Fiori di Bach: Esistono pericoli, controindicazioni, incompatibilità ed effetti collaterali? (Ricardo Orozco) - Fiori per l'anima

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Fiori di Bach: Esistono pericoli, controindicazioni, incompatibilità ed effetti collaterali? (Ricardo Orozco)

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macrolibrarsi un circuito per lettori senza limiti

I Fiori di Bach e la terapia a loro associata godono attualmente di una buona diffusione. Una bibliografia di circa 200 titoli in spagnolo lo testimonia. È logico quindi, che circolino su loro ogni sorta di congetture, poiché così succede per ogni fatto, scambio od oggetto che in qualche modo diventa popolare. Così passiamo da chi li considera un placebo fino a chi attribuisce loro proprietà magiche, passando per chi li affronta con una visione farmacologica.

Sul fatto che i Fiori di Bach non siano un placebo, credo che la maggioranza di lettori di questa rivista saranno d'accordo, e ancora di più chi ha potuto vedere i risultati rapidi che aveva soprattutto su animali e piante. L'uso dei Fiori come placebo si verifica quando si impiegano metodi diagnostici non rigorosi, come per esempio, scegliere da soli i boccettini, tirare fuori a caso delle carte, etc.
Circa i presunti "effetti magici" io direi che è una terapia che funziona molto bene, soprattutto quando chi vi è coinvolto (paziente e terapeuta), costruisce un setting terapeutico serio ed empatico. Anche, perfino, senza il menzionato setting terapeutico, la maggioranza di terapeuti hanno visto risultati che superavano le aspettative più ottimiste e questo, benché spettacolare, non credo che debba etichettarsi come magico.

Ma in questo articolo mi interessa specialmente dedicare alcune righe circa l'impossibilità, o per me l'errore, di considerare i Fiori di Bach come un approccio farmacologico.
Credo che sia quasi impossibile non concentrarsi su un nuovo strumento, o relativamente nuovo, con ottiche pre-esistenti. In altre parole, i Fiori di Bach non sono liberi dall'essere considerati da altre ottiche, come per esempio farmaci allopatici o omeopatici. Con i farmaci allopatici, si parlerà di incompatibilità, effetti collaterali, secondari, e perfino controindicazioni. E per chi conosce poco o nulla dei Fiori, questo sembra più logico e conveniente, ma colpisce di più quando chi teorizza in questo modalità distorta è da tempo nel mestiere.

Al mio modo di vedere, la cosa più importante è capire che le essenze floreali non hanno principi attivi: cioè non c'è una molecola (un gruppo di atomi), con un'azione specifica, come in un farmaco o in un prodotto fitoterapico. Per esempio, se ingeriamo 10 mg di diazepam, ci addormentiamo. Quindi esiste una relazione causa-effetto evidente tra l'ingestione del farmaco ed il suo potere rilassante, o meglio ipnotico. Ma, se prendiamo una particolare essenza floreale, non possiamo dare per scontato un effetto simile o analogo. Perché? Perché i Fiori apportano un'informazione non fisica, bensì energetica o vibrazionale, essendo catalizzatori di un'informazione preesistente nel nostro interno. Io li vedo piuttosto come la riapertura di una comunicazione che, in qualche modo, è rimasto bloccata. Questo, (il blocco), era chiamato dal Dr. Bach "conflitto tra l'anima e personalità." Cioè una disarmonia, uno squilibrio che verosimilmente nel tempo si cristallizza in una malattia, a meno che non sia posto rimedio.


Credo che quanto sopra è fondamentale per capire il motivo per cui non si può parlare di "Fiori pericolosi o inappropriati" o partire dal fatto che una persona può non essere preparata per l'informazione che "danno" le essenze, poiché semplicemente esse non fanno altro che sbloccare un'informazione interrotta. E se per caso uno non fosse sempre disposto ad ascoltare l'informazione che viene dall'anima?

La risposta è ambivalente: si e no. Tanto ambivalente come la nostra stessa natura. Esiste una parte sottile, anelante e sempre disposta a ristabilire il contatto con l'anima. Ma senza dubbio bisogna parlare di un'altra: quella della nostra personalità deviante che si ribella quando il messaggio incanalato con le essenze le ricorda che deve ritornare alla tutela dell'anima. Ed è questo che che, sempre dal mio punto di vista, può generare disagio e dimostrazioni che i terapeuti poco esercitati percepiscono come "fastidiosi effetti secondari o collaterali." Ma in realtà questi episodi possono succedere in qualunque terapia che vada al cuore del conflitto. In realtà non è necessario prendere niente per entrare in crisi o sperimentare catarsi, e questo gli psicoterapeuti lo sanno molto bene. E' la vita stessa che ci spinge semplicemente ad uscire allo scoperto. La differenza è che con una terapia floreale ben gestita, con un setting terapeutico competente, queste prese di coscienza di sè, a volte dolorose, sono enormemente vantaggiose e costruttive. O almeno, il paziente sarà accompagnato da un terapeuta che comprende ed accetta i processi umani. A questo punto se dobbiamo insistere su quanto il paziente "è pronto" o meno per migliorare, sembra quanto meno paternalistico.

Un altro degli errori più comuni potrebbe essere chiamato "generalizzazione". Un terapeuta osserva che, in un trattamento, un sintomo o segno concreto coincide con l'aver preso una specifica essenza, come per esempio l'uscita di un'eruzione sul collo. Ho visto che a volte questo è sufficiente per estendere la diceria che prendere quel fiore produce eruzioni. Il menzionato quadro può essere in relazione col processo terapeutico come anche no. Nel caso precedente, potremmo considerarlo come il risultato di un'espressione emotiva  non manifestata, che ci serve per ottenere informazioni. Sappiamo che qualunque pensiero o sentimento hanno un correlato fisico più o meno rapido. Ma può essere anche prodotto di qualunque altra circostanza: per esempio una reazione allergica ad un capo d'abbigliamento nuovo che sfiora il collo, l'assunzione di un alimento o farmaco, tra altre molte variabili. Potremmo concludere che risulta troppo precipitoso e semplicistico attribuire ad un fiore una particolare somatizzazione che si dovrebbe manifestare in tutte le persone. Praticamente non troviamo queste generalizzazione in autori floreali di prestigio, ma corrispondono più che altro a commenti verbali, forum, corsi. Quando si cerca di approfondire e raccogliere più informazione sull'argomento, tutto normalmente va nel dimenticatoio.

Ma c'è ancora un altro problema: le incompatibilità tra i Fiori cosa che proviene dalla farmacologia più pura e dura e risulta, come minimo, abbastanza curioso.
Credo che uno dei problemi di base sembra prodursi quando il terapeuta non si pone come collaboratore del paziente o del cliente, ma si erige, erroneamente, come artefice e protagonista della terapia e, pertanto, nella presunta gestione delle emozioni del consultante:  "ti dò questo Fiore affinché ti faccia questa o quella cosa", come se il paziente non fosse responsabile della gestione delle proprie emozioni. Inutile dire che questo approccio risulta inadeguato, poiché sottrae il cliente dalla propria responsabilità nell'autogestione, e contemporaneamente situa il terapeuta, e la suo "abilità formulatoria", nell'occhio del ciclone. In questo modo, se il paziente sta bene, il terapeuta è una breccia come Leo Messi (ndr calciatore); se sta male, il problema è che non ha trovato la combinazione giusta. Così il terapeuta può passare da genio ad imbecille "che non sa niente" con sorprendente facilità.

Ma forse il peggio è quando il terapeuta proietta le sue paure in determinati Fiori del sistema. In questo senso, quelli che hanno ricevuti più timori sono stati Agrimony e Star of Bethlehem: due Fiori chiave del sistema. Ma quale è il messaggio implicito quando un terapeuta dice che Agrimony o qualunque altro Fiore è pericoloso? Molto semplice: "Ho paura delle mie emozioni... e quindi di quelle degli altri" non sarebbe più logico ed onesto intraprendere un lavoro personale prima di mettersi davanti ad un paziente o almeno verificare i casi? In che momento il terapeuta si è trasformato in una specie di apprendista stregone che crede avere il potere di convocare o scatenare le forze dell'interno nel povero cliente? Questo non risulta come minimo eccessivamente egocentrico o vanitoso? Che colpa hanno i poveri Fiori dei nostri limiti personali?


Un terapeuta deve essere pronto a trasmettere ai suoi pazienti fiducia e rafforzare la fiducia nel processo che questo ultimo ha scelto di intraprendere. I terapeuti floreali non sono guide né risanatori, semplicemente collaboratori, accompagnatori temporanei in un processo scelto dal proprio cliente. Come dice la mia amica e collaboratrice Carmen Rosety, tassisti che portano il paziente al punto dove vuole andare perché, in realtà, il vero navigatore o GPS ce l'ha lui e non è un altro che la sua anima.


Articolo tratto dal sito www.ricardoorozco.com - Liberamente tradotto da Antonella Napoli

Dr.ssa Antonella Napoli, Psicologa e floriterapeuta, P.I. 001355428886
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