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Il dolore e la crudeltà (Impatiens 2/3) Eduardo H. Grecco - Fiori per l'anima

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Il dolore e la crudeltà (Impatiens 2/3) Eduardo H. Grecco

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Bach stabilisce una connessione dell' IMPATIENS con la crudeltà: “Spesso ciò è provocato da qualche crudeltà della natura" (1933)

Mi sono chiesto molte volte, per la ragione che non esistano molte riflessioni su questo legame, nelle pubblicazioni su questo rimedio. Bach nel testo "Libera te stesso" (1932), oltre a opporre al difetto dell'impazienza, la clemenza, osserva quanto segue su IMPATIENS: "Sei uno di coloro che sanno che in profondità, nella loro natura, c’è ancora una traccia di crudeltà; quando sei importunato e tormentato trovi difficile non serbare un po’ di rancore? Dentro di te hai ancora il desiderio di usare la forza per convertire l’altro al tuo modo di pensare: sei impaziente e quell’impazienza ti rende talvolta crudele: nella tua natura rimangono tracce dell’inquisitore? Se è così, stai cercando di raggiungere la capacità di perdonare e la gentilezza squisita. Quel bellissimo fiore malva, Impatiens, che cresce ai margini di alcuni ruscelli gallesi, ti aiuterà lungo il cammino con la sua benedizione

Crudeltà , cattiva intenzione, desiderio di usare la forza, tracce di inquisitore, tutte queste parole mi sembrano che meritano un posto nella comprensione della prima essenza che Bach prepara. Quando ero uno studente universitario di psicologia, ho letto una frase del Marchese De Sade che, a suo tempo, mi ha incuriosito: "La crudeltà, ben lontana dall'essere un vizio, è il primo sentimento impresso in noi dalla Natura". E, quasi nello stesso periodo, leggendo "L'arte di amare", di Erich Fromm, ne trovai un'altra, così sconvolgente come la precedente: "La crudeltà stessa è suscitata da qualcosa di più profondo: il desiderio di penetrare il segreto delle cose e della vita".

Annotate entrambe le frasi su un quaderno e, anni dopo, ho potuto aggiungere una terza, questa volta di Friedrich Nietzsche: "La crudeltà è spesso il segno di una insoddisfazione interiore che desidera di essere narcotizzata" non so molto bene cosa scaturirà da questi ricordi ma ho la certezza che permettono di rispolverare aspetti di IMPATIENS, forse, un po' trascurati. Per il momento, mi hanno fatto ricordare una frase di Bach: "per esempio, un paziente soffre di dolore perché esiste della crudeltà nella sua natura. Può sopprimere questa qualità suggerendosi costantemente: "non sarò crudele", ma questo significa una lotta lunga e faticosa, e nel caso si ottenga di eliminare la crudeltà, resterebbe  un vuoto, uno spazio. Invece, se il paziente si concentra sul lato positivo, sviluppa la compassione e lascia che quella virtù invada la sua natura, la crudeltà si sostituirà senza alcun sforzo supplementare e diventerà impossibile in modo permanente essere crudeli."  Essere buono, allora non è un atto eroico ma frutto della nello sviluppo di un'abitudine. Cioè, prodotto di una pratica quotidiana.

La crudeltà è il risultato di un disamore precoce, che affonda la sua impronta, non solo nella storia personale o costellare, bensì in quella di tutta l'umanità. La clinica mostra che, la crudeltà, spesso utilizzato come vendetta, gelosia, invidia e risentimento e credo che varrebbe la pena esplorare questi aspetti nella personalità IMPATIENS per ampliare l'orizzonte di comprensione che abbiamo oggi su di lui.

Bach stabilisce l'idea che, la radice del dolore della persona IMPATIENS, potrebbe risiedere in una caratteristica crudele della sua natura. Come se il dolore fosse la conseguenza, qui, di un certo comportamento tirannico e crudele. Lo so che esagero con i miei aggettivi, ma vi chiedo un po ' di “pazienza” allo stesso modo che, per alcune persone, la crudeltà genera rifiuto, si può osservare, anche, come, dalla comprensione psicologica, la riluttanza ad atti di questo tipo funziona come una diga per contenere una tendenza a realizzarli. Non è che manchi desiderio, ma si blocca e reprime. Morale, pudore, schifo, senso di colpa, vergogna, agiscono come risorse che lasciano un impulso distruttivo e promuovono l'adattamento sociale della persona. Considerato da un punto di vista differente, l'aumento della crudeltà è, in realtà, una diminuzione della compassione.
  
Fromm, ci insegna che solo gli esseri umani possiedono la capacità di provare piacere nell’ "... annientare un essere vivente senza nessuna ragione né motivo che distruggerlo. Solo l'uomo sembra essere distruttivo al di là del difendersi o di ottenere ciò di cui ha bisogno" e poi aggiunge che, la paura e il dolore, sono sentimenti inquietanti e che la gente è disposta a tutto per liberarsene. Questo vale anche per l'angoscia. Davanti a lei, per nasconderla alla propria coscienza, si può ricorrere alle droghe, sesso e alcool (scappatoia AGRIMONY), la compagnia (scappatoia HEATHER), l’iperprotezione "giustificata" (scappatoia CHICORY), il sogno (scappatoia CLEMATIS), la ricerca della giustizia (scappatoia VERVAIN e VINE) ma, uno dei percorsi più efficaci e potenti per togliersi di dosso l'angoscia, è la via dell'aggressività e della crudeltà (scappatoia IMPATIENS).

Ora, è difficile immaginare che qualcuno crudele abbia la capacità di apprezzare valori come, pazienza, libertà, rispetto per la vita, amore, unità, tenerezza, gentilezza, considerazione.... e, cosa fondamentale, la clinica insegna che la crudeltà crea dipendenza e, proprio come l'impazienza, cresce con il passare del tempo. Questo spiegherebbe la difficoltà manifestata, della personalità IMPATIENS, di modificare il suo comportamento poco tollerante, teso e incapace di aspettare, nel corso di un trattamento. Con questo tipo floreale il compito è lungo, duro e mai semplice. La coscienza è un po' assonnata. Allora, come osserva Clive Staples Lewis, "Dio sussurra e parla alla coscienza attraverso il piacere, ma urla attraverso il dolore: il dolore è il suo megafono per svegliare un mondo assonnato".

IMPATIENS sviluppa la virtù del perdono, pazienza o clemenza, secondo il testo di Bach che scegliamo. La clemenza è definita come la moderazione compassionevole nell'applicazione della giustizia e, secondo Cicerone, è una virtù grazie alla quale, l'anima, che è piena di odio nei confronti di una persona, si trattiene con benevolenza e indulgenza, indugiando nell’agire secondo ciò che originariamente sente. In altre parole, la clemenza modera l'odio, placa le tempeste della gelosia amara e del rosso gigante emotivo della rabbia.

In generale, molti pensatori vedono come simili le virtù della clemenza e della mitezza e collocano entrambe, opposte alla crudeltà. La cosa interessante è che, al pari della compassione, queste virtù, che simpatizzano e sono solidali con la sofferenza degli altri, si sviluppano e crescono a partire dal proprio dolore. Come se il dolore fosse un grande maestro che accompagna IMPATIENS per trasformare la propria irascibilità nella pratica del perdono. Allo stesso modo, la compassione, il cui maestro è stato il dolore, "... si impara a perdonare nella vita solo quando, a nostra volta, abbiamo bisogno di perdonarci molto" (Jacinto Benavente). Dopo tutto, aver peccato, ci permette di sentire vera empatia per i peccati degli altri.

Ma perché a IMPATIENS costa essere empatico e vedere favorita la compassione nella sua vita? Daniel Goleman, commenta: "L' egocentrismo, in tutte le sue forme, ostacola il costituirsi dell'empatia e ci impedisce anche, di conseguenza, sperimentare anche la compassione. Quando la nostra attenzione si centra su noi stessi, il nostro mondo si contrae, mentre i nostri problemi e preoccupazioni assumono dimensioni minacciose. Quando, al contrario, concentriamo l'attenzione sugli altri, il nostro mondo si espande. In quest'ultimo caso, i nostri problemi si dirigono verso la periferia della nostra mente e sembrano rimpicciolirsi, con il conseguente aumento della capacità di stabilire un contatto con gli altri, cioè di agire senza crudeltà". Allora, questa scelta di IMPATIENS verso la solitudine, o per meglio dire, quel rifiuto del noi, dello stare insieme con il prossimo, porta come conseguenza naturale, una sorta di incapacità di essere clemente, tollerante, paziente e compassionevole. Questo ha una sua logica, poiché questo è ciò che la sua anima vuole che impari. E la vita ci pone sempre sulla riva opposta del luogo dove dobbiamo arrivare.


Le riflessioni di E.H. Grecco su Impatiens:


Scritti tratti da https://www.facebook.com/eduardohoracio.grecco?fref=ts Liberamente tradotto da Antonella Napoli - Le parti in neretto, i titoli e la formattazione non sono dell'autore, ma le ho inserite per una più veloce e scorrevole lettura

4/2017


 
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