettiva, il polo positivo di IMPATIENS non perde la vitalità e la capacità di fare. Acquista uno spazio maggiore nel quale quella vitalità può incontrare gli altri, il corpo, il piacere e la relazione senza essere continuamente spinta verso ciò che viene dopo.







Impatiens: La pazienza

Arriviamo così alla qualità che attraversa tutto il percorso di IMPATIENS: la pazienza. Grecco la descrive come capacità di rispettare il ritmo naturale dei processi della vita, degli altri e di se stessi. Nella sua lettura il passaggio positivo di IMPATIENS comprende maggiore tolleranza, disponibilità verso la diversità dei ritmi, capacità di relazione e minore frustrazione quando qualcosa procede più lentamente del previsto.
 
È facile pensare alla pazienza come alla capacità di aspettare senza irritarsi, e certamente questo ne fa parte. Ma credo che per IMPATIENS il tema sia molto più profondo, perché riguarda il riconoscimento del fatto che non tutto ciò che ha valore può essere accelerato.
Un bambino ha bisogno di tempo per imparare. Una relazione ha bisogno di tempo per diventare intima. Un lutto ha bisogno di tempo per essere elaborato. Il corpo ha bisogno di recuperare dopo una fatica. Un cambiamento psicologico può essere compreso in una seduta e richiedere mesi prima di diventare spontaneo nella vita quotidiana. Un progetto può essere giusto e rimanere a lungo senza produrre i risultati sperati.
La pazienza permette di stare dentro questi processi senza interpretarli continuamente come ritardi.
 
Questo non significa rinunciare alla rapidità che appartiene alla persona IMPATIENS. Sarebbe poco sensato trasformare una qualità in un difetto e chiedere a chi è naturalmente veloce di diventare lento. La questione è più sottile: poter utilizzare la velocità quando serve e riuscire a rallentare quando è la situazione a richiederlo.
Una persona può continuare a pensare rapidamente e imparare ad aspettare che l’altro finisca la propria frase. Può essere efficiente e lasciare che qualcuno faccia una cosa con il proprio metodo. Può prendere decisioni velocemente e concedersi più tempo quando la scelta coinvolge aspetti emotivi che non sono ancora chiari. Può avere un forte impulso all’azione e riconoscere i momenti nei quali il corpo sta chiedendo una pausa.
 
Anche la pazienza verso se stessi merita una particolare attenzione. A volte siamo molto più tolleranti con i tempi altrui di quanto riusciamo a esserlo con i nostri. Ci aspettiamo di imparare subito, di modificare velocemente un comportamento, di non commettere due volte lo stesso errore, di ritrovare rapidamente le forze dopo una malattia o la serenità dopo un periodo difficile.
 
 
Eppure conoscere la direzione non significa essere già arrivati. Possiamo sapere perfettamente che una certa reazione ci fa male e continuare a ripeterla ancora per qualche tempo. Possiamo aver capito perché scegliamo sempre un certo tipo di relazione e ritrovarci nuovamente attratti dallo stesso meccanismo. Possiamo conoscere bene il nostro limite e superarlo ancora. Il cambiamento psicologico procede spesso attraverso una lunga fase nella quale la consapevolezza è già presente mentre il comportamento precedente continua, almeno in parte, a ripetersi.
 
IMPATIENS può aiutarci a guardare proprio a questo intervallo con maggiore rispetto. Il tempo che intercorre tra capire e riuscire a vivere stabilmente ciò che abbiamo capito non è necessariamente tempo perduto; è spesso il luogo nel quale il cambiamento sta diventando parte di noi. È anche per questo che la pazienza ha poco a che fare con la passività. Aspettare può essere un gesto molto attivo quando significa continuare a prendersi cura di un processo senza forzarne i tempi. Posso fare ciò che dipende da me e lasciare che il resto maturi; posso accompagnare qualcuno senza trascinarlo; posso continuare un percorso anche quando i risultati non sono immediati.
 
IMPATIENS rimane così il fiore della velocità, dell’iniziativa, della mente che arriva rapidamente e del desiderio di muoversi. Nel suo percorso positivo quella stessa energia smette progressivamente di combattere contro il tempo e impara a muoversi dentro di esso.
La pazienza, allora, non rallenta necessariamente la vita. Le permette di avere il proprio ritmo.




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La floriterapia è un approccio complementare rivolto alla dimensione emozionale e al benessere della persona e non costituisce una terapia medica o psicologica, né sostituisce diagnosi, cure, psicoterapia o trattamenti prescritti da professionisti sanitari. Le essenze floreali non sono farmaci e le evidenze scientifiche disponibili non consentono attualmente di attribuire ai Fiori di Bach un’efficacia clinica specifica superiore al placebo. Nel mio lavoro la floriterapia viene proposta, quando appropriato, come strumento complementare all’interno di un percorso che tiene distinti l’intervento psicologico e l’utilizzo delle essenze floreali. Qualsiasi modifica o sospensione di farmaci o trattamenti prescritti deve essere valutata con il professionista sanitario che li ha indicati.
Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 00135428886 Iscrizione OPL 16607
d.ssa Antonella Napoli
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